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Solidarietà e sanità nell'area grecanica: Da Roccaforte del Greco una donazione al reparto di Oncologia del "Morelli" di Reggio Calabria.

Quella goccia nel mare che sa di Calabria vera

Solidarietà e sanità nell'area grecanica: Da Roccaforte del Greco una donazione al reparto di Oncologia del "Morelli" di Reggio Calabria.

La Calabria che non si arrende: una lezione di civiltà dal cuore dell’Aspromonte

​Cittadini, associazioni e il sindaco Ercole Nucera consegnano un contributo nato dalla partecipazione e rilanciano la sfida alle istituzioni: «Ora serve un registro dei tumori per studiare e dare risposte al dolore dei nostri territori interni».

L'Editoriale di Luigi Palamara 


Alcuni gesti, a guardarli da lontano, sembrano piccoli. Una raccolta fondi. Un assegno consegnato in un reparto d’ospedale. Alcuni cittadini venuti da un paese dell’area grecanica. Un sindaco con la fascia istituzionale, o anche senza, ma con il peso morale di una comunità sulle spalle. Poche parole, qualche ringraziamento, una stretta di mano.

Eppure, a volte, proprio in questi gesti apparentemente minuti si nasconde la parte migliore di un popolo.

È accaduto all’ospedale Morelli di Reggio Calabria, nel reparto di Oncologia, dove le associazioni promotrici di una raccolta fondi, e in particolare l'associazione EMO della Presidente Angela Sartiano, insieme al sindaco di Roccaforte del Greco, Ercole Nucera, e ad alcuni cittadini, hanno consegnato un contributo di mille cinquecento euro nato non dalla ricchezza, ma dalla partecipazione. Non dall’abbondanza, ma dalla coscienza. Non dalla propaganda, ma da quella solidarietà concreta che non ha bisogno di gridare per farsi sentire.

Una goccia nel mare, si dirà. Certo. Ma chi conosce il mare sa che anche le gocce lo compongono. E chi conosce la Calabria sa che spesso, in questa terra difficile e ferita, le gocce valgono più dei proclami.

Roccaforte del Greco non è una metropoli. È un paese dell’Aspromonte, un luogo che porta nel nome e nella pietra la fatica della distanza, lo spopolamento, l’orgoglio delle radici, la solitudine dei territori interni. Da paesi così, troppo spesso, lo Stato si ricorda di passare soltanto con le statistiche, con le emergenze, con le promesse. E invece da paesi così, qualche volta, arriva una lezione di civiltà.

Le associazioni che si sono fatte promotrici della raccolta fondi hanno compiuto un gesto semplice e alto: hanno trasformato l’indignazione in azione, la preoccupazione in aiuto, il dolore in responsabilità. Non hanno atteso che qualcuno scendesse dall’alto a risolvere tutto. Non si sono limitate alla lamentela, sport nazionale nel quale siamo tutti campioni. Hanno raccolto, coinvolto, organizzato, portato un segno tangibile là dove ogni risorsa può diventare speranza.

E hanno scelto un luogo simbolico: il reparto di Oncologia del Morelli.

Chiunque abbia varcato la soglia di un reparto oncologico sa che lì le parole cambiano peso. “Domani” non è più una data sul calendario. “Attesa” non è più un’abitudine. “Cura” non è soltanto una terapia. Lì si combattono battaglie silenziose, spesso senza pubblico e senza retorica. Lì le famiglie imparano la pazienza dura delle sedie nei corridoi. Lì i medici e gli infermieri diventano, quando sanno esserlo, non solo professionisti, ma presenze umane. Mani, sguardi, voci. A volte argini.

Per questo il ringraziamento rivolto agli operatori sanitari non può essere una formula di circostanza. Medici, infermieri e personale sanitario sono davvero la colonna portante di un percorso che non riguarda solo la malattia, ma la dignità della persona malata. In una sanità calabrese che vive difficoltà profonde, note a tutti e pagate soprattutto dai cittadini più fragili, il loro lavoro quotidiano diventa una forma di resistenza civile.

Il sindaco Ercole Nucera, presente alla consegna, ha dato a quel gesto anche un valore istituzionale. La sua presenza non è stata soltanto quella di un amministratore che partecipa a una cerimonia. È stata la presenza di un paese che, attraverso il proprio rappresentante, ha detto: noi ci siamo. Roccaforte del Greco c’è. I cittadini ci sono. Le associazioni ci sono. La comunità non resta a guardare.

E questa è una notizia, in un tempo in cui troppe comunità sembrano rassegnate all’isolamento e troppe istituzioni sembrano abituate alla distanza.

Nucera ha ricordato una verità scomoda: l’area grecanica soffre da anni. Soffre di marginalità, di servizi insufficienti, di strade difficili, di sanità complicata. E soffre anche per il peso di malattie che attraversano famiglie e paesi, lasciando domande spesso senza risposta. Da qui la proposta, importante e concreta, di lavorare alla costituzione di un registro dei tumori, attraverso il coinvolgimento dei Comuni, dei medici, dei professori, degli specialisti e della Regione Calabria.

Non è un dettaglio tecnico. È una questione di civiltà.

Perché non basta dire che un territorio soffre. Bisogna misurare, conoscere, studiare, capire. Bisogna dare nomi e numeri al dolore, non per ridurlo a statistica, ma per trasformarlo in prevenzione, ricerca, programmazione, cura. Un registro dei tumori, se costruito seriamente e sostenuto dalle istituzioni competenti, può diventare uno strumento fondamentale per leggere ciò che accade nei nostri territori e per intervenire con maggiore consapevolezza.

E qui il discorso si allarga.

La Calabria non ha bisogno soltanto di indignarsi per la propria sanità. Ha bisogno di pretendere, proporre, vigilare, partecipare. Ha bisogno di cittadini che non si sentano sudditi. Ha bisogno di sindaci che non si limitino a tagliare nastri, ma portino domande scomode nei luoghi giusti. Ha bisogno di associazioni capaci di scuotere l’indifferenza. Ha bisogno di una Regione che ascolti davvero i territori, specialmente quelli interni, quelli periferici, quelli che non fanno rumore finché il dolore non diventa emergenza.

La consegna dell’assegno al Morelli, allora, non va letta come una semplice cerimonia benefica. Sarebbe riduttivo. È stata una piccola pagina di buona Calabria. Di quella Calabria che non chiede compassione, ma rispetto. Di quella Calabria che, pur conoscendo le proprie ferite, rifiuta di essere raccontata solo attraverso le sue sconfitte. Di quella Calabria che sa unirsi nei momenti significativi e mostrare un volto diverso: non quello della rassegnazione, ma quello della responsabilità.

C’erano le associazioni. C’era il sindaco. C’erano alcuni cittadini. C’era il reparto di Oncologia, con i suoi operatori e con la sua umanità quotidiana. C’era, soprattutto, un messaggio: la salute non è un affare privato, ma un bene comune. Quando una persona si ammala, non si ammala soltanto un corpo. Si ammala una famiglia, si incrina una comunità, si misura la tenuta morale di un territorio.

E una comunità che si presenta in ospedale non per chiedere, ma per dare, merita attenzione.

Non applausi facili. Attenzione vera.

Perché quel gesto dice una cosa antica e oggi quasi rivoluzionaria: nessuno si salva da solo. Non il paziente, non la famiglia, non il medico, non il sindaco, non il paese. Ci si salva, quando è possibile, dentro una rete di responsabilità condivise. E anche quando non ci si salva come vorremmo, ci si accompagna. Con rispetto. Con ascolto. Con presenza.


Il dottor Sayd Al Sayyad ha ricordato il valore simbolico della campana, che potrà raccontare un momento difficile oppure una piccola o grande vittoria. Ogni suono sarà diverso perché ogni paziente è diverso. In oncologia, infatti, non passano soltanto farmaci, esami e terapie. Passano paure, attese, lacrime trattenute, mani strette, silenzi, speranze. Passa la vita nella sua forma più nuda.

E allora sì, servono risorse. Servono strumenti. Serve organizzazione. Serve una sanità che funzioni. Ma servono anche ascolto, rispetto, umanità e vicinanza. Non come ornamenti, ma come parte della cura.

La visita delle associazioni, del sindaco Nucera e dei cittadini di Roccaforte del Greco al reparto di Oncologia del Morelli ha avuto questo merito: ricordarci che la solidarietà non è una parola da convegno. È un atto. È una strada percorsa. È una comunità che si muove. È un assegno consegnato con dignità. È un grazie rivolto a chi cura. È una proposta lanciata alle istituzioni. È una goccia nel mare che, proprio perché nasce dal basso, vale più di molti discorsi dall’alto.

In fondo, la Calabria migliore è questa: quella che non aspetta soltanto di essere salvata, ma comincia, con ciò che ha, a salvare qualcosa.

Una goccia, certo.

Ma pulita. Necessaria. Umana.

E in tempi di aridità morale, anche una goccia può fare rumore.

Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno 

@luigi.palamara

Quella goccia nel mare che sa di Calabria vera Solidarietà e sanità nell'area grecanica: Da Roccaforte del Greco una donazione al reparto di Oncologia del "Morelli" di Reggio Calabria. ​La Calabria che non si arrende: una lezione di civiltà dal cuore dell’Aspromonte ​Cittadini, associazioni e il sindaco Ercole Nucera consegnano un contributo nato dalla partecipazione e rilanciano la sfida alle istituzioni: «Ora serve un registro dei tumori per studiare e dare risposte al dolore dei nostri territori interni». L'Editoriale di Luigi Palamara Alcuni gesti, a guardarli da lontano, sembrano piccoli. Una raccolta fondi. Un assegno consegnato in un reparto d’ospedale. Alcuni cittadini venuti da un paese dell’area grecanica. Un sindaco con la fascia istituzionale, o anche senza, ma con il peso morale di una comunità sulle spalle. Poche parole, qualche ringraziamento, una stretta di mano. Eppure, a volte, proprio in questi gesti apparentemente minuti si nasconde la parte migliore di un popolo. È accaduto all’ospedale Morelli di Reggio Calabria, nel reparto di Oncologia, dove le associazioni promotrici di una raccolta fondi, e in particolare l'associazione EMO della Presidente Angela Sartiano, insieme al sindaco di Roccaforte del Greco, Ercole Nucera, e ad alcuni cittadini, hanno consegnato un contributo di mille cinquecento euro nato non dalla ricchezza, ma dalla partecipazione. Non dall’abbondanza, ma dalla coscienza. Non dalla propaganda, ma da quella solidarietà concreta che non ha bisogno di gridare per farsi sentire. Una goccia nel mare, si dirà. Certo. Ma chi conosce il mare sa che anche le gocce lo compongono. E chi conosce la Calabria sa che spesso, in questa terra difficile e ferita, le gocce valgono più dei proclami. Roccaforte del Greco non è una metropoli. È un paese dell’Aspromonte, un luogo che porta nel nome e nella pietra la fatica della distanza, lo spopolamento, l’orgoglio delle radici, la solitudine dei territori interni. Da paesi così, troppo spesso, lo Stato si ricorda di passare soltanto con le statistiche, con le emergenze, con le promesse. E invece da paesi così, qualche volta, arriva una lezione di civiltà. Le associazioni che si sono fatte promotrici della raccolta fondi hanno compiuto un gesto semplice e alto: hanno trasformato l’indignazione in azione, la preoccupazione in aiuto, il dolore in responsabilità. Non hanno atteso che qualcuno scendesse dall’alto a risolvere tutto. Non si sono limitate alla lamentela, sport nazionale nel quale siamo tutti campioni. Hanno raccolto, coinvolto, organizzato, portato un segno tangibile là dove ogni risorsa può diventare speranza. E hanno scelto un luogo simbolico: il reparto di Oncologia del Morelli. Chiunque abbia varcato la soglia di un reparto oncologico sa che lì le parole cambiano peso. “Domani” non è più una data sul calendario. “Attesa” non è più un’abitudine. “Cura” non è soltanto una terapia. Lì si combattono battaglie silenziose, spesso senza pubblico e senza retorica. Lì le famiglie imparano la pazienza dura delle sedie nei corridoi. Lì i medici e gli infermieri diventano, quando sanno esserlo, non solo professionisti, ma presenze umane. Mani, sguardi, voci. A volte argini. Per questo il ringraziamento rivolto agli operatori sanitari non può essere una formula di circostanza. Medici, infermieri e personale sanitario sono davvero la colonna portante di un percorso che non riguarda solo la malattia, ma la dignità della persona malata. In una sanità calabrese che vive difficoltà profonde, note a tutti e pagate soprattutto dai cittadini più fragili, il loro lavoro quotidiano diventa una forma di resistenza civile. Il sindaco Ercole Nucera, presente alla consegna, ha dato a quel gesto anche un valore istituzionale. La sua presenza non è stata soltanto quella di un amministratore che partecipa a una cerimonia. È stata la presenza di un paese che, attraverso il proprio rappresentante, ha detto: noi ci siamo. Roccaforte del Greco c’è. I cittadini ci sono. Le associazioni ci sono.

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