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“Carta Straccia”, nel nome la provocazione, nel contenuto la sostanza. Leggetelo. Non per abitudine, ma per scelta.

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Non scrivo per piacervi

Non scrivo per piacervi

L'Editoriale di Luigi Palamara 


Non scrivo per accontentare nessuno. E nemmeno per deludere qualcuno.

Sembra una distinzione ovvia, ma evidentemente non lo è, se ogni volta bisogna tornare a spiegarla.

Io non sono un attore. Non salgo su un palcoscenico, non recito una parte e non aspetto, alla fine, che il pubblico alzi o abbassi il pollice per giudicare la mia performance. Non sono un comico incaricato di farvi ridere, né un attore drammatico pagato per commuovervi.

Chi fa opinione ha un altro mestiere. Più semplice e, proprio per questo, più scomodo: dire ciò che pensa.

Possibilmente senza chiedere il permesso.

Esprimere liberamente la mia opinione è una delle poche forme di libertà alle quali non intendo rinunciare. E c’è una cosa che forse sorprenderà qualcuno: quando scrivo, non scrivo anzitutto per gli altri. Scrivo per me stesso. Per mettere ordine nei pensieri, per chiamare le cose con il nome che credo abbiano, per non dovermi voltare dall’altra parte soltanto perché sarebbe più conveniente farlo.

Poi, naturalmente, ci sono i lettori.

E meno male.

Ma il lettore non è un cliente al quale garantire sempre la merce richiesta. Non entra qui con uno scontrino in mano pretendendo di ricevere, in cambio del proprio tempo, l’opinione che aveva già deciso di ascoltare.

Può essere d’accordo con me. Può non esserlo affatto.

Anzi, è proprio lì che comincia la parte interessante.

Il vero confronto non nasce quando due persone si danno ragione. Quello è conforto, compagnia, qualche volta perfino complicità. Il confronto nasce quando uno dice bianco e l’altro nero e, nonostante questo, riescono ancora a sedersi allo stesso tavolo senza insultarsi, senza scomunicarsi, senza pretendere la resa dell’avversario.

Il disaccordo non è mancanza di rispetto. La pretesa di imporre l’accordo, invece, spesso lo è.

Chi pretende che io scriva ciò che vuole leggere non sta cercando un’opinione. Sta cercando uno specchio.

E io non ho nessuna intenzione di diventarlo.

Per questo continuo a ripetere una cosa elementare: leggete anche chi non la pensa come voi. Soprattutto chi non la pensa come voi. Cercate gli argomenti che vi disturbano, non soltanto quelli che vi rassicurano. Provate almeno una volta a domandarvi se dall’altra parte possa esserci una ragione che non avevate considerato.

Altrimenti non cercate il confronto.

Cercate conferme.

E di conferme a buon mercato è pieno il mondo. Basta scegliere il giornale giusto, il canale giusto, il commentatore giusto, l’algoritmo giusto, ed ecco servita ogni mattina la rassicurante dimostrazione che avevate ragione anche prima di cominciare a pensare.

Io quel servizio non lo offro.

Non vi prometto coerenza con le vostre aspettative. Non vi prometto una posizione prevedibile. Non vi prometto nemmeno che domani penserò esattamente ciò che penso oggi, se nel frattempo i fatti mi avranno convinto del contrario.

Vi prometto soltanto questo: ciò che leggerete sarà ciò che penso.

Può piacervi oppure no.

Potrà persino irritarvi.

Ma almeno non sarà scritto per compiacervi.

E, in tempi in cui tutti sembrano disperatamente intenti a conquistare un applauso, forse è già qualcosa.

Basta, dunque.

Leggete anche chi vi contraddice.

Discutete.

Contestatemi.

Ma non chiedetemi risposte di comodo.

Quelle, se è ciò che cercate, dovrete farvele dare da qualcun altro.

Io preferisco restare imprevedibile.

Luigi Palamara Giornalista,  Scrittore e Artista Aspromontàno 

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