Il cero votivo e la città che deve ancora ricostruirsi

Dal dramma della perdita di giovani vite alle periferie dimenticate come Arghillà, passando per il senso autentico del servizio pubblico.

L'Editoriale di Luigi Palamara 

In certi giorni una città si guarda allo specchio. Reggio Calabria lo fa ogni anno davanti alla Madonna della Consolazione.

Non è soltanto una festa religiosa. Sarebbe troppo poco definirla così. È un appuntamento con la memoria, con la paura, con la speranza e anche con le contraddizioni di una città che da secoli chiede alla sua Patrona protezione e, nello stesso tempo, continua a chiedere a se stessa la forza di cambiare.

Il cero votivo consegnato in Cattedrale dal sindaco è un simbolo antico. Una candela, in fondo, è una cosa semplice: brucia, si consuma, fa luce. Proprio per questo, forse, funziona meglio di tanti discorsi.

La politica dovrebbe fare lo stesso. Consumarsi un po' per illuminare gli altri.

Nel discorso pronunciato dal Sindaco di Reggio Calabria Francesco Cannizzaro, durante la cerimonia del 15 settembre c'è un'espressione che vale la pena trattenere: la fiamma che «si consuma per illuminare». È una buona definizione del servizio pubblico. Almeno di quello che dovrebbe essere.

Perché governare una città non significa semplicemente amministrarne i conti, tagliare nastri o annunciare opere. Significa occuparsi delle persone. Anche di quelle che non fanno rumore. Soprattutto di quelle.

Quest'anno, però, la festa ha incontrato il dolore.

Mentre Reggio si preparava a celebrare la sua Patrona, la morte di una ragazza giovanissima, Anthea Ranieri, ha imposto alla città il linguaggio più difficile: quello del silenzio. E mentre un altro giovane, Giovanni, lotta in ospedale, le parole della festa inevitabilmente cambiano significato.

Ci sono momenti nei quali un sindaco non rappresenta una maggioranza, un partito o un'amministrazione. Rappresenta semplicemente una comunità ferita.

Ed è forse questa una delle immagini più autentiche della cerimonia: una città riunita, almeno per qualche ora, senza maggioranza e opposizione, senza vincitori e sconfitti.

La Madonna della Consolazione, del resto, non chiede la tessera di partito.

Davanti a Lei ci sono soltanto persone.

Il discorso ha insistito molto sulla maternità come responsabilità. È un'immagine religiosa, naturalmente, ma anche profondamente civile. Prendersi cura significa non lasciare indietro nessuno.

E qui le parole diventano immediatamente politica.

Le persone con disabilità, per esempio. Una città civile non dovrebbe costringerle a conquistare ogni giorno ciò che per gli altri è normale: entrare in un edificio, attraversare una strada, partecipare a un evento, prendere un mezzo pubblico.

L'accessibilità non dovrebbe essere una concessione. Dovrebbe essere la normalità.

Poi ci sono le periferie.

A Reggio, quando si pronuncia questa parola, prima o poi compare un nome: Arghillà.

Da anni Arghillà è diventata insieme quartiere reale e metafora. È il luogo nel quale finiscono molti dei problemi che il centro preferisce non vedere.

Il sindaco ha ricordato la scelta dell'arcivescovo Fortunato Morrone di iniziare proprio da lì il suo ministero reggino. Un gesto vale spesso più di un programma.

Perché il livello di civiltà di una comunità non si misura guardando le sue vetrine migliori. Si misura osservando quello che accade dove le vetrine non ci sono.

Una città può rifare il lungomare, organizzare eventi, costruire piazze. Ma se una parte dei suoi cittadini vive come se fosse lontana cento chilometri dal municipio, quella città resta incompleta.

Lo stesso discorso vale per la legalità.

È una parola utilizzata così spesso che rischia di consumarsi. In Calabria, poi, la si pronuncia in ogni occasione pubblica. Ma la legalità non è uno slogan da mettere dietro un palco.

È una pratica quotidiana.

Significa rispettare le regole quando nessuno guarda. Significa istituzioni credibili. Significa non chiedere favori. Significa non trasformare un diritto in una concessione personale.

E soprattutto significa creare condizioni nelle quali nessuno sia costretto a scegliere l'illegalità perché lo Stato, il Comune o la società hanno deciso di voltarsi dall'altra parte.

Per questo il richiamo a monsignor Giovanni Ferro e a don Italo Calabrò non è soltanto religioso. È civile.

Entrambi appartengono a quella tradizione meridionale nella quale la carità non è beneficenza, ma liberazione. Aiutare un uomo significa restituirgli la possibilità di stare in piedi da solo.

È una lezione che dovrebbe interessare anche la politica.

Nel discorso c'è poi un passaggio sulla Cattedrale. Nel 2028 saranno cento anni dalla consacrazione.

Quella chiesa nacque dalle macerie del terremoto del 1908.

E qui la storia offre una metafora quasi troppo perfetta.

Reggio è una città costruita più volte.

È stata distrutta dalla natura. È stata ferita dall'emigrazione, dalla criminalità, dalle occasioni perdute, dalle promesse non mantenute. Eppure ha continuato a ricominciare.

Il problema delle città abituate a ricostruire è che, qualche volta, finiscono per considerare normale dover ricominciare sempre da capo.

Non dovrebbe essere così.

Ricostruire non può significare soltanto riparare quello che si rompe. Deve significare lasciare qualcosa che non debba essere ricominciato dalla generazione successiva.

Il sindaco ha parlato di università, infrastrutture, turismo, investimenti.

Sono parole importanti.

Ma c'è una domanda più semplice che viene prima di tutte: un ragazzo di Reggio può immaginare il proprio futuro restando a Reggio?

Se la risposta è sì, allora le infrastrutture, l'università e gli investimenti stanno funzionando.

Se la risposta è no, bisogna continuare a lavorare.

Perché il vero indicatore di una città non è soltanto quanti turisti arrivano. È quanti giovani decidono di non partire. E quanti di quelli che sono partiti possono permettersi di tornare.

Alla fine rimane quel cero.

Brucerà lentamente davanti alla Madonna.

Una fiamma piccola davanti ai problemi enormi di una città.

Ma i simboli hanno questo privilegio: possono ricordarci cose elementari che spesso dimentichiamo.

Che una comunità esiste soltanto se qualcuno si prende cura di qualcun altro.

Che le istituzioni valgono se sono credibili.

Che la legalità senza giustizia sociale rischia di diventare una parola vuota.

Che le periferie fanno parte della città anche quando non compaiono nelle cartoline.

E che la speranza, da sola, non basta.

Bisogna amministrarla.

Il cero può essere affidato alla Madonna.

Il futuro di Reggio, invece, resta nelle mani dei reggini.

Luigi Palamara Giornalista, Scrittore e Artista Aspromontàno di Roccaforte del Greco detto L'Arciere 

Il discorso integrale del Sindaco Francesco Cannizzaro:


Eccellenza Reverendissima, Monsignor Edgar Peña Parra, Nunzio Apostolico in Italia e nella Repubblica di San Marino;
Eccellenza Reverendissima, Monsignor Fortunato Morrone, Arcivescovo di questa Comunità diocesana che è in Reggio Calabria – Bova;
Eccellenze Reverendissime;
Reverendi Canonici del Capitolo Metropolitano,
Reverendi Sacerdoti,

Gentilissimi diaconi, religiosi e religiose,
Gentilissime Autorità, civili e militari,
Cari concittadini e concittadine,


desidero anzitutto rivolgere il saluto riconoscente della città di Reggio Calabria a Lei, Eccellenza Reverendissima, che oggi presiede questa liturgia pontificale. 

A nome dell’Amministrazione e dell’intera cittadinanza, pertanto, desidero rivolgere il più caloroso benvenuto nella nostra comunità a Monsignor Edgar Peña Parra. La Sua presenza qui tra noi, in una giornata così profondamente radicata nella storia, nella fede e nell’identità del popolo reggino, ci onora e rende ancora più solenne questo momento; ci fa percepire la vicinanza del Santo Padre, e Le chiedo di portare a lui il saluto affettuoso e devoto di questa comunità, insieme alla richiesta della sua benedizione per la nostra amata Terra. 

Saluto il nostro Arcivescovo metropolita, Monsignor Fortunato Morrone, il Reverendo Capitolo Metropolitano, il Clero della Chiesa reggina e bovese, gli Arcivescovi e i Vescovi presenti.


Saluto tutte le Autorità, civili e militari, in particolare Sua Eccellenza il Prefetto di Reggio Calabria, Clara Vaccaro.

 

Nel salutare tutti voi qui riuniti oggi, un saluto affettuoso lo voglio rivolgere anche ai Portatori della Vara, le spalle su cui Reggio poggia la sua devozione, la sua storia e il suo cuore.


Anche quest'anno Reggio Calabria si presenta davanti alla sua Avvocata e Madre, per compiere un gesto carico di speranza: la consegna del cero votivo, segno che i reggini rinnovano da secoli, di generazione in generazione, e che oggi, per la prima volta, ho l'onore di compiere come Sindaco di questa città. Lo faccio con emozione, con profondo spirito identitario e con il carico di una responsabilità importante, che è quella dell'intera comunità che rappresento.

Anzi, preferisco dire rappresentiamo, al plurale, considerandoci tutti piccolo tassello di un'unica entità. Davanti alla nostra Patrona non c’è un singolo uomo, non c’è una singola parte: ci siamo tutti, l’Amministrazione, le istituzioni, le forze sociali, le associazioni, le tante realtà che compongono la nostra comunità.

Questi quattro giorni di Festività Mariane rappresentano, più di ogni altro momento, il tempo dell’unità. Unità di fede, di tradizione, di generazioni, di sensazioni, di sentimento. E questa stessa dimensione di unità, di rispetto e di non conflittualità la ritroviamo anche sul piano politico-istituzionale: maggioranza e opposizione, pur nelle rispettive differenze e nei rispettivi ruoli, oggi depongono insieme ai piedi della Madonna della Consolazione questa fiamma, una luce che si consuma per illuminare. Ed è forse l'immagine più vera di ciò che dovrebbe essere ogni servizio pubblico. Il nostro in primis.

A proposito di luce, una splendida luce si è spenta. Quest'anno infatti deponiamo il cero con il cuore profondamente ferito, perché proprio nelle ore in cui la Città si preparava alla festa, un tragico incidente ha spezzato la vita ad una nostra giovanissima concittadina: Anthea Ranieri. Davanti a un dolore così, non ci sono parole che bastino. La comunità si raccoglie attorno ad un unico pensiero e si affida al silenzio, alla preghiera, al rispetto e alla vicinanza nei confronti della famiglia e degli amici più cari. Giunga a loro, oggi, da questa Cattedrale, l'abbraccio di tutta Reggio Calabria. E il nostro pensiero e la nostra preghiera in questo momento vanno anche a Giovanni, che lotta in un letto di ospedale. Chiediamo alla nostra Patrona di essere ciò che il suo nome dice: Consolatrice; consapevoli che la consolazione non cancella il dolore, però impedisce che il dolore vinca sulla speranza. 

Guardando alla Sacra effigie anche noi cittadini la contempliamo, anzitutto come Madre. E la maternità, prima ancora che un sentimento, è una responsabilità: significa custodire, vegliare, prendersi cura di chi è più fragile, non abbandonare nessuno. Sentimenti questi, misti a grande emozione, che personalmente ho avuto modo di vivere, per la prima volta in assoluto, durante l’incoronazione, momento di profondo affidamento in cui ho consegnato sotto il suo manto materno ed al Suo sguardo amorevole tutta la responsabilità alla quale sono stato chiamato per la nostra Città.

Da secoli i reggini si rivolgono a Lei, soprattutto nei momenti di maggiore prova, certi di trovare uno sguardo che accoglie e protegge. 

E dalla consapevolezza che la maternità è responsabilità, nasce per noi un impegno: infatti, come la Madre si prende cura dei suoi figli, così noi siamo chiamati a prenderci cura di Reggio, dei suoi spazi, dei suoi quartieri, delle persone che la abitano, delle sue potenzialità e dei suoi problemi. Perché una città si ama con devozione, come si ama una madre: con gratitudine per ciò che ci ha donato e con la responsabilità di restituirle ciò che le dobbiamo. 

Questa cura deve cominciare da dove la città soffre di più. 

Un pensiero, in tal senso, voglio dedicarlo alle persone con disabilità e alle loro famiglie. Una città è davvero una città di tutti quando nessuno è costretto a chiedere il permesso per viverla, attraversarla, incontrarsi, partecipare. Quando l'accessibilità non è un'eccezione, ma una condizione normale della vita quotidiana. Perché nessuno deve sentirsi ai margini della propria città, né emotivamente né logisticamente. 

E inevitabilmente, se parliamo di fragilità e disagi, il mio pensiero non può non andare alle periferie. A tal proposito, vorrei ricordare l’esempio dato dal nostro arcivescovo, Mons. Morrone, che ha voluto iniziare il suo ministero reggino nelle periferie, esattamente ad Arghillà. Era il giugno del 2021, e poche ore dopo il suo ingresso in diocesi ha scelto di incontrare i detenuti della casa circondariale e la comunità parrocchiale di quel quartiere. È stato un segno che la città non ha dimenticato, e che ha indicato a tutti un orientamento. Anche l'Amministrazione che ho l'onore di guidare ha voluto rivolgere, fin dal primo giorno, un'attenzione particolare ad Arghillà, perché, come Lei, Eccellenza, siamo convinti che una comunità si misuri da come si prende cura dei suoi margini… Il futuro della nostra città passa da lì non meno che dal centro storico.

Un valore che deve attraversare tutta la Città è sicuramente la legalità, che non è soltanto rispetto delle regole, ma è il fondamento della convivenza civile e della libertà di una comunità. Una città è più solida quando la legalità diventa cultura quotidiana, quando il rispetto delle regole cammina insieme al rispetto delle persone e quando le istituzioni, con il loro esempio, costruiscono comunità. Alle istituzioni spetta una responsabilità grande: essere presenti, credibili, vicine alle persone; amministrare con trasparenza e con senso del dovere, perché ogni cittadino possa riconoscersi nelle istituzioni e tornare ad avere fiducia in esse. In questo compito, ovviamente, non siamo soli. È un lavoro corale, quotidiano, che svolgiamo in stretta sinergia con le Forze dell’Ordine: a Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia Penitenziaria, Polizia Locale, Vigili del Fuoco, Guardia Costiera, a tutti gli uomini e le donne che ogni giorno operano al servizio della sicurezza, rivolgo la mia infinita gratitudine.

Ma la cultura della Legalità investe anche un’altra sfera del nostro vivere quotidiano: per questo desidero esprimere, a nome della Città, un sentito ringraziamento ai sacerdoti della nostra Arcidiocesi e alle comunità parrocchiali, che ogni giorno sono presidio di umanità, spesso proprio là dove le istituzioni faticano ad arrivare. E con loro ringrazio i laici, i volontari, le associazioni, che traducono la fede in un esserci quotidiano: una mensa, un doposcuola, un centro di ascolto, un'accoglienza. Questi sono esempi di impegno civico che nasce dalla fede e che arricchisce tutti, credenti e non credenti: per questo sento il bisogno di dirvi grazie.

Durante quest’anno la Chiesa reggina ha salutato due sacerdoti che di questo impegno sono stati straordinari testimoni: Monsignor Antonino Iachino, vicario generale e per lunghi anni direttore della Caritas diocesana, uomo che ha dedicato la vita ai poveri e agli ultimi con la pazienza di chi sa fermarsi davanti a chi ha bisogno, senza mai avere fretta; Monsignor Filippo Curatola, don Pippo per tutti, rettore del Seminario, parroco della Cattolica e per trentacinque anni direttore di Avvenire di Calabria, che ha raccontato la vita della nostra terra con lo sguardo sempre rivolto alla verità e al bene comune. Ad entrambi va la riconoscenza dell'intera comunità reggina. L'eredità di don Pippo, poi, ci ricorda che la cultura è un volano di cambiamento: una città cresce quando pensa, quando si confronta, quando sa discutere con rispetto anche nelle differenze. Per questo guardo con speranza all'Auditorium San Paolo, che per tanti anni è stato a Reggio un luogo di dibattito culturale e politico: mi auguro che possa tornare presto in funzione, e desidero assicurare a questa comunità diocesana, la piena disponibilità del Comune a collaborare con l'Arcidiocesi perché questo auspicio diventi realtà.

Siamo raccolti oggi in una Cattedrale che, fra due anni, il 2 settembre 2028, celebrerà il centenario della sua consacrazione. Dobbiamo ricordarci che questo tempio è nato dalle macerie del terremoto del 1908: i nostri padri, in una città ferita e piegata, ebbero il coraggio di ricostruire, e di farlo guardando lontano. Vollero un edificio capace di resistere, la più grande costruzione antisismica in cemento armato che l'Italia avesse allora. Questa Cattedrale è il simbolo della rinascita di Reggio, ma sappiamo bene che la ricostruzione non è un'opera che si compie una volta per sempre. Reggio ha bisogno di una ricostruzione continua: dei suoi spazi, dei suoi servizi, ma - prima ancora - del suo tessuto sociale e morale. È un compito che dobbiamo affrontare con lo stesso coraggio dei nostri padri, con fiducia, speranza, entusiasmo, senza mai lasciarci vincere dalla rassegnazione. Ricostruire significa anche servire il bene comune. Su questa strada ci precedono due grandi figure della Chiesa reggina: Monsignor Giovanni Ferro, pastore di questa Arcidiocesi per ventisette anni, che andava personalmente a cercare i poveri per le strade, e che oggi anche la memoria civile annovera tra i Giusti della società civile; e don Italo Calabrò, al quale monsignor Ferro affidava quegli ultimi, e che la gente considera già un santo. Speriamo di vederli presto entrambi elevati agli onori degli altari, perché il loro esempio ci insegna che la legalità è liberare le persone dal ricatto, restituire dignità, costruire opportunità, consegnare un futuro, perché nessuno sia costretto a cercare nell'illegalità ciò che una comunità sana dovrebbe garantire a tutti.


Eccellenze, concittadini, fedeli tutti, nel consegnare questo cero, compio, a nome della Città, un atto di affidamento. Affido alla Madonna della Consolazione le istituzioni e le amministrazioni di questo territorio, affinché governino bene, con onestà, umiltà e spirito di servizio. Le affido tutti i nostri giovani, che con piacere ho visto riuniti nella gioia della festa durante la veglia di preghiera, durante cui alla Madre della Consolazione hanno consegnato magari i loro sogni e le loro speranze, perché possano trovare qui non soltanto le loro radici, ma anche le ragioni e le opportunità per costruire il loro futuro, il nostro futuro. Le affido gli anziani, perché non siano mai lasciati soli; chi ha perso il lavoro o non riesce a trovarlo; i detenuti, perché possano ricominciare; le famiglie di Arghillà e di tutte le nostre periferie. Le affido Reggio Calabria, Avvocata nostra, perché sotto il Suo sguardo materno la nostra città sappia rialzarsi ogni giorno. 

Alla nostra Patrona affidiamo il futuro di questa città. Un futuro che non può essere soltanto atteso, ma che dobbiamo avere il coraggio di costruire. Reggio ha davanti a sé una stagione nuova: l'università, le infrastrutture, il turismo, la capacità di attrarre investimenti e nuove opportunità. Ma dietro ogni progetto, dietro ogni opera, dietro ogni scelta amministrativa, ci sono persone, famiglie, giovani che chiedono alla propria città una ragione in più per restare, per tornare, per costruire qui il domani.

Affidiamo alla Madonna della Consolazione questa speranza e, insieme ad essa, il nostro impegno. Perché una città non cresce davvero quando cambiano soltanto le sue strade e i suoi edifici: cresce quando cresce la fiducia dei suoi cittadini nel proprio domani.

Così come questo cero arderà davanti a Lei, il nostro impegno sia ardere allo stesso modo, con fedeltà, per il bene della nostra gente.

Evviva Maria! 

@luigi.palamara

Eccellenza Reverendissima, Monsignor Edgar Peña Parra, Nunzio Apostolico in Italia e nella Repubblica di San Marino; Eccellenza Reverendissima, Monsignor Fortunato Morrone, Arcivescovo di questa Comunità diocesana che è in Reggio Calabria – Bova; Eccellenze Reverendissime; Reverendi Canonici del Capitolo Metropolitano, Reverendi Sacerdoti, Gentilissimi diaconi, religiosi e religiose, Gentilissime Autorità, civili e militari, Cari concittadini e concittadine, desidero anzitutto rivolgere il saluto riconoscente della città di Reggio Calabria a Lei, Eccellenza Reverendissima, che oggi presiede questa liturgia pontificale.  A nome dell’Amministrazione e dell’intera cittadinanza, pertanto, desidero rivolgere il più caloroso benvenuto nella nostra comunità a Monsignor Edgar Peña Parra. La Sua presenza qui tra noi, in una giornata così profondamente radicata nella storia, nella fede e nell’identità del popolo reggino, ci onora e rende ancora più solenne questo momento; ci fa percepire la vicinanza del Santo Padre, e Le chiedo di portare a lui il saluto affettuoso e devoto di questa comunità, insieme alla richiesta della sua benedizione per la nostra amata Terra.  Saluto il nostro Arcivescovo metropolita, Monsignor Fortunato Morrone, il Reverendo Capitolo Metropolitano, il Clero della Chiesa reggina e bovese, gli Arcivescovi e i Vescovi presenti. Saluto tutte le Autorità, civili e militari, in particolare Sua Eccellenza il Prefetto di Reggio Calabria, Clara Vaccaro.   Nel salutare tutti voi qui riuniti oggi, un saluto affettuoso lo voglio rivolgere anche ai Portatori della Vara, le spalle su cui Reggio poggia la sua devozione, la sua storia e il suo cuore. Anche quest'anno Reggio Calabria si presenta davanti alla sua Avvocata e Madre, per compiere un gesto carico di speranza: la consegna del cero votivo, segno che i reggini rinnovano da secoli, di generazione in generazione, e che oggi, per la prima volta, ho l'onore di compiere come Sindaco di questa città. Lo faccio con emozione, con profondo spirito identitario e con il carico di una responsabilità importante, che è quella dell'intera comunità che rappresento. Anzi, preferisco dire rappresentiamo, al plurale, considerandoci tutti piccolo tassello di un'unica entità. Davanti alla nostra Patrona non c’è un singolo uomo, non c’è una singola parte: ci siamo tutti, l’Amministrazione, le istituzioni, le forze sociali, le associazioni, le tante realtà che compongono la nostra comunità. Questi quattro giorni di Festività Mariane rappresentano, più di ogni altro momento, il tempo dell’unità. Unità di fede, di tradizione, di generazioni, di sensazioni, di sentimento. E questa stessa dimensione di unità, di rispetto e di non conflittualità la ritroviamo anche sul piano politico-istituzionale: maggioranza e opposizione, pur nelle rispettive differenze e nei rispettivi ruoli, oggi depongono insieme ai piedi della Madonna della Consolazione questa fiamma, una luce che si consuma per illuminare. Ed è forse l'immagine più vera di ciò che dovrebbe essere ogni servizio pubblico. Il nostro in primis. A proposito di luce, una splendida luce si è spenta. Quest'anno infatti deponiamo il cero con il cuore profondamente ferito, perché proprio nelle ore in cui la Città si preparava alla festa, un tragico incidente ha spezzato la vita ad una nostra giovanissima concittadina: Anthea Ranieri. Davanti a un dolore così, non ci sono parole che bastino. La comunità si raccoglie attorno ad un unico pensiero e si affida al silenzio, alla preghiera, al rispetto e alla vicinanza nei confronti della famiglia e degli amici più cari. Giunga a loro, oggi, da questa Cattedrale, l'abbraccio di tutta Reggio Calabria. E il nostro pensiero e la nostra preghiera in questo momento vanno anche a Giovanni, che lotta in un letto di ospedale. Chiediamo alla nostra Patrona di essere ciò che il suo nome dice: Consolatrice; consapevoli che la consolazione non cancella il dolore, però impedisce che il dolore vinca sulla s

♬ audio originale - Luigi Palamara
@luigi.palamara

L’Amministrazione comunale rinnova l’offerta del cero votivo alla Madonna della Consolazione L’Amministrazione comunale di Reggio Calabria ha rinnovato la tradizionale offerta del Cero votivo alla Madonna della Consolazione, durante una solenne cerimonia svoltasi all’interno della Cattedrale cittadina. In questa occasione, il Sindaco Francesco Cannizzaro ha pronunciato il suo primo discorso ufficiale legato al rito, offrendo un’analisi delle attuali condizioni e delle prospettive del territorio. Nel suo intervento, il primo cittadino ha espresso il profondo cordoglio della comunità per la recente e tragica scomparsa della giovane Anthea Ranieri, un evento di cronaca che ha segnato i giorni delle festività mariane. Il testo affronta inoltre temi amministrativi e sociali di rilievo, ribadendo l’impegno istituzionale verso le persone con disabilità e le zone periferiche, con un richiamo specifico alle necessità del quartiere di Arghillà. Il discorso prosegue sottolineando la centralità della legalità, la collaborazione con le Forze dell’Ordine e il valore sussidiario delle realtà parrocchiali. Infine, guardando al centenario della consacrazione del Duomo previsto per il 2028, il Sindaco ha ricordato alcune figure storiche della Chiesa reggina, per poi concludere con il simbolico affidamento delle istituzioni e dei cittadini alla Patrona. L’offerta del Cero votivo e i saluti istituzionali Come da tradizione questa mattina nella Cattedrale si è rinnovata l’offerta del Cero votivo da parte dell’Amministrazione comunale di Reggio Calabria alla Madonna della Consolazione. La prima volta per il Sindaco Francesco Cannizzaro di cui riportiamo a seguire il discorso integrale: Eccellenza Reverendissima, Monsignor Edgar Peña Parra, Nunzio Apostolico in Italia e nella Repubblica di San Marino; Eccellenza Reverendissima, Monsignor Fortunato Morrone, Arcivescovo di questa Comunità diocesana che è in Reggio Calabria – Bova; Eccellenze Reverendissime; Reverendi Canonici del Capitolo Metropolitano, Reverendi Sacerdoti, Gentilissimi diaconi, religiosi e religiose, Gentilissime Autorità, civili e militari, Cari concittadini e concittadine, desidero anzitutto rivolgere il saluto riconoscente della città di Reggio Calabria a Lei, Eccellenza Reverendissima, che oggi presiede questa liturgia pontificale. A nome dell’Amministrazione e dell’intera cittadinanza, pertanto, desidero rivolgere il più caloroso benvenuto nella nostra comunità a Monsignor Edgar Peña Parra. La Sua presenza qui tra noi, in una giornata così profondamente radicata nella storia, nella fede e nell’identità del popolo reggino, ci onora e rende ancora più solenne questo momento; ci fa percepire la vicinanza del Santo Padre, e Le chiedo di portare a lui il saluto affettuoso e devoto di questa comunità, insieme alla richiesta della sua benedizione per la nostra amata Terra. Saluto il nostro Arcivescovo metropolita, Monsignor Fortunato Morrone, il Reverendo Capitolo Metropolitano, il Clero della Chiesa reggina e bovese, gli Arcivescovi e i Vescovi presenti. Saluto tutte le Autorità, civili e militari, in particolare Sua Eccellenza il Prefetto di Reggio Calabria, Clara Vaccaro. Nel salutare tutti voi qui riuniti oggi, un saluto affettuoso lo voglio rivolgere anche ai Portatori della Vara, le spalle su cui Reggio poggia la sua devozione, la sua storia e il suo cuore. Anche quest’anno Reggio Calabria si presenta davanti alla sua Avvocata e Madre, per compiere un gesto carico di speranza: la consegna del cero votivo, segno che i reggini rinnovano da secoli, di generazione in generazione, e che oggi, per la prima volta, ho l’onore di compiere come Sindaco di questa città. Lo faccio con emozione, con profondo spirito identitario e con il carico di una responsabilità importante, che è quella dell’intera comunità che rappresento. Anzi, preferisco dire rappresentiamo, al plurale, considerandoci tutti piccolo tassello di un’unica entità. Davanti alla nostra Patrona non c’è un singolo uomo, non c’è una

♬ Originalton - MusicLoveHeart