Elezioni suppletive a Reggio Calabria. Alla fine decide il voto.
Tra polemiche politiche, accuse di continuità e scontri sui candidati, la sfida tra Roscioli e Benedetto si sposta nelle urne del 27 e 28 settembre: l'unica vera risposta spetta agli elettori.
L'Editoriale di Luigi Palamara
Una strana malattia della politica italiana: quando non si riesce a demolire una scelta, si prova a trasformarla in uno scandalo.
È quello che sta accadendo attorno alla candidatura di Fabio Roscioli alle elezioni suppletive di Reggio Calabria.
Francesco Cannizzaro ha scelto la strada più semplice, e forse proprio per questo oggi così inconsueta: ha parlato chiaro. Ha spiegato pubblicamente che considera Roscioli una figura di continuità rispetto al lavoro svolto in Parlamento e che intende poter contare su di lui come interlocutore per il territorio. È una posizione politica dichiarata apertamente, non nascosta dietro formule diplomatiche.
Il Partito Democratico ne offre una lettura opposta: secondo i democratici, quella continuità trasformerebbe Roscioli in una sorta di candidato “per interposta persona”, mentre un deputato dovrebbe essere scelto innanzitutto per il proprio rapporto con il territorio. È una critica politica legittima, così come è legittima la replica di chi considera normale che una coalizione individui qualcuno capace di proseguire un lavoro politico già avviato.
Il punto vero, però, è un altro.
La politica non può ridursi alla ricerca quotidiana del difetto dell’avversario.
Dire che una candidatura è sbagliata non basta. Dire che un candidato viene da fuori non basta. Dire che dietro una scelta esistono rapporti politici, fiducia personale o continuità con chi ha ricoperto precedentemente un incarico non basta.
Bisogna spiegare che cosa si vuole fare.
Per Reggio Calabria. Per i comuni del collegio. Per la sanità. Per i trasporti. Per le infrastrutture. Per il lavoro. Per quei problemi che, curiosamente, tutti evocano nelle conferenze stampa e che il giorno dopo tornano esattamente dove erano.
È questa la parte più difficile della politica: proporre.
La critica, invece, costa poco.
Naturalmente esiste una questione seria, posta dal centrosinistra: quanto conta il radicamento territoriale di chi viene eletto? È una domanda legittima. Ma non è una domanda alla quale possano rispondere i comunicati stampa decretando in anticipo chi sia degno di rappresentare Reggio e chi no.
Per fortuna esiste ancora un sistema molto più semplice.
Si chiama voto.
Fabio Roscioli è sostenuto dal centrodestra; Frank Benedetto è sostenuto dalla coalizione progressista; nella competizione sono presenti anche altre candidature. Il 27 e 28 settembre saranno gli elettori del collegio a scegliere chi dovrà occupare il seggio lasciato libero da Cannizzaro.
Non una segreteria di partito.
Non un comunicato.
Non un titolo di giornale.
Gli elettori.
E forse dovrebbe tornare ad essere questa la regola elementare della politica: io presento la mia scelta, ne spiego le ragioni, mi assumo la responsabilità di sostenerla. Tu presenti la tua, racconti perché la ritieni migliore e chiedi il consenso.
Poi ci si conta.
Cannizzaro ha scelto di esporsi personalmente a sostegno di Roscioli. Gli avversari possono contestarlo, naturalmente. Ma da quella dichiarazione gli elettori dispongono almeno di un elemento in più per giudicare: sanno quale rapporto politico viene loro proposto e quale continuità viene rivendicata.
La trasparenza, in democrazia, serve proprio a questo.
Dopodiché nessuno possiede le istituzioni e nessuno possiede gli elettori. Né chi governa né chi si oppone.
Un voto non si eredita.
Non si trasferisce.
Non si ordina.
Si chiede.
E il cittadino può concederlo oppure negarlo.
Per questo l’intera polemica dovrebbe finalmente spostarsi dalle intenzioni attribuite agli altri alle intenzioni dichiarate da ciascuno.
Che cosa farà Roscioli se eletto?
Che cosa farà Benedetto?
Che cosa propongono gli altri candidati?
Su quali dossier si impegnano? Con quali priorità? Con quali strumenti?
Queste sono domande politiche.
Il resto rischia di diventare soltanto rumore.
Fra pochi giorni quel rumore finirà comunque davanti alla cosa più ostinata e meno manipolabile della democrazia: una scheda elettorale.
Dentro quella cabina non entra Cannizzaro.
Non entra il PD.
Non entra Forza Italia.
Non entrano i comunicati, gli slogan e le accuse.
Entra un cittadino.
E decide lui.
Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno.
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