Latella celebra il “grande lavoro” (da non eletto): la parabola della politica che non si arrende ai fatti
L’ex delegato allo Sport rivendica gli interventi su Granillo e PalaCalafiore e invita Cannizzaro a proseguirli. Ma tra opere ancora da verificare, manutenzioni costose e giudizio delle urne, la celebrazione rischia di diventare autodifesa.
L’Editoriale di Luigi Palamara
L'ex delegato allo Sport difende la gestione degli impianti Granillo e PalaCalafiore, ma i nodi vengono al pettine
Dopo la netta vittoria del centrodestra guidato da Cannizzaro, l'ex esponente della giunta Falcomatà rivendica i meriti su stadi e palazzetti. Ma tra critiche strutturali e bocciatura delle urne, l'autocelebrazione si scontra con la realtà: la città non cerca scenografie, chiede trasparenza sui conti e sulle manutenzioni.
A Reggio Calabria, come in Italia, il potere ha una singolare resistenza. Si può perdere una carica, una maggioranza, perfino un’elezione. Ma è difficile perdere l’abitudine a parlare come se si fosse ancora al comando.
Giovanni Latella, già consigliere comunale delegato allo Sport, ha invitato il sindaco Francesco Cannizzaro a proseguire il «grande lavoro» compiuto dall’amministrazione Giuseppe Falcomatà sullo stadio Granillo e sul PalaCalafiore.
La dichiarazione ha il tono di una consegna ufficiale: ecco l’eredità, abbiatene cura.
È legittimo rivendicare ciò che si ritiene di aver fatto bene. È altrettanto legittimo ricordare che Latella non è stato rieletto. Il dato non cancella il suo diritto di parola e non dimostra che abbia torto. Ma suggerisce una certa prudenza quando si presenta come unanimemente riconosciuto un bilancio politico sul quale gli elettori hanno espresso un giudizio diverso.
Latella elenca i lavori al Granillo: seggiolini, copertura della Tribuna Ovest, tornelli, impianto antincendio, tabellone luminoso, torri faro, panchine, sala stampa, servizi e spogliatoi.
È un elenco considerevole. Ma gli elenchi, da soli, non certificano la qualità di un’amministrazione.
Per giudicare un’opera pubblica occorre sapere quando sia stata realizzata, quanto sia costata, se sia stata collaudata, come venga mantenuta e in quali condizioni sia stata consegnata. Il numero degli interventi conta. Conta ancora di più il loro risultato.
Se il nuovo governo cittadino deve occuparsi nuovamente di funzionalità, accessibilità e manutenzione, non significa che prima non sia stato fatto nulla. Significa però che il racconto di un impianto definitivamente rinato merita qualche verifica.
La politica ama le inaugurazioni. Gli edifici pubblici, invece, vivono soprattutto il giorno dopo.
Quando le autorità se ne sono andate, le telecamere sono state spente e restano da affrontare bollette, guasti, sicurezza, pulizia e manutenzione, si comprende se un investimento abbia prodotto un risultato duraturo oppure soltanto una buona fotografia.
Latella ricorda quattro milioni di finanziamenti esterni per il Granillo e sottolinea che non sarebbero state intaccate le casse comunali.
È una formula rassicurante, ma non del tutto esatta nel suo significato politico. Il denaro proveniente dallo Stato, dalla Regione o dall’Europa rimane denaro pubblico. Non cade dal cielo. Nasce, direttamente o indirettamente, dalle risorse dei cittadini.
Intercettare finanziamenti è un merito. Spenderli bene è il dovere successivo.
La domanda, quindi, non è soltanto quanti milioni siano arrivati. È che cosa abbiano prodotto, quale durata abbiano avuto gli interventi e se le priorità scelte fossero quelle giuste.
Lo stesso vale per i circa 400 mila euro annui indicati per il mantenimento dello stadio, il manto erboso, le utenze e le manutenzioni.
Una spesa non è una medaglia. È un conto.
Occorre sapere chi abbia svolto i servizi, con quali contratti, quali controlli siano stati effettuati e quali risultati siano stati ottenuti. In amministrazione pubblica non basta dimostrare di aver speso. Bisogna dimostrare di aver speso bene.
L’ex delegato richiama poi la partita della Nazionale femminile come prova della qualità raggiunta dal Granillo.
È certamente un fatto positivo. Ospitare una competizione internazionale dà prestigio alla città e dimostra che l’impianto, in quella circostanza, possedeva i requisiti necessari.
Ma una partita non è un certificato generale di perfezione.
Una struttura pubblica può essere pronta per un grande evento e continuare ad avere problemi nella vita quotidiana. L’eccezione delle telecamere non sempre racconta la regola dell’ordinaria amministrazione.
Anche sul PalaCalafiore il racconto assume toni celebrativi. Latella ricorda che nel 2014 era chiuso e inagibile e rivendica i tre milioni investiti per parquet, tribune telescopiche, canestri, panchine e cubo centrale.
Sono interventi importanti e sarebbe ingeneroso negarli. Ma riaprire e rendere utilizzabile un impianto comunale non è un dono concesso alla città. È il compito di chi amministra.
Il cubo in stile NBA colpisce l’occhio. Il funzionamento degli impianti, la sicurezza, l’accessibilità, la climatizzazione e la manutenzione misurano invece l’efficienza.
Le scenografie aiutano gli spettacoli. I servizi fanno vivere gli edifici.
Latella cita anche gli eventi sportivi e il successo di Notre Dame de Paris, con migliaia di spettatori.
Anche questo è un risultato da riconoscere. Ma il successo di uno spettacolo appartiene anzitutto agli artisti, agli organizzatori e al pubblico. Non può diventare automaticamente un’assoluzione per ogni scelta amministrativa precedente.
Un teatro pieno non dimostra che il tetto non perda. Una partita riuscita non dimostra che ogni manutenzione sia stata impeccabile.
La frase più significativa arriva alla fine, quando Latella afferma che la dialettica politica dovrebbe arrendersi all’evidenza dei fatti.
La dialettica democratica, però, non si arrende. Verifica.
Controlla gli atti, confronta i costi, chiede i collaudi, osserva lo stato delle strutture. E tiene conto anche delle urne, che hanno chiuso una stagione amministrativa e ne hanno aperta un’altra.
La mancata rielezione di Latella non rende inutili le opere realizzate né false le sue rivendicazioni. Gli toglie però la possibilità di presentare la propria versione come un verdetto definitivo della città.
Il comunicato appare così meno come una relazione tecnica e più come un tentativo di difendere una stagione politica.
Ogni intervento diventa un trionfo. Ogni finanziamento una prova di virtù. Ogni evento un certificato di buon governo. E ogni iniziativa della nuova amministrazione viene ricondotta al lavoro di quella precedente.
È comprensibile. Chi lascia il governo vuole lasciare anche il proprio racconto.
Ma Cannizzaro non ha il compito di custodire la memoria politica di Latella. Deve verificare ciò che ha ricevuto.
Dovrà riconoscere le opere eseguite bene, senza pregiudizi. Dovrà denunciare ritardi, carenze ed errori, se documentati. Soprattutto dovrà rendere pubblici costi, condizioni, contratti e necessità future.
Questa non è una resa dei conti. È il normale dovere di un’amministrazione.
Latella chiede che si prosegua il “grande lavoro”. La città può accettare l’invito, ma prima ha il diritto di conoscere la situazione reale.
Le opere pubbliche non hanno bisogno di celebrazioni né di avvocati d’ufficio.
Quando funzionano, se ne accorgono i cittadini.
Quando occorre un lungo comunicato per convincerli, qualche domanda rimane. E le domande, in democrazia, non sono un’offesa.
Sono manutenzione.
Luigi Palamara
Giornalista e Artista Aspromontàno
Di seguito il Comunicato stampa di Giovanni Latella:
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