Reggio non è un salotto: qui nessuno è intoccabile e le opinioni non sono eresie.
Chi non rispetta il mio ruolo non si aspetti sconti: la ricreazione è finita.
L'Editoriale di Luigi Palamara
Mi hai convinto.
Convinto che, in questo Paese dove tutti parlano e pochi leggono, l’unica rivoluzione possibile sia ancora quella delle parole. Scrivo da anni. Anzi, da decenni. Ho consumato più carta di quanta coscienza pubblica sia rimasta in circolazione. Editoriali, articoli, interviste, video. Ho visto cambiare i governi, i sindaci, i consiglieri, le stagioni. Ma non ho visto cambiare un vizio: quello di scambiare l’opinione per un affronto personale.
Un editoriale è un’opinione. Non è una sentenza del tribunale, non è una scomunica papale, non è un regolamento di conti. È la mia visione. La firmo, ci metto la faccia, la responsabilità e — soprattutto — il nome. Chi non è d’accordo faccia altrettanto. Scriva. Argomenti. Ribatta. Ma senza quel provincialismo rancoroso che trasforma ogni critica in un’offesa, ogni dissenso in un’eresia.
Non entro nel personale. Non mi interessa. Non mi interessa chi sei, dove mangi, con chi ti siedi. Mi interessa ciò che fai, ciò che rappresenti, ciò che dichiari. Il resto è pettegolezzo, ed è la moneta spicciola delle città che parlano troppo e pensano poco.
Eppure, puntuale, arriva sempre qualcuno che punta il dito. Che giudica non ciò che scrivo, ma il fatto stesso che io lo scriva. È un riflesso antico: delegittimare la voce quando non si riesce a confutarne le parole. È più facile insinuare che rispondere. È più comodo attaccare l’uomo che affrontare l’argomento.
Non cerco il dibattito da salotto televisivo. Non mi interessano le chiacchiere, le giustificazioni sussurrate nei corridoi, le telefonate ammiccanti. Se un politico ritiene di intervenire su ciò che scrivo, lo faccia come si conviene in una democrazia adulta: con un diritto di replica scritto. Nero su bianco. Firmato. Assumendosene il peso. La prima volta posso anche far finta di nulla. La seconda no. Perché il rispetto non è un favore, è una regola.
Chi non rispetta il mio ruolo, non si attenda rispetto. È una frase semplice, quasi brutale. Ma la brutalità, a volte, è solo chiarezza senza cipria.
Reggio Calabria è una città meravigliosa e spietata. Una città dove tutti sanno tutto di tutti — o credono di saperlo. Dove il confine tra informazione e sussurro è sottile come la carta velina. Ma proprio per questo nessuno è un fenomeno, nessuno è intoccabile, nessuno è sopra il livello del mare. Qui si discute alla pari. Senza piedistalli. Senza inchini.
Se vogliamo confrontarci, facciamolo sul merito. Con idee contro idee. Con argomenti contro argomenti. Se invece qualcuno preferisce bivaccare nelle sciocchezze, nella perdita di tempo, nelle allusioni da retrobottega, faccia pure. Ma altrove.
Io resto qui. A scrivere. Con la libertà ostinata di chi sa che le parole, quando sono oneste, non hanno bisogno di chiedere permesso.
Luigi Palamara
Giornalista e Artista Aspromontàno
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