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Reggio Calabria e il tempo delle stanze vuote: la città al bivio tra la fine di un ciclo e la voglia di futuro

Reggio Calabria, il tempo delle stanze vuote.

Verso il voto per Palazzo San Giorgio e Palazzo Alvaro: la sfida tra Cannizzaro e Battaglia dopo l'era Falcomatà

Reggio Calabria e il tempo delle stanze vuote: la città al bivio tra la fine di un ciclo e la voglia di futuro

​Dopo dodici anni la parola “continuità” non scalda più i cuori dei reggini. Dai cittadini sale una richiesta di serietà e visione che va oltre gli slogan: la scelta per la fascia tricolore non appartiene più alle segreterie di partito, ma alla strada.

L'Editoriale di Luigi Palamara 


Mancano pochi giorni. Poi, come sempre accade quando la politica smette di recitare se stessa e torna a dipendere dal popolo, molte porte si apriranno e molte altre si chiuderanno. Qualcuno entrerà, qualcuno uscirà. Qualcuno farà finta di andarsene. Qualcun altro proverà a restare, magari cambiando giacca, parola d’ordine, alleati e perfino memoria.

Palazzo San Giorgio e Palazzo Alvaro, che in questi anni hanno visto passare ambizioni, promesse, sorrisi da campagna elettorale e silenzi da governo consumato, si preparano ad accogliere nuovi inquilini. È il destino dei palazzi istituzionali: sembrano eterni, ma chi li abita no. Le poltrone, invece, hanno una caratteristica curiosa: più sono comode, più rendono pesanti coloro che vi si siedono troppo a lungo.

La politica è anche questo: ricambio. Non per moda, non per capriccio, non per vendetta. Ma perché una comunità che non cambia più diventa una fotografia ingiallita. E Reggio Calabria, oggi, non vuole più essere una fotografia. Vuole tornare a essere una città viva.

Si respira nell’aria una voglia di cambiamento che non nasce dai salotti, né dai comunicati stampa, né dalle frasi ben stirate dei professionisti della prudenza. Nasce dalla strada. Dai cittadini che chiedono servizi migliori, strade più dignitose, opportunità vere, una città più ordinata, più moderna, più ambiziosa. Nasce da chi non pretende miracoli, ma serietà. Da chi non chiede slogan, ma risultati.

Francesco Cannizzaro e Mimmo Battaglia si contendono la fascia tricolore da sindaco di Reggio Calabria e della Città Metropolitana. Due nomi, due percorsi, due idee di potere e di futuro. Ma la decisione, almeno questa volta, non appartiene ai caminetti, alle segreterie, ai tavoli dove spesso la politica si spartisce ciò che dovrebbe servire. Appartiene alla città. Appartiene ai reggini.

Saranno loro, a breve, a dire se vogliono continuità o rottura, prudenza o rilancio, gestione o visione.

Una cosa, però, appare già chiara: la parola “continuità” non scalda più nessuno. Anzi, in certi casi suona come una minaccia gentile. È vero, in dodici anni con Giuseppe Falcomatà qualcosa è stato fatto. Sarebbe ingeneroso negarlo. La città ha conosciuto alcuni segnali di cambiamento, qualche passo avanti, qualche tentativo di riscatto. Ma le città non vivono di tentativi eterni. A un certo punto chiedono compimento.

Reggio non può più accontentarsi di essere una promessa. Deve diventare un progetto realizzato.

Serve un cambio di passo. Non un ritocco di facciata. Non una mano di vernice sulle vecchie abitudini. Serve una visione nuova, coraggiosa, perfino scomoda. Una visione capace di guardare oltre il piccolo calcolo elettorale, oltre l’equilibrio interno ai partiti, oltre il manuale stanco della sopravvivenza amministrativa.

Perché la politica, quando è vera, non è conservazione del posto. Non è continuità per diritto acquisito. Non è l’arte di rimanere aggrappati al passato chiedendo ancora fiducia a chi ha già dato pazienza, tempo e speranza.

La politica è movimento. È rivoluzione ordinata. È evoluzione continua. È capacità di capire quando un ciclo si è chiuso e quando una città pretende, finalmente, di aprirne un altro.

Reggio Calabria oggi è davanti a questa scelta. Può restare impigliata nei fili di ciò che è stato, oppure può decidere di liberarsi e camminare con passo più sicuro verso ciò che deve diventare.

E stavolta non basterà promettere il futuro.

Bisognerà meritarlo.

Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno 

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