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Quando i giornalisti dicono basta. Editoriale di Luigi Palamara

Quando i giornalisti dicono basta.
L'Editoriale di Luigi Palamara 

Hanno detto basta. E quando a dirlo non è un politico in cerca di applausi, ma una redazione intera che rinuncia alla propria firma – l’unica vera proprietà privata del giornalista – allora conviene fermarsi e ascoltare.

Perché ritirare la firma non è un capriccio. È un atto di accusa. È come dire: questo non ci rappresenta, non ci appartiene, non lo vogliamo. È il gesto estremo di chi lavora con le parole e decide di toglierle.

I giornalisti di RaiSport lo hanno fatto compatti, senza eroismi da salotto e senza bandiere di partito. E già questo, in un Paese abituato alle divisioni da condominio, dovrebbe far riflettere. Lo hanno fatto dopo una telecronaca inaugurale che definire imbarazzante è persino generoso, e davanti a un piano editoriale bocciato due volte dalla redazione ma evidentemente promosso altrove, dove il merito raramente trova residenza.

Qui non c’entra la politica, come qualcuno si affanna a ripetere per sminuire la protesta. La politica è l’alibi di chi non vuole parlare di responsabilità. Qui c’entra il servizio pubblico, parola ormai logora ma ancora pesante come una pietra. C’entra il rispetto per i telespettatori che pagano il canone e si aspettano competenza, sobrietà, autorevolezza. Non propaganda travestita da entusiasmo, non improvvisazione mascherata da modernità.

Le Olimpiadi sono un evento mondiale, non una recita scolastica. E RaiSport non è un laboratorio per esperimenti personali. È una redazione storica, fatta di professionisti che da anni raccontano lo sport con passione e conoscenza, senza bisogno di urlare per esistere.

Quando una redazione arriva a proclamare tre giorni di sciopero dopo aver garantito la copertura dell’evento, vuol dire che il senso del dovere è ancora più forte della rabbia. Vuol dire che qualcuno ha tirato troppo la corda, confidando nel silenzio, nella rassegnazione, nella paura. E invece si è trovato davanti una parola antica, scomoda, quasi dimenticata: dignità.

La dignità di chi lavora.
La dignità di chi firma.
La dignità del servizio pubblico.

Montanelli avrebbe forse alzato un sopracciglio, annotando che quando i giornalisti scioperano contro i direttori, il problema non è mai la redazione. La Fallaci avrebbe gridato che tacere, in questi casi, è una forma di complicità.

E avevano ragione entrambi.

Per questo la solidarietà ai colleghi di RaiSport non è un atto corporativo. È un atto civile. È la difesa di un’idea di giornalismo che non chiede permessi e non accetta umiliazioni.

Resistere, sì.
Ma non come slogan.
Resistere come scelta quotidiana.
Resistere togliendo la firma, quando serve.

Luigi Palamara 
Giornalista e Artista Aspromontàno 

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