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PASSAPAROLA. COMPASSIONE PER I BISOGNOSI

PASSAPAROLA. "COMPASSIONE PER I BISOGNOSI"


Il nostro Dio è il Dio della compassione.

In Marco 1,41 Gesù, incontrando il lebbroso, si presenta subito per quello che è: «…e ne provò compassione»; parola, questa, che smuove lo stomaco e stringe le viscere.

Avere compassione per i bisognosi, infatti, è come avere un pugnale conficcato nella carne: non si riesce nemmeno a ragionare, perché tutto il corpo diventa un fremito che genera gesti, facendo quasi violenza alle mani per stenderle e toccare chi soffre.

La compassione, espressione concreta dell’amore, si fa gesto, voce, medicina, carezza… e, alcune volte, spinge le mani ad anticipare la stessa voce, la parola.

Più amiamo, più diventiamo compassionevoli, e la compassione trova il suo punto più alto là dove c’è qualcuno che muore di solitudine, abbandonato: allora diventa spontaneo curare, toccare, accarezzare, sapendo che non è solo un toccare le piaghe del corpo, ma uno sfiorare le ferite del cuore, per seminarvi tracce di speranza e di vita.

La compassione per i bisognosi diventa così una delle esperienze più belle, più calde e più consolanti della vita, perché è Dio stesso che, attraverso la persona compassionevole, continua a farsi carne e a mostrare uno dei tanti nomi del suo Amore: il Consolatore.

E il consolare, tante volte, diventa l’inizio della guarigione di un corpo stanco di vivere, che aspetta ansiosamente di uscire dalle tenebre della solitudine.

Quando facciamo nostra la compassione verso i bisognosi, non conosciamo tutti i modi in cui essa può concretizzarsi, né sappiamo se Dio si servirà di noi per moltiplicare qualche suo miracolo; ma vediamo riaccendersi le speranze, normalizzarsi perfino i battiti del cuore e, dopo tanto buio, finalmente accendersi una stella…

Il vero progresso dell’umanità non sarà mai compiuto finché non allargheremo la nostra compassione ai popoli di ogni razza, agli esclusi, ai senza ruolo e senza voce nella società, agli ultimi e agli abbandonati.

Inoltre, nella misura in cui mettiamo in pratica la compassione per i bisognosi, comprendiamo che non possiamo limitarci a curare il bisogno immediato degli altri, ma che è fondamentale anche scoprirne le cause, per cercare di sradicarle: altrimenti esse moltiplicano all’infinito dolori, abbandoni, emarginazioni, guerre e morte.

È così che la nostra compassione per i bisognosi diventa un vero pellegrinaggio d’amore evangelico, solidale e liberante, non solo verso chi ha bisogno, ma prima di tutto anche verso noi stessi.

E per questo basta “sposare” nel cuore la nostra compassione con i bisogni concreti degli altri, magari anche con un piccolo sguardo d’amore, un sorriso, un ascolto profondo: il resto viene di conseguenza.

L’importante è che non manchi mai in noi la luce travolgente della compassione.

Don Nino Carta
21.03.2026

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