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Coronavirus. Presto ci saranno milioni di mascherine nel mare


Gli ambientalisti lanciano un allarme serio e preoccupante: molti dei dispositivi di protezione contro il virus sono già finiti in mare o vengono abbandonati per strada

Coronavirus. Con l’inizio di quella che, in molti, hanno ribattezzato fase 3, ovvero possibilità di spostamenti, accessi in spiaggia, gite in montagna, inizia un’altra emergenza. Presto le mascherine galleggieranno nei nostri mari o saranno gettate tra i boschi delle nostre Dolomiti!
Non è un augurio o il pensiero di un pessimista, ma quello che già si intravede dopo la fine del lockdown. Mascherine nel mare, gettate ovunque, a rimpiazzare o, ad aggiungersi, ai mozziconi di sigaretta, sportine di plastica, preservativi usa e getta.
Sono sempre più frequenti le occasioni e gli appelli verso la sostenibilità e la salvaguardia del pianeta. Ma sembra che tutto questo sia sempre e solo compito di altri.
Le distese di mascherine fotografate in questi primi giorni di fase 2 non sembrano promettere nulla di buono in questo senso.

Le immagini trasmesse da Oceans Asia sulla quantità di mascherine nel mare rinvenute nei pressi delle isole Soko, un gruppo di piccole isole al largo della costa sud occidentale di Hong Kong, non lascia presagire nulla di positivo.

Mascherine nel mare, un problema serio e preoccupante

Si stima, pensando al numero di mascherine utilizzate in Italia, che si aggirino intorno ai 90 milioni ogni mese. Che, aggiunte ai guanti monouso, costituiscono un potenziale fattore inquinante senza precedenti.
Chi paventa una possibile pandemia di mascherine, gettate come rifiuto senza ritegno e senza un minimo di senso di responsabilità, purtroppo solleva un problema molto concreto.

Un problema, quello dello smaltimento delle mascherine e dei guanti, ben presente anche al Ministero dell’Ambiente.
“Dobbiamo ridurre l’usa e getta e puntare sul materiale recuperabile secondo i principi dell’economia circolare”, ha affefmato il Ministro Costa, in riferimento ad una serie di interrogazioni sui rifiuti sanitari.

Si stima che nei prossimi mesi il numero di questi dispositivi possa raggiungere le 450 mila tonnellate.
Un numero impressionante, che ricorda ad ognuno come la sicurezza personale e la prevenzione contro il Covid non devono fare dimenticare l’aspetto del loro smaltimento.

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