Antonio Zangari, da Rosarno la voce di una Calabria che non vuole arrendersi
Dal presidio di Rosarno al vertice in Prefettura, il coordinatore dei manifestanti porta al centro del confronto le difficoltà dell'agricoltura. Fermezza nelle rivendicazioni e disponibilità al dialogo: una figura di riferimento per una protesta che supera i confini della Piana di Gioia Tauro.
Editoriale di Luigi Palamara
REGGIO CALABRIA, 21 ottobre 2026 – La terra non conosce la diplomazia. Ha i suoi tempi, le sue stagioni, i suoi costi. E chi la lavora sa che alla fine i conti devono tornare. Quando non tornano, il problema non è soltanto economico. Diventa sociale.
Antonio Zangari, agricoltore e coordinatore dei sit-in di Rosarno, appartiene a quel mondo che raramente trova spazio nei grandi dibattiti, se non quando decide di protestare.
L'ho intervistato al termine del vertice in Prefettura a Reggio Calabria. Ne è emerso il ritratto di un uomo diretto, poco incline ai compromessi verbali, ma consapevole che una mobilitazione deve confrontarsi anche con le esigenze della collettività.
Il ruolo assunto da Zangari va ormai oltre il presidio di Rosarno. Le questioni che pone riguardano una parte importante dell'agricoltura calabrese e ne fanno uno degli interlocutori riconoscibili della protesta regionale.
Protestare senza penalizzare i cittadini.
Il primo elemento significativo riguarda la disponibilità ad alleggerire i sit-in per consentire l'approvvigionamento dei beni essenziali.
Zangari ha confermato questa decisione al termine dell'incontro con le istituzioni, ribadendo però che la mobilitazione proseguirà fino all'arrivo di risposte concrete.
Una posizione che distingue le ragioni della protesta dalle sue conseguenze sulla popolazione.
Difendere il proprio lavoro è un diritto. Evitare che a pagarne il prezzo siano altri cittadini è una responsabilità.
Il confronto promosso dalla prefetta Clara Vaccaro, con la partecipazione del sindaco Francesco Cannizzaro e delle autorità di sicurezza, ha consentito di individuare un primo punto d'incontro.
Zangari ha espresso apprezzamento per la disponibilità delle istituzioni, senza per questo considerare conclusa la vertenza.
Il risultato è circoscritto, ma importante: la protesta continua, mentre si cerca di limitarne l'impatto sui servizi e sulla distribuzione dei beni di prima necessità.
Quando il discorso si sposta sui problemi agricoli, Zangari entra nel merito delle difficoltà produttive.
Parla di cereali, olio d'oliva, ortaggi, costi di coltivazione e concorrenza delle importazioni.
La sua denuncia riguarda soprattutto lo squilibrio tra le spese sostenute dagli agricoltori e i ricavi ottenuti dalla vendita dei prodotti.
È una questione che merita attenzione.
Un'azienda agricola che non riesce a coprire i costi perde progressivamente la capacità di investire, produrre e garantire occupazione.
Zangari attribuisce parte delle difficoltà all'ingresso di prodotti esteri in quantità che ritiene eccessive rispetto alle necessità del mercato nazionale.
Nell'intervista ha richiamato anche presunti carichi di cereali importati e possibili trattamenti con glifosato. Si tratta di affermazioni che richiedono verifiche indipendenti, così come le sue stime sui volumi delle importazioni.
Il problema di fondo, tuttavia, rimane: come garantire condizioni economiche sostenibili ai produttori italiani in un mercato sempre più competitivo?
Le importazioni non rappresentano di per sé una minaccia. Il commercio internazionale è una componente dell'economia. Occorrono però regole rispettate, controlli efficaci e condizioni di concorrenza trasparenti.
È su questi aspetti che il confronto dovrebbe concentrarsi.
Il rapporto difficile con la politica.
Zangari sostiene di essere considerato un personaggio scomodo perché affronta apertamente questioni che, a suo giudizio, non ricevono sufficiente attenzione.
È una percezione personale, ma racconta una distanza avvertita da molti operatori del settore agricolo rispetto ai luoghi nei quali si assumono le decisioni.
Durante l'intervista ha manifestato la volontà di confrontarsi con il ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida, con l'assessore regionale Gianluca Gallo e con i rappresentanti delle istituzioni europee.
Non chiede soltanto di essere ascoltato. Vuole discutere delle condizioni reali nelle quali operano le aziende.
La conoscenza maturata sul campo non sostituisce le analisi economiche e scientifiche, ma può contribuire a individuare problemi che le statistiche, da sole, non sempre riescono a descrivere.
La politica ha bisogno dei dati. Ma ha bisogno anche di ascoltare chi vive quotidianamente le conseguenze delle proprie decisioni.
Da Rosarno una protesta che riguarda la Calabria.
Rosarno e la Piana di Gioia Tauro rappresentano territori nei quali l'agricoltura conserva un peso economico e sociale rilevante.
Le difficoltà denunciate dai manifestanti, però, interessano anche altre aree della Calabria.
Dalla produzione olivicola a quella agrumicola, dalle coltivazioni cerealicole all'ortofrutta, molte aziende devono confrontarsi con costi crescenti, oscillazioni dei prezzi e difficoltà commerciali.
In questo contesto, Zangari è diventato un punto di riferimento riconoscibile anche oltre Rosarno, pur senza rappresentare formalmente l'intero movimento regionale.
La sua partecipazione al vertice in Prefettura ha contribuito a portare queste questioni nel confronto istituzionale.
Adesso occorrerà capire se il dialogo avviato potrà tradursi in proposte e interventi concreti.
La protesta e le risposte attese.
Il vertice del 21 ottobre ha segnato un passaggio nella gestione della mobilitazione.
La disponibilità ad alleggerire i presidi permette di ridurre i disagi, mentre restano aperte le questioni economiche che hanno spinto agricoltori e autotrasportatori a manifestare.
Zangari ha confermato la volontà di proseguire la protesta e di mantenere alta l'attenzione sulle rivendicazioni del settore.
La sua posizione esprime una realtà che non può essere liquidata con qualche dichiarazione di circostanza.
Il mondo agricolo chiede condizioni che consentano alle aziende di continuare a produrre, investire e garantire lavoro.
Sono richieste sulle quali Governo, Regione e rappresentanze di categoria dovranno confrontarsi.
Il contributo di Antonio Zangari, finora, è stato quello di dare voce a queste difficoltà e di partecipare a un confronto che non interrompe la protesta, ma ne apre una prospettiva istituzionale.
Il resto dipenderà dalle risposte.
Perché la terra può sopportare una stagione difficile. Un'impresa agricola, invece, non può lavorare indefinitamente in perdita.
E chi vive del proprio raccolto non può aspettare all'infinito.
Luigi Palamara
Giornalista, Scrittore e Artista Aspromontano di Roccaforte del Greco detto L'Arciere
@luigi.palamara Antonio Zangari, da Rosarno la voce di una Calabria che non vuole arrendersi Dal presidio di Rosarno al vertice in Prefettura, il coordinatore dei manifestanti porta al centro del confronto le difficoltà dell'agricoltura. Fermezza nelle rivendicazioni e disponibilità al dialogo: una figura di riferimento per una protesta che supera i confini della Piana di Gioia Tauro. Editoriale di Luigi Palamara REGGIO CALABRIA, 21 ottobre 2026 – La terra non conosce la diplomazia. Ha i suoi tempi, le sue stagioni, i suoi costi. E chi la lavora sa che alla fine i conti devono tornare. Quando non tornano, il problema non è soltanto economico. Diventa sociale. Antonio Zangari, agricoltore e coordinatore dei sit-in di Rosarno, appartiene a quel mondo che raramente trova spazio nei grandi dibattiti, se non quando decide di protestare. L'ho intervistato al termine del vertice in Prefettura a Reggio Calabria. Ne è emerso il ritratto di un uomo diretto, poco incline ai compromessi verbali, ma consapevole che una mobilitazione deve confrontarsi anche con le esigenze della collettività. Il ruolo assunto da Zangari va ormai oltre il presidio di Rosarno. Le questioni che pone riguardano una parte importante dell'agricoltura calabrese e ne fanno uno degli interlocutori riconoscibili della protesta regionale. Protestare senza penalizzare i cittadini. Il primo elemento significativo riguarda la disponibilità ad alleggerire i sit-in per consentire l'approvvigionamento dei beni essenziali. Zangari ha confermato questa decisione al termine dell'incontro con le istituzioni, ribadendo però che la mobilitazione proseguirà fino all'arrivo di risposte concrete. Una posizione che distingue le ragioni della protesta dalle sue conseguenze sulla popolazione. Difendere il proprio lavoro è un diritto. Evitare che a pagarne il prezzo siano altri cittadini è una responsabilità. Il confronto promosso dalla prefetta Clara Vaccaro, con la partecipazione del sindaco Francesco Cannizzaro e delle autorità di sicurezza, ha consentito di individuare un primo punto d'incontro. Zangari ha espresso apprezzamento per la disponibilità delle istituzioni, senza per questo considerare conclusa la vertenza. Il risultato è circoscritto, ma importante: la protesta continua, mentre si cerca di limitarne l'impatto sui servizi e sulla distribuzione dei beni di prima necessità. Quando il discorso si sposta sui problemi agricoli, Zangari entra nel merito delle difficoltà produttive. Parla di cereali, olio d'oliva, ortaggi, costi di coltivazione e concorrenza delle importazioni. La sua denuncia riguarda soprattutto lo squilibrio tra le spese sostenute dagli agricoltori e i ricavi ottenuti dalla vendita dei prodotti. È una questione che merita attenzione. Un'azienda agricola che non riesce a coprire i costi perde progressivamente la capacità di investire, produrre e garantire occupazione. Zangari attribuisce parte delle difficoltà all'ingresso di prodotti esteri in quantità che ritiene eccessive rispetto alle necessità del mercato nazionale. Nell'intervista ha richiamato anche presunti carichi di cereali importati e possibili trattamenti con glifosato. Si tratta di affermazioni che richiedono verifiche indipendenti, così come le sue stime sui volumi delle importazioni. Il problema di fondo, tuttavia, rimane: come garantire condizioni economiche sostenibili ai produttori italiani in un mercato sempre più competitivo? Le importazioni non rappresentano di per sé una minaccia. Il commercio internazionale è una componente dell'economia. Occorrono però regole rispettate, controlli efficaci e condizioni di concorrenza trasparenti. È su questi aspetti che il confronto dovrebbe concentrarsi. Il rapporto difficile con la politica. Zangari sostiene di essere considerato un personaggio scomodo perché affronta apertamente questioni che, a suo giudizio, non ricevono sufficiente attenzione. Editoriale completo su CartaStraccia.News
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