PASSAPAROLA. “GIOIA!”
La gioia non solo è il sole che illumina l’anima che la possiede, ma riscalda anche tutti coloro che intorno a essa ne ricevono i raggi, e in questo giorno di Pasquetta più che mai!
La gioia del Risorto, infatti, inonda la storia, ogni cuore, ogni famiglia e soprattutto tutti coloro che credono che la vita ha vinto la morte e che nessun dolore potrà mai ammazzare una gioia che viene dal cielo per fare casa in noi e intorno a noi.
Una gioia che invade non solo le persone, ma la natura tutta, perché ogni vittoria della vita sulla morte è la vittoria dell’amore sull’odio, della pace sulla guerra e su tutto quello che divide e ammazza.
Mi viene voglia di cantare col Gen Rosso:
“Che gioia ci hai dato, Signore del cielo, Signore del grande universo.
Che gioia ci hai dato, vestito di luce, vestito di gloria infinita.
Vederti Risorto, vederti Signore, il cuore sta per impazzire; Tu sei ritornato, Tu sei qui tra noi e adesso ti avremo per sempre...”.
Certo, vivere col Risorto dentro di noi e in mezzo a noi è un’esperienza di gioia senza fine.
La gioia di Pasqua, infatti, non è quella dell’attesa, che è la gioia del Sabato Santo. La gioia della Pasqua è aggiungere alla speranza la certezza che il Risorto è, e sempre sarà, tra noi, se viviamo nell’Amore.
È famoso nella letteratura italiana il pessimismo del grande poeta Giacomo Leopardi; però anche lui non si è mai voluto arrendere a esso: nelle sue poesie scriveva della gioia come di “un... intervallo tra un dolore e l’altro” e per questo non ha mai smesso di cercare questo... “intervallo”!
Per noi cristiani, invece, se ci sforziamo di essere fedeli alla nostra fede, è vero proprio il contrario, perché la “Gioia”, che ha il volto e il nome del Risorto in mezzo a noi quando viviamo uniti nel Suo nome, ossia nell’amore, deve essere la normalità della vita, lasciando ai dolori e ai momenti di sfiducia... qualche intervallo, che ogni tanto può capitare come frutto delle nostre fragilità.
Ecco perché la “Gioia!” deve essere in noi travolgente, e non solo oggi, ma sempre, sempre, sempre!
Noi, popolo del Risorto, dobbiamo essere uomini e donne della gioia, anche se non è detto che non possano esserci anche momenti di lacrime e di pianto.
Mi viene in mente, in questo momento, il ricordo del pensiero che ho scritto nell’immaginetta ricordo della mia prima Messa, nel lontano 15 agosto 1963:
“Piango di gioia, o Signore, perché mi hai voluto bene”.
Pianto e gioia: che sposalizio divino! E guardate che può e deve diventare così anche in noi, proprio perché, morendo e risuscitando, Gesù ha sposato ormai eternamente la croce con l’amore!
E personalmente scopro ogni giorno di più che il vero frutto di questo sposalizio è la gioia, come... “figlia primogenita”.
Allora, carissimi, in questa atmosfera pasquale non possiamo non ripeterci ancora una volta gli auguri di una Buona Pasqua, che, alla luce di questo passaparola, non può che essere:
“Buona... gioia!”.
E... “gioia sia”!
Don Nino Carta
6.4.2026

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