La solidarietà e il dibattito sulla ricerca a Roccaforte del Greco per "Vunì in Festa"
La salute di un bambino non è una spesa, ma il debito più sacro verso il futuro
A Roccaforte del Greco una serata di musica e tradizione per sostenere il Reparto di Oncoematologia Pediatrica. Tra radici ellenofone, eccellenze mediche costrette a fuggire e il valore insostituibile del fattore umano, la comunità si stringe attorno a chi combatte la malattia.
L'Editoriale di Luigi Palamara
Certe serate uu paese si mette il vestito buono. Non per vanità, ma per necessità.
“Vunì in Festa”, a Roccaforte del Greco, appartiene a questo tipo di serate. Una festa, certo. Musica, tradizione, comunità insieme a Peppe Sapone. Ma soprattutto una causa: sostenere il Reparto di Oncoematologia Pediatrica.
E quando in mezzo ci sono bambini malati, ogni parola rischia di diventare superflua.
Per questo è bene partire dai fatti.
A introdurre la serata è stato il professor Francesco Palamara, che ha ricordato come quella terra, apparentemente periferica, abbia invece radici che vanno lontano. Molto lontano. Studi condotti dall’Università di Bologna sul DNA delle comunità ellenofone dell’area hanno ricostruito stratificazioni genetiche antichissime, dal Neolitico all’Età del Bronzo, con legami che conducono verso l’Egeo, l’Anatolia, il Vicino Oriente e il Caucaso.
In altre parole: mentre qualcuno continua a pensare alla Calabria come a un margine, la storia ci dice che qui, per millenni, è passato il mondo.
Non è folklore.
È identità.
E l’identità, quando è vera, non ha bisogno di essere gridata. Sta nel sangue, nelle parole, nei gesti e nella memoria.
Ma la serata non era un convegno di archeogenetica.
Era una serata di solidarietà.
Ed è qui che la retorica deve fare un passo indietro.
Perché quando si parla di oncologia pediatrica non servono frasi solenni. Servono medici. Infermieri. Ricerca. Strutture. Risorse. Famiglie sostenute. E soprattutto uno Stato che capisca che certi reparti non sono una voce qualunque del bilancio.
Il sindaco di Roccaforte del Greco, Ercole Nucera, lo ha detto con chiarezza: la ricerca è fondamentale e in Italia lo Stato spende ancora troppo poco.
Parole semplici.
Ma proprio per questo pesanti.
Da decenni celebriamo i nostri ricercatori quando diventano eccellenze all’estero. Li fotografiamo, li intervistiamo, li chiamiamo “cervelli italiani nel mondo”. Poi però dimentichiamo la domanda più scomoda: perché spesso, per diventare eccellenze, devono andarsene?
Nel caso del sindaco Ercole Nucera, il discorso ha anche un significato personale. Suo figlio, il dottor Carmelo Nucera, è medico e Associate Professor of Pathology alla Harvard Medical School di Boston, impegnato nella ricerca oncologica sul carcinoma tiroideo.
Una storia di successo.
Ma anche una fotografia del Paese.
L’Italia è bravissima a produrre talento. Molto meno a trattenerlo.
E allora la beneficenza diventa necessaria. Le associazioni diventano necessarie. Le comunità si organizzano. I volontari raccolgono fondi. Le famiglie aiutano altre famiglie.
Tutto bellissimo.
Ma attenzione a non trasformare la generosità dei cittadini nell’alibi permanente delle istituzioni.
La solidarietà deve aggiungere.
Non sostituire.
Angela Sartiano, in rappresentanza dell’Associazione Emo, ha spiegato lo spirito della manifestazione e il senso concreto di quella mobilitazione.
Ed è proprio questa la parte che spesso sfugge quando si raccontano eventi del genere.
Non è soltanto “fare beneficenza”.
È costruire una rete.
Perché una diagnosi oncologica pediatrica non entra soltanto nella vita di un bambino.
Entra in una casa.
Cambia gli orari.
Cambia le paure.
Cambia le giornate.
Cambia perfino il significato delle parole normali.
“Domani”.
“Guarigione”.
“Casa”.
“Buonanotte”.
Il Reparto di Oncoematologia Pediatrica vive dentro questa realtà ogni giorno.
La dottoressa Rossella Morello ha spiegato il funzionamento del reparto e ha ringraziato quanti sostengono il lavoro della struttura. Con lei è stata ricordata la dottoressa Angela Demeca, insieme agli infermieri Giovanni Spampinato, Caterina Laurendi e Antonio Mario Pangallo e alle operatrici dell’AIL.
Nomi.
È importante scriverli.
Perché le istituzioni hanno sigle, i reparti hanno targhe, gli ospedali hanno numeri.
Ma a curare sono le persone.
Poi è intervenuta anche la dottoressa Orizzonte del reparto di oncologia.
E dietro ogni intervento, dietro ogni spiegazione tecnica, resta sempre la stessa evidenza: la medicina moderna può avere macchine straordinarie, protocolli sofisticati, terapie sempre più precise, ma senza il fattore umano rischia di diventare soltanto tecnologia.
Con i bambini questo è ancora più vero.
Un bambino non incontra una “struttura sanitaria”.
Incontra un volto.
Una voce.
Una mano.
Qualcuno che deve spiegargli ciò che spesso è difficile spiegare persino a un adulto.
E accanto a quel bambino ci sono i genitori.
Forse la frase più importante dell’intera serata è stata proprio quella pronunciata alla fine dell’introduzione: l’augurio che ogni genitore possa tornare a dare la buonanotte ai propri figli con serenità, senza l’angoscia che una malattia oncologica porta dentro una famiglia.
Ecco.
Tutto il resto viene dopo.
Gli studi genetici.
Le istituzioni.
Le eccellenze scientifiche.
Le associazioni.
Le fotografie.
I saluti ufficiali.
Persino la festa.
Perché alla fine il senso di “Vunì in Festa” è racchiuso lì: restituire a una madre e a un padre il diritto a una cosa normalissima.
Dire buona notte al proprio bambino senza avere paura del domani.
Non esiste ricerca più importante di quella che prova a rendere possibile quella notte.
E non esiste comunità degna di questo nome se, quando un bambino si ammala, volta la faccia dall’altra parte.
A Roccaforte del Greco, almeno per una sera, non è accaduto.
Il paese si è riunito.
Ha ascoltato.
Ha raccolto.
Ha ringraziato chi cura.
Ha parlato di ricerca.
E soprattutto ha ricordato una cosa che nei bilanci pubblici non compare mai abbastanza chiaramente:
la salute di un bambino non è una spesa.
È il debito più sacro che una società ha verso il proprio futuro.
Luigi Palamara
Giornalista, Scrittore e Artista Aspromontano
@luigi.palamara La solidarietà e il dibattito sulla ricerca a Roccaforte del Greco per "Vunì in Festa" La salute di un bambino non è una spesa, ma il debito più sacro verso il futuro A Roccaforte del Greco una serata di musica e tradizione per sostenere il Reparto di Oncoematologia Pediatrica. Tra radici ellenofone, eccellenze mediche costrette a fuggire e il valore insostituibile del fattore umano, la comunità si stringe attorno a chi combatte la malattia. L'Editoriale di Luigi Palamara Certe serate ul paese si mette il vestito buono. Non per vanità, ma per necessità. “Vunì in Festa”, a Roccaforte del Greco, appartiene a questo tipo di serate. Una festa, certo. Musica, tradizione, comunità insieme a Peppe Sapone. Ma soprattutto una causa: sostenere il Reparto di Oncoematologia Pediatrica. E quando in mezzo ci sono bambini malati, ogni parola rischia di diventare superflua. Per questo è bene partire dai fatti. A introdurre la serata è stato il professor Francesco Palamara, che ha ricordato come quella terra, apparentemente periferica, abbia invece radici che vanno lontano. Molto lontano. Studi condotti dall’Università di Bologna sul DNA delle comunità ellenofone dell’area hanno ricostruito stratificazioni genetiche antichissime, dal Neolitico all’Età del Bronzo, con legami che conducono verso l’Egeo, l’Anatolia, il Vicino Oriente e il Caucaso. In altre parole: mentre qualcuno continua a pensare alla Calabria come a un margine, la storia ci dice che qui, per millenni, è passato il mondo. Non è folklore. È identità. E l’identità, quando è vera, non ha bisogno di essere gridata. Sta nel sangue, nelle parole, nei gesti e nella memoria. Ma la serata non era un convegno di archeogenetica. Era una serata di solidarietà. Ed è qui che la retorica deve fare un passo indietro. Perché quando si parla di oncologia pediatrica non servono frasi solenni. Servono medici. Infermieri. Ricerca. Strutture. Risorse. Famiglie sostenute. E soprattutto uno Stato che capisca che certi reparti non sono una voce qualunque del bilancio. Il sindaco di Roccaforte del Greco, Ercole Nucera, lo ha detto con chiarezza: la ricerca è fondamentale e in Italia lo Stato spende ancora troppo poco. Parole semplici. Ma proprio per questo pesanti. Da decenni celebriamo i nostri ricercatori quando diventano eccellenze all’estero. Li fotografiamo, li intervistiamo, li chiamiamo “cervelli italiani nel mondo”. Poi però dimentichiamo la domanda più scomoda: perché spesso, per diventare eccellenze, devono andarsene? Nel caso del sindaco Nucera, il discorso ha anche un significato personale. Suo figlio, il dottor Carmelo Nucera, è medico e Associate Professor of Pathology alla Harvard Medical School di Boston, impegnato nella ricerca oncologica sul carcinoma tiroideo. Una storia di successo. Ma anche una fotografia del Paese. L’Italia è bravissima a produrre talento. Molto meno a trattenerlo. E allora la beneficenza diventa necessaria. Le associazioni diventano necessarie. Le comunità si organizzano. I volontari raccolgono fondi. Le famiglie aiutano altre famiglie. Tutto bellissimo. Ma attenzione a non trasformare la generosità dei cittadini nell’alibi permanente delle istituzioni. La solidarietà deve aggiungere. Non sostituire. Angela Sartiano, in rappresentanza dell’Associazione Emo, ha spiegato lo spirito della manifestazione e il senso concreto di quella mobilitazione. Ed è proprio questa la parte che spesso sfugge quando si raccontano eventi del genere. Non è soltanto “fare beneficenza”. È costruire una rete. Perché una diagnosi oncologica pediatrica non entra soltanto nella vita di un bambino. Entra in una casa. Cambia gli orari. Cambia le paure. Cambia le giornate. Cambia perfino il significato delle parole normali. “Domani”. “Guarigione”. “Casa”. “Buonanotte”. Il Reparto di Oncoematologia Pediatrica vive dentro questa realtà ogni giorno. La dottoressa Rossella Morello ha spiegato il funzionamento del Editoriale completo su: https://www.cartastraccia.news/2026/08/la-solidarieta-e-il-dibattito-sulla.html
♬ audio originale - Luigi Palamara
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