CartaStraccia.News

“Carta Straccia”, nel nome la provocazione, nel contenuto la sostanza. Leggetelo. Non per abitudine, ma per scelta.

Editors Choice

7/recent/post-list

Città Metropolitana di Reggio Calabria. ​Il sindaco Cannizzaro celebra le stabilizzazioni e la continuità amministrativa, ma la politica non dimentichi i ritardi del passato.

IL CASO DEI 40 EX TIROCINANTI ALLA CITTÀ METROPOLITANA DI REGGIO CALABRIA

​Il diritto di non essere più l'Italia che aspetta

​Il sindaco Cannizzaro celebra le stabilizzazioni e la continuità amministrativa, ma la politica non dimentichi i ritardi del passato. Ora la sfida si sposta sui servizi ai cittadini: i contratti non siano solo il fondale di una conferenza stampa.

L'Editoriale di Luigi Palamara 


Esiste un’Italia che annuncia, un’Italia che inaugura, un’Italia che taglia nastri e firma contratti. E poi c’è l’Italia che aspetta. Aspetta per anni, spesso per decenni, che una promessa smetta di essere una parola e diventi una busta paga, una scrivania, una dignità riconosciuta.

A Reggio Calabria, in questo lunedì che il sindaco Francesco Cannizzaro saluta come “bellissimo”, si consuma una scena che meriterebbe meno fanfare e più memoria. Oltre quaranta operatori amministrativi entrano stabilmente nella Città Metropolitana. Non sono numeri. Sono persone. Volti, famiglie, attese, rinunce, umiliazioni sopportate in silenzio sotto l’etichetta burocratica di “tirocinanti”.

La parola tirocinante, in Italia, è spesso una foglia di fico. Copre precarietà, speranza somministrata a piccole dosi, lavoro che c’è ma non si deve chiamare lavoro, responsabilità senza pieno riconoscimento. In Calabria, poi, quella parola ha avuto il suono lungo e amaro delle pratiche rinviate, dei tavoli tecnici, degli emendamenti, dei fondi da trovare, delle firme da attendere.

Cannizzaro rivendica le norme, gli emendamenti, il lavoro parlamentare, la sinergia con il presidente Roberto Occhiuto, le risorse messe a disposizione dalla Regione. Fa politica, insomma. E la politica, quando produce un risultato concreto, ha anche il diritto di dirlo. Purché non dimentichi che il merito finale non appartiene mai solo a chi firma l’ultimo atto, ma anche a chi ha resistito fino a quel momento.

Perché qui il punto non è la fotografia della cerimonia. Il punto è ciò che quella fotografia racconta: uno Stato che troppo spesso arriva tardi e poi pretende l’applauso per essersi presentato. Meglio tardi che mai, certo. Ma “mai” non avrebbe dovuto essere nemmeno un’ipotesi.

C’è, nella dichiarazione del sindaco, anche un gesto politico non secondario: l’invito al vicesindaco uscente Versace, riconosciuto come colui che ha seguito l’ultima fase del percorso. In tempi in cui la politica cancella il predecessore come si cancella una lavagna, riconoscere una continuità amministrativa è quasi un atto rivoluzionario. Piccolo, ma civile.

Ora però comincia la parte più difficile. Stabilizzare non significa soltanto firmare un contratto. Significa pretendere efficienza. Significa mettere quelle persone nelle condizioni di lavorare davvero. Significa non trasformare una conquista sociale in un altro ingranaggio pigro della macchina pubblica. Significa dire ai cittadini: abbiamo dato stabilità a chi lavorava nell’incertezza, adesso dobbiamo dare servizi migliori a voi.

La politica ama le giornate “bellissime”. Le comunità, invece, misurano i risultati nei mesi e negli anni. Se quei quaranta operatori diventeranno forza viva dell’ente, questa sarà stata una buona giornata per Reggio. Se resteranno soltanto il fondale di una conferenza stampa, sarà stata l’ennesima occasione sprecata.

Ma oggi, almeno oggi, si può concedere alla città una tregua dal cinismo. Perché ogni contratto firmato da chi ha vissuto nell’incertezza è una piccola riparazione. Non cancella il passato, non assolve i ritardi, non santifica nessuno. Però restituisce qualcosa che la burocrazia italiana toglie troppo facilmente: il diritto di sentirsi finalmente dentro, e non più in attesa sulla soglia.

Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno 

@luigi.palamara

IL CASO DEI 40 EX TIROCINANTI ALLA CITTÀ METROPOLITANA DI REGGIO CALABRIA ​Il diritto di non essere più l'Italia che aspetta ​Il sindaco Cannizzaro celebra le stabilizzazioni e la continuità amministrativa, ma la politica non dimentichi i ritardi del passato. Ora la sfida si sposta sui servizi ai cittadini: i contratti non siano solo il fondale di una conferenza stampa. L'Editoriale di Luigi Palamara   Esiste un’Italia che annuncia, un’Italia che inaugura, un’Italia che taglia nastri e firma contratti. E poi c’è l’Italia che aspetta. Aspetta per anni, spesso per decenni, che una promessa smetta di essere una parola e diventi una busta paga, una scrivania, una dignità riconosciuta. A Reggio Calabria, in questo lunedì che il sindaco Francesco Cannizzaro saluta come “bellissimo”, si consuma una scena che meriterebbe meno fanfare e più memoria. Oltre quaranta operatori amministrativi entrano stabilmente nella Città Metropolitana. Non sono numeri. Sono persone. Volti, famiglie, attese, rinunce, umiliazioni sopportate in silenzio sotto l’etichetta burocratica di “tirocinanti”. La parola tirocinante, in Italia, è spesso una foglia di fico. Copre precarietà, speranza somministrata a piccole dosi, lavoro che c’è ma non si deve chiamare lavoro, responsabilità senza pieno riconoscimento. In Calabria, poi, quella parola ha avuto il suono lungo e amaro delle pratiche rinviate, dei tavoli tecnici, degli emendamenti, dei fondi da trovare, delle firme da attendere. Cannizzaro rivendica le norme, gli emendamenti, il lavoro parlamentare, la sinergia con il presidente Roberto Occhiuto, le risorse messe a disposizione dalla Regione. Fa politica, insomma. E la politica, quando produce un risultato concreto, ha anche il diritto di dirlo. Purché non dimentichi che il merito finale non appartiene mai solo a chi firma l’ultimo atto, ma anche a chi ha resistito fino a quel momento. Perché qui il punto non è la fotografia della cerimonia. Il punto è ciò che quella fotografia racconta: uno Stato che troppo spesso arriva tardi e poi pretende l’applauso per essersi presentato. Meglio tardi che mai, certo. Ma “mai” non avrebbe dovuto essere nemmeno un’ipotesi. C’è, nella dichiarazione del sindaco, anche un gesto politico non secondario: l’invito al vicesindaco uscente Versace, riconosciuto come colui che ha seguito l’ultima fase del percorso. In tempi in cui la politica cancella il predecessore come si cancella una lavagna, riconoscere una continuità amministrativa è quasi un atto rivoluzionario. Piccolo, ma civile. Ora però comincia la parte più difficile. Stabilizzare non significa soltanto firmare un contratto. Significa pretendere efficienza. Significa mettere quelle persone nelle condizioni di lavorare davvero. Significa non trasformare una conquista sociale in un altro ingranaggio pigro della macchina pubblica. Significa dire ai cittadini: abbiamo dato stabilità a chi lavorava nell’incertezza, adesso dobbiamo dare servizi migliori a voi. La politica ama le giornate “bellissime”. Le comunità, invece, misurano i risultati nei mesi e negli anni. Se quei quaranta operatori diventeranno forza viva dell’ente, questa sarà stata una buona giornata per Reggio. Se resteranno soltanto il fondale di una conferenza stampa, sarà stata l’ennesima occasione sprecata. Ma oggi, almeno oggi, si può concedere alla città una tregua dal cinismo. Perché ogni contratto firmato da chi ha vissuto nell’incertezza è una piccola riparazione. Non cancella il passato, non assolve i ritardi, non santifica nessuno. Però restituisce qualcosa che la burocrazia italiana toglie troppo facilmente: il diritto di sentirsi finalmente dentro, e non più in attesa sulla soglia. Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno 

♬ audio originale - Luigi Palamara

Posta un commento

0 Commenti