Quella sera il paese fu attraversato da una pioggia breve.
Le pietre delle strade diventarono lucide.
Luigi tornò al suo tavolo.
Il quaderno era ancora aperto.
Scrisse lentamente.
Il disaccordo non è mancanza di rispetto.
Si fermò.
Aggiunse:
La pretesa di avere sempre ragione, forse sì.
Fuori il vento riprese.
Luigi guardò l’Aspromonte dietro i vetri.
Pensò agli uomini del bar, a Pasquale, a sua madre, al pastore incontrato sulla montagna.
Pensò a tutte le volte in cui qualcuno gli aveva detto:
Questo non dovevi scriverlo.
Oppure:
Questa volta mi hai deluso.
Come se uno scrittore, un giornalista, un uomo che prova a dire ciò che pensa dovesse ogni mattina controllare l’umore degli altri prima di prendere la penna.
Prese un nuovo foglio.
Scrisse in alto:
NON SCRIVO PER PIACERVI.
Sotto aggiunse:
Non voglio lettori che mi applaudano.
Si fermò.
Cancellò.
Scrisse:
Voglio lettori che discutano.
Anche quella frase gli parve incompleta.
Allora la cancellò.
Restò a lungo davanti al foglio bianco.
Infine scrisse:
Leggete anche chi vi contraddice.
Questa volta non cancellò.
Il giorno dopo appese il foglio nella bacheca davanti al bar.
In paese lo lessero tutti.
Qualcuno abbassò la testa.
Qualcuno borbottò.
Qualcuno disse che Luigi aveva ragione.
Qualcun altro disse che Luigi non aveva capito niente.
Una donna, passando, lesse soltanto il titolo e disse:
- Questo vuole sempre provocare.
Un vecchio rispose:
- Almeno ci fa parlare.
Nel pomeriggio Pasquale arrivò davanti alla bacheca.
Rilesse il foglio.
Poi entrò nel bar.
Luigi era seduto al solito tavolo.
- Ho letto.
- E?
- Non sono d’accordo su tutto.
Luigi indicò la sedia davanti a sé.
- Siediti.
Pasquale rimase in piedi.
- Perché?
Luigi sorrise.
- Perché la discussione comincia adesso.
Pasquale sedette.
Il barista portò due bicchieri senza che nessuno li chiedesse.
Fuori, sopra i tetti di Roccaforte del Greco, l’Aspromonte diventava viola nella sera.
La montagna non dava ragione a nessuno.
Restava lì.
Antica.
Silenziosa.
Indifferente alle opinioni degli uomini.
E forse proprio per questo insegnava loro la cosa più difficile:
che si può stare dalla stessa parte del tavolo anche guardando il mondo da due parti diverse.
Luigi alzò il bicchiere.
- Una cosa però te la prometto.
- Quale?
- Non ti darò mai la risposta che vuoi soltanto perché la vuoi.
Pasquale bevve.
- E io continuerò a dirti quando sbagli.
- Perfetto.
- Però non montarti la testa.
- Mai.
Restarono un poco in silenzio.
Poi Pasquale domandò:
- E domani che scrivi?
Luigi guardò fuori, verso la montagna.
Sorrise.
- Non lo so.
- Come non lo sai?
- Voglio restare imprevedibile.
E questa volta, nel bar di Roccaforte del Greco, risero tutti.
Estratto dal libro di Luigi Palamara: Aspromonte, dove l'anima non muore.
In uscita per Natale 2026
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@luigi.palamara Quella sera il paese fu attraversato da una pioggia breve. Le pietre delle strade diventarono lucide. Luigi tornò al suo tavolo. Il quaderno era ancora aperto. Scrisse lentamente. Il disaccordo non è mancanza di rispetto. Si fermò. Aggiunse: La pretesa di avere sempre ragione, forse sì. Fuori il vento riprese. Luigi guardò l’Aspromonte dietro i vetri. Pensò agli uomini del bar, a Pasquale, a sua madre, al pastore incontrato sulla montagna. Pensò a tutte le volte in cui qualcuno gli aveva detto: Questo non dovevi scriverlo. Oppure: Questa volta mi hai deluso. Come se uno scrittore, un giornalista, un uomo che prova a dire ciò che pensa dovesse ogni mattina controllare l’umore degli altri prima di prendere la penna. Prese un nuovo foglio. Scrisse in alto: NON SCRIVO PER PIACERVI. Sotto aggiunse: Non voglio lettori che mi applaudano. Si fermò. Cancellò. Scrisse: Voglio lettori che discutano. Anche quella frase gli parve incompleta. Allora la cancellò. Restò a lungo davanti al foglio bianco. Infine scrisse: Leggete anche chi vi contraddice. Questa volta non cancellò. Il giorno dopo appese il foglio nella bacheca davanti al bar. In paese lo lessero tutti. Qualcuno abbassò la testa. Qualcuno borbottò. Qualcuno disse che Luigi aveva ragione. Qualcun altro disse che Luigi non aveva capito niente. Una donna, passando, lesse soltanto il titolo e disse: - Questo vuole sempre provocare. Un vecchio rispose: - Almeno ci fa parlare. Nel pomeriggio Pasquale arrivò davanti alla bacheca. Rilesse il foglio. Poi entrò nel bar. Luigi era seduto al solito tavolo. - Ho letto. - E? - Non sono d’accordo su tutto. Luigi indicò la sedia davanti a sé. - Siediti. Pasquale rimase in piedi. - Perché? Luigi sorrise. - Perché la discussione comincia adesso. Pasquale sedette. Il barista portò due bicchieri senza che nessuno li chiedesse. Fuori, sopra i tetti di Roccaforte del Greco, l’Aspromonte diventava viola nella sera. La montagna non dava ragione a nessuno. Restava lì. Antica. Silenziosa. Indifferente alle opinioni degli uomini. E forse proprio per questo insegnava loro la cosa più difficile: che si può stare dalla stessa parte del tavolo anche guardando il mondo da due parti diverse. Luigi alzò il bicchiere. - Una cosa però te la prometto. - Quale? - Non ti darò mai la risposta che vuoi soltanto perché la vuoi. Pasquale bevve. - E io continuerò a dirti quando sbagli. - Perfetto. - Però non montarti la testa. - Mai. Restarono un poco in silenzio. Poi Pasquale domandò: - E domani che scrivi? Luigi guardò fuori, verso la montagna. Sorrise. - Non lo so. - Come non lo sai? - Voglio restare imprevedibile. E questa volta, nel bar di Roccaforte del Greco, risero tutti. Estratto dal libro di Luigi Palamara: Aspromonte, dove l'anima non muore. In uscita per Natale 2026 PRENOTALO ADESSO. #aspromonte #luigipalamara #roccafortedelgreco #giornalista #libro ♬ son original - Joël Pinto
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