Reggio Calabria, Francesco Cannizzaro eletto Sindaco, il voto che diventa responsabilità
La cosa che, in politica, pesa più di una vittoria è: il modo in cui la si porta.
L'Editoriale di Luigi Palamara
Francesco Cannizzaro, nel giorno in cui viene eletto sindaco di Reggio Calabria e della Città Metropolitana, non si presenta davanti ai microfoni con l’arroganza di chi pensa di aver conquistato una città. Si presenta con l’emozione di chi sa di aver ricevuto qualcosa di più grande di una carica: una consegna popolare. E già questo, in un tempo di politica urlata e spesso senz’anima, è un segno.
Il dato da cui parte l’intervista è clamoroso: oltre il 70%, secondo i numeri che arrivano alla segreteria. Cannizzaro lo definisce storico, e non sbaglia. Storico per Reggio, storico per la Calabria, storico per il centrodestra nazionale. Ma il punto più importante non è la percentuale. Le percentuali, da sole, invecchiano presto. Il punto è ciò che quella percentuale racconta: una città che non ha semplicemente votato, ma ha scelto di cambiare pagina.
Francesco Cannizzaro dice di essere emozionato, quasi sorpreso. Si aspettava di vincere, non di vincere così. Ed è in questa misura, in questa dichiarazione non costruita, che si vede il tratto più interessante del nuovo sindaco: non scambia il consenso per possesso. Capisce che una vittoria così larga non è un assegno in bianco, ma un debito morale verso la città.
E infatti non dice: “Ho vinto io”. Dice: “Ha vinto la squadra”.
Ha vinto Forza Italia, ha vinto il centrodestra, ha vinto Roberto Occhiuto, ha vinto una coalizione coesa, compatta, larga, presentatasi agli elettori con un programma credibile. In una terra dove per troppo tempo la politica si è spesso consumata nei personalismi, nei piccoli feudi, nelle appartenenze più che nelle visioni, questa insistenza sul gioco di squadra non è una formula di cortesia. È una dichiarazione di metodo.
Cannizzaro sembra voler dire: Reggio non si governa da soli. Non si governa con un uomo solo al comando. Non si governa con il culto del capo. Si governa con una filiera istituzionale, con una classe dirigente, con un rapporto forte tra Comune, Città Metropolitana, Regione, Governo nazionale ed Europa.
E qui entra la figura di Roberto Occhiuto. Cannizzaro lo cita come parte della vittoria, e Occhiuto restituisce il riconoscimento con parole chiare: questa è una vittoria di Francesco, maturata negli anni, non soltanto in campagna elettorale. È la vittoria di un parlamentare che, secondo il presidente della Regione, ha lavorato a lungo per Reggio, fino a meritare un successo definito storico e tutt’altro che scontato.
Questo passaggio è decisivo. Perché la narrazione di Cannizzaro non nasce dal nulla. Non dice: “Arrivo e salvo tutto”. Dice piuttosto: “C’è un lavoro già fatto, c’è un governo regionale che ha seminato, c’è una Calabria che ha cominciato a raccontarsi diversamente a livello nazionale ed europeo, e Reggio deve diventare parte centrale di questa nuova storia”.
Reggio, infatti, non è una città qualsiasi. È l’unica Città Metropolitana della Calabria. È una porta sul Mediterraneo. È cuore dello Stretto. È una città che, quando funziona, non serve soltanto se stessa: serve l’intera regione. E quando non funziona, trascina con sé un pezzo di Calabria.
Per questo il voto di Reggio non è soltanto amministrativo. È politico, simbolico, persino psicologico. Dopo dodici anni di centrosinistra, Cannizzaro parla apertamente di discontinuità. Una discontinuità rispetto al passato lontano e recente. Parole dure, certo. Ma una vittoria così larga nasce sempre da una frattura: tra ciò che la città ha vissuto e ciò che la città ora pretende.
E che cosa pretende Reggio? Cannizzaro lo dice con una parola che non fa sognare i retori, ma dovrebbe entusiasmare i cittadini: normalità.
Ripristinare i servizi essenziali. Aggredire i problemi ordinari. Rimettere in piedi l’amministrazione. Valorizzare dirigenti, funzionari, operatori amministrativi bravi, magari messi da parte. Costruire una squadra capace di far funzionare la macchina comunale. Questa è la vera rivoluzione meridionale: non il proclama, ma l’ufficio che risponde; non lo slogan, ma il servizio che arriva; non la conferenza stampa, ma il cittadino che non deve più sentirsi suddito.
Cannizzaro individua il primo atto da sindaco: mettere a terra la squadra. Non un gesto simbolico, non una passerella, non una bandiera da piantare. La squadra. Perché sa che senza uomini e donne giusti nei posti giusti, anche il programma più visionario resta carta.
E qui c’è un altro punto forte dell’intervista: la selezione dei migliori.
Il nuovo sindaco dice di volersi circondare dei migliori, di voler alzare l’asticella, di voler fare scelte di primo livello. È una promessa impegnativa, perché la parola “migliori” in politica è pericolosa: obbliga a non confondere la competenza con la fedeltà, il merito con l’appartenenza, la qualità con la convenienza. Ma è anche la promessa più necessaria. Reggio non può permettersi mediocrità. Non può più permettersi amministrazioni timide, lente, approssimative. Ha bisogno di persone capaci di studiare, decidere, firmare, controllare, realizzare.
Il capitolo dei giovani è forse il più bello. Cannizzaro rivendica una nuova classe dirigente: giovani laureati, formati, con master, persone arrivate da Roma e Milano, alcune persino disposte a lasciare lavoro o studio per candidarsi nella loro città. Questo è il passaggio in cui la politica smette di essere soltanto potere e diventa destino collettivo.
Perché il Sud non perde quando un giovane parte. Il Sud perde quando quel giovane non immagina più di poter tornare. Se Cannizzaro ha saputo generare anche solo l’idea che tornare a Reggio possa essere una scelta di vita, e non una resa, allora ha già ottenuto una vittoria prima ancora di entrare a Palazzo San Giorgio.
E infatti lui lo dice: prima ancora della vittoria elettorale, questa è la prima vittoria. Avere riportato dentro la politica una generazione che spesso guarda i partiti con diffidenza, quando non con fastidio. Avere dato a ragazzi e ragazze la sensazione che la loro città non sia soltanto un luogo da rimpiangere, ma un luogo da ricostruire.
Poi c’è il tema politico nazionale. Reggio come laboratorio.
La presenza di Azione nella coalizione non viene presentata come un dettaglio tattico, ma come una scelta di campo: allargare, spostarsi verso il centro, costruire un centrodestra capace di parlare oltre i propri confini tradizionali. Cannizzaro vede in Reggio un possibile laboratorio nazionale. Occhiuto conferma che in Calabria questo esperimento era già stato in parte sperimentato.
Il messaggio a Roma è chiaro: il centrodestra vince quando si allarga senza snaturarsi, quando tiene insieme identità e governo, partiti e società civile, radicamento e competenza. Forza Italia, in particolare, viene indicata come architrave di questo modello: capace di trainare, aggregare, rassicurare, parlare a un elettorato moderato che non vuole estremismi ma pretende decisione.
Roberto Occhiuto usa un’immagine efficace: questa vittoria può essere un balsamo per il centrodestra nazionale. Dopo mesi difficili, il risultato di Reggio dimostra che non c’è una condanna alla sfiducia. C’è, al contrario, un elettorato disposto a premiare chi amministra, chi costruisce, chi presenta candidati credibili e coalizioni ordinate.
Ma Reggio Calabria non deve diventare solo un trofeo nazionale. Questo sarebbe l’errore più grande. Reggio deve restare Reggio. La città concreta, con le sue strade, i suoi quartieri, i suoi servizi, il suo lungomare, le sue periferie, le sue incompiute, la sua bellezza e la sua stanchezza.
Cannizzaro sembra saperlo quando parla di turismo. Dice che Reggio Calabria, città metropolitana nel cuore del Mediterraneo e dello Stretto, può candidarsi a diventare meta turistica d’eccellenza non solo italiana, ma europea e forse mondiale. Qualcuno dirà: ambizione eccessiva. Ma le città muoiono anche per difetto di ambizione. Reggio ha una posizione geografica che molte città europee pagherebbero oro. Ha storia, mare, clima, identità, cultura, mito. Quello che le è mancato, spesso, non è la bellezza. È stata l’organizzazione della bellezza.
Il turismo non nasce dal panorama. Nasce dai collegamenti, dai servizi, dalla pulizia, dalla sicurezza, dall’accoglienza, dalla programmazione, dalla reputazione. Nasce quando una città smette di accontentarsi di essere bella e decide di essere anche efficiente.
Su questo si misurerà il sindaco Cannizzaro. Non sulle parole pronunciate nel giorno della vittoria, ma sulla capacità di trasformarle in amministrazione.
Interessante anche il passaggio sugli avversari. Cannizzaro dice che da domani saranno chiamati a fare opposizione, ma aggiunge che ascolterà idee e istanze utili provenienti anche da loro. È una frase che merita di non essere lasciata cadere. Perché una vittoria oltre il 70% può generare due tentazioni: la superbia e l’autosufficienza. La prima rende antipatici. La seconda rende ciechi. Un sindaco forte, invece, non ha paura dell’opposizione. La ascolta quando serve, la combatte quando deve, ma non la cancella.
Una città non è una caserma. Non si governa dividendo i cittadini tra vincitori e sconfitti. Si governa sapendo che anche chi non ti ha votato paga le tasse, prende l’autobus, porta i figli a scuola, aspetta un servizio, ama la stessa città.
Cannizzaro, almeno nelle parole, sembra voler chiudere la campagna elettorale nel momento stesso in cui si apre il governo. Questo è essenziale. Le campagne elettorali dividono, l’amministrazione deve ricucire. Si può vincere da uomo di parte, ma bisogna governare da sindaco di tutti.
Resta poi il tema della Città Metropolitana e di Palazzo Alvaro. Cannizzaro parla di processi già in itinere e della necessità di accelerare ciò che finora non sarebbe stato messo a terra. È un punto tecnico ma centrale. La Città Metropolitana non può essere una formula giuridica senza vita. Deve diventare strumento reale di governo del territorio: infrastrutture, mobilità, pianificazione, sviluppo, servizi sovracomunali. Reggio non può pensarsi soltanto come Comune. Deve pensarsi come capitale di un’area vasta.
E in questo rapporto con la Regione, Occhiuto promette maggiore presenza, maggiore entusiasmo, maggiore collaborazione. È un vantaggio politico enorme. Ma anche qui, il vantaggio diventa responsabilità. Quando Comune e Regione sono politicamente allineati, cadono molti alibi. Non si potrà più dire: non ci ascoltano. Non si potrà più dire: ci ostacolano. La filiera istituzionale, se funziona, può produrre risultati. Se non li produce, la responsabilità sarà ancora più visibile.
C’è infine la dedica. Cannizzaro sceglie due nomi: Jole Santelli e Maurizio D’Ettore. Non è una chiusa rituale. È il richiamo a una storia politica, umana, affettiva. La politica è fatta anche di maestri, di compagni di viaggio, di assenze che restano sedute accanto a chi vince. Dedicare una vittoria a chi non c’è più significa riconoscere che nessun percorso nasce il giorno dello scrutinio. Ogni vittoria ha radici. Ogni fascia tricolore è cucita anche con memorie personali.
Il ritratto che esce da questa intervista è quello di un sindaco che arriva al governo della città con tre capitali preziosi.
Il primo è il consenso, larghissimo.
Il secondo è la rete istituzionale, dal Comune alla Regione, dal Parlamento al centrodestra nazionale.
Il terzo è la motivazione generazionale, quella dei giovani chiamati a entrare nella nuova classe dirigente.
Ma questi tre capitali, da soli, non bastano. Possono diventare motore o zavorra. Dipenderà da come verranno usati. Il consenso va trasformato in decisioni, la rete istituzionale in opere, la nuova classe dirigente in competenza quotidiana.
Francesco Cannizzaro oggi appare come l’uomo di una svolta. Non perché lo dica lui. Lo dicono i numeri, lo dice il clima, lo dice la dimensione politica del risultato, lo dice la reazione di una città che sembra avere voluto voltare pagina con una forza rara.
Ma una svolta non è mai compiuta il giorno in cui viene annunciata. Una svolta comincia quando finisce la festa.
Da domani ci saranno le carte. I bilanci. I dirigenti. Le emergenze. Le telefonate inevase. I quartieri da ascoltare. I servizi da ripristinare. Le promesse da ordinare. I partiti da tenere insieme. I giovani da valorizzare davvero. Gli avversari da rispettare. La Regione da coinvolgere. Roma da pungolare. L’Europa da intercettare. Il Mediterraneo da trasformare da scenario in strategia.
Cannizzaro ha detto che nessuno vince da solo. È vero. Ma da sindaco dovrà dimostrare anche un’altra cosa: nessuno governa bene se non sa decidere.
Reggio Calabria gli ha dato una forza immensa. Ora gli chiede una cosa semplice e terribile: usarla bene.
Perché questa città non vuole più sentirsi raccontare come promessa mancata. Vuole essere una città normale nei servizi e straordinaria nell’ambizione. Vuole essere amministrata, non celebrata. Vuole essere amata con i fatti, non con gli aggettivi.
Il nuovo sindaco ha davanti una possibilità rara: trasformare una vittoria elettorale in una stagione civile.
Se ci riuscirà, quel 70% non resterà una cifra da archivio. Diventerà il giorno in cui Reggio Calabria smise di aspettare qualcuno e cominciò a pretendere se stessa.
Adesso Cannizzaro.
Adesso la squadra.
Adesso Reggio.
Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno
@luigi.palamara Reggio Calabria, Francesco Cannizzaro eletto Sindaco, il voto che diventa responsabilità La cosa che, in politica, pesa più di una vittoria è: il modo in cui la si porta. L'Editoriale di Luigi Palamara  Francesco Cannizzaro, nel giorno in cui viene eletto sindaco di Reggio Calabria e della Città Metropolitana, non si presenta davanti ai microfoni con l’arroganza di chi pensa di aver conquistato una città. Si presenta con l’emozione di chi sa di aver ricevuto qualcosa di più grande di una carica: una consegna popolare. E già questo, in un tempo di politica urlata e spesso senz’anima, è un segno. Il dato da cui parte l’intervista è clamoroso: oltre il 70%, secondo i numeri che arrivano alla segreteria. Cannizzaro lo definisce storico, e non sbaglia. Storico per Reggio, storico per la Calabria, storico per il centrodestra nazionale. Ma il punto più importante non è la percentuale. Le percentuali, da sole, invecchiano presto. Il punto è ciò che quella percentuale racconta: una città che non ha semplicemente votato, ma ha scelto di cambiare pagina. Francesco Cannizzaro dice di essere emozionato, quasi sorpreso. Si aspettava di vincere, non di vincere così. Ed è in questa misura, in questa dichiarazione non costruita, che si vede il tratto più interessante del nuovo sindaco: non scambia il consenso per possesso. Capisce che una vittoria così larga non è un assegno in bianco, ma un debito morale verso la città. E infatti non dice: “Ho vinto io”. Dice: “Ha vinto la squadra”. Ha vinto Forza Italia, ha vinto il centrodestra, ha vinto Roberto Occhiuto, ha vinto una coalizione coesa, compatta, larga, presentatasi agli elettori con un programma credibile. In una terra dove per troppo tempo la politica si è spesso consumata nei personalismi, nei piccoli feudi, nelle appartenenze più che nelle visioni, questa insistenza sul gioco di squadra non è una formula di cortesia. È una dichiarazione di metodo. Cannizzaro sembra voler dire: Reggio non si governa da soli. Non si governa con un uomo solo al comando. Non si governa con il culto del capo. Si governa con una filiera istituzionale, con una classe dirigente, con un rapporto forte tra Comune, Città Metropolitana, Regione, Governo nazionale ed Europa. E qui entra la figura di Roberto Occhiuto. Cannizzaro lo cita come parte della vittoria, e Occhiuto restituisce il riconoscimento con parole chiare: questa è una vittoria di Francesco, maturata negli anni, non soltanto in campagna elettorale. È la vittoria di un parlamentare che, secondo il presidente della Regione, ha lavorato a lungo per Reggio, fino a meritare un successo definito storico e tutt’altro che scontato. Questo passaggio è decisivo. Perché la narrazione di Cannizzaro non nasce dal nulla. Non dice: “Arrivo e salvo tutto”. Dice piuttosto: “C’è un lavoro già fatto, c’è un governo regionale che ha seminato, c’è una Calabria che ha cominciato a raccontarsi diversamente a livello nazionale ed europeo, e Reggio deve diventare parte centrale di questa nuova storia”. Reggio, infatti, non è una città qualsiasi. È l’unica Città Metropolitana della Calabria. È una porta sul Mediterraneo. È cuore dello Stretto. È una città che, quando funziona, non serve soltanto se stessa: serve l’intera regione. E quando non funziona, trascina con sé un pezzo di Calabria. Per questo il voto di Reggio non è soltanto amministrativo. È politico, simbolico, persino psicologico. Dopo dodici anni di centrosinistra, Cannizzaro parla apertamente di discontinuità. Una discontinuità rispetto al passato lontano e recente. Parole dure, certo. Ma una vittoria così larga nasce sempre da una frattura: tra ciò che la città ha vissuto e ciò che la città ora pretende. E che cosa pretende Reggio? Cannizzaro lo dice con una parola che non fa sognare i retori, ma dovrebbe entusiasmare i cittadini: normalità. Ripristinare i servizi essenziali. Aggredire i problemi ordinari. Rimettere in piedi l’amministrazione. Valorizzare dirigenti, funzionari, operatori amministr
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@luigi.palamara Adesso Reggio Calabria ha scelto. Cannizzaro Sindaco deve dimostrare di meritare la città L'Editoriale di Luigi Palamara  Reggio Calabria ha deciso. Dopo una campagna elettorale aspra, serrata, combattuta fino all’ultimo voto, la città ha consegnato le proprie speranze a Francesco Cannizzaro. Non è una vittoria qualsiasi. È una vittoria che pesa. Perché Reggio non è una città qualunque: è una città splendida, fiera, generosa, ferita. Una città che possiede tutto, mare, storia, intelligenza, bellezza, orgoglio, e che troppo spesso sembra incapace di sciogliere il nodo che la trattiene. Da oggi, dunque, finisce il tempo degli slogan e comincia quello più difficile: il governo. Quello vero.l Quello fatto di scelte, responsabilità, delusioni da evitare e promesse da mantenere. Francesco Cannizzaro arriva a Palazzo San Giorgio con un capitale politico importante. È giovane, ma non inesperto. Ha costruito negli anni una leadership riconosciuta, non solo in Calabria ma anche a livello nazionale. Questo può essere un vantaggio, purché non diventi alibi. Perché Reggio non ha bisogno di passerelle, né di medaglie appuntate al petto. Ha bisogno di strade, lavoro, servizi, decoro, visione. Ha bisogno di sentirsi finalmente guidata. La città gli chiede entusiasmo, certo. Ma soprattutto pretende concretezza. Pretende una visione moderna, dinamica, coraggiosa. Pretende che la bellezza naturale di Reggio non resti una cartolina buona per i discorsi ufficiali, ma diventi progetto, economia, futuro. Francesco Cannizzaro ha davanti a sé un’occasione rara: lasciare un segno positivo nella storia della città. Gli elementi per fare bene ci sono. Il consenso, l’esperienza, la forza politica, l’età giusta per osare. Ora però dovrà essere il sindaco di tutti. Di chi lo ha votato e di chi non lo ha votato. Dei quartieri centrali e delle periferie dimenticate. Dei giovani che partono, degli anziani che resistono, degli imprenditori che rischiano, delle famiglie che aspettano risposte. Adesso Reggio Calabria ha scelto il suo sindaco. Adesso Cannizzaro deve scegliere che cosa vuole essere: un vincitore di elezioni o un uomo capace di cambiare davvero il destino della sua città. Luigi Palamara Giornalista e artista Aspromontàno #francescocannizzarosindaco #reggiocalabria #aspromonte #luigipalamara #politica ♬ suono originale - SeFossiAmericano
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