OPERAZIONE PIAZZA PULITA. Reggio Calabria, l’alba del fare: quando la normalità diventa rivoluzione
A poco più di un mese dall'elezione, il sindaco Cannizzaro lancia l'“Operazione Piazza Pulita”: un piano straordinario contro il degrado che unisce interventi nei quartieri e tolleranza zero contro gli incivili.
Non una semplice passata di vernice, ma una sfida strutturale che parte dalle periferie: venticinque agenti della Polizia locale schierati h24, anche in borghese, per sanzionare chi abbandona i rifiuti. La scommessa ora sarà la continuità.
L'Editoriale di Luigi Palamara
Un’ora, nelle città stanche, in cui la retorica dorme ancora e la realtà si presenta senza trucco. Le cinque del mattino. Piazza del Popolo. Gli operatori di Ecologia Oggi pronti a muoversi. La Polizia locale schierata. Il sindaco Francesco Cannizzaro lì, non dietro una scrivania, non davanti a un convegno, non dentro una promessa: lì, dove la città sporca si vede, si annusa, si misura.
È da quell’alba che è partita l’Operazione Piazza Pulita. Nome semplice, perfino brutale nella sua chiarezza. Perché a volte la politica, per tornare credibile, deve smettere di parlare difficile e cominciare a dire le cose come stanno: Reggio ha bisogno di essere ripulita. Nei quartieri, nelle periferie, nei luoghi dimenticati, nelle microdiscariche che diventano monumenti all’abbandono, nelle grandi ferite lasciate aperte per troppo tempo.
E il punto, finalmente, sembra essere questo: non si tratta di una mano di vernice sulla facciata. Non si tratta della solita passerella con telecamera al seguito e promessa di turno. Qui il messaggio è diverso, ed è arrivato presto. Prestissimo. Dopo poco più di un mese dall’elezione, il sindaco mostra di avere intenzione di aggredire le criticità, non di amministrarle. Di metterci le mani, non di girarci attorno. Di prendere una città che per troppo tempo ha convissuto con problemi sospesi, rinviati, tollerati, e riportarla a una parola che altrove sembra banale, ma qui suona quasi rivoluzionaria: normalità.
Pulizia, dunque. Ma non solo pulizia.
Perché pulire senza controllare significa condannarsi a ricominciare da capo ogni mattina. Significa chiedere ai cittadini perbene di sopportare due volte: prima l’inciviltà di chi sporca, poi l’impunità di chi continua a farlo. E allora l’Operazione Piazza Pulita non si limita a rimuovere rifiuti. Introduce un principio: dove il Comune pulisce, chi risporca paga. E paga sul serio.
Da qui la scelta del nucleo ecologico della Polizia locale: venticinque agenti, servizio h24, anche in borghese, con auto civetta, per individuare e sanzionare chi abbandona rifiuti, chi deturpa, chi pensa che lo spazio pubblico sia una terra di nessuno. Qualcuno, naturalmente, griderà al “sindaco sceriffo”. È una formula comoda, buona per i salotti e per le polemiche a buon mercato. Ma noi preferiamo chiamarlo in un altro modo: un primo cittadino che prova a fare il primo cittadino.
Perché amare una città non significa soltanto pronunciarne il nome con voce commossa nei giorni di festa. Non significa riempire i discorsi di “orgoglio”, “identità”, “rinascita” e “futuro”. Amare una città significa anche svegliarsi all’alba, andare nei luoghi dove il degrado ha preso confidenza con l’abitudine, e dire basta. Significa guardare in faccia una realtà scomoda: Reggio merita rispetto, ma il rispetto non arriva per decreto sentimentale. Si conquista con i fatti, con le regole, con la presenza, con le sanzioni quando servono.
E servono.
Servono perché la città non può essere ostaggio di chi confonde la libertà con l’arroganza. Servono perché il decoro urbano non è un capriccio estetico, ma una forma di giustizia civile. Una strada pulita non è solo una strada più bella: è una strada in cui lo Stato, il Comune, la comunità tornano a farsi vedere. Una periferia ripulita non è solo una periferia più ordinata: è una periferia a cui si dice, finalmente, “non siete cittadini di serie B”.
Questa è la parte più importante dell’operazione annunciata da Piazza del Popolo: partire dalle periferie, dalle micro e grandi discariche, dai luoghi in cui il degrado spesso diventa paesaggio e poi destino. È lì che si misura la serietà di un’amministrazione. Non nei tappeti rossi, non nelle fotografie istituzionali, ma nella capacità di entrare nelle zone difficili e riportare ordine, dignità, normalità.
“Tolleranza zero”, ha detto il sindaco. Espressione dura, certo. Ma dura è anche la condizione di una città quando il degrado viene lasciato sedimentare. Dura è la rabbia dei cittadini che pagano, rispettano, differenziano, attendono, e poi vedono il proprio quartiere trasformato in discarica da chi non rispetta nulla e nessuno. Duro è il senso di impotenza che nasce quando la regola sembra un consiglio e la sanzione un’ipotesi remota.
La vera sfida, adesso, sarà la continuità. Perché una città non si cambia in un’alba sola. Un’operazione può accendere un segnale, ma è la costanza a trasformarlo in governo. Pulire oggi e controllare domani. Sanzionare chi sporca e premiare, almeno moralmente, chi rispetta. Andare nei quartieri una volta, poi tornarci. Non lasciare che l’annuncio diventi ricordo e che il degrado rialzi la testa appena si spengono i riflettori.
Ma intanto un fatto c’è. E in politica, dove spesso le parole ingrassano e i fatti dimagriscono, non è poco.
C’è un sindaco eletto da poco più di un mese che, alle cinque del mattino, si presenta in piazza e dichiara guerra non a un nemico astratto, ma a problemi concreti: rifiuti, discariche, inciviltà, assenza di controllo, mancanza di decoro. C’è un’amministrazione che sembra voler dire ai reggini: la normalità non sarà più una promessa da campagna elettorale, ma un terreno da riconquistare metro dopo metro.
Lo chiameranno sceriffo, perché è più facile ironizzare sull’ordine che praticarlo. Lo accuseranno di durezza, perché in questa città spesso perfino il rispetto delle regole viene scambiato per eccesso. Ma se essere “sceriffo” significa non rassegnarsi alla sporcizia, non accettare che le periferie marciscano nell’indifferenza, non permettere che pochi incivili umilino molti cittadini perbene, allora forse il problema non è lo sceriffo. Il problema era l’assenza di chi facesse rispettare la legge.
Reggio non ha bisogno di miracoli raccontati. Ha bisogno di normalità costruita. Di strade pulite. Di quartieri rispettati. Di controlli veri. Di sanzioni certe. Di una politica che si svegli prima della città e non dopo i problemi.
All’alba, da Piazza del Popolo, è partito un messaggio semplice: Reggio merita rispetto.
Ora bisogna dimostrarlo ogni giorno. E, soprattutto, bisogna pretenderlo da tutti.
Da "Adesso Reggio" a "Buongiorno Reggio" per arrivare a "PIAZZA PULITA" il passo è stato breve e la storia continua ...
Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno di Roccaforte del Greco detto L'Arciere
@luigi.palamara OPERAZIONE PIAZZA PULITA. Reggio Calabria, l’alba del fare: quando la normalità diventa rivoluzione A poco più di un mese dall'elezione, il sindaco Cannizzaro lancia l'“Operazione Piazza Pulita”: un piano straordinario contro il degrado che unisce interventi nei quartieri e tolleranza zero contro gli incivili. Non una semplice passata di vernice, ma una sfida strutturale che parte dalle periferie: venticinque agenti della Polizia locale schierati h24, anche in borghese, per sanzionare chi abbandona i rifiuti. La scommessa ora sarà la continuità. L'Editoriale di Luigi Palamara Un’ora, nelle città stanche, in cui la retorica dorme ancora e la realtà si presenta senza trucco. Le cinque del mattino. Piazza del Popolo. Gli operatori di Ecologia Oggi pronti a muoversi. La Polizia locale schierata. Il sindaco Francesco Cannizzaro lì, non dietro una scrivania, non davanti a un convegno, non dentro una promessa: lì, dove la città sporca si vede, si annusa, si misura. È da quell’alba che è partita l’Operazione Piazza Pulita. Nome semplice, perfino brutale nella sua chiarezza. Perché a volte la politica, per tornare credibile, deve smettere di parlare difficile e cominciare a dire le cose come stanno: Reggio ha bisogno di essere ripulita. Nei quartieri, nelle periferie, nei luoghi dimenticati, nelle microdiscariche che diventano monumenti all’abbandono, nelle grandi ferite lasciate aperte per troppo tempo. E il punto, finalmente, sembra essere questo: non si tratta di una mano di vernice sulla facciata. Non si tratta della solita passerella con telecamera al seguito e promessa di turno. Qui il messaggio è diverso, ed è arrivato presto. Prestissimo. Dopo poco più di un mese dall’elezione, il sindaco mostra di avere intenzione di aggredire le criticità, non di amministrarle. Di metterci le mani, non di girarci attorno. Di prendere una città che per troppo tempo ha convissuto con problemi sospesi, rinviati, tollerati, e riportarla a una parola che altrove sembra banale, ma qui suona quasi rivoluzionaria: normalità. Pulizia, dunque. Ma non solo pulizia. Perché pulire senza controllare significa condannarsi a ricominciare da capo ogni mattina. Significa chiedere ai cittadini perbene di sopportare due volte: prima l’inciviltà di chi sporca, poi l’impunità di chi continua a farlo. E allora l’Operazione Piazza Pulita non si limita a rimuovere rifiuti. Introduce un principio: dove il Comune pulisce, chi risporca paga. E paga sul serio. Da qui la scelta del nucleo ecologico della Polizia locale: venticinque agenti, servizio h24, anche in borghese, con auto civetta, per individuare e sanzionare chi abbandona rifiuti, chi deturpa, chi pensa che lo spazio pubblico sia una terra di nessuno. Qualcuno, naturalmente, griderà al “sindaco sceriffo”. È una formula comoda, buona per i salotti e per le polemiche a buon mercato. Ma noi preferiamo chiamarlo in un altro modo: un primo cittadino che prova a fare il primo cittadino. Perché amare una città non significa soltanto pronunciarne il nome con voce commossa nei giorni di festa. Non significa riempire i discorsi di “orgoglio”, “identità”, “rinascita” e “futuro”. Amare una città significa anche svegliarsi all’alba, andare nei luoghi dove il degrado ha preso confidenza con l’abitudine, e dire basta. Significa guardare in faccia una realtà scomoda: Reggio merita rispetto, ma il rispetto non arriva per decreto sentimentale. Si conquista con i fatti, con le regole, con la presenza, con le sanzioni quando servono. E servono. Servono perché la città non può essere ostaggio di chi confonde la libertà con l’arroganza. Servono perché il decoro urbano non è un capriccio estetico, ma una forma di giustizia civile. Una strada pulita non è solo una strada più bella: è una strada in cui lo Stato, il Comune, la comunità tornano a farsi vedere. Una periferia ripulita non è solo una periferia più ordinata: è una periferia a cui si dice, finalmente, “non siete cittadini di serie B”. Questa è la parte più impor
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@luigi.palamara OPERAZIONE PIAZZA PULITA. Reggio Calabria, l’alba del fare: quando la normalità diventa rivoluzione A poco più di un mese dall'elezione, il sindaco Cannizzaro lancia l'“Operazione Piazza Pulita”: un piano straordinario contro il degrado che unisce interventi nei quartieri e tolleranza zero contro gli incivili. Non una semplice passata di vernice, ma una sfida strutturale che parte dalle periferie: venticinque agenti della Polizia locale schierati h24, anche in borghese, per sanzionare chi abbandona i rifiuti. La scommessa ora sarà la continuità. L'Editoriale di Luigi Palamara Un’ora, nelle città stanche, in cui la retorica dorme ancora e la realtà si presenta senza trucco. Le cinque del mattino. Piazza del Popolo. Gli operatori di Ecologia Oggi pronti a muoversi. La Polizia locale schierata. Il sindaco Francesco Cannizzaro lì, non dietro una scrivania, non davanti a un convegno, non dentro una promessa: lì, dove la città sporca si vede, si annusa, si misura. È da quell’alba che è partita l’Operazione Piazza Pulita. Nome semplice, perfino brutale nella sua chiarezza. Perché a volte la politica, per tornare credibile, deve smettere di parlare difficile e cominciare a dire le cose come stanno: Reggio ha bisogno di essere ripulita. Nei quartieri, nelle periferie, nei luoghi dimenticati, nelle microdiscariche che diventano monumenti all’abbandono, nelle grandi ferite lasciate aperte per troppo tempo. E il punto, finalmente, sembra essere questo: non si tratta di una mano di vernice sulla facciata. Non si tratta della solita passerella con telecamera al seguito e promessa di turno. Qui il messaggio è diverso, ed è arrivato presto. Prestissimo. Dopo poco più di un mese dall’elezione, il sindaco mostra di avere intenzione di aggredire le criticità, non di amministrarle. Di metterci le mani, non di girarci attorno. Di prendere una città che per troppo tempo ha convissuto con problemi sospesi, rinviati, tollerati, e riportarla a una parola che altrove sembra banale, ma qui suona quasi rivoluzionaria: normalità. Pulizia, dunque. Ma non solo pulizia. Perché pulire senza controllare significa condannarsi a ricominciare da capo ogni mattina. Significa chiedere ai cittadini perbene di sopportare due volte: prima l’inciviltà di chi sporca, poi l’impunità di chi continua a farlo. E allora l’Operazione Piazza Pulita non si limita a rimuovere rifiuti. Introduce un principio: dove il Comune pulisce, chi risporca paga. E paga sul serio. Da qui la scelta del nucleo ecologico della Polizia locale: venticinque agenti, servizio h24, anche in borghese, con auto civetta, per individuare e sanzionare chi abbandona rifiuti, chi deturpa, chi pensa che lo spazio pubblico sia una terra di nessuno. Qualcuno, naturalmente, griderà al “sindaco sceriffo”. È una formula comoda, buona per i salotti e per le polemiche a buon mercato. Ma noi preferiamo chiamarlo in un altro modo: un primo cittadino che prova a fare il primo cittadino. Perché amare una città non significa soltanto pronunciarne il nome con voce commossa nei giorni di festa. Non significa riempire i discorsi di “orgoglio”, “identità”, “rinascita” e “futuro”. Amare una città significa anche svegliarsi all’alba, andare nei luoghi dove il degrado ha preso confidenza con l’abitudine, e dire basta. Significa guardare in faccia una realtà scomoda: Reggio merita rispetto, ma il rispetto non arriva per decreto sentimentale. Si conquista con i fatti, con le regole, con la presenza, con le sanzioni quando servono. E servono. Servono perché la città non può essere ostaggio di chi confonde la libertà con l’arroganza. Servono perché il decoro urbano non è un capriccio estetico, ma una forma di giustizia civile. Una strada pulita non è solo una strada più bella: è una strada in cui lo Stato, il Comune, la comunità tornano a farsi vedere. Una periferia ripulita non è solo una periferia più ordinata: è una periferia a cui si dice, finalmente, “non siete cittadini di serie B”. Questa è la parte più importante dell’operazione annu
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