"Famiglia del bosco": se lo Stato uccide il cuore. Separare i figli non è giustizia, è barbarie burocratica.
L'Editoriale di Luigi Palamara
Ci sono leggi che proteggono. E ci sono leggi che feriscono. E quando una legge ferisce una madre e i suoi figli, allora bisogna avere il coraggio di dirlo: non è civiltà. È barbarie.
Prendere i figli a una madre è già, di per sé, un gesto estremo. Si può fare solo quando non esiste altra strada, quando il pericolo è reale, concreto, imminente. Ma quando si arriva perfino a dividere quei figli tra loro — a strapparli non solo alla madre ma anche l’uno all’altro — allora non siamo più nel terreno della tutela. Siamo nel territorio del cinismo.
È ciò che sta accadendo ai tre figli della cosiddetta “famiglia del bosco”. Non resteranno insieme. Non cresceranno fianco a fianco. Non potranno consolarsi a vicenda. Il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha deciso che verranno trasferiti in strutture diverse, accogliendo la richiesta della comunità che li ospitava dopo tensioni con la madre e con le assistenti sociali.
Assistenti sociali. Tribunali. Parole che dovrebbero significare protezione. Aiuto. Ricucitura delle ferite.
E invece troppo spesso significano il contrario: separazione, distanza, freddezza burocratica.
In nome di un bene superiore che nessuno vede. In nome di una legge che dovrebbe unire e invece spezza. Prima si staccano i figli dai genitori. Poi si staccano i figli tra loro. Come se l’affetto fosse un problema da gestire e non una forza da salvare.
È questa la civiltà che vogliamo? È questa la giustizia?
La verità è più semplice e più antica di qualsiasi codice. Il cuore lo sa: gli affetti non si dividono. Si tengono insieme. Si proteggono. Si custodiscono.
Una legge merita rispetto finché resta umana. Finché non dimentica che dietro le carte, le relazioni, le procedure, esistono persone. Bambini. Madri. Legami.
Quando una legge calpesta la legge del cuore — quella della bontà, della pietà, dell’umanità — allora quella legge ha smesso di essere giustizia.
E in questo caso, temo che si sia andati oltre. Abbiamo varcato la soglia dell'inferno.
Si è varcata una soglia pericolosa.
Quella in cui l’istituzione smette di aiutare e comincia a disumanizzare.
Ed è una porta che una società civile dovrebbe avere il coraggio di non aprire mai.
Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno
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