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Reggio Calabria. Il neo sindaco Francesco Cannizzaro posticipa la cerimonia ufficiale dopo la tragica scomparsa della piccola Eva Santisi

Il silenzio prima della fascia

Il neo sindaco Francesco Cannizzaro posticipa la cerimonia ufficiale dopo la tragica scomparsa della piccola Eva Santisi

La fascia può attendere: il silenzio della politica davanti al dolore di Reggio Calabria 

Una decisione simbolica che raccoglie il consenso e la commozione dei cittadini. Non basta a fare un buon amministratore, ma è il segnale di una decenza istituzionale che rimette al centro il senso di comunità prima del consenso.

L'Editoriale di Luigi Palamara 


Ci sono momenti in cui la politica, se vuole restare una cosa seria, deve sapersi togliere il cappello. Non davanti al potere, che di inchini ne riceve già troppi, ma davanti al dolore. È accaduto a Reggio Calabria, dove il neo sindaco e sindaco metropolitano Francesco Cannizzaro ha deciso di rinviare la cerimonia della sua proclamazione ufficiale dopo la morte della piccola Eva Santisi.

Non è una rivoluzione. Non cambierà il bilancio comunale, non riparerà le buche, non farà arrivare prima gli autobus né renderà più efficiente una macchina amministrativa che, come molte in Italia e forse più di molte, ha bisogno di cure robuste. Ma proprio per questo il gesto merita attenzione. Perché in un tempo in cui ogni occasione pubblica diventa passerella, ogni fascia tricolore una fotografia e ogni cerimonia una piccola liturgia del consenso, scegliere di fermarsi è già una notizia.

Francesco Cannizzaro lo ha scritto con parole misurate: davanti alla perdita di una giovanissima vita, quella della splendida Eva Santisi, anche un importante evento istituzionale perde senso e valore. Ha spiegato di essersi consultato con gli uffici comunali competenti e con il Presidente del Tribunale, Giuseppe Campagna, superando quegli aspetti tecnici che inizialmente impedivano il rinvio. Poi la decisione: proclamazione posticipata alla settimana successiva. “Un atto dovuto”, ha detto.

Ecco, proprio qui sta il punto. Gli atti dovuti, in Italia, sono spesso quelli che nessuno compie. Sono dovuti il rispetto, la sobrietà, il senso della misura, la decenza istituzionale. Ma non sempre si trovano. Anzi, più frequentemente vengono sepolti sotto il rumore delle fanfare, dei comunicati, dei sorrisi obbligati e delle mani alzate davanti agli obiettivi.

La morte di una bambina non appartiene alla cronaca politica. Appartiene a quella zona muta dell’esistenza davanti alla quale anche chi scrive dovrebbe deporre la penna. Ma una comunità si riconosce anche da come sa tacere. E Reggio, almeno questa volta, lo ha fatto.

Lo si è visto nelle reazioni dei cittadini. Salvatore M. ha scritto che “dietro al nuovo sindaco, oltre l’acume politico, c’è una bella persona con grande umanità”. Massimo P.ha parlato di “un grande gesto di alta sensibilità”. Francy B. ha colto il punto con poche parole: “Ci sono momenti in cui la sensibilità conta più di tutto”. Gianluca C., più semplicemente e forse più sinceramente, ha scritto che “non ci sono parole di fronte a tanto dolore”.

E infatti le parole, in questi casi, rischiano sempre di essere troppe. Ma quelle dei cittadini hanno avuto il pregio della semplicità. Giuseppe T. ha unito una preghiera per la piccola Eva e per la sua famiglia a un ringraziamento “grande quanto l’universo” al sindaco. Pasquale B.ha visto nel rinvio della cerimonia ufficiale la conferma di un tratto umano: “dimostra ancor più chi sei”. Vincenzo N. lo ha definito “un gesto veramente nobile”. Carmelo G., con la brevità dei commenti popolari, ha scritto soltanto: “Grande Sindaco”.

Non sono editoriali, questi. Sono frammenti di una città che, per una volta, non discute di schieramenti ma di decenza. Natale P. ha parlato di vicinanza alla famiglia e di una sensibilità che sarebbe “emblema della persona speciale” che il sindaco ha mostrato di essere. Francesco C. ha letto nel gesto un segnale d’avvio: “Chi ben comincia è a metà dell’opera”. Bruno P. ha scritto che davanti a certe tragedie “ogni cosa diventa piccola, ogni cosa perde valore”. Ed è forse la frase che più di tutte spiega perché quella proclamazione poteva attendere.

Poi ci sono state parole più istituzionali, ma non meno sentite. Gaetano C. ha definito la decisione “di grande sensibilità umana e istituzionale”, ricordando che davanti a un dolore così grande “il rispetto e la vicinanza alla famiglia della piccola Eva vengono prima di ogni cosa”. Francesco I. ha scritto che rinviare la proclamazione “non è soltanto un atto simbolico, ma un messaggio forte”: ci sono circostanze davanti alle quali ogni celebrazione perde significato. È vero. E sarebbe già molto se la politica lo ricordasse non solo nei giorni del lutto, ma anche in quelli ordinari, quando il rispetto non commuove nessuno e perciò costa di più.

Morabito C.ha ringraziato il sindaco vedendo in quel gesto il segno di una persona “umile ed empatica, vicina e attenta ai suoi cittadini”. Angela T. ha parlato dell’abbraccio della città alla famiglia. Ketty R. ha scritto che quel gesto “le fa onore”. Giusy N. ha condensato tutto in una frase semplice: “Sono i piccoli gesti a fare grande una persona”. E, come spesso accade, la saggezza popolare è arrivata prima e meglio dei commentatori.

Naturalmente, non sono mancati anche i giudizi più asciutti. Nicolò M. ha scritto: “Giusto”. Giuseppe S.: “Atto dovuto”.  Anzi, aiutano a tenere i piedi per terra. Perché la misura di un gesti: “Era il minimo”. E non hanno o non sta soltanto nell’applauso che riceve, ma anche nella sua necessità morale. Se era il minimo, bene: almeno il minimo è stato fatto. In una stagione pubblica in cui spesso non si fa nemmeno quello, non è dettaglio da poco.

C’è poi una parte più commossa, quella delle preghiere e degli addii. Angela T. ha invocato consolazione per la famiglia. Stefania S. ha salutato Eva come un “piccolo angelo”. Angela V. ha scritto che è “un dolore che non si può spiegare”. Sono parole che non pretendono di spiegare nulla, e proprio per questo risultano vere. Il dolore per la morte di una bambina non si commenta: si accompagna. E una città, quando è ancora una comunità e non soltanto una somma di residenti, fa esattamente questo.

La politica, però, non va giudicata solo dai gesti simbolici. Sarebbe troppo facile e anche ingiusto. Un sindaco si misura sulla capacità di amministrare, scegliere, decidere, assumersi responsabilità, talvolta scontentare. Reggio Calabria non ha bisogno di commozione a tempo determinato, ma di governo, pulizia amministrativa, visione, rigore. Ha bisogno di meno retorica e più risultati. Ha conosciuto troppe promesse, troppi inizi solenni e troppe delusioni per accontentarsi di una bella pagina.

Però gli inizi contano. Non garantiscono il seguito, ma lo annunciano.
E cominciare rinunciando a una cerimonia personale per rispettare un dolore collettivo è un segnale. Non basta a fare un buon sindaco, ma basta a dire che il sindaco ha capito una cosa essenziale: le istituzioni non sono il palcoscenico di chi le occupa, ma la casa di chi vi si riconosce.

La fascia può attendere. Il lutto no.

In una città spesso abituata al clamore, questa volta ha parlato il silenzio. E, almeno per un giorno, ha detto la cosa giusta.

Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno 

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