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Reggio Calabria, Francesco Cannizzaro e la sfida della normalità

Reggio Calabria, Francesco Cannizzaro e la sfida della normalità

REGGIO CALABRIA – Addio alla retorica da cartolina e ai soliti slogan da comizio: la conferenza-lampo con il ministro Zangrillo svela la strategia del centrodestra per la città.

La rivoluzione (poco romantica) della normalità: Cannizzaro candida la macchina comunale e rottama il libro dei sogni

Filiera diretta con il governo, l’hub della formazione pubblica contro l’isolamento e una squadra di giovani pronti a riaccendere i municipi. Il candidato sindaco lancia la sfida al declino: per tornare straordinaria, Reggio Calabria deve prima ricominciare a funzionare allo sportello.

L'Editoriale di Luigi Palamara

Certe sono parole, in politica, vengono consumate dall’uso. “Rinascita”, “cambiamento”, “territorio”, “giovani”, “futuro”. Le pronunciano tutti, spesso con quella leggerezza con cui si distribuiscono volantini all’uscita di un comizio. Poi, ogni tanto, capita che dietro una parola ci sia un fatto. E allora la parola torna a pesare.

È accaduto a Reggio Calabria, in una conferenza stampa definita “quasi lampo”, ma che di lampo aveva soltanto la durata. Il contenuto, invece, era tutt’altro che occasionale. C’era Francesco Cannizzaro, candidato sindaco del centrodestra. C’era il ministro per la Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo. C’erano i candidati, le liste, la squadra. C’era soprattutto una città chiamata a scegliere se continuare a raccontarsi le proprie ferite o provare, finalmente, a curarle.

Cannizzaro non ha scelto il registro delle promesse roboanti. Ha usato una parola molto meno spettacolare, ma molto più seria: normalizzazione.

In tempi di politica urlata, dire “normalità” può sembrare poco. In realtà, per Reggio Calabria, è quasi una rivoluzione. Perché una città che da anni convive con servizi fragili, macchina amministrativa affaticata, periferie distanti, politiche sociali non sempre all’altezza, non ha bisogno del libro dei sogni. Ha bisogno del Comune che funzioni. Ha bisogno di uffici che rispondano. Ha bisogno di dirigenti formati, personale motivato, circoscrizioni vive, municipi capaci di stare vicino ai cittadini. Ha bisogno, insomma, di tornare a essere amministrata.

Qui sta il cuore politico dell’intervento di Cannizzaro. Non l’annuncio generico, non la promessa da campagna elettorale, ma l’indicazione di un metodo: rimettere ordine nell’apparato amministrativo, collegare il Comune al Ministero della Pubblica Amministrazione, usare la Scuola Nazionale dell’Amministrazione come leva concreta per formare funzionari, dirigenti e personale comunale.

Non è un dettaglio tecnico. È la sostanza del governo di una città.

Perché un sindaco può avere visione, coraggio, perfino carisma. Ma se la macchina comunale non cammina, la visione resta un manifesto, il coraggio resta una posa, il carisma resta una fotografia. Cannizzaro sembra aver compreso che la prima grande opera pubblica da ricostruire a Reggio non è fatta di cemento, ma di competenze, responsabilità e procedure. Si chiama amministrazione.

La presenza di Paolo Zangrillo, in questo senso, non è stata una passerella romana. È stata un segnale politico preciso. Un ministro della Repubblica, titolare proprio del dicastero che governa la macchina pubblica, è venuto a Reggio non per benedire genericamente un candidato, ma per dire che la partita amministrativa della città riguarda anche il rapporto fra territorio e governo nazionale.

Zangrillo ha detto una cosa semplice: Reggio ha bisogno di voltare pagina. E lo ha detto da ministro, ma anche da uomo politico che conosce Cannizzaro. Ne ha rivendicato la concretezza, la capacità di portare a Roma i problemi della Calabria, la tenacia parlamentare, quella ostinazione calabrese che in Commissione Bilancio — secondo il racconto del ministro — trasforma il tratto gentile in determinazione da combattente.

È un passaggio importante. Perché Cannizzaro non viene presentato soltanto come candidato sindaco. Viene presentato come cerniera politica fra Reggio, la Calabria e il governo nazionale. Uno che non deve imparare oggi dove siano i ministeri, come si scriva un emendamento, come si costruisca una filiera istituzionale. Uno che a Roma c’è già stato, che i rapporti li ha costruiti, che il telefono sa a chi farlo squillare.

E in una città che ha spesso pagato isolamento, lentezza e frammentazione, questo conta.

Naturalmente, la politica non si misura sulle amicizie, ma sui risultati. E qui il tema della Scuola Nazionale dell’Amministrazione diventa centrale. Reggio aveva perso, anni fa, un presidio di formazione pubblica. Oggi lo ha recuperato. Cannizzaro rivendica quel ritorno come frutto di una battaglia territoriale e istituzionale. Zangrillo ne conferma il valore: l’hub formativo calabrese, con sede a Reggio, è diventato un punto di riferimento non solo per la città, ma anche per altre regioni del Mezzogiorno.

Questo significa una cosa molto concreta: funzionari che arrivano, si formano, dormono, mangiano, consumano, conoscono la città. Significa indotto. Significa reputazione. Significa che Reggio può tornare a essere luogo di formazione e non soltanto oggetto di lamenti.

Ma l’elemento più politico dell’incontro è forse un altro: la squadra.

Cannizzaro ha voluto presentare non soltanto le liste, ma un’idea di classe dirigente. Da un lato Forza Italia, con i suoi amministratori uscenti e i suoi riferimenti territoriali; dall’altro la lista Cannizzaro Sindaco, costruita come elemento di novità, senza uscenti, con professionisti, donne, uomini, giovani e meno giovani. E soprattutto con candidati destinati a guidare le circoscrizioni, dopo anni in cui il decentramento è rimasto più promessa che pratica reale.

Qui la contrapposizione politica diventa netta. Cannizzaro rivendica di aver risposto con una squadra giovane e competente a chi, dall’altra parte, avrebbe recuperato figure già bocciate dagli elettori o sistemato candidature come posti al sole. È una polemica dura, ma in campagna elettorale la durezza non scandalizza. Semmai chiarisce. Da un lato, secondo Cannizzaro, la conservazione dei vecchi equilibri; dall’altro, una generazione nuova chiamata non a fare tappezzeria, ma a prendersi responsabilità.

Il nome di Emanuela Chirico, ventisei anni, laureata, diventa il simbolo di questa scelta. Accanto a lei Nino Ripepi, Katia Pitasi, Giuseppe Cantarella, Simone La Cava. Giovani e professionisti indicati non come ornamento della lista, ma come futuri protagonisti dei municipi.

Zangrillo, da parte sua, ha colto il punto e lo ha trasformato in riflessione politica più ampia. Ha difeso i giovani da quella retorica nazionale che li descrive sempre come svogliati, distratti, incapaci, destinati alla fuga. Ha ricordato che i giovani vedono ciò che spesso gli adulti non vedono più. Che hanno occhi meno filtrati dall’abitudine. Che possono proporre idee considerate impossibili solo perché chi ha più esperienza ha smesso di provarci.

È una delle parti più significative dell’incontro. Perché una città vecchia non è una città con molti anziani. È una città che non si fida più dei giovani. Reggio, se vuole davvero rialzarsi, deve smettere di chiedere ai ragazzi soltanto applausi, militanza e presenza nei manifesti. Deve chiedere loro responsabilità. Deve metterli alla prova. Deve accettare anche il rischio del loro entusiasmo.

La squadra immaginata da Cannizzaro, almeno nel racconto fatto alla stampa, prova a muoversi in questa direzione: esperienza e freschezza, struttura e coraggio, competenza e radicamento. Non basta per governare, certo. Ma è un inizio. E in politica gli inizi contano, perché rivelano il metodo.

Resta poi la cornice simbolica della giornata: l’aeroporto, l’arrivo del ministro, Reggio al centro di un appuntamento definito storico, la Calabria che guarda alla Sicilia dirimpettaia e all’area dello Stretto non come confine, ma come occasione. Cannizzaro insiste su questo: Reggio non è periferia d’Italia, se smette di pensarsi tale. Può essere porta, cerniera, piattaforma mediterranea, città attrattiva. Ma per diventarlo deve prima funzionare.

Ecco perché il messaggio politico dell’incontro non è stato soltanto “votate Cannizzaro”. È stato più ambizioso: Reggio può tornare a essere una città normale, e proprio per questo può tornare a essere straordinaria.

La normalità, qui, non è mediocrità. È il contrario dell’abbandono. È il cittadino che trova un servizio. È l’impiegato comunale formato. È il dirigente responsabilizzato. È il municipio che risponde. È il giovane candidato che non viene usato come comparsa. È il ministro che non arriva per tagliare un nastro e ripartire, ma per assumere un impegno politico e amministrativo.

Paolo Zangrillo ha dato alla candidatura Cannizzaro una copertura istituzionale forte. Non nel senso burocratico del termine, ma nel senso più politico: ha detto ai reggini che, se Cannizzaro sarà sindaco, il Ministero della Pubblica Amministrazione sarà interlocutore diretto nella riorganizzazione della macchina comunale. Ha parlato di formazione dedicata, di Formez, di hub, di competenze, di rapporto fra centro e territorio. Parole che possono sembrare fredde, ma che nella vita quotidiana dei cittadini diventano tempi più rapidi, uffici più efficienti, servizi migliori.

E qui si misura la differenza fra la propaganda e il governo.

La propaganda promette felicità. Il governo organizza gli strumenti perché una pratica non resti ferma sei mesi. La propaganda dice “rilancio”. Il governo forma chi deve realizzarlo. La propaganda invoca il futuro. Il governo decide chi deve lavorarci, con quali competenze e con quali responsabilità.

Cannizzaro ha scelto di presentarsi come candidato sindaco del fare amministrativo, non solo dell’appartenenza politica. Il centrodestra, con lui, prova a offrire a Reggio una proposta che tiene insieme filiera istituzionale, rinnovamento della classe dirigente, attenzione ai giovani, recupero del decentramento e ricostruzione della macchina pubblica.

Poi saranno i cittadini a giudicare. Ed è giusto che sia così.

Ma una cosa si può dire già oggi: la candidatura di Francesco Cannizzaro non nasce come candidatura solitaria. Nasce dentro un sistema di relazioni, di governo, di partito, di territorio. Nasce con l’appoggio esplicito di un ministro che conosce la materia più urgente per Reggio: la pubblica amministrazione. Nasce con una squadra ampia, 64 candidati, e con l’ambizione di trasformare i municipi da caselle elettorali in strumenti di prossimità.

Reggio Calabria non ha bisogno di essere adulata. È stata adulata abbastanza. Ha bisogno di essere rispettata. E rispettare una città significa dirle la verità: che non basta la bellezza del Lungomare, non basta la retorica del “più bel chilometro d’Italia”, non basta l’orgoglio identitario, se poi la macchina comunale non risponde, se i servizi non arrivano, se i giovani partono, se i quartieri restano lontani.

Francesco Cannizzaro sembra voler partire proprio da lì: non dal monumento, ma dallo sportello; non dalla cartolina, ma dall’ufficio; non dalla nostalgia, ma dall’organizzazione.

È una scommessa meno romantica di tante altre, ma forse più seria.

E se davvero Adesso Reggio vuole tornare a essere una delle regine del Sud, come ha detto Zangrillo, dovrà accettare una verità elementare: le regine non si proclamano. Si governano. Si servono. Si rialzano.

Con metodo, con squadra, con responsabilità.

E, soprattutto, con una normalità finalmente riconquistata.

Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno

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