Referendum Giustizia. Occhiuto contro Gratteri: l’indignazione fuori misura che trasforma un referendum in una crociata morale.
L'Editoriale di Luigi Palamara
Esiste un vizio antico, in Italia: quando il dibattito si fa scomodo, lo si trasforma in un processo morale. Non alle idee, ma alle persone. Non ai contenuti, ma alle coscienze. E così accade che un referendum – strumento alto, costituzionale, persino nobile – venga trascinato nel fango di una contesa da saloon, dove volano parole grosse e si spara nel mucchio.
Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria, ha scelto di rispondere a Nicola Gratteri con toni che definire duri è poco. Ha parlato di affermazioni “estremamente gravi”, che “infangano la Calabria”, che “gettano un’ombra ingiusta su un’intera comunità”. Parole pesanti come macigni. Parole che non replicano: scomunicano.
Colpisce, soprattutto, l’indignazione teatrale. Perché Occhiuto non è un oppositore qualunque. Non è un tribuno arrabbiato. È un presidente di Regione. E prima ancora ha collaborato con lo stesso Gratteri, riconoscendone il valore e l’impegno quando operava in Calabria. Oggi, invece, il magistrato diventa – nelle sue parole – quasi un untore, uno che “insulta migliaia di cittadini”.
È una reazione sproporzionata. Fuori luogo. E, diciamolo, pericolosa.
Perché nessuno “infanga” la Calabria esprimendo un’opinione – anche aspra – su un referendum. La Calabria non è un cristallo fragile da proteggere con la retorica dell’offesa collettiva. È una terra ferita, sì, ma anche abituata a confronti durissimi. Trasformare una critica politica in un affronto identitario significa spostare il terreno dello scontro: dal merito al vittimismo.
Occhiuto rivendica il diritto – sacrosanto – di votare “sì” per una “giustizia più giusta, più efficiente e meno politicizzata”. E fin qui nulla da eccepire. È legittimo. È politica. È democrazia. Ma quando aggiunge che le tesi giustizialiste sarebbero “becere e pericolose”, quando evoca una contrapposizione morale tra “buoni” e “cattivi”, finisce per fare esattamente ciò che rimprovera all’altro.
Chi parla di “infangare la Calabria” sta già dividendo il campo. Sta dicendo: chi non la pensa come me sporca la mia terra. È una scorciatoia emotiva, non un argomento. È un modo per blindare la discussione dentro una cornice morale dove il dissenso diventa tradimento.
E poi c’è un dettaglio che non è un dettaglio: la Calabria non è proprietà privata di nessuno. Non di un presidente, non di un magistrato. È fatta di cittadini che possono votare sì, no o non votare affatto. Non hanno bisogno di tutori dell’onore.
La durezza di Occhiuto, così ostentata, rischia di apparire come un eccesso difensivo. Come se dietro l’indignazione si nascondesse la paura di un dibattito che, se affrontato nel merito, sarebbe più scomodo ma anche più utile. Perché il tema vero non è chi “infanga” chi. Il tema è quale giustizia vogliamo. E se il referendum sia lo strumento adatto per migliorarla.
Invece si preferisce il duello personale. Il tono alto. Il “basta, quindi”. Come se bastasse un avverbio per chiudere la questione.
Non si rende un servizio alla Calabria trasformando ogni critica in un insulto collettivo. Non si rende un servizio all’Italia riducendo il confronto a una gara di indignazioni. La politica dovrebbe raffreddare gli animi, non incendiarli.
La verità è più semplice e meno drammatica: in democrazia si può dissentire senza “infangare” nessuno. E si può difendere una posizione senza gridare allo scandalo.
Il resto è rumore. E il rumore, di solito, copre le ragioni più di quanto le difenda.
Luigi Palamara
Giornalista e Artista Aspromontàno
di seguito il comunicato stampa di Occhiuto:
Referendum: Occhiuto, affermazioni Gratteri infangano la Calabria
“Sono davvero sconcertato dalle parole pronunciate da Nicola Gratteri.
Si tratta di affermazioni estremamente gravi, che infangano la Calabria e che gettano un’ombra ingiusta su un’intera comunità.
Non ho mai nascosto la mia considerazione nei confronti dell’attuale Procuratore della Repubblica di Napoli e non dimentico la collaborazione istituzionale avuta negli anni in cui ha operato in Calabria, quando insieme abbiamo lavorato nell’interesse del nostro territorio.
Proprio per questo mi risulta ancora più difficile comprendere il senso di dichiarazioni che finiscono per insultare, in modo improprio, migliaia di cittadini.
Ci sono tantissimi calabresi perbene - me compreso - che voteranno ‘sì’ al referendum, perché vogliono una giustizia più giusta, più efficiente e meno politicizzata, e perché giudicano becere e pericolose le tesi giustizialiste per le quali ‘indagato’ è sinonimo di ‘colpevole’.
Basta, quindi. Ridurre, con questi toni, il confronto a una contrapposizione morale tra ’buoni” e ’cattivi’ non aiuta nessuno e non rende un servizio né alla Calabria né all’Italia”.
Così Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria e vice segretario nazionale di Forza Italia.
“Sono davvero sconcertato dalle parole pronunciate da Nicola Gratteri.
Si tratta di affermazioni estremamente gravi, che infangano la Calabria e che gettano un’ombra ingiusta su un’intera comunità.
Non ho mai nascosto la mia considerazione nei confronti dell’attuale Procuratore della Repubblica di Napoli e non dimentico la collaborazione istituzionale avuta negli anni in cui ha operato in Calabria, quando insieme abbiamo lavorato nell’interesse del nostro territorio.
Proprio per questo mi risulta ancora più difficile comprendere il senso di dichiarazioni che finiscono per insultare, in modo improprio, migliaia di cittadini.
Ci sono tantissimi calabresi perbene - me compreso - che voteranno ‘sì’ al referendum, perché vogliono una giustizia più giusta, più efficiente e meno politicizzata, e perché giudicano becere e pericolose le tesi giustizialiste per le quali ‘indagato’ è sinonimo di ‘colpevole’.
Basta, quindi. Ridurre, con questi toni, il confronto a una contrapposizione morale tra ’buoni” e ’cattivi’ non aiuta nessuno e non rende un servizio né alla Calabria né all’Italia”.
Così Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria e vice segretario nazionale di Forza Italia.
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