@luigi.palamara Reggio Calabria, il "Panico Organizzato" del Centrodestra: Tra ultimatum a Cannizzaro e la chiarezza di Tilde Minasi L'Editoriale di Luigi Palamara È una specialità tutta reggina che non compare nei manuali di scienza politica: l’arte di agitare le acque quando il mare è già mosso. È uno sport antico, praticato con destrezza da chi si proclama alleato ma ragiona da capocorrente, da chi giura fedeltà e intanto misura le tende per accamparsi da solo. Si dice: il tempo stringe. Si sussurra: bisogna “costringere” Cannizzaro a sciogliere la riserva. Si ammicca: il centrodestra rischia di restare al palo. È la solita liturgia del panico organizzato, il rosario delle ansie interessate. Ma il tempo, in politica, non è il nemico di chi ha consenso, struttura e riconoscibilità. È il nemico di chi non ha altro che fretta. La fretta viene venduta come responsabilità. In realtà è spesso paura. Paura di non contare abbastanza quando la decisione verrà presa. L’idea di “stringere” Cannizzaro, di metterlo all’angolo con ultimatum più o meno eleganti, rasenta la fantapolitica. Perché nessuna leadership seria nasce sotto ricatto mediatico. In questo quadro si inserisce la posizione di Tilde Minasi. La senatrice non ha mai giocato a nascondino. Nell’intervista rilasciata a Luigi Palamara il 21 febbraio 2026 lo ha detto con chiarezza: rispetto per il confronto, no agli insulti, no ai messaggi sessisti, no alla barbarie social. E soprattutto una frase limpida, che pesa più di tante manovre di corridoio: «Io sono a disposizione. Se il partito mi chiederà di scendere in campo, lo farò volentieri per la mia città». Non una fuga in avanti. Non una candidatura autopromossa. Una disponibilità politica. Che è cosa diversa dall’ambizione personale. Anzi, Minasi ha persino ricordato che potrebbe fermarsi a fine legislatura, che la politica si fa con e senza poltrona. Parole che non si conciliano con l’immagine di chi trama nell’ombra. Reggio Calabria, però, ama complicarsi la vita. Mischiare le carte, soprattutto con chi si dichiara alleato ma coltiva interessi da leader. È un copione già visto: il sospetto permanente, la pressione costruita ad arte, la narrazione del “tempo che scade”. Ma il tempo non è il nemico del centrodestra. È il nemico di chi non ha pazienza né progetto. Questo gioco può costare caro. Perché l’elettore percepisce quando la discussione è politica e quando è soltanto tattica. E se sente odore di resa dei conti interna, si allontana. Quanto a Lamberti, la questione resta lineare. Una voce nel deserto, più in cerca di ribalta che di responsabilità. La città non l’ha mai davvero voluto. Lui si è adattato: ora a destra, ora a manca. Gli mancava il civico, come ultimo approdo. Ma non basta cambiare etichetta per cambiare storia. La politica è una cosa seria. Non è un talent show, non è una terapia dell’ego, non è un gioco di nervi. Se il centrodestra reggino saprà scegliere con metodo e senza isterie, avrà ancora le carte per vincere. Se invece cederà alla fantapolitica dei retroscena e delle forzature, avrà perso prima ancora di iniziare. Il tempo, in fondo, non è un nemico. È uno specchio. Riflette la solidità di chi sa aspettare e l’ansia di chi teme di non essere scelto. Gli elettori guardano. E, alla fine, decidono. Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno
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