Reggio Calabria, la prova dell’acqua si chiama depurazione.
Centocinquanta milioni, nuovi depuratori e molte date segnate sul calendario. Il Comune promette di trasformare i finanziamenti in cantieri. Ma il vero collaudo non si farà nelle conferenze stampa: lo faranno il mare, i cittadini e il tempo
Dai 150 milioni per la rete fognaria al cantiere di Gallico: il sindaco Cannizzaro lancia la sfida per il riscatto del litorale reggino
La scommessa depurazione a Reggio Calabria: tra sogni di "Montecarlo del Sud" e scadenze da rispettare, l'unico vero collaudo sarà il mare
Mentre Palazzo San Giorgio presenta il piano d’emergenza per superare le infrazioni UE, riparte la corsa contro il tempo per sbloccare progetti attesi da anni.
L'Editoriale di Luigi Palamara
Le città di mare hanno un giudice che non si lascia convincere dai discorsi. È l’acqua.
Può essere placida, luminosa, persino generosa con chi la fotografa al tramonto. Ma quando riceve ciò che una città non riesce a depurare, presenta il conto. Non legge i comunicati, non conosce le maggioranze e non concede proroghe.
Nel Salone dei Lampadari di Palazzo San Giorgio, il sindaco di Reggio Calabria Francesco Cannizzaro ha presentato il programma per il completamento e l’ottimizzazione del sistema fognario e depurativo della città e di una parte consistente dell’area metropolitana.
Accanto a lui c’erano il commissario nazionale Fabio Fatuzzo, il subcommissario Tonino Daffinà, tecnici, progettisti, amministratori regionali e sindaci dei Comuni interessati. Molte autorità, molte cifre e soprattutto molte date.
È una buona abitudine indicarle. Permette ai cittadini di ricordarle.
Gallico, il primo cantiere.
Il fatto più immediato riguarda Gallico. Al termine della conferenza era prevista la consegna dei lavori all’impresa aggiudicataria, con la possibilità di aprire il cantiere già dalla mattina successiva.
L’intervento vale 27 milioni e 610 mila euro, di cui circa 18 milioni destinati direttamente ai lavori. Non sarà un semplice restauro dell’impianto esistente. Il depuratore verrà progressivamente smantellato e ricostruito nello stesso sito, senza interrompere il servizio.
È stata scelta una tecnologia a membrane, più avanzata di quella tradizionale. Dovrebbe garantire una qualità elevata dell’acqua trattata, ridurre l’impatto ambientale e rendere possibile il riuso della risorsa per attività che non richiedono acqua potabile: irrigazione, lavaggio delle strade, antincendio e altri impieghi civili o produttivi.
Il nuovo impianto sarà coperto e confinato. I tecnici assicurano che non produrrà i miasmi associati al vecchio sistema e che la parte rivolta verso il mare potrà essere riqualificata con un’area verde.
L’ingegnere Serafini ha definito l’operazione quasi chirurgica. È un’immagine efficace: bisognerà sostituire gli organi senza fermare il paziente.
Un sistema da ricostruire.
Il problema, però, non si esaurisce a Gallico.
L’agglomerato di Reggio Calabria dispone oggi di nove depuratori di dimensioni differenti, collegati a una rete incompleta e disomogenea. Alcune zone non risultano adeguatamente collettate. In altri casi i collettori sono sottodimensionati, le acque nere non vengono separate correttamente e gli impianti di sollevamento sono vecchi o inefficienti.
La conseguenza è nota: sversamenti, cattivi odori, disservizi e un mare che non sempre restituisce alla città l’immagine che la città vorrebbe offrire di sé.
Il nuovo schema ridisegna l’intero sistema. Il bacino settentrionale sarà organizzato attorno a Gallico e Concessa. Alcuni impianti minori, come quelli di Armo e Cataforio, dovrebbero essere dismessi, trasferendo i reflui verso Ravagnese. Ortì e Oliveto resteranno in funzione, mentre Pellaro sarà rifunzionalizzato.
Ravagnese verrà potenziato fino a servire circa 161 mila abitanti equivalenti. È un intervento decisivo, anche per ragioni che il visitatore comprende prima ancora di aver letto una relazione tecnica: l’impianto si trova nell’area attraversata da chi arriva all’aeroporto e il disagio olfattivo è diventato, negli anni, una sorta di indesiderato biglietto da visita.
Il calendario delle promesse.
Il sindaco ha chiesto ai giornalisti di annotare le scadenze. Conviene farlo.
Per Concessa, un progetto da circa 10 milioni di euro, la gara dovrebbe essere avviata entro il 31 dicembre.
Per Ravagnese sono previsti due stralci: il primo riguarda il completamento e il potenziamento del depuratore, per un valore di 34 milioni; il secondo interessa il ripristino e l’adeguamento della rete fognaria. I due progetti esecutivi dovrebbero essere presentati entro il 3 agosto.
Per Pellaro, Orti e Oliveto la consegna dei progetti esecutivi è prevista entro dicembre.
Il programma complessivo relativo all’agglomerato reggino vale circa 150 milioni di euro. Cannizzaro ha ricordato che durante la campagna elettorale aveva parlato di circa 145 milioni destinati alla depurazione della città e dei Comuni vicini. Il subcommissario Daffinà ha spiegato che 75 milioni sono stati ricavati da economie del Fondo sviluppo e coesione, all’interno di una disponibilità complessiva di circa 90 milioni.
L’intervento era stato finanziato già nel 2012 con 70 milioni. Allora, secondo Daffinà, la somma avrebbe potuto bastare. Oggi non basta più.
È uno dei piccoli paradossi dell’amministrazione italiana: quando un’opera tarda troppo, il tempo non si limita a passare. Aumenta i costi.
I Comuni dell’area metropolitana.
Il programma riguarda anche numerosi centri della provincia.
A Oppido Mamertina il depuratore risulta già funzionante e il potenziamento è stato avviato.
A San Roberto l’impianto, finanziato con quasi un milione e 200 mila euro, dovrebbe essere consegnato nei primi giorni di agosto. Il collaudo sarebbe già stato eseguito.
A Monasterace e Camini il depuratore consortile ha raggiunto circa il 92 per cento dei lavori. L’ultimo tratto, quello che spesso risulta più lungo del restante novantadue, dovrebbe essere completato entro dicembre.
A Scilla l’investimento è di circa un milione e mezzo. L’avanzamento dei lavori è indicato al 33 per cento e la consegna del nuovo impianto è annunciata entro la fine dell’anno.
Per Motta San Giovanni il percorso sarà più lungo. Il finanziamento iniziale di 5 milioni dovrà essere integrato con un ulteriore milione, portando il quadro economico a circa 6 milioni e 180 mila euro. I lavori sono al 20 per cento e la conclusione è prevista entro il 2027.
A Santo Stefano in Aspromonte l’intervento vale 5 milioni. Mezzo milione regionale è già stato utilizzato per la progettazione. Il progetto esecutivo è atteso entro dicembre, anche se il decreto di finanziamento non risulta ancora formalmente disponibile. Le risorse, è stato assicurato, sarebbero comunque individuate.
Rizziconi dispone di un finanziamento di circa un milione e 700 mila euro ed è ancora nella fase progettuale. Il sindaco, prudentemente, non ha indicato una scadenza che i tecnici non gli avevano confermato.
Per Sant’Eufemia d’Aspromonte sono previsti circa un milione e 800 mila euro. Il progetto esecutivo potrebbe arrivare nei primi mesi del 2027.
Il calendario, dunque, non ha una sola velocità. Alcune opere stanno partendo, altre devono essere progettate, altre ancora aspettano finanziamenti integrativi. È la fotografia di una macchina complessa, non sempre coordinata e spesso più lenta delle necessità.
Niente proroghe, almeno nelle intenzioni.
Il commissario Fatuzzo ha assunto un impegno netto: reperire le risorse mancanti e non concedere proroghe.
Ha ricordato che i ritardi possono avere cause legittime, ma talvolta dipendono da disattenzione, inerzia o scarsa volontà. La regola adottata dalla struttura commissariale sarebbe quindi quella di non spostare in avanti le scadenze.
È un principio severo e ragionevole. Resta da vedere come verrà applicato quando le difficoltà non saranno più illustrate in una sala, ma compariranno dentro un cantiere.
Fatuzzo ha indicato una possibile fonte aggiuntiva di finanziamento: la Banca europea per gli investimenti. Le risorse della BEI potrebbero coprire le carenze economiche di Motta San Giovanni, Santo Stefano e di altri interventi i cui quadri finanziari non risultano sufficienti.
Ma il commissario ha insistito soprattutto sul riuso delle acque depurate.
«Buttare via l’acqua depurata è una bestemmia», ha detto.
La frase ha il pregio di essere semplice. In un Mezzogiorno sempre più esposto alla siccità, depurare l’acqua per poi disperderla significa perdere due volte: prima si sostiene il costo del trattamento, poi si rinuncia a una risorsa utilizzabile per l’agricoltura, l’industria, le aree artigianali, la pulizia delle strade e l’irrigazione.
L’acqua potabile dovrebbe servire innanzitutto alle persone. Quella depurata può svolgere tutti gli altri lavori meno nobili, ma non meno necessari.
Il lavoro che non si vede.
Daffinà ha parlato del “lavoro invisibile” svolto da responsabili del procedimento, ingegneri, geologi, progettisti e funzionari.
È vero: il cittadino vede il depuratore quando entra in funzione, non le conferenze di servizi, i pareri, le autorizzazioni e i ricorsi che lo precedono. La burocrazia è indispensabile quando garantisce legalità, sicurezza e qualità. Diventa però difficile da difendere quando finisce per sostituirsi all’opera.
Il programma reggino è partito nel 2020 con il masterplan e il piano delle indagini. È stata eseguita una mappatura completa del sistema fognario e dei collettamenti. Sono state studiate le zone non servite, le criticità delle condotte e le necessità dei diversi impianti.
Alla domanda se si fosse intervenuti soltanto sui depuratori, i tecnici hanno risposto di no. Sarebbe inutile costruire un impianto moderno lasciando che i reflui continuino a non raggiungerlo.
È un principio elementare. Nell’amministrazione pubblica, talvolta, l’elementare è già una conquista.
Dal mare alla “Montecarlo del Sud”.
Francesco Cannizzaro ha collegato il piano della depurazione a un progetto politico più vasto: rendere Reggio una città internazionale, migliorare l’aeroporto, il porto e le vie d’accesso, rafforzare il turismo e rendere balneabile l’intera costa metropolitana, da Rosarno a Monasterace.
Ha usato un’espressione destinata a essere ricordata: Reggio Calabria dovrebbe diventare «la Montecarlo del Sud».
Le città italiane hanno spesso cercato di somigliare a qualcun’altra. C’è chi vuole essere la Silicon Valley europea, chi la Parigi del Mediterraneo, chi la piccola Svizzera. Reggio, forse, potrebbe cominciare diventando pienamente Reggio Calabria: una città con il mare pulito, i servizi essenziali funzionanti, le strade curate e gli uffici capaci di rispettare una scadenza.
Sarebbe già un programma ambizioso.
Il sindaco ha parlato di “normalizzazione”. Pulire la città, raccogliere i rifiuti, renderla accessibile, garantire i servizi. Sono attività che altrove rientrano nell’ordinario. A Reggio Calabria, ha riconosciuto, non sempre lo sono state.
L’internazionalizzazione viene dopo la normalità. Un turista può essere attratto da un concerto, da una campagna promozionale o da un nuovo volo. Ma difficilmente tornerà in una città nella quale deve domandarsi se il mare sia balneabile o se l’acqua mancherà.
Il Comune da riorganizzare.
Durante la conferenza, a Cannizzaro è stato chiesto che cosa avesse trovato entrando a Palazzo San Giorgio.
La risposta è stata: «Un grande disordine».
Il sindaco ha raccontato di non disporre ancora di una stanza adeguata né di un computer e di essere costretto a spostarsi tra gli uffici per trovare un ambiente climatizzato. Ha annunciato una riorganizzazione della macchina comunale: i vecchi “settori” diventeranno “dipartimenti”.
Il cambio del nome, da solo, non produrrà effetti. Un ufficio lento resta lento anche se viene promosso a dipartimento. Ma la riorganizzazione può essere necessaria, soprattutto se accompagnata da responsabilità precise, personale adeguato e verifiche sui risultati.
Cannizzaro ha definito questa fase «l’inizio dell’inizio dell’inizio». Un’espressione utile per chiedere tempo, ma anche per ricordare che il tempo politico comincia a consumarsi dal primo giorno.
La stampa gli ha concesso idealmente cento giorni. I cittadini, di solito, sono più pazienti. Ma hanno anche una memoria selettiva: dimenticano molte promesse e ricordano benissimo i disagi.
La polemica con chi c’era prima.
Il sindaco ha dedicato una parte considerevole del suo intervento ai rapporti con l’opposizione e con le amministrazioni precedenti.
Ha sostenuto di non voler utilizzare il passato come alibi, pur riservandosi di rendere pubbliche eventuali responsabilità. Ha chiesto un’opposizione costruttiva e ha criticato chi rivendicherebbe lavori, manutenzioni o iniziative annunciate dalla nuova Giunta.
Ha citato la verniciatura di una ringhiera dello stadio Granillo e la disponibilità ottenuta da un artista italiano per un evento nazionale. In entrambi i casi, ha detto, qualcuno avrebbe sostenuto di avere già programmato tutto.
Sono polemiche frequenti nei cambi di amministrazione. Chi arriva tende a trovare tutto da rifare; chi parte ricorda di avere già lasciato i progetti nei cassetti. A volte hanno ragione entrambi: un’opera nasce con una Giunta, viene finanziata da un’altra, appaltata da una terza e inaugurata dalla quarta.
La città, però, non ha bisogno di un certificato di paternità. Ha bisogno che l’opera venga completata.
La correttezza istituzionale consiste nel riconoscere ciò che è stato avviato da altri e nel rispondere di ciò che si promette personalmente. Il resto appartiene alla propaganda, che è una forma di depurazione nella quale ciascuno elimina i propri residui e conserva quelli dell’avversario.
Perché si è arrivati fin qui?
Il giornalista Luigi Palamara di CartaStraccia.News ha posto la domanda più semplice e più difficile: com’è stato possibile lasciare che il sistema depurativo raggiungesse un simile livello di degrado?
Il commissario ha preferito non processare il passato. Il suo compito, ha spiegato, è realizzare le opere, superare le procedure d’infrazione europee e rimuovere i pericoli ambientali. Le eventuali irregolarità competono ad altri uffici.
È una risposta amministrativamente corretta. Ma la domanda resta.
Capire le cause non serve necessariamente a cercare un colpevole. Serve a non ripetere lo stesso errore. Se un progetto finanziato nel 2012 arriva al cantiere molti anni dopo, non basta accelerare l’ultima fase. Bisogna comprendere dove il procedimento si è fermato, chi avrebbe dovuto sbloccarlo e quali meccanismi abbiano consentito al ritardo di diventare normale.
Il commissario ha affidato la memoria agli elettori: se ricorderanno, eviteranno gli errori del passato; altrimenti li ripeteranno.
La memoria pubblica, tuttavia, ha bisogno di documenti, date e responsabilità. Non soltanto di impressioni.
Il mare come collaudo finale.
Il programma annunciato è imponente. Le risorse sono considerevoli. Le tecnologie previste, soprattutto a Gallico, sembrano adeguate alle sfide future. La mappatura della rete è stata eseguita e il sistema è stato ripensato nel suo complesso.
Esistono dunque ragioni per considerare la conferenza del 17 luglio un passaggio importante.
Ma il Sud è pieno di passaggi importanti diventati, col tempo, fotografie d’archivio.
Ora bisognerà verificare che il cantiere di Gallico parta davvero, che Concessa arrivi alla gara, che i progetti di Ravagnese siano consegnati, che Pellaro, Orti e Oliveto rispettino dicembre, che Scilla e Monasterace completino gli impianti, che Motta San Giovanni trovi il milione mancante e che Santo Stefano ottenga il finanziamento formalmente necessario.
Bisognerà controllare anche la gestione futura. Un depuratore moderno, se amministrato male, diventa rapidamente un vecchio problema costoso.
Alla fine della conferenza, Cannizzaro ha ringraziato autorità, tecnici, sindaci e giornalisti. Ha promesso di seguire personalmente il cronoprogramma e si è scusato per le condizioni precarie nelle quali la stampa è costretta a lavorare a Palazzo San Giorgio.
La politica della depurazione si misura con i cantieri aperti, le opere concluse e l’acqua restituita pulita al territorio.
Il resto è comunicazione. Il mare, invece, è la notizia.
Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno
@luigi.palamara Reggio Calabria, la prova dell’acqua si chiama depurazione. Centocinquanta milioni, nuovi depuratori e molte date segnate sul calendario. Il Comune promette di trasformare i finanziamenti in cantieri. Ma il vero collaudo non si farà nelle conferenze stampa: lo faranno il mare, i cittadini e il tempo Dai 150 milioni per la rete fognaria al cantiere di Gallico: il sindaco Cannizzaro lancia la sfida per il riscatto del litorale reggino La scommessa depurazione a Reggio Calabria: tra sogni di "Montecarlo del Sud" e scadenze da rispettare, l'unico vero collaudo sarà il mare Mentre Palazzo San Giorgio presenta il piano d’emergenza per superare le infrazioni UE, riparte la corsa contro il tempo per sbloccare progetti attesi da anni. Tra sfilate social e cronoprogrammi da onorare, i cittadini attendono la prova dei fatti: l'acqua pulita non si misura con i follower. L'Editoriale di Luigi Palamara Le città di mare hanno un giudice che non si lascia convincere dai discorsi. È l’acqua. Può essere placida, luminosa, persino generosa con chi la fotografa al tramonto. Ma quando riceve ciò che una città non riesce a depurare, presenta il conto. Non legge i comunicati, non conosce le maggioranze e non concede proroghe. Nel Salone dei Lampadari di Palazzo San Giorgio, il sindaco di Reggio Calabria Francesco Cannizzaro ha presentato il programma per il completamento e l’ottimizzazione del sistema fognario e depurativo della città e di una parte consistente dell’area metropolitana. Accanto a lui c’erano il commissario nazionale Fabio Fatuzzo, il subcommissario Tonino Daffinà, tecnici, progettisti, amministratori regionali e sindaci dei Comuni interessati. Molte autorità, molte cifre e soprattutto molte date. È una buona abitudine indicarle. Permette ai cittadini di ricordarle. Gallico, il primo cantiere Il fatto più immediato riguarda Gallico. Al termine della conferenza era prevista la consegna dei lavori all’impresa aggiudicataria, con la possibilità di aprire il cantiere già dalla mattina successiva. L’intervento vale 27 milioni e 610 mila euro, di cui circa 18 milioni destinati direttamente ai lavori. Non sarà un semplice restauro dell’impianto esistente. Il depuratore verrà progressivamente smantellato e ricostruito nello stesso sito, senza interrompere il servizio. È stata scelta una tecnologia a membrane, più avanzata di quella tradizionale. Dovrebbe garantire una qualità elevata dell’acqua trattata, ridurre l’impatto ambientale e rendere possibile il riuso della risorsa per attività che non richiedono acqua potabile: irrigazione, lavaggio delle strade, antincendio e altri impieghi civili o produttivi. Il nuovo impianto sarà coperto e confinato. I tecnici assicurano che non produrrà i miasmi associati al vecchio sistema e che la parte rivolta verso il mare potrà essere riqualificata con un’area verde. L’ingegnere Serafini ha definito l’operazione quasi chirurgica. È un’immagine efficace: bisognerà sostituire gli organi senza fermare il paziente. Un sistema da ricostruire Il problema, però, non si esaurisce a Gallico. L’agglomerato di Reggio Calabria dispone oggi di nove depuratori di dimensioni differenti, collegati a una rete incompleta e disomogenea. Alcune zone non risultano adeguatamente collettate. In altri casi i collettori sono sottodimensionati, le acque nere non vengono separate correttamente e gli impianti di sollevamento sono vecchi o inefficienti. La conseguenza è nota: sversamenti, cattivi odori, disservizi e un mare che non sempre restituisce alla città l’immagine che la città vorrebbe offrire di sé. Il nuovo schema ridisegna l’intero sistema. Il bacino settentrionale sarà organizzato attorno a Gallico e Concessa. Alcuni impianti minori, come quelli di Armo e Cataforio, dovrebbero essere dismessi, trasferendo i reflui verso Ravagnese. Orti e Oliveto resteranno in funzione, mentre Pellaro sarà rifunzionalizzato. Parte 1 di 2 Editoriale completo su CartaStraccia.News
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@luigi.palamara Grazie mille a tutti Partecipa alla mia prossima LIVE #tiktoklive #livehighlights ♬ audio originale - Luigi Palamara
@luigi.palamara Reggio Calabria, la città che ancora non profuma Depuratori, decoro, rifiuti, monopattini, lavoratori di Castore: l’Amministrazione annuncia una stagione di concretezza. Ma tra i cronoprogrammi e la realtà c’è sempre quella vecchia distanza meridionale che si chiama esecuzione. Dai depuratori di Gallico alla stretta sui rifiuti e i monopattini selvaggi: la giunta promette concretezza contro l'eterna emergenza dello Stretto Reggio Calabria e la chimera della “città che profuma”: la sfida amministrativa tra la carta dei cronoprogrammi e la realtà dei fatti Il rilancio di Castore e il pugno duro contro gli incivili non bastano a cancellare lo scetticismo di una comunità stanca di annunci. Per conquistare la normalità non servono promesse da inaugurare, ma scadenze da rispettare: l'unico vero verdetto per i cittadini sarà la trasparenza del mare. L'Editoriale di Luigi Palamara Una parola che, a Reggio Calabria, ricorre da decenni con la puntualità delle promesse elettorali e l’inaffidabilità delle piogge d’agosto: depurazione. La si pronuncia nelle conferenze stampa, la si infila nei programmi, la si accompagna con cifre, progetti, commissari, subcommissari e cronoprogrammi. Poi arriva l’estate, il mare cambia colore, il cittadino apre un’applicazione sul telefono per sapere se può fare il bagno e il turista, quando è prudente, cambia spiaggia. Quando non cambia città. Ora l’Amministrazione attraverso l'autor3vole voce del Sindaco Onorevole Francesco Cannizzaro annuncia che la musica sarà diversa. Da Gallico dovrebbe cominciare una rivoluzione che, per una volta, non promette barricate ma tubature, impianti, cantieri e scadenze. È meno romantica delle rivoluzioni tradizionali, ma infinitamente più utile. L’avvio dei lavori al depuratore di Gallico viene presentato come il primo atto concreto di un piano più vasto, sostenuto dal Governo nazionale, dalla Regione Calabria e dalla struttura commissariale per la depurazione. L’intervento viene descritto come imponente, moderno, tecnologicamente avanzato. Parole impegnative, che meritano rispetto soltanto quando diventano cemento, condotte funzionanti e acqua pulita. Il punto, infatti, non è annunciare il depuratore. È farlo funzionare. Reggio conosce fin troppo bene l’arte di inaugurare intenzioni. Ha visto progetti diventare faldoni, finanziamenti trasformarsi in alibi, emergenze sopravvivere ai commissari chiamati a risolverle. Per questo il cronoprogramma illustrato alla comunità è una buona notizia, ma non è ancora una vittoria. È una cambiale firmata davanti ai cittadini. E le cambiali, prima o poi, vanno onorate. Non c’è soltanto Gallico. Nel disegno amministrativo rientrano Ravagnese, Concessa e Pellaro, oltre agli interventi destinati ai Comuni della Città metropolitana: San Roberto, Scilla, Motta San Giovanni, Santo Stefano in Aspromonte, Rizziconi e Oppido Mamertina. Alcuni impianti sarebbero prossimi alla consegna, altri già operativi, altri ancora in fase di progettazione o di gara. È il consueto mosaico italiano: un’opera parte, una aspetta, una viene progettata, un’altra attende il progetto esecutivo. Ma almeno, questa volta, ogni tessera avrebbe una data. L’obiettivo dichiarato è ambizioso: rendere balneabile l’intera costa reggina, da Catona a Bocale, e conquistare il maggior numero possibile di Bandiere blu. È un proposito sacrosanto, persino elementare. Una città affacciata sullo Stretto non dovrebbe considerare il mare pulito un premio, ma un diritto. Non dovrebbe festeggiare la normalità come un miracolo amministrativo. Il turista non può essere costretto a consultare internet per capire dove l’acqua sia balneabile, come un esploratore che interroga la carta geografica prima di attraversare una palude. E il cittadino reggino non dovrebbe ringraziare nessuno per poter entrare nel proprio mare senza diffidenza. Dovrebbe semplicemente pretenderlo. La città che profuma, ma non ancora Editoriale completo su CartaStraccia.News
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