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​"Figlio delle mie radici": Luigi Palamara racconta l'anima di una comunità che non vuole dimenticare

"Figlio delle mie radici": Luigi Palamara racconta l'anima di una comunità che non vuole dimenticare




Il titolo la dice lunga sul contenuto del libro.

È una storia di sentimenti verso il mondo in cui l’autore si identifica: il suo paese, Roccaforte del Greco. Le sue radici.

Una comunità aspromontana, solo in apparenza distante, che invece i racconti rendono familiare con i suoi panorami, i monti e poi il mare, le strade, le case, i viottoli, i giovani, gli anziani, gli amici di giochi, la famiglia.

L’amore, il rispetto e la considerazione verso un padre laborioso e una mamma premurosa, ma ricca di insegnamenti, consigli, raccomandazioni, pronunciate con la saggezza di chi protegge e non prevarica.

Commentare il modo in cui l’autore descrive le tante sfaccettature di “donna Angelina” non è possibile: le lacrime che scorrono man mano che leggo si asciugano, ma non riescono a trascrivere i sentimenti che esprimono. Peccato.

Tutti abbiamo avuto una madre, ma non ho mai letto, in nessuno scritto, da chiunque composto, i valori culturali e morali che questa donna suscita nel figlio, fino a generargli la “paura di deluderla”.

Un sentimento supremo.

Luigi Palamara, con le sue qualità e la forza di lanciare sfide a se stesso, deriva da questa “scuola”, all’interno di una comunità pervasa dai “profumi” che emanano le parole degli anziani nel confronto con la gioventù. La forza di questo romanzo sta anche qui: nel rapporto sano tra le diverse generazioni, che Luigi non interpreta, ma trasferisce fedelmente.

Il successo che sono sicuro avrà Figlio delle mie radici nasce proprio da questo, perché questo non è soltanto un titolo, ma l’espressione di insegnamenti di umanità profondi e autentici.

Salvatore Zoccali

Giornalista e già Consigliere Regionale della Calabria 




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