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“Carta Straccia”, nel nome la provocazione, nel contenuto la sostanza. Leggetelo. Non per abitudine, ma per scelta.

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CHISTU ESTI NU CHIACHIELLA!!!

IL CHIACHIELLA E LO SPECCHIO

CHISTU ESTI NU CHIACHIELLA!!!

La satira di Luigi Palamara

«Ma chistu cu esti?»

La domanda, in Aspromonte, non è mai soltanto una domanda. È già un processo sommario, celebrato sotto un castagno, senza toga e senza appello.

«Ma come, non hai capito? È il gemello del signor Roberto Vannacci.»

«Aaaah. Ecco. Mi pareva.»

Sì. Ti pareva.

Tiè.

Fin qui la commedia. Quella commedia italiana che ci consente di ridere quasi di tutto, soprattutto quando non ci sarebbe molto da ridere.

Poi però il sipario bisogna abbassarlo.

Perché dietro la caricatura resta un fenomeno pubblico che merita di essere osservato senza applausi automatici e senza fischi telecomandati: il gusto, antico e italianissimo, per il personaggio che entra nella stanza facendo più rumore della porta.

Dice cose destinate a dividere, provoca, semplifica, alza il volume. E immediatamente una parte del pubblico scambia il volume per coraggio, la provocazione per profondità, lo schiaffo verbale per sincerità.

È un vecchio trucco del nostro teatro nazionale.

Da noi il personaggio che rovescia il tavolo ha sempre avuto più spettatori di quello che si prende la briga di apparecchiarlo.

In Aspromonte, per certe figure, esiste una parola magnifica: chiachiella.

Non è una definizione scientifica. Non compare nei manuali di scienza politica. È qualcosa di più antico e, forse, più preciso: indica quel tipo umano che fa molto teatro intorno a se stesso, che gonfia il petto, agita le braccia e pretende che il fracasso venga contabilizzato come autorevolezza.

Il problema, naturalmente, non è il chiachiella.

I chiachiella sono sempre esistiti.

Il problema comincia quando una società smette di riconoscerli come tali e decide di prenderli terribilmente sul serio.

Quando la politica diventa soprattutto rappresentazione, ogni frase deve essere più grossa della precedente. Ogni avversario diventa un nemico. Ogni complessità, una seccatura. Ogni dubbio, una debolezza.

E ai ragazzi che guardano resta una lezione assai povera: per essere ascoltati non occorre avere qualcosa da dire; basta dirla più forte degli altri.

Questo è il punto che dovrebbe interessarci davvero.

Non il personaggio in sé, destinato come tutti i personaggi pubblici a essere giudicato dalle parole pronunciate e dagli atti compiuti. Ma il pubblico. Noi.

Perché un uomo pubblico può provocare quanto vuole. È il suo diritto.

Ed è diritto degli altri domandarsi se dietro la provocazione ci sia un pensiero oppure soltanto un'altra provocazione pronta per il giorno dopo.

Forse, allora, la domanda iniziale era quella giusta.

«Ma chistu cu esti?»

Non per stabilire chi sia lui.

Per capire chi siamo diventati noi quando basta qualcuno che urla una certezza perché smettiamo di pretendere una spiegazione.

E a quel punto, dall'Aspromonte, arriverebbe probabilmente la sentenza più breve.

Niente comizi.
Niente proclami.
Niente trombe.

Una parola soltanto.

Chiachiella.

E il sipario può chiudersi.

Luigi Palamara Giornalista,  Scrittore e Artista Aspromontàno di Roccaforte del Greco detto L'Arciere. 

@luigi.palamara IL CHIACHIELLA E LO SPECCHIO La satira di Luigi Palamara «Ma chistu cu esti?» La domanda, in Aspromonte, non è mai soltanto una domanda. È già un processo sommario, celebrato sotto un castagno, senza toga e senza appello. «Ma come, non hai capito? È il gemello del signor Roberto Vannacci.» «Aaaah. Ecco. Mi pareva.» Sì. Ti pareva. Tiè. Fin qui la commedia. Quella commedia italiana che ci consente di ridere quasi di tutto, soprattutto quando non ci sarebbe molto da ridere. Poi però il sipario bisogna abbassarlo. Perché dietro la caricatura resta un fenomeno pubblico che merita di essere osservato senza applausi automatici e senza fischi telecomandati: il gusto, antico e italianissimo, per il personaggio che entra nella stanza facendo più rumore della porta. Dice cose destinate a dividere, provoca, semplifica, alza il volume. E immediatamente una parte del pubblico scambia il volume per coraggio, la provocazione per profondità, lo schiaffo verbale per sincerità. È un vecchio trucco del nostro teatro nazionale. Da noi il personaggio che rovescia il tavolo ha sempre avuto più spettatori di quello che si prende la briga di apparecchiarlo. In Aspromonte, per certe figure, esiste una parola magnifica: chiachiella. Non è una definizione scientifica. Non compare nei manuali di scienza politica. È qualcosa di più antico e, forse, più preciso: indica quel tipo umano che fa molto teatro intorno a se stesso, che gonfia il petto, agita le braccia e pretende che il fracasso venga contabilizzato come autorevolezza. Il problema, naturalmente, non è il chiachiella. I chiachiella sono sempre esistiti. Il problema comincia quando una società smette di riconoscerli come tali e decide di prenderli terribilmente sul serio. Quando la politica diventa soprattutto rappresentazione, ogni frase deve essere più grossa della precedente. Ogni avversario diventa un nemico. Ogni complessità, una seccatura. Ogni dubbio, una debolezza. E ai ragazzi che guardano resta una lezione assai povera: per essere ascoltati non occorre avere qualcosa da dire; basta dirla più forte degli altri. Questo è il punto che dovrebbe interessarci davvero. Non il personaggio in sé, destinato come tutti i personaggi pubblici a essere giudicato dalle parole pronunciate e dagli atti compiuti. Ma il pubblico. Noi. Perché un uomo pubblico può provocare quanto vuole. È il suo diritto. Ed è diritto degli altri domandarsi se dietro la provocazione ci sia un pensiero oppure soltanto un'altra provocazione pronta per il giorno dopo. Forse, allora, la domanda iniziale era quella giusta. «Ma chistu cu esti?» Non per stabilire chi sia lui. Per capire chi siamo diventati noi quando basta qualcuno che urla una certezza perché smettiamo di pretendere una spiegazione. E a quel punto, dall'Aspromonte, arriverebbe probabilmente la sentenza più breve. Niente comizi. Niente proclami. Niente trombe. Una parola soltanto. Chiachiella. E il sipario può chiudersi. Luigi Palamara Giornalista,  Scrittore e Artista Aspromontàno di Roccaforte del Greco detto L'Arciere.  #chiachiella #satira #robertovannacci #aspromonte #luigipalamara ♬ audio originale - Luigi Palamara

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