Il colpo di coda del drago: il declino di Roberto Occhiuto.
L'Editoriale di Luigi Palamara
Arriva il momento nella vita politica in cui le maschere cadono. E, davanti agli occhi dei cittadini, non resta più l’immagine levigata costruita dalla propaganda, ma la nuda verità di un potere che arranca, che si difende maldestramente, che si aggrappa agli specchi pur di non precipitare. È quello che oggi rappresenta Roberto Occhiuto.
Nel suo ultimo monologo, travestito da analisi politica, ha tentato di screditare il suo competitor alla Presidenza della Regione Calabria, agitando lo spettro dell’irrealizzabilità delle proposte altrui. Ha parlato di "illusioni", di "grandi sole", di "baggianate", quasi fosse un esperto esterno, un arbitro imparziale della contesa. Ma la realtà è un’altra: quella non era critica politica, era propaganda di bassa lega.
Perché un politico che riceve un avviso di garanzia e decide di dimettersi, salvo poi ricandidarsi immediatamente, non sta dimostrando coerenza. Sta tentando un colpo di teatro. Sta scommettendo sul cortocircuito tra memoria corta e disillusione degli elettori. Una “genialata” solo nella sua testa: agli occhi dei cittadini, è un segnale di debolezza e di mancanza di rispetto per le istituzioni.
E mentre cerca di demolire le proposte del rivale, Occhiuto non sembra tenere conto che le indagini pendono su di lui come una spada di Damocle. Da un momento all’altro, quelle carte potrebbero riscrivere il copione che lui tenta di recitare. In una situazione così delicata, serviva un atteggiamento diverso: sobrio, rispettoso, capace di restituire dignità a una regione che ha bisogno di stabilità e visione, non di slogan da comizio.
Quello che invece vediamo è il contrario. Una politica che gioca di rimessa, che usa il sarcasmo come scudo e l’arroganza come arma. Una politica che non rispetta più i cittadini, ma li considera spettatori passivi di uno spettacolo sempre uguale.
È questa l’immagine di Roberto Occhiuto oggi: non più il presidente saldo al timone, ma l’uomo che assiste, impotente, al proprio declino. Un declino che non ha nulla di eroico, ma tutto del grottesco: il colpo di coda di un drago stanco, prima di lasciarci definitivamente le penne.
E, come spesso accade in politica, non sarà la forza dell’avversario a batterlo, ma la sua stessa presunzione. Perché la storia insegna: i draghi muoiono sempre da soli, logorati dal proprio fuoco.
Luigi Palamara Tutti i diritti riservati Reggio Calabria 31 agosto 2025
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@luigi.palamara Il colpo di coda del drago: il declino di Roberto Occhiuto L'Editoriale di Luigi Palamara Arriva il momento nella vita politica in cui le maschere cadono. E, davanti agli occhi dei cittadini, non resta più l’immagine levigata costruita dalla propaganda, ma la nuda verità di un potere che arranca, che si difende maldestramente, che si aggrappa agli specchi pur di non precipitare. È quello che oggi rappresenta Roberto Occhiuto. Nel suo ultimo monologo, travestito da analisi politica, ha tentato di screditare il suo competitor alla Presidenza della Regione Calabria, agitando lo spettro dell’irrealizzabilità delle proposte altrui. Ha parlato di "illusioni", di "grandi sole", di "baggianate", quasi fosse un esperto esterno, un arbitro imparziale della contesa. Ma la realtà è un’altra: quella non era critica politica, era propaganda di bassa lega. Perché un politico che riceve un avviso di garanzia e decide di dimettersi, salvo poi ricandidarsi immediatamente, non sta dimostrando coerenza. Sta tentando un colpo di teatro. Sta scommettendo sul cortocircuito tra memoria corta e disillusione degli elettori. Una “genialata” solo nella sua testa: agli occhi dei cittadini, è un segnale di debolezza e di mancanza di rispetto per le istituzioni. E mentre cerca di demolire le proposte del rivale, Occhiuto non sembra tenere conto che le indagini pendono su di lui come una spada di Damocle. Da un momento all’altro, quelle carte potrebbero riscrivere il copione che lui tenta di recitare. In una situazione così delicata, serviva un atteggiamento diverso: sobrio, rispettoso, capace di restituire dignità a una regione che ha bisogno di stabilità e visione, non di slogan da comizio. Quello che invece vediamo è il contrario. Una politica che gioca di rimessa, che usa il sarcasmo come scudo e l’arroganza come arma. Una politica che non rispetta più i cittadini, ma li considera spettatori passivi di uno spettacolo sempre uguale. È questa l’immagine di Roberto Occhiuto oggi: non più il presidente saldo al timone, ma l’uomo che assiste, impotente, al proprio declino. Un declino che non ha nulla di eroico, ma tutto del grottesco: il colpo di coda di un drago stanco, prima di lasciarci definitivamente le penne. E, come spesso accade in politica, non sarà la forza dell’avversario a batterlo, ma la sua stessa presunzione. Perché la storia insegna: i draghi muoiono sempre da soli, logorati dal proprio fuoco. Luigi Palamara Tutti i diritti riservati Reggio Calabria 31 agosto 2025 #robertoocchiuto #calabria #pasqualetridico #editoriale #luigipalamara ♬ suono originale - Luigi Palamara
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