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​Reggio Calabria, adesso basta: entri l’aria nuova e torni la dignità

Aria nuova a Reggio Calabria

Denuncia contro il sistema delle nomine dell’ultima ora e la gestione opaca della cosa pubblica a Palazzo San Giorgio e Palazzo Alvaro

Reggio Calabria, adesso basta: entri l’aria nuova e torni la dignità

​ «Incarichi lampo e sistemazioni dell'ultimo minuto trattando le istituzioni come un feudo privato. La politica malata non confonda l'abuso con la normalità: i cittadini meritano rispetto e trasparenza».

L'Editoriale di Luigi Palamara 

Nelle case rimaste chiuse troppo a lungo è arrivato un momento in cui non basta più spolverare. Bisogna spalancare porte e finestre. Fare entrare l’aria. La luce. Lasciare che le stanze respirino, che l’odore di chiuso se ne vada, che il buio arretri.

Quel momento, oggi, sembra arrivato anche nelle stanze di Palazzo San Giorgio e di Palazzo Alvaro.

Per troppo tempo Reggio Calabria ha dovuto assistere, spesso in silenzio e talvolta con rabbia, a scelte politiche e amministrative che definire discutibili è perfino generoso. Iniziative opache, decisioni prese nelle pieghe del potere, atti confezionati con quella disinvoltura che appartiene a chi confonde le istituzioni con il retrobottega di una bottega privata.

E anche adesso, mentre l’aria nuova comincia appena a filtrare, gli spifferi del vecchio sistema continuano a farsi sentire. Fino all’ultimo giorno, senza pudore, senza imbarazzo, senza nemmeno quel rossore che un tempo era l’ultimo rifugio della decenza pubblica.

Nomine fiduciarie di pochi giorni. Incarichi lampo. Sistemazioni dell’ultima ora.

Utili a chi?

Alla città certamente no. Ai cittadini nemmeno. A Reggio Calabria, ancora meno.

Eppure si procede. Si firma. Si dispone. Si occupano caselle come se la cosa pubblica fosse un album di famiglia. E quando qualcuno osa indignarsi, arriva puntuale il coro dei rassegnati: “Così fan tutti”.

No. Non è vero.

Così non fanno tutti. Così fa soltanto una politica malata. Una politica che ha smarrito il senso del limite, il rispetto delle istituzioni, la vergogna come categoria morale prima ancora che pubblica. Una politica che pretende obbedienza, ma non merita fiducia. Che parla di servizio, ma pratica l’occupazione. Che invoca la città, ma pensa a se stessa.

Io a questo non credo. E soprattutto non ci sto.

Non ci si può rassegnare all’idea che tutto questo sia normale, che l’opacità sia consuetudine, che l’ultimo atto di una stagione amministrativa debba essere consumato come una pratica privata, lontana dagli interessi dei cittadini.

Reggio Calabria non è una proprietà. Non è un feudo. Non è una stanza chiusa dove pochi decidono e molti subiscono.

Reggio Calabria è una città ferita, sì. Ma viva. Stanca, ma non domata. Delusa, ma non disposta a farsi prendere ancora in giro.

I suoi cittadini meritano rispetto. Lo meritano sempre, non soltanto in campagna elettorale. Lo meritano quando votano, quando pagano, quando attendono risposte, quando chiedono trasparenza, quando pretendono che la politica torni a essere servizio e non sistemazione.

Adesso si aprano davvero porte e finestre.

Entri l’aria nuova.

E con l’aria nuova entri anche una parola semplice, dimenticata da troppi: dignità.


Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno 

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