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“Carta Straccia”, nel nome la provocazione, nel contenuto la sostanza. Leggetelo. Non per abitudine, ma per scelta.

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I verbi italiani

I verbi italiani


Allora, a un certo punto mia figlia, quando era piccola e andava a scuola, mi chiamò al telefono una mattina e mi disse:
«Scusa, papà, mi spieghi i verbi italiani? Perché io li ho fatti a scuola e non ci ho capito niente».

Allora, ho il sospetto che anche oggi i verbi italiani non si spieghino più come si spiegavano ai miei tempi. Io mi ricordo ancora la spiegazione dei miei tempi, che è questa: i verbi italiani si dividono in tre classi. I verbi della prima classe finiscono in -are, quelli della seconda in -ere e quelli della terza in -ire.

Ciascun verbo ha quattro modi finiti e tre modi indefiniti. Che cosa significa “finito”? Significa che si può declinare nelle sei persone: io vado, tu vai, lui va. Questo è il verbo finito. Il modo indefinito, invece, è quando non hai una coniugazione del verbo: cioè andare è sempre andare, non c’è io andare oppure lui andare.

Poi ogni modo ha un certo numero di tempi, perché tutte le cose possono accadere oggi, possono essere accadute ieri, potranno accadere domani. Quindi i modi finiti sono quattro: indicativo, congiuntivo, condizionale, imperativo.

Ogni modo ha un numero di tempi che è una potenza di due. Per esempio, l’indicativo ha otto tempi; il congiuntivo ne ha quattro; il condizionale ne ha due; l’imperativo ne ha uno: 2 elevato a 0.

I tempi dell’indicativo: un solo tempo presente. Anzi no, diciamo prima che i tempi possono essere semplici o composti. Negli otto tempi dell’indicativo, quattro sono semplici e quattro sono composti.

I tempi semplici sono: il presente, l’imperfetto, il futuro semplice, il passato remoto. Prendiamo il verbo amare:
io amo, io amavo, io amerò, io amai.

A ciascuno di questi tempi semplici corrisponde un tempo composto. Quindi abbiamo: il passato prossimo, io ho amato; il trapassato prossimo, io avevo amato; il futuro anteriore, io avrò amato; e il trapassato remoto, io ebbi amato, che nessuno adopera più, ed è un errore, perché invece serve a dare senso alla frase.

Il congiuntivo ha quattro tempi: che io ami, che io abbia amato, che io amassi, che io avessi amato.

Il condizionale ne ha due: io amerei, io avrei amato.

L’imperativo ne ha uno solo: ama.

Poi ci sono i modi indefiniti, che sono tre: l’infinito, il participio e il gerundio:
amare, amato, amando.

E questi sono i verbi italiani. Adattateli a tutti i verbi esistenti e avete tutto il panorama dei verbi italiani.

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@luigi.palamara I verbi italiani  Allora, a un certo punto mia figlia, quando era piccola e andava a scuola, mi chiamò al telefono una mattina e mi disse: «Scusa, papà, mi spieghi i verbi italiani? Perché io li ho fatti a scuola e non ci ho capito niente». Allora, ho il sospetto che anche oggi i verbi italiani non si spieghino più come si spiegavano ai miei tempi. Io mi ricordo ancora la spiegazione dei miei tempi, che è questa: i verbi italiani si dividono in tre classi. I verbi della prima classe finiscono in -are, quelli della seconda in -ere e quelli della terza in -ire. Ciascun verbo ha quattro modi finiti e tre modi indefiniti. Che cosa significa “finito”? Significa che si può declinare nelle sei persone: io vado, tu vai, lui va. Questo è il verbo finito. Il modo indefinito, invece, è quando non hai una coniugazione del verbo: cioè andare è sempre andare, non c’è io andare oppure lui andare. Poi ogni modo ha un certo numero di tempi, perché tutte le cose possono accadere oggi, possono essere accadute ieri, potranno accadere domani. Quindi i modi finiti sono quattro: indicativo, congiuntivo, condizionale, imperativo. Ogni modo ha un numero di tempi che è una potenza di due. Per esempio, l’indicativo ha otto tempi; il congiuntivo ne ha quattro; il condizionale ne ha due; l’imperativo ne ha uno: 2 elevato a 0. I tempi dell’indicativo: un solo tempo presente. Anzi no, diciamo prima che i tempi possono essere semplici o composti. Negli otto tempi dell’indicativo, quattro sono semplici e quattro sono composti. I tempi semplici sono: il presente, l’imperfetto, il futuro semplice, il passato remoto. Prendiamo il verbo amare: io amo, io amavo, io amerò, io amai. A ciascuno di questi tempi semplici corrisponde un tempo composto. Quindi abbiamo: il passato prossimo, io ho amato; il trapassato prossimo, io avevo amato; il futuro anteriore, io avrò amato; e il trapassato remoto, io ebbi amato, che nessuno adopera più, ed è un errore, perché invece serve a dare senso alla frase. Il congiuntivo ha quattro tempi: che io ami, che io abbia amato, che io amassi, che io avessi amato. Il condizionale ne ha due: io amerei, io avrei amato. L’imperativo ne ha uno solo: ama. Poi ci sono i modi indefiniti, che sono tre: l’infinito, il participio e il gerundio: amare, amato, amando. E questi sono i verbi italiani. Adattateli a tutti i verbi esistenti e avete tutto il panorama dei verbi italiani. #verbi #italiani #areereire #modi #luigipalamara ♬ audio originale - Luigi Palamara

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