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Il porto che può cambiare Reggio Calabria

Il porto che può cambiare Reggio Calabria

Cento milioni di euro, quattordici interventi e una strategia che punta a ricucire il rapporto tra la città, il mare e lo Stretto

L'Editoriale di Luigi Palamara 

Dopo anni di marginalità, lo scalo torna al centro della visione urbana. Cannizzaro: «Reggio deve diventare una meta, una deatinazione.». Basile rilancia l’integrazione con Messina e i collegamenti veloci. Rizzo: «Quest’area detiene il record europeo di passeggeri». Non più soltanto promesse: in campo risorse che possono ridisegnare il porto e con esso l’identità della città.

Per anni il porto di Reggio Calabria è stato lì, davanti alla città eppure quasi fuori dalla città.

Una presenza imponente ma distante. Un’area strategica, e nello stesso tempo percepita come separata dal tessuto urbano, quasi off limits per i cittadini, più vicina nell’immaginario a una zona tecnica o militare che a una vera porta sul Mediterraneo.

Oggi, dopo molti anni, il porto torna finalmente al centro del dibattito pubblico.

Ed è questa, prima ancora dei cento milioni di euro, la notizia.

A Palazzo Alvaro, davanti a una sala gremita, il sindaco di Reggio Calabria Francesco Cannizzaro, il sindaco di Messina Federico Basile e il presidente dell’Autorità di Sistema portuale dello Stretto Francesco Rizzo hanno presentato una strategia che prova a cambiare radicalmente il ruolo dello scalo reggino.

Commerciale, crocieristico, diportistico. «Non rinunciamo a nulla», ha detto Cannizzaro.

Una frase che sintetizza l’ambizione del progetto.

Ma il passaggio più significativo del suo intervento è probabilmente un altro: Reggio deve smettere di essere soltanto un luogo di passaggio e diventare una destinazione.

Perché questa è la vera questione.

Per troppo tempo Reggio Calabria è rimasta un punto sulla carta geografica. Un luogo che si attraversa, che si guarda dal mare, che si incontra lungo la rotta dello Stretto, ma che non sempre riesce a trasformare la propria posizione in una ragione per fermarsi.

Cannizzaro ha insistito proprio su questo concetto: «Reggio, al contrario di Messina, non è considerata una meta».

Una constatazione che vale più di molti slogan.

La sfida, adesso, è ribaltare quella percezione.

Fare del porto non semplicemente un’infrastruttura più moderna, ma il luogo attraverso cui Reggio può cambiare scala e identità. Non più soltanto città affacciata sul Mediterraneo, ma città capace di stare dentro le sue rotte.

Il sindaco ha parlato di un porto destinato a diventare «l’autogrill del Mediterraneo».

La formula è volutamente popolare, ma il concetto è chiaro: creare un luogo dove arrivare, fermarsi, transitare e soprattutto scegliere di restare.

La differenza rispetto al passato è che questa volta non siamo soltanto davanti a una dichiarazione di intenti.

Sul tavolo ci sono cento milioni di euro.

Cannizzaro lo ha rivendicato con forza: Reggio non aveva mai avuto un finanziamento di questa portata per il porto.

E il punto non è secondario.

Perché una cosa è annunciare una visione, altra cosa è avere le risorse per provare a realizzarla.

Ora la partita si sposta sull’attuazione.

«La sfida è mettere a terra le risorse», ha detto il sindaco, richiamando la necessità di recuperare il tempo perduto.

E mai come in questo caso il tempo sarà il vero banco di prova.

Il presidente dell’Autorità di Sistema portuale dello Stretto, Francesco Rizzo, ha illustrato nel dettaglio i quattordici interventi previsti e il relativo stato di avanzamento.

Si parte dai 6,5 milioni destinati agli impianti di alimentazione elettrica e dai 10,7 milioni per l’adeguamento e la ristrutturazione della banchina Margottini.

Poi 3,5 milioni per le infrastrutture di security, interventi sui fondali, tre milioni per la riconversione delle aree di Pentimele, altri tre milioni per l’ammodernamento degli arredi portuali e degli scivoli.

Ma il cuore dell’operazione è rappresentato dai quaranta milioni destinati alla banchina di ponente e al nuovo terminal crocieristico.

È questo l’intervento che può cambiare più profondamente la funzione dello scalo, consentendo l’attracco di navi di maggiori dimensioni e aprendo una prospettiva diversa sul fronte crocieristico.

A questi interventi si aggiungono il recupero della vecchia banchina di levante, il fabbricato Cementir, i nuovi ormeggi per i mezzi veloci, la riqualificazione dei pontili, il recupero dell’ex Onda Marina e l’adeguamento della Casa del Portuale.

Non un singolo cantiere, dunque, ma una trasformazione complessiva.

E soprattutto una trasformazione che prova a rimettere il porto dentro la città.

Perché il vero nodo resta questo.

Per decenni Reggio ha avuto il mare davanti agli occhi e il porto lontano dalla propria vita quotidiana.

Il porto è stato infrastruttura, non luogo.

Area di servizio, non spazio urbano.

Confine, non porta.

Oggi la scommessa è ricucire quella distanza.

Estendere il porto verso il waterfront, recuperare immobili, aprire spazi, creare servizi e rendere l’area più accessibile significa cambiare non solo la funzione dello scalo, ma il modo in cui i reggini percepiscono una parte della propria città.

E significa soprattutto restituire il porto alla città.

In questo disegno entra con forza anche il rapporto con Messina.

Federico Basile ha insistito sulla necessità di costruire una strategia comune tra le due sponde.

«Questa stagione ci vede protagonisti di progettazioni condivise», ha ricordato il sindaco messinese, sottolineando come Reggio e Messina possano diventare insieme un punto di riferimento nel Mediterraneo.

Il suo intervento ha toccato anche il tema dell’aeroporto e dei collegamenti.

Il restyling dello scalo aeroportuale reggino, ha osservato Basile, non serve soltanto alla Calabria ma anche a Messina, soprattutto nei momenti in cui l’operatività degli aeroporti siciliani viene condizionata dall’Etna.

Da qui l’invito a ragionare su un collegamento più diretto con gli aliscafi e la convinzione che l’idea del pontile possa rappresentare una scelta strategica.

È un passaggio importante.

Perché lo Stretto può diventare realmente un sistema soltanto se le infrastrutture iniziano a dialogare.

Porto, aeroporto, aliscafi, mobilità veloce, terminal e trasporto passeggeri non possono più essere considerati pezzi separati.

Rizzo ha ricordato un dato emblematico: l’area compresa tra Messina, Villa San Giovanni e Reggio detiene il record europeo per numero di passeggeri.

È forse il dato che meglio racconta il potenziale ancora inespresso di questo territorio.

Milioni di persone attraversano ogni anno lo Stretto, ma troppo spesso lo attraversano senza trasformare quel movimento in permanenza, consumo, turismo, economia e sviluppo.

È su questa contraddizione che il progetto del porto prova a intervenire.

Reggio non deve più accontentarsi di essere attraversata.

Deve essere scelta.

Ed è questa la differenza tra un punto geografico e una destinazione.

Naturalmente cento milioni non bastano da soli.

Serviranno capacità amministrativa, tempi certi, progettazione, continuità e soprattutto la capacità di evitare che il finanziamento si trasformi nell’ennesima promessa sospesa.

Ma questa volta esiste una differenza sostanziale.

Le risorse ci sono.

I progetti esistono.

Gli interventi sono individuati.

Alcuni cantieri sono già aperti.

Altri sono in fase di affidamento o progettazione.

Per questo non si può liquidare tutto come l’ennesimo libro dei sogni.

La possibilità di cambiare esiste davvero.

E riguarda molto più del porto.

Perché se questi cento milioni saranno trasformati in opere, non cambieranno soltanto le banchine.

Cambieranno la relazione di Reggio con il mare.

Cambieranno la sua capacità di attrarre turismo.

Cambieranno il rapporto con Messina.

Cambieranno il modo in cui il waterfront viene vissuto.

Cambieranno, in definitiva, l’immagine stessa della città.

Dopo molti anni Reggio Calabria torna dunque a parlare seriamente del proprio porto.

E non è poco.

Perché una città di mare che ritrova il proprio porto ritrova anche una parte di sé.

Ora la sfida è trasformare cento milioni di euro in una nuova idea di città.

Una città che non sia più soltanto un puntino sulla carta geografica.

Ma una destinazione.

Una porta.

E, finalmente, un luogo in cui valga la pena arrivare.

Luigi Palamara Giornalista, Scrittore e Artista Aspromontàno 

@luigi.palamara

Il porto che può cambiare Reggio Calabria. Cento milioni di euro, quattordici interventi e una strategia che punta a ricucire il rapporto tra la città, il mare e lo Stretto L'Editoriale di Luigi Palamara Dopo anni di marginalità, lo scalo torna al centro della visione urbana. Cannizzaro: «Reggio deve diventare una meta». Basile rilancia l’integrazione con Messina e i collegamenti veloci. Rizzo: «Quest’area detiene il record europeo di passeggeri». Non più soltanto promesse: in campo risorse che possono ridisegnare il porto e con esso l’identità della città. Per anni il porto di Reggio Calabria è stato lì, davanti alla città eppure quasi fuori dalla città. Una presenza imponente ma distante. Un’area strategica, e nello stesso tempo percepita come separata dal tessuto urbano, quasi off limits per i cittadini, più vicina nell’immaginario a una zona tecnica o militare che a una vera porta sul Mediterraneo. Oggi, dopo molti anni, il porto torna finalmente al centro del dibattito pubblico. Ed è questa, prima ancora dei cento milioni di euro, la notizia. A Palazzo Alvaro, davanti a una sala gremita, il sindaco di Reggio Calabria Francesco Cannizzaro, il sindaco di Messina Federico Basile e il presidente dell’Autorità di Sistema portuale dello Stretto Francesco Rizzo hanno presentato una strategia che prova a cambiare radicalmente il ruolo dello scalo reggino. Commerciale, crocieristico, diportistico. «Non rinunciamo a nulla», ha detto Cannizzaro. Una frase che sintetizza l’ambizione del progetto. Ma il passaggio più significativo del suo intervento è probabilmente un altro: Reggio deve smettere di essere soltanto un luogo di passaggio e diventare una destinazione. Perché questa è la vera questione. Per troppo tempo Reggio Calabria è rimasta un punto sulla carta geografica. Un luogo che si attraversa, che si guarda dal mare, che si incontra lungo la rotta dello Stretto, ma che non sempre riesce a trasformare la propria posizione in una ragione per fermarsi. Cannizzaro ha insistito proprio su questo concetto: «Reggio, al contrario di Messina, non è considerata una meta». Una constatazione che vale più di molti slogan. La sfida, adesso, è ribaltare quella percezione. Fare del porto non semplicemente un’infrastruttura più moderna, ma il luogo attraverso cui Reggio può cambiare scala e identità. Non più soltanto città affacciata sul Mediterraneo, ma città capace di stare dentro le sue rotte. Il sindaco ha parlato di un porto destinato a diventare «l’autogrill del Mediterraneo». La formula è volutamente popolare, ma il concetto è chiaro: creare un luogo dove arrivare, fermarsi, transitare e soprattutto scegliere di restare. La differenza rispetto al passato è che questa volta non siamo soltanto davanti a una dichiarazione di intenti. Sul tavolo ci sono cento milioni di euro. Cannizzaro lo ha rivendicato con forza: Reggio non aveva mai avuto un finanziamento di questa portata per il porto. E il punto non è secondario. Perché una cosa è annunciare una visione, altra cosa è avere le risorse per provare a realizzarla. Ora la partita si sposta sull’attuazione. «La sfida è mettere a terra le risorse», ha detto il sindaco, richiamando la necessità di recuperare il tempo perduto. E mai come in questo caso il tempo sarà il vero banco di prova. Il presidente dell’Autorità di Sistema portuale dello Stretto, Francesco Rizzo, ha illustrato nel dettaglio i quattordici interventi previsti e il relativo stato di avanzamento. Si parte dai 6,5 milioni destinati agli impianti di alimentazione elettrica e dai 10,7 milioni per l’adeguamento e la ristrutturazione della banchina Margottini. Poi 3,5 milioni per le infrastrutture di security, interventi sui fondali, tre milioni per la riconversione delle aree di Pentimele, altri tre milioni per l’ammodernamento degli arredi portuali e degli scivoli. Ma il cuore dell’operazione è rappresentato dai quaranta milioni destinati alla banchina di ponente e al nuovo terminal crocieristico. Editoriale completo su CartaStraccia.News

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