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Reggio Calabria. Conti in rosso a Palazzo San Giorgio: Cannizzaro apre i cassetti ed è già una notizia

Conti in rosso a Palazzo San Giorgio: Cannizzaro apre i cassetti ed è già una notizia

Il nuovo sindaco di Reggio Calabria rompe con il passato e fotografa la reale situazione economica del Comune

Il rendiconto 2025 evidenzia un disavanzo dopo tredici anni di era Falcomatà. La svolta della trasparenza per amore di verità: la città non chiede miracoli, ma ha il diritto di sapere come si è passati dall'attivo al segno meno.

L'Editoriale di Luigi Palamara 

A Palazzo San Giorgio, per anni, si è amministrato anche con le parole. Parole rassicuranti, formule levigate, dichiarazioni che dipingevano una normalità finalmente raggiunta. Poi arrivano i conti. E i conti, a differenza dei comunicati, hanno un difetto: non sanno sorridere.

Nel rendiconto del 2025 compare un disavanzo.

“Spunta”, si è scritto. Ma i disavanzi non spuntano come funghi dopo la pioggia. Si formano, si accumulano, si trascinano. Hanno una data, una causa, una responsabilità. E soprattutto hanno bisogno di essere spiegati.

È qui che comincia la vera differenza politica.

Francesco Cannizzaro aveva promesso, in campagna elettorale, di cristallizzare la situazione economica del Comune. Di fotografarla senza trucco, senza cipria, senza il fondotinta della propaganda. Di dire alla città che cosa aveva trovato dopo tredici anni di amministrazione Giuseppe Falcomatà.

Ora quella fotografia comincia a emergere.

Non è bella. Ma è nitida.

E la nitidezza, in politica, vale più della bellezza.

Il nuovo sindaco avrebbe potuto scegliere la strada più comoda: rinviare, attenuare, lasciare che i numeri si perdessero nel linguaggio dei tecnici. Avrebbe potuto parlare d’altro, inaugurare, promettere, sorridere. Invece ha aperto i cassetti.

E quando si aprono i cassetti di un’amministrazione pubblica, può uscire polvere.

La buona fede di Cannizzaro sta proprio qui: nel non aver nascosto i primi segnali di difficoltà, nel non averli coperti con l’alibi del tempo necessario, nel non aver trasformato l’inizio della sindacatura in una lunga luna di miele con la città. Ha scelto di mostrare subito il problema.

È un atto di trasparenza. E la trasparenza, prima ancora di essere un obbligo, è una forma di rispetto.

Rispetto per chi paga le tasse. Per chi lavora. Per chi rinuncia a qualcosa ogni mese perché una parte del proprio reddito finisca nelle casse pubbliche. Quei soldi non appartengono al sindaco, alla Giunta, alla maggioranza o all’opposizione. Appartengono alla comunità.

Per questo ogni euro deve essere spiegato.

Il disavanzo significa, in termini semplici, che il Comune ha speso più di quanto sia riuscito a sostenere, oppure che il sistema delle entrate, delle spese e degli accantonamenti non ha mantenuto l’equilibrio atteso. La causa precisa dovrà emergere dai documenti e dal lavoro dell’organo di revisione. Ma la domanda politica è già sul tavolo: come si è passati da un avanzo di quasi 165 mila euro nel 2024 a un risultato negativo nel 2025?

La città ha diritto di saperlo.

Non tra sei mesi. Non quando sarà comodo. Non dopo che tutti avranno preparato la propria versione.

Adesso.

Cannizzaro sembra aver capito una cosa elementare che spesso la politica dimentica: la verità non danneggia chi la dice in tempo. Danneggia chi la nasconde.

La trasparenza amministrativa non consiste nel pubblicare una delibera illeggibile. Consiste nel spiegare. Dire quanto vale il disavanzo. Da dove nasce. Quali poste lo compongono. Quali spese sono state ereditate. Quali entrate sono mancate. Quali debiti erano già maturati. Quali responsabilità appartengono al passato e quali ricadono sul presente.

Solo così la promessa di “cristallizzare” i conti avrà un significato concreto.

Bene, dunque, fa il nuovo sindaco a mettere in chiaro la situazione.

Bene fa a non difendere l’indifendibile.

Bene fa a non fingere che tutto sia normale quando i numeri dicono il contrario.

Ma la trasparenza, per essere credibile, deve essere completa. Non basta dire: “Abbiamo trovato un problema”. Bisogna anche dimostrarlo, quantificarlo e affrontarlo. La buona fede è il punto di partenza. La buona amministrazione sarà il punto d’arrivo.

Il passato non può diventare un alibi infinito. Ma non può neppure essere cancellato con una mano di vernice.

Se per tredici anni si è raccontato che i conti erano sulla strada della normalità e oggi emerge un nuovo segno meno, qualcuno deve spiegare dove quella strada si sia interrotta. Non per vendetta politica. Per verità amministrativa.

Cannizzaro ha iniziato la sua sindacatura con un gesto semplice e raro: ha aperto i conti davanti alla città.

Può sembrare poco.

In realtà, in un Paese dove i meriti hanno sempre un nome e i debiti diventano improvvisamente anonimi, è già una notizia.

La città non chiede miracoli. Chiede chiarezza.

E, almeno all’inizio, il nuovo sindaco sembra aver scelto proprio quella.

Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno 

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