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Francesco Cannizzaro rompe le vecchie liturgie: la Giunta non è più un premio, ma una prova spietata

La nuova stagione politica a Reggio Calabria tra presenza sul territorio e criteri di merito

Cannizzaro rompe le vecchie liturgie: la Giunta non è più un premio, ma una prova spietata

Il neo sindaco sceglie la strada e ribalta le regole del gioco: consiglieri prudenti di fronte alle responsabilità, mentre per la Città Metropolitana si profila una svolta rappresentativa. Ora la città attende la prova dei fatti, oltre i pregiudizi.

L'Editoriale di Luigi Palamara 


Se il buongiorno si vede dal mattino, Reggio Calabria ha finalmente aperto le finestre.

Dopo stagioni trascorse a contemplare il potere chiuso nelle stanze, protetto dai velluti delle cerimonie e dalle liturgie stanche dei palazzi, la città sembra scoprire un sindaco che non teme la strada. Francesco Cannizzaro ha scelto di camminare. E non è un dettaglio. Perché in politica i passi contano più dei comunicati, e le scarpe consumate valgono più di cento discorsi pronunciati davanti a platee compiacenti.

Dal centro alle periferie, dalle piazze ai quartieri dimenticati, il messaggio appare chiaro: la città non si governa osservandola da una finestra. La si governa guardandola negli occhi.

La prima novità, forse la più significativa, riguarda la Città Metropolitana. Cannizzaro sembra intenzionato a farne non un salotto di compensazioni partitiche, non un tavolo dove sistemare equilibri, malumori e appetiti, ma un vero consiglio rappresentativo del territorio. Sarebbe già una rivoluzione. Perché dalle nostre parti, spesso, gli enti sono stati trattati come scacchiere. E i cittadini come pedine.

Ma il punto più interessante è un altro: la Giunta.

Qui, per la prima volta, il gioco pare rovesciarsi. Non più la corsa famelica alla poltrona, non più il braccio di ferro sulle preferenze, non più la solita danza delle rivendicazioni. Oggi molti consiglieri sembrano guardare all’assessorato con prudenza, quasi con timore. E fanno bene.

Perché fare l’assessore, in questa fase, non sarà una medaglia da appuntarsi al petto. Sarà una prova. Una prova dura, pubblica, spietata. Chi accetterà dovrà dimostrare di reggere il passo. Chi fallirà non perderà soltanto una delega: rischierà di uscire dalla politica cittadina senza biglietto di ritorno.

Ed è qui che nasce una selezione nuova, quasi brutale nella sua semplicità: ognuno sa, dentro di sé, se è all’altezza. Chi vale non avrà paura di mettersi in gioco. Chi non vale farà bene a restare dov’è. Meglio un consigliere utile che un assessore fallito.

Così salta il vecchio gioco delle posizioni. Saltano le pretese. Saltano le liturgie delle correnti. Cannizzaro, almeno in questa partenza, appare libero di scegliere. E difficilmente qualcuno tenterà forzature, perché il clima è cambiato e la posta è alta. Altissima.

La città, intanto, osserva. E parla. Le voci che si raccolgono per strada sono di attesa, di fiducia, perfino di entusiasmo. Naturalmente non manca la minoranza rumorosa, quella che non aspetta nemmeno il primo giorno per indossare il lutto preventivo. È una vecchia malattia reggina: fare i jettatori prima ancora che il treno lasci la stazione.

Ma Reggio non può permettersi questo vizio. Non oggi.

Una città appartiene a tutti, non solo a chi vince e nemmeno solo a chi protesta. Appartiene anche a chi spera, a chi lavora, a chi pretende serietà senza trasformare ogni partenza in una condanna. Francesco Cannizzaro sarà il sindaco anche di chi non lo ha votato. E chi ama davvero Reggio dovrebbe augurarsi una cosa sola: che riesca.

Perché se fallisce un sindaco, non perde soltanto un uomo politico. Perde la città.

Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno 

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