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Reggio Calabria. Verso le comunali di maggio 2026: lo stato maggiore di Fratelli d'Italia e del centrodestra blinda la corsa a Palazzo San Giorgio di Francesco Cannizzaro.

 Adesso Reggio: Cannizzaro e la città che vuole rialzarsi

Verso le comunali di maggio 2026: lo stato maggiore di Fratelli d'Italia e del centrodestra blinda la corsa a Palazzo San Giorgio di Francesco Cannizzaro.

CANNIZZARO E LA TRINCEA DI REGGIO CALABRIA: LA SCOMMESSA DELLA NORMALITÀ CONTRO DODICI ANNI DI STANCHEZZA

Da Arianna Meloni a Wanda Ferro, i big del governo e della Regione lanciano la sfida per una città che vuole rialzarsi. Tra l'inaugurazione del nuovo aeroporto e il ritorno alla politica vissuta strada per strada, la coalizione avverte la sua stessa squadra: "Non si governa a tempo perso, ora servono i fatti".

L'editoriale di Luigi Palamara


Nelle campagne elettorali, arriva un momento in cui le parole smettono di essere soltanto parole. Diventano misura degli uomini. E a Reggio Calabria, nella presentazione della lista di Fratelli d’Italia a sostegno di Francesco Cannizzaro, quel momento è arrivato con una chiarezza quasi brutale: da una parte la città che si trascina dietro dodici anni di stanchezza amministrativa, dall’altra una coalizione che prova a dire una cosa semplice, perfino antica: basta lamentarsi, bisogna governare.

Francesco Cannizzaro si presenta così, non come l’uomo della promessa facile, ma come il candidato che ha scelto la salita. Deputato, coordinatore regionale di Forza Italia, uomo già abituato ai palazzi romani, Cannizzaro ha deciso di misurarsi con la trincea più difficile: Palazzo San Giorgio. La sua candidatura a sindaco di Reggio Calabria per il centrodestra è stata confermata nel quadro delle comunali del 2026, con il voto previsto a maggio.

Ed è proprio qui che si vede la differenza fra la politica recitata e la politica vissuta. Perché lasciare la comodità relativa di un ruolo nazionale per scendere nel corpo vivo di una città complicata non è un ripiego: è una dichiarazione d’amore. Reggio non ha bisogno di un amministratore da salotto, né di un sindaco da comunicato stampa. Ha bisogno di qualcuno che conosca il peso delle promesse e il prezzo delle decisioni.

Cannizzaro ha usato una parola che vale più di molti programmi: normalità. Reggio, ha detto, da anni non vive la normalità. E chi conosce questa città sa che non è una formula retorica. Normalità significa strade percorribili, servizi funzionanti, politiche sociali che non siano un favore, decoro urbano che non sembri un lusso, rifiuti raccolti, acqua gestita, uffici che rispondono, amministratori che si guardano negli occhi e non governano dietro uno schermo.

In questo quadro, la presenza di Arianna Meloni non è stata una comparsa di partito. È stata un segnale. L’esponente nazionale di Fratelli d’Italia è arrivata a Reggio per la presentazione della lista insieme a Wanda Ferro, Denis Nesci e al candidato sindaco Francesco Cannizzaro, confermando il peso politico che il partito attribuisce alla partita reggina.

Arianna Meloni ha parlato con il tono di chi non vende illusioni. Ha ricordato che la politica, quella vera, non è il mestiere dei privilegiati ma il sacrificio di chi mette davanti la comunità. Ha rivendicato il lavoro del governo nazionale su lavoro, famiglie, imprese, sicurezza, Mezzogiorno, infrastrutture. Ma soprattutto ha colto il punto politico: Reggio è una città mediterranea per natura, un crocevia che deve tornare a pensarsi grande. Non periferia rassegnata, ma porta. Non margine, ma centro.

E qui ci dobbiamo soffermare un istante su Wanda Ferro. Perché se Arianna Meloni ha portato il timbro nazionale, Wanda Ferro ha portato la voce della destra calabrese. Una voce ruvida, esperta, concreta. La sua non è stata una passerella: è stata una chiamata alla responsabilità. Ferro ha descritto Cannizzaro come un uomo che non cerca una poltrona più comoda, ma accetta uno scranno più difficile. E questa è forse la definizione più precisa della sfida.

Ha parlato di una lista costruita non con i pacchetti di voti ma con persone, storie, competenze, appartenenze. Ha chiesto ai candidati di non fermarsi ai social, perché le elezioni non si vincono con le fotografie ben illuminate, ma casa per casa, bar per bar, strada per strada. È una lezione antica, e proprio per questo modernissima: il consenso non si eredita, si conquista.

Giovanni Calabrese, in questa partita, appare come l’organizzatore paziente e tenace. Il suo ruolo nella costruzione della lista viene riconosciuto da tutti: da chi ne sottolinea la capacità politica, da chi ne apprezza il lavoro di cucitura, da chi sa che dietro ogni lista competitiva c’è sempre qualcuno che tiene insieme ambizioni, caratteri, territori, sensibilità. Non è il lavoro che finisce sui manifesti, ma è quello senza il quale i manifesti restano carta.

Denis Nesci ha portato invece la dimensione europea. E non è un dettaglio. Perché Reggio Calabria non può più permettersi di guardare soltanto al proprio marciapiede, anche quando quel marciapiede è rotto. Deve guardare a Bruxelles, ai fondi, alle direttive, alle opportunità, alla capacità di stare dentro le reti istituzionali. Nesci ha detto una cosa netta: Cannizzaro, pur non essendo ancora sindaco, si è già mosso per dare una proiezione europea alla città. È un passaggio politico importante, perché racconta una disponibilità prima ancora dell’investitura.

C’è poi un simbolo materiale, quasi fisico, della svolta possibile: l’aeroporto. L’inaugurazione del nuovo Aeroporto dello Stretto “Tito Minniti” è stata annunciata per sabato 16 maggio 2026, con evento promosso insieme a Sacal, Enac e Regione Calabria. In una città come Reggio, un aeroporto non è soltanto un’infrastruttura. È una promessa di collegamento con il mondo. È la differenza tra sentirsi raggiungibili e sentirsi dimenticati.

Ecco perché la candidatura di Cannizzaro assume un valore più ampio della semplice competizione comunale. Qui non si elegge soltanto un sindaco: si decide se Reggio vuole continuare a spiegare il proprio declino o cominciare a interromperlo. Il centrosinistra viene accusato, nel corso degli interventi, di aver lasciato una città ferma, disordinata, priva di visione. È una critica dura, ma la campagna elettorale serve anche a questo: a mettere sul banco degli imputati non le intenzioni, ma i risultati.

Cannizzaro, dal canto suo, non deve cadere nella tentazione opposta: quella di pensare che basti denunciare il passato per meritare il futuro. E infatti il suo discorso più efficace è stato quello rivolto alla squadra. Ha chiesto assessori presenti, competenti, pronti a dedicarsi alla città senza alibi. Ha detto, in sostanza, che Reggio non può più essere amministrata a tempo perso. Questa è una frase che pesa. Perché una città ferita non si cura con il dopolavoro della politica.

L’immagine più forte della giornata resta quella di una coalizione che si presenta compatta: Fratelli d’Italia con Arianna Meloni, Wanda Ferro, Giovanni Calabrese, Denis Nesci; Forza Italia con Cannizzaro; il centrodestra che prova a mostrarsi non come somma di sigle, ma come macchina di governo. È qui che si gioca tutto. Perché Reggio non perdonerà un’altra stagione di promesse evaporate.

C’è un’Italia minore solo per chi non sa guardarla. Reggio Calabria non è minore. È una città ferita, sì. Contraddittoria, certo. Difficile, senza dubbio. Ma è anche una città magnifica, con una posizione che il destino le ha regalato e che la cattiva politica spesso ha sprecato. Il Mediterraneo non è uno sfondo per le cartoline: è una vocazione. Il chilometro più bello d’Italia non può restare una frase da citare nei comizi; deve tornare a essere un programma urbano, culturale, economico.

Per questo la sfida di Francesco Cannizzaro è grande. Non gli basterà vincere. Dovrà dimostrare che la vittoria non era il fine, ma l’inizio. Dovrà scegliere i migliori, pretendere disciplina, rompere abitudini, riaprire cantieri amministrativi, restituire ai cittadini la sensazione elementare che il Comune esista.

La giornata di Fratelli d’Italia ha consegnato un messaggio chiaro: Reggio è osservata da Roma, da Catanzaro, da Bruxelles. Ma soprattutto è osservata dai reggini. E i reggini, più che applausi, aspettano fatti.

Se Francesco Cannizzaro saprà trasformare l’energia di questa campagna elettorale in governo quotidiano, allora “Adesso Reggio” non sarà soltanto uno slogan. Sarà il titolo di una stagione nuova.

Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno

@luigi.palamara

 Adesso Reggio: Cannizzaro e la città che vuole rialzarsi Verso le comunali di maggio 2026: lo stato maggiore di Fratelli d'Italia e del centrodestra blinda la corsa a Palazzo San Giorgio di Francesco Cannizzaro. CANNIZZARO E LA TRINCEA DI REGGIO CALABRIA: LA SCOMMESSA DELLA NORMALITÀ CONTRO DODICI ANNI DI STANCHEZZA Da Arianna Meloni a Wanda Ferro, i big del governo e della Regione lanciano la sfida per una città che vuole rialzarsi. Tra l'inaugurazione del nuovo aeroporto e il ritorno alla politica vissuta strada per strada, la coalizione avverte la sua stessa squadra: "Non si governa a tempo perso, ora servono i fatti". L'editoriale di Luigi Palamara  Nelle campagne elettorali, arriva un momento in cui le parole smettono di essere soltanto parole. Diventano misura degli uomini. E a Reggio Calabria, nella presentazione della lista di Fratelli d’Italia a sostegno di Francesco Cannizzaro, quel momento è arrivato con una chiarezza quasi brutale: da una parte la città che si trascina dietro dodici anni di stanchezza amministrativa, dall’altra una coalizione che prova a dire una cosa semplice, perfino antica: basta lamentarsi, bisogna governare. Francesco Cannizzaro si presenta così, non come l’uomo della promessa facile, ma come il candidato che ha scelto la salita. Deputato, coordinatore regionale di Forza Italia, uomo già abituato ai palazzi romani, Cannizzaro ha deciso di misurarsi con la trincea più difficile: Palazzo San Giorgio. La sua candidatura a sindaco di Reggio Calabria per il centrodestra è stata confermata nel quadro delle comunali del 2026, con il voto previsto a maggio. Ed è proprio qui che si vede la differenza fra la politica recitata e la politica vissuta. Perché lasciare la comodità relativa di un ruolo nazionale per scendere nel corpo vivo di una città complicata non è un ripiego: è una dichiarazione d’amore. Reggio non ha bisogno di un amministratore da salotto, né di un sindaco da comunicato stampa. Ha bisogno di qualcuno che conosca il peso delle promesse e il prezzo delle decisioni. Cannizzaro ha usato una parola che vale più di molti programmi: normalità. Reggio, ha detto, da anni non vive la normalità. E chi conosce questa città sa che non è una formula retorica. Normalità significa strade percorribili, servizi funzionanti, politiche sociali che non siano un favore, decoro urbano che non sembri un lusso, rifiuti raccolti, acqua gestita, uffici che rispondono, amministratori che si guardano negli occhi e non governano dietro uno schermo. In questo quadro, la presenza di Arianna Meloni non è stata una comparsa di partito. È stata un segnale. L’esponente nazionale di Fratelli d’Italia è arrivata a Reggio per la presentazione della lista insieme a Wanda Ferro, Denis Nesci e al candidato sindaco Francesco Cannizzaro, confermando il peso politico che il partito attribuisce alla partita reggina. Arianna Meloni ha parlato con il tono di chi non vende illusioni. Ha ricordato che la politica, quella vera, non è il mestiere dei privilegiati ma il sacrificio di chi mette davanti la comunità. Ha rivendicato il lavoro del governo nazionale su lavoro, famiglie, imprese, sicurezza, Mezzogiorno, infrastrutture. Ma soprattutto ha colto il punto politico: Reggio è una città mediterranea per natura, un crocevia che deve tornare a pensarsi grande. Non periferia rassegnata, ma porta. Non margine, ma centro. E qui ci dobbiamo soffermare un istante su Wanda Ferro. Perché se Arianna Meloni ha portato il timbro nazionale, Wanda Ferro ha portato la voce della destra calabrese. Una voce ruvida, esperta, concreta. La sua non è stata una passerella: è stata una chiamata alla responsabilità. Ferro ha descritto Cannizzaro come un uomo che non cerca una poltrona più comoda, ma accetta uno scranno più difficile. E questa è forse la definizione più precisa della sfida. Editoriale integrale su: www.cartastraccia.news

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@luigi.palamara La presentazione della Lista di Fratelli d’Italia da Parte sell'Assessore Regionale Giovanni Calabrese. Elezioni Comunali 24 e 25 maggio 2026 con Francesco Cannizzaro Sindaco. Reggio Calabria 14 maggio 2026. #francescocannizzaro #elezionicomunali #fratelliditalia #ariannameloni #giovannicalabrese ♬ audio originale - Luigi Palamara
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 Adesso Reggio: Cannizzaro e la città che vuole rialzarsi Verso le comunali di maggio 2026: lo stato maggiore di Fratelli d'Italia e del centrodestra blinda la corsa a Palazzo San Giorgio di Francesco Cannizzaro. CANNIZZARO E LA TRINCEA DI REGGIO CALABRIA: LA SCOMMESSA DELLA NORMALITÀ CONTRO DODICI ANNI DI STANCHEZZA Da Arianna Meloni a Wanda Ferro, i big del governo e della Regione lanciano la sfida per una città che vuole rialzarsi. Tra l'inaugurazione del nuovo aeroporto e il ritorno alla politica vissuta strada per strada, la coalizione avverte la sua stessa squadra: "Non si governa a tempo perso, ora servono i fatti". L'editoriale di Luigi Palamara  Nelle campagne elettorali, arriva un momento in cui le parole smettono di essere soltanto parole. Diventano misura degli uomini. E a Reggio Calabria, nella presentazione della lista di Fratelli d’Italia a sostegno di Francesco Cannizzaro, quel momento è arrivato con una chiarezza quasi brutale: da una parte la città che si trascina dietro dodici anni di stanchezza amministrativa, dall’altra una coalizione che prova a dire una cosa semplice, perfino antica: basta lamentarsi, bisogna governare. Francesco Cannizzaro si presenta così, non come l’uomo della promessa facile, ma come il candidato che ha scelto la salita. Deputato, coordinatore regionale di Forza Italia, uomo già abituato ai palazzi romani, Cannizzaro ha deciso di misurarsi con la trincea più difficile: Palazzo San Giorgio. La sua candidatura a sindaco di Reggio Calabria per il centrodestra è stata confermata nel quadro delle comunali del 2026, con il voto previsto a maggio. Ed è proprio qui che si vede la differenza fra la politica recitata e la politica vissuta. Perché lasciare la comodità relativa di un ruolo nazionale per scendere nel corpo vivo di una città complicata non è un ripiego: è una dichiarazione d’amore. Reggio non ha bisogno di un amministratore da salotto, né di un sindaco da comunicato stampa. Ha bisogno di qualcuno che conosca il peso delle promesse e il prezzo delle decisioni. Cannizzaro ha usato una parola che vale più di molti programmi: normalità. Reggio, ha detto, da anni non vive la normalità. E chi conosce questa città sa che non è una formula retorica. Normalità significa strade percorribili, servizi funzionanti, politiche sociali che non siano un favore, decoro urbano che non sembri un lusso, rifiuti raccolti, acqua gestita, uffici che rispondono, amministratori che si guardano negli occhi e non governano dietro uno schermo. In questo quadro, la presenza di Arianna Meloni non è stata una comparsa di partito. È stata un segnale. L’esponente nazionale di Fratelli d’Italia è arrivata a Reggio per la presentazione della lista insieme a Wanda Ferro, Denis Nesci e al candidato sindaco Francesco Cannizzaro, confermando il peso politico che il partito attribuisce alla partita reggina. Arianna Meloni ha parlato con il tono di chi non vende illusioni. Ha ricordato che la politica, quella vera, non è il mestiere dei privilegiati ma il sacrificio di chi mette davanti la comunità. Ha rivendicato il lavoro del governo nazionale su lavoro, famiglie, imprese, sicurezza, Mezzogiorno, infrastrutture. Ma soprattutto ha colto il punto politico: Reggio è una città mediterranea per natura, un crocevia che deve tornare a pensarsi grande. Non periferia rassegnata, ma porta. Non margine, ma centro. E qui ci dobbiamo soffermare un istante su Wanda Ferro. Perché se Arianna Meloni ha portato il timbro nazionale, Wanda Ferro ha portato la voce della destra calabrese. Una voce ruvida, esperta, concreta. La sua non è stata una passerella: è stata una chiamata alla responsabilità. Ferro ha descritto Cannizzaro come un uomo che non cerca una poltrona più comoda, ma accetta uno scranno più difficile. E questa è forse la definizione più precisa della sfida. Ha parlato di una lista costruita non con i pacchetti di voti ma con persone, storie, competenze, appartenenze. Ha chiesto ai candidati di non fermarsi ai

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