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La Benemerita, biografia collettiva di un'Italia in uniforme. Il 5 giugno a Reggio Calabria

La Benemerita, cioè l’Italia in uniforme

Verso il 212° anniversario della fondazione, che quest'anno si intreccia con gli 80 anni della Repubblica Italiana: da Reggio Calabria a Roma, le celebrazioni di un'istituzione simbolo del Paese

La Benemerita, biografia collettiva di un'Italia in uniforme

​Più che un corpo dello Stato, i Carabinieri rappresentano un presidio di legalità e vicinanza alla gente, dai piccoli borghi alle periferie. Dal 5 giugno le sfilate sul lungomare reggino e gli eventi a Villa Borghese per ricordare chi, ogni notte, continua a vegliare sulla nostra sicurezza.

L'Editoriale di Luigi Palamara 


Definire i Carabinieri è un’impresa rischiosa. Si rischia la retorica, e la retorica è una brutta bestia: gonfia le parole e svuota i fatti. Ma qui i fatti sono più forti delle parole. Perché l’Arma non è soltanto un corpo dello Stato. È una biografia collettiva. È una pagina lunga più di due secoli, scritta spesso con l’inchiostro amaro del sacrificio, qualche volta con il sangue, sempre con il senso del dovere.

Il Carabiniere è una figura che l’Italia conosce prima ancora di comprenderla. Sta nel ricordo dei paesi piccoli, quelli dove le strade finiscono presto e le voci arrivano lontano. Sta nell’Aspromonte, nelle periferie, nei quartieri difficili delle grandi città, nelle stazioni illuminate di notte, nei portoni dove qualcuno ha paura e aspetta una risposta. Sta accanto alla gente mite, a quella che non chiede privilegi, ma soltanto una cosa enorme nella sua semplicità: vivere in pace.

Eccolo, il Carabiniere. A volte amato, a volte mal sopportato. Perché la legge, quando passa, non porta carezze a tutti. Ma una società che non sopporta più chi le ricorda le regole è una società che ha già cominciato a smarrire se stessa. La divisa dei Carabinieri è anche questo: un monito. Dice che la libertà non è arbitrio, che la sicurezza non nasce da sola, che dietro ogni notte tranquilla c’è qualcuno che veglia.

Chi indossa quella divisa non porta soltanto un’uniforme. Porta disciplina, onore, responsabilità. Porta il peso di una tradizione che non perdona la sciatteria e non ammette vanità. Fare il Carabiniere non è un mestiere come un altro. È una scelta che chiede molto e promette poco: turni, rischi, solitudine, obbedienza. Eppure, proprio per questo, resta una delle forme più concrete di servizio al prossimo.

Nel giugno 2026, il 212° anniversario della fondazione dell’Arma assumerà a Reggio Calabria un valore particolare. Sul lungomare presso l'Arena dello Stretto, venerdì 5 giugno, sfileranno i reparti rappresentativi delle sue componenti. Non sarà una semplice cerimonia. Sarà memoria. Sarà storia. Sarà il richiamo a ciò che siamo stati e a ciò che, talvolta distrattamente, continuiamo a essere.

Quest’anno la ricorrenza si intreccia con gli 80 anni della Repubblica Italiana. E non è un dettaglio. Perché la Repubblica non vive nei discorsi ufficiali, ma nelle istituzioni che ogni giorno la rendono visibile. L’Arma è una di queste. Forse una delle più riconoscibili. La si incontra dove lo Stato rischia di diventare un’astrazione: nei borghi, nelle campagne, nelle strade, nelle emergenze, nelle case dove una persona fragile cerca aiuto.

Dal 4 al 7 giugno, a Roma, Villa Borghese ospiterà il “Villaggio Arma”: stand, reparti, tradizioni, memoria, fino al Pincio, dove al tramonto risuonerà la Banda dell’Arma. Poi la rievocazione della Carica di Pastrengo, affidata al 4° Reggimento Carabinieri a cavallo, e il concerto conclusivo in piazza di Siena. Persino il Comando Generale aprirà le sue porte al pubblico, il 5 e il 6 giugno, con visite guidate.

Qualcuno dirà: celebrazioni. Sì, celebrazioni. Ma non nel senso povero del cerimoniale. Celebrare significa riconoscere. Ricordare. Restituire gratitudine a chi, spesso nel silenzio, tiene insieme i fili della convivenza civile.

La Benemerita non è un monumento immobile. È fatta di uomini e donne, di giovani e veterani, di storie note e di vite anonime. È fatta di passi nelle strade, di telefonate nella notte, di interventi che nessuno racconterà mai. È fatta di presenza. E in un tempo in cui molte presenze si dissolvono, questa conta più di mille proclami.

Per questo, parlare dei Carabinieri significa parlare dell’Italia. Delle sue paure e del suo coraggio. Delle sue ferite e della sua dignità. Della sua eterna fatica a essere giusta, ordinata, civile.

L’Arma è questo: legge senza arroganza, forza senza brutalità, memoria senza polvere.
E, soprattutto, una promessa. Che qualcuno, anche stanotte, ci sarà.

Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno 

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