CITTÀ METROPOLITANA DI REGGIO CALABRIA. Palazzo Alvaro come la Casa Bianca: Versace "assume" pure l’aria, ma i voti non si firmano per decreto.
Il Metodo Versace: ovvero l’arte di moltiplicare gli staff e dividere i voti.
L'Editoriale di Luigi Palamara
È arrivato un nuovo termometro politico alla Città Metropolitana di Reggio Calabria. Segna 26 febbraio 2026 + 2. Non sono gradi sotto zero, benché l’aria sia frizzante. Sono staff. Due persone in più. Due mesi alle elezioni. Dipende da che parte si guarda il calendario: se da quella del potere o da quella delle urne.
Il “Metodo Versace” prosegue con la costanza di un rosario recitato in fretta. Altri due membri di staff si aggiungono ai tre di qualche giorno fa. Fare il totale è esercizio da ragionieri temerari: pare che si viaggi spediti verso quota 36. Trentasei. Numero che evoca maturità liceale, quando si usciva con un diploma in tasca e un po’ di vergogna negli occhi. Qui invece si entra con un decreto in mano e una discreta disinvoltura.
Uno staff così imponente che, a confronto, la Casa Bianca sembra un ufficio anagrafe di provincia. Donald Trump rischia di perdere il primato quantitativo. Sergio Mattarella è già stato superato, almeno nel gioco dei numeri. E mancano esattamente due mesi alle Elezioni Comunali. Coincidenze? In politica le coincidenze sono come i miracoli: esistono, ma richiedono fede.
La domanda nasce spontanea — direbbe qualcuno che amava la televisione pedagogica —: con tutto questo staff dove vuole arrivare il sindaco facente funzione, Carmelo Versace? Vuole forse battere il record mondiale di "staff" al metro quadro? O punta a trasformare Palazzo Alvaro in un coworking permanente della politica metropolitana?
Sia chiaro: la legge consente le nomine. La licenza è regolare, il timbro c’è, la firma pure. Nessun golpe, nessuna congiura. Ma il punto non è la legalità. È l’opportunità. È la misura. È il senso del limite — quella virtù antica che oggi pare un soprammobile fuori moda.
Perché i voti, ahimè, non si nominano per decreto. Non si assumono a tempo determinato. Non si distribuiscono con determina dirigenziale. I voti sono creature capricciose: pretendono consenso, fiducia, credibilità. E, soprattutto, memoria. Hanno la pessima abitudine di ricordarsi chi li ha corteggiati e chi li ha semplicemente contati prima ancora di averli.
A mia memoria — e non è breve — una situazione simile non si era mai vista. Non per il numero in sé, ma per il tempismo chirurgico. Due mesi alle urne e un crescendo di nomine che pare una campagna acquisti di fine stagione. Manca solo il saldo di primavera.
Forse il “Metodo Versace” è una nuova teoria politica: più staff, più struttura; più struttura, più consenso; più consenso, più vittoria. Un sillogismo elegante, se non fosse che la democrazia è allergica alle formule matematiche. Non è un’equazione. È un giudizio.
E qui nasce la riflessione, amara e ironica insieme. Forse non servirebbe un altro staff. Forse servirebbe un freno. Un amico sincero. Un consigliere che, invece di accettare l’incarico, abbia il coraggio di dire: “Sindaco, basta”. Perché quando il potere corre troppo, non è segno di forza. È segno di fretta. E la fretta, in politica, è quasi sempre cattiva consigliera.
Qualcuno dovrebbe fermare Carmelo Versace mentre viaggia verso questo primato “prestigioso”. Fermarlo non per ostilità, ma per salvargli la misura. Perché i record, nella pubblica amministrazione, non sono medaglie olimpiche. Sono responsabilità che pesano. E più sono numerosi gli incarichi, più cresce il sospetto che si stia costruendo una fortezza di carta.
Fermatelo. Se qualcuno può. Fermatelo prima che il primato diventi caricatura. Prima che la quantità si mangi la qualità. Prima che il consenso, quello vero, si senta trattato come una pratica da protocollare.
Il giudizio, quello vero, arriverà alle prossime urne. Lì non basteranno le determine. Lì serviranno i voti. Che, a differenza dello staff, non rispondono al telefono. Rispondono alla coscienza.
A voi la parola. Con passione, se volete. Ma soprattutto con quella civiltà che, a differenza degli staff, non costa nulla e vale molto di più.
Luigi Palamara
Giornalista e Artista Aspromontàno
0 Commenti
LASCIA IL TUO COMMENTO. La tua opinione è importante.