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“Carta Straccia”, nel nome la provocazione, nel contenuto la sostanza. Leggetelo. Non per abitudine, ma per scelta.

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CHIUSO

CHIUSO

Chiuso per ferie.

O, molto più semplicemente, chiuso.

Credo sia arrivato il momento di abbandonare questa partita dei social: una corsa affannosa dietro a un presente che dura meno di un lampo e che, appena lo hai raccontato, è già diventato passato.

Abbiamo finito per chiamare “vita” una successione di notifiche.

Fotografiamo ciò che dovremmo guardare.
Condividiamo ciò che dovremmo custodire.
Raccontiamo agli altri persino i momenti nei quali, forse, dovremmo avere il pudore di restare soli.

Io scendo.

Non dal mondo. Dal rumore.

Voglio rallentare. Voglio riprendermi quel bene che abbiamo regalato con sorprendente leggerezza a macchine, piattaforme e sconosciuti: il tempo.

Userò, se necessario, un telefono fisso. Una cosa antica, quasi archeologica, che ha almeno un pregio: quando esci di casa, non ti segue.

Qualcuno dirà che gli dispiace. Qualcun altro penserà che sia una stravaganza. Altri scriveranno le solite parole di circostanza, accompagnate magari da un cuoricino, perché anche gli addii, ormai, devono sottostare all'algoritmo.

Non importa.

La verità è molto meno sentimentale e molto più semplice: ciascuno pensa a se stesso.

E fa bene.

Comincerò a farlo anch'io.

Dedicherò il mio tempo alle cose che amo, senza sentire il bisogno di mostrarle a nessuno. Perché un tramonto non diventa più bello se raccoglie cento “mi piace”. Un quadro non acquista valore perché viene fotografato. E una giornata felice non ha bisogno di testimoni.

Voglio camminare.

Voglio respirare l'aria dell'Aspromonte, riconoscerne gli odori, ascoltare quel silenzio che non pretende risposte immediate e non manda notifiche.

Dipingerò.

Scriverò.

Forse molto. Forse poco. Ma lo farò perché ne avrò voglia, non perché da qualche parte esiste una platea invisibile alla quale bisogna continuamente dimostrare di essere vivi.

Chi vorrà cercarmi, saprà farlo.

È sempre stato così, prima che ci convincessero che essere reperibili in ogni istante fosse una forma di libertà.

Io, invece, voglio tornare a vivere il mio tempo come l'ho cominciato: da sognatore.

In quel piccolo pezzo d'Aspromonte che, mentre tutto correva, cambiava, gridava e pretendeva attenzione, è rimasto dov'era.

Non mi ha chiesto fotografie.

Non mi ha chiesto aggiornamenti.

Non mi ha chiesto di esserci ogni giorno.

Mi ha semplicemente aspettato.

E adesso torno.

CLOSED.

CHIUSO.

Luigi Palamara 

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