Calabria, la danza degli aspiranti presidenti: Occhiuto, Tridico e l’ombra del quorum
L'Editoriale di Luigi Palamara
Manca poco, ormai, alla resa dei conti. Il 6 settembre 2025 a mezzogiorno scadrà il tempo utile per presentare le liste in vista delle regionali calabresi del 5 e 6 ottobre 2025. I giochi sono quasi fatti, i nomi sul tavolo pure: Occhiuto, Tridico e Toscano. Tre facce, tre destini diversi, tre storie che non potrebbero essere più lontane.
Occhiuto — il più chiacchierato, il più fragile, il più imprevedibile. Non è un mistero che sul suo cammino pesino come macigni le vicende giudiziarie, l’avviso di garanzia, le dimissioni anticipate e ricandidatura contestuale. Un unicum nel mondo della politica. In Calabria la politica è teatro: nessuno esce mai davvero di scena, tutti aspettano il colpo di scena.
Tridico, invece, appare come il favorito della vigilia. Non è un uomo che brucia i tempi, ma che li consuma con pazienza. Dopo un avvio esitante, ha trovato la voce, e adesso marcia con disciplina. È il candidato che sembra più solido, e la sua calma apparente è la sua arma.
E poi c’è Toscano. Non gli basta il carisma televisivo né l’abitudine alla parola tagliente. In politica i numeri sono implacabili: corre per il quorum, non per la vittoria. E la sua battaglia non è quella di conquistare la Regione, ma di riuscire a sedersi almeno tra i banchi del Consiglio.
Ma attenzione: saranno le liste dei candidati a fare la differenza. Perché dietro i tre nomi di vertice si cela il vero motore del consenso, fatto di reti personali, di leader veri e presinti, di pacchetti di voti e di fedeltà coltivate negli anni. I big, dicono, dovrebbero essere tutti in campo. Eppure, fino alla pubblicazione ufficiale, nulla può dirsi definitivo. In Calabria il voto è un mosaico di gruppi e di famiglie politiche: ogni casella pesa, ogni candidato può valere migliaia di preferenze, ogni assenza può ribaltare gli equilibri.
La campagna elettorale, come sempre, sarà né breve né lunga. Sarà la solita, con i suoi riti stanchi e i suoi slogan di cartapesta. Ma le elezioni in Calabria hanno sempre qualcosa di più: un sottofondo di tragedia greca, di destino già scritto che pure lascia spazio all’imprevisto.
Noi terremo i riflettori puntati su chi conta davvero: Occhiuto e la sua parabola sospesa, Tridico con il suo passo sicuro. Toscano sarà la variabile, ma una variabile che difficilmente sposterà gli equilibri. Eppure, senza le liste, nessun pronostico regge: perché in politica nulla è mai scontato, e in Calabria meno che mai.
La politica, qui, è un gioco sporco e necessario. Seguiremo i candidati, li incalzeremo, racconteremo i retroscena. Non per fare da spettatori compiacenti, ma per fare il mestiere che spetta a chi scrive: dare ai lettori la sostanza, non la scenografia. Perché la Calabria merita di sapere, senza infingimenti, da chi sarà governata.
Alla fine, come sempre, decideranno i calabresi. Con la loro testarda saggezza e con la loro altrettanto testarda rassegnazione. E decideranno non tanto chi vincerà — quello si sa già o quasi — ma quanto durerà. Perché in questa terra, più che eleggere governi, si eleggono illusioni a scadenza breve.
Luigi Palamara — Tutti i diritti riservati
Reggio Calabria, 28 agosto 2025
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