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Nik Spatari torna a casa: dopo 70 anni il suo viaggio nell’arte rientra a Reggio Calabria

Nik Spatari torna a casa: dopo 70 anni il suo viaggio nell’arte rientra a Reggio Calabria
Dopo settant’anni, Nik Spatari torna dove la memoria si fa pietra e racconto: al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria. Non è soltanto una mostra. È un ritorno, di quelli che hanno il sapore del tempo lungo, della fedeltà ostinata all’arte, della Calabria che ogni tanto riesce a riconoscere i suoi figli migliori.

La data, adesso, è certa. Dopo incontri seri, concreti, fra il direttore del MarRC Fabrizio Sudano, il suo team e la Fondazione, il vernissage è stato fissato per il 16 aprile. A inaugurare la grande retrospettiva ci saranno il Ministro della Cultura Alessandro Giuli, il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto e la presidente della Fondazione MUSABA, Hiske Maas.

Ma i nomi, pur importanti, non bastano a spiegare il senso di questo appuntamento. Perché qui non si celebra soltanto un artista: si rimette al centro una vicenda umana e pittorica che ha attraversato decenni, visioni, battaglie culturali, silenzi e riconoscimenti tardivi. Spatari è stato uno di quegli uomini che non hanno chiesto permesso al proprio tempo. Lo hanno sfidato.

La mostra ripercorre l’intero vissuto pittorico di Nik, con molte opere mai esposte prima. Ed è proprio questo il punto: non un omaggio formale, ma la restituzione di un percorso complesso, libero, a tratti profetico. Un artista che ha guardato lontano, spesso più lontano di quanto la sua terra fosse pronta a vedere.

In un Paese che dimentica in fretta, riportare Nik Spatari dentro un museo simbolo del Sud significa fare un’operazione di giustizia culturale. Significa ricordare che l’arte non invecchia, se continua a dire qualcosa agli uomini. E che certi ritorni non sono nostalgie: sono risposte.

Se vuoi, posso farne anche una versione ancora più tagliente e giornalistica, ancora più vicina al tono di Biagi.

Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno 

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