Quando il dolore ferma il protocollo
Il neo eletto sindaco Francesco Cannizzaro posticipa la cerimonia ufficiale dopo la scomparsa della piccola Eva Santisi
Quando il dolore ferma il protocollo: Reggio Calabria si stringe attorno alla famiglia
Superati gli ostacoli tecnici per il rinvio della proclamazione. Una scelta che restituisce alla politica la sua dimensione più umana: davanti alla tragedia di una bambina di sei anni, la città scopre che tutto il resto può attendere.
L'Editoriale di Luigi Palamara
Ci sono giorni in cui la politica deve fare un passo indietro. Non per debolezza, ma per dignità. Giorni in cui le fasce tricolori, le formule ufficiali, le cerimonie e i calendari istituzionali sembrano diventare improvvisamente piccoli, quasi fuori posto, davanti a qualcosa che non ha misura: la morte di una bambina.
Eva Santisi aveva solo sei anni. Un’età in cui la vita dovrebbe essere fatta di scuola, giochi, domande, corse, sogni detti a metà. Un’età che non dovrebbe mai incontrare la parola fine. E invece la sua scomparsa ha attraversato Reggio Calabria come una ferita silenziosa, di quelle che non appartengono più soltanto a una famiglia, ma a un’intera comunità.
Per questo il neo eletto sindaco di Reggio Calabria e della Città Metropolitana Francesco Cannizzaro ha scelto di rinviare la cerimonia della sua proclamazione. Un atto istituzionale importante, certo. Ma non più importante del rispetto dovuto a un lutto così grande.
La decisione è arrivata dopo consultazioni con gli uffici comunali e con il Presidente del Tribunale, dottor Giuseppe Campagna, che ha mostrato comprensione e disponibilità. Superati gli ostacoli tecnici che inizialmente sembravano impedire il rinvio, la proclamazione è stata posticipata alla prossima settimana.
Si potrebbe dire che è solo un gesto. Ma certi gesti, quando sono compiuti nel momento giusto, valgono più di molti discorsi. Perché raccontano una sensibilità che non si misura con le parole, ma con la capacità di fermarsi.
In un tempo in cui spesso la politica corre, occupa la scena, pretende attenzione, questa scelta restituisce alla funzione pubblica una dimensione umana. Il potere, quando sa inchinarsi davanti al dolore, non perde autorevolezza. La ritrova.
Reggio Calabria oggi non guarda a una proclamazione rinviata. Guarda a una bambina che non c’è più. Guarda a una famiglia colpita da un dolore impossibile da spiegare. Guarda a una città che, almeno per un momento, comprende che tutto il resto può attendere.
Davanti alla morte di Eva, il protocollo si è fermato. Ed è stato giusto così.
Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno
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