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Giuseppe Scopelliti, Reggio Futura e quei vent'anni che la politica non ha cancellato

Giuseppe Scopelliti, Reggio Futura e quei vent'anni che la politica non ha cancellato

Editoriale di Luigi Palamara

Un racconto tra memoria, potere, appartenenza e futuro. La nuova sede di Reggio Futura diventa il luogo simbolico di una storia politica che attraversa due decenni, sopravvive alle sconfitte, ritrova rappresentanza nelle istituzioni e continua a riconoscere in Giuseppe Scopelliti il proprio riferimento. Le interviste, le testimonianze e gli interventi di una serata che racconta molto più dell'inaugurazione di una segreteria.

Alcuni uomini politici scompaiono quando perdono il potere. Altri che, pur non occupando più le poltrone di un tempo, continuano a occupare uno spazio nella memoria, nelle passioni e persino nelle contraddizioni di una città.

Giuseppe Scopelliti appartiene alla città di Reggio Calabria e alla sua storia.

Piaccia o non piaccia. E in politica, si sa, piacere a tutti è impossibile. Anzi, qualche volta è persino sospetto.

A Reggio Calabria, il suo nome continua a dividere, a far discutere, a suscitare entusiasmi e riserve. Ma c'è un fatto che merita di essere raccontato, senza bisogno di trasformarlo in un santino o in un processo: a distanza di vent'anni dalla nascita di Reggio Futura, attorno a Scopelliti esiste ancora una comunità politica che si riconosce nella propria storia e rivendica il diritto di avere un futuro.

Non è un dettaglio.

In un Paese dove le sigle politiche nascono e muoiono con la velocità delle stagioni, dove i partiti cambiano nome, simbolo e alleanze con disinvoltura, vent'anni di appartenenza rappresentano qualcosa che merita attenzione.

Reggio Futura ha inaugurato il 16 ottobre 2026 una nuova sede nel cuore della città, nei pressi di piazza Camagna.

Una sede piccola, senza pretese monumentali. Non un palazzo del potere. Non una fortezza elettorale. Una stanza nella quale incontrarsi, discutere, ascoltare.

E forse è proprio questo il particolare più interessante.

Perché la politica, prima di diventare una professione, era anche un luogo. Aveva porte, sedie, tavoli, fotografie alle pareti. E soprattutto aveva persone che si guardavano negli occhi.

Oggi ha molti profili social, molti comunicati, molte dichiarazioni. Ma qualche volta sembra avere dimenticato gli esseri umani.

La serata di Reggio Futura ha provato a riportarli al centro.

Il fidanzamento con la città che dura da vent'anni

Durante le interviste ho voluto provocare, bonariamente, i protagonisti con una metafora: Reggio Futura si fidanza con Reggio Calabria e, aprendo una sede stabile, dimostra di avere intenzioni serie.

La risposta è stata quasi sempre la stessa.

Siamo già fidanzati. Da vent'anni.

Peppe Agliano, uno degli uomini che hanno accompagnato il percorso del movimento, ha ricordato che Reggio Futura ha sempre avuto un punto di incontro, una presenza riconoscibile, un'attività che non si è esaurita nella competizione elettorale.

Dopo la sede utilizzata per la campagna comunale, arriva quella destinata a diventare un riferimento stabile.

Qui, ha spiegato, si potranno raccogliere le istanze dei cittadini, le proposte, le idee.

E ha ricordato una dimensione spesso trascurata: Reggio Futura non è stata soltanto un'esperienza elettorale. Nel corso degli anni ha promosso anche attività culturali e sociali.

Il che pone una domanda interessante: quanto resta di un movimento politico quando si spengono le luci della campagna elettorale?

Nel caso di Reggio Futura, qualcosa è rimasto. Lo testimoniano gli uomini che si sono ritrovati all'inaugurazione, alcuni dei quali presenti fin dalle origini.

Daniele Romeo, capogruppo in Consiglio comunale, ha risposto alla metafora del fidanzamento con una battuta che contiene una dichiarazione di appartenenza: con Reggio Calabria, ha detto, siamo fidanzati da parecchi anni.

Ma Romeo ha aggiunto qualcosa di più importante.

Ha definito Reggio Futura una comunità politica che si riconosce attorno a Peppe Scopelliti.

È questa la chiave di lettura della serata.

Reggio Futura non è soltanto un simbolo elettorale. È anche la continuità di una storia politica e umana che ha trovato in Scopelliti il proprio punto di riferimento.

Un fatto che può essere giudicato positivamente o negativamente, ma che sarebbe poco serio ignorare.

Italo Palmara e quel matrimonio senza divorzio

Italo Palmara, presidente del movimento, ha deciso di spingersi oltre la metafora.

Altro che fidanzamento.

Reggio Futura, ha spiegato, è sposata con la città. E intende restarle fedele.

In tempi di divorzi politici consumati spesso senza nemmeno una spiegazione agli elettori, l'immagine ha una sua efficacia.

Palmara ha insistito su un punto: Reggio Futura non è una lista comparsa un mese prima delle elezioni per scomparire il giorno successivo.

È un movimento che si autofinanzia, che vive grazie ai contributi dei propri rappresentanti e sostenitori e che rivendica una continuità ventennale.

Naturalmente, l'amore per una città non si misura soltanto dalle dichiarazioni. Si misura dai risultati, dalla capacità di risolvere i problemi, dall'attenzione ai cittadini.

Ed è su questo terreno che Reggio Futura dovrà dimostrare il valore della propria promessa.

Il presidente ha anche rivolto critiche dure al centrosinistra, contestando il bilancio delle precedenti amministrazioni e rivendicando i primi segnali di cambiamento attribuiti alla nuova maggioranza.

È il linguaggio della competizione politica. Legittimo, ma da sottoporre alla verifica dei fatti.

Perché una città non migliora semplicemente cambiando il colore di chi la governa.

Migliora quando funzionano i servizi, quando le strade vengono curate, quando le imprese possono lavorare e quando i giovani trovano ragioni per restare.

La nuova sede sarà giudicata anche da questo: dalla capacità di trasformare le parole raccolte tra quelle pareti in atti amministrativi.

Giuseppe Scopelliti, l'uomo che resta

Scopelliti è stato il filo conduttore della manifestazione, anche quando a parlare erano altri.

Lo si ritrovava nei ricordi del fondatore Aldo Porcelli, nelle parole di Romeo, nei ringraziamenti degli amministratori, nella testimonianza di Giuseppe De Biasi e nel discorso del presidente del Consiglio comunale Federico Milia.

E naturalmente nelle sue stesse dichiarazioni.

Quando gli ho chiesto che cosa rappresentasse Reggio Futura, Scopelliti ha risposto definendola un pezzo di storia della politica cittadina.

Non una definizione modesta. Ma nemmeno priva di fondamento storico, se riferita alla continuità del movimento.

Scopelliti ha attraversato stagioni politiche molto diverse: quella della crescita e del successo, quella del governo cittadino e regionale, quella delle vicende giudiziarie e dell'allontanamento dagli incarichi istituzionali, fino alla fase attuale, nella quale torna a esercitare un ruolo di riferimento politico.

Una biografia che non può essere raccontata cancellandone le pagine scomode.

Ma neppure facendo finta che tutto ciò che è accaduto dopo abbia cancellato quanto era venuto prima.

La politica non funziona così. La memoria collettiva neppure.

Si può perdere una carica. Si può perdere un'elezione. Si può essere travolti da vicende che cambiano radicalmente una carriera.

Ma il consenso personale, quando affonda le radici in rapporti costruiti negli anni, non sempre scompare insieme al potere istituzionale.

La serata di Reggio Futura lo ha mostrato.

Scopelliti non è apparso come un ospite al quale riservare un saluto di circostanza. È stato evocato come una figura centrale nell'origine del movimento, nella formazione della sua classe dirigente e nelle prospettive che questa comunità immagina per sé.

C'è però una distinzione necessaria.

Essere un riferimento politico non significa essere sottratti al giudizio critico.

Anzi, chi conserva influenza dovrebbe accettare un confronto ancora più rigoroso sulle idee, sulle scelte e sulle responsabilità.

È proprio questa distinzione che permette di raccontare Scopelliti senza agiografia e senza pregiudizio.

Aldo Porcelli, il notaio e una storia cominciata quasi per scommessa.

Per comprendere il rapporto tra Scopelliti e Reggio Futura bisogna ascoltare Aldo Porcelli.

L'avvocato, fondatore e presidente onorario, ha raccontato un episodio che vale più di molti comunicati politici.

Scopelliti, allora sindaco, gli propose di contribuire alla costruzione di una lista per la città. Porcelli aveva impegni professionali e familiari. Non voleva assumere un ruolo che non avrebbe potuto seguire.

Ma pose una condizione: costruire qualcosa di serio, formalmente costituito, con un gruppo di professionisti e un atto notarile.

Così nacque Reggio Futura.

Ci furono discussioni sul nome, sul simbolo, sulla struttura. Il primo logo, ha ricordato Porcelli, era diverso da quello attuale.

Poi arrivarono le elezioni e i primi rappresentanti in Consiglio comunale.

La storia ha una curiosa simmetria: allora tre consiglieri e un assessore, oggi ancora tre consiglieri e un assessore.

Non è una prova del destino. È semplicemente una coincidenza che racconta la capacità di una sigla di ritrovare rappresentanza dopo stagioni differenti.

Nella mia intervista, Porcelli ha parlato anche della gioia di ritrovare gli amici di vent'anni prima. Non ha nascosto il peso dell'età e delle condizioni fisiche, ma ha conservato l'entusiasmo del fondatore.

E quando gli ho chiesto quale significato potesse avere una sede nell'epoca dei social, ha offerto una risposta semplice: incontrarsi significa guardarsi negli occhi.

La tastiera non ha uno sguardo. Non restituisce fino in fondo l'emozione, l'entusiasmo, il cuore.

Forse è questa la parte più bella della sua testimonianza.

Perché gli uomini invecchiano. Le bandiere sbiadiscono. Le fotografie diventano documenti di un'altra epoca.

Ma riconoscersi ancora in un progetto, dopo vent'anni, significa che qualcosa è sopravvissuto al tempo.

E in quella sopravvivenza c'è anche la storia politica di Scopelliti.

I giovani, gli eredi e il problema della successione.

Una comunità politica che vive soltanto del proprio passato è destinata a diventare un'associazione di reduci.

Reggio Futura sembra esserne consapevole.

Lo dimostrano le parole di Simone La Cava, incontrato insieme a Peppe Raclini.

La Cava ha parlato di una palestra politica, di un luogo dove i giovani possono imparare da chi ha più esperienza.

Raclini ha ricordato le sedi politiche di una volta, sottolineando quanto sia significativo aprirne una nuova proprio quando non si è impegnati in una campagna elettorale comunale.

Il concetto è stato ripreso negli interventi ufficiali.

Marco Parisi, consigliere comunale, ha insistito sulla necessità di formare nuove generazioni attraverso la partecipazione e il confronto.

Non basta, infatti, ereditare un simbolo. Bisogna imparare a sostenerne il peso.

Daniele Romeo, che guida il gruppo consiliare, ha ricordato come la comunità di Reggio Futura abbia attraversato momenti difficili, riuscendo a ricostruire una presenza istituzionale.

Il suo intervento ha avuto anche una dimensione programmatica.

Ha parlato del Decreto Reggio, delle risorse da recuperare per favorire occupazione, degli interventi sul decoro urbano, del sostegno all'edilizia e alle attività produttive.

Sono questioni concrete. Ed è su queste che una nuova generazione politica deve essere giudicata.

Non sulla fedeltà a un leader, ma sulla capacità di produrre risultati.

La consigliera Filomena Marialuisa Curatola ha raccontato i primi tre mesi di lavoro amministrativo, descrivendoli come intensi e caratterizzati da una forte collaborazione tra i componenti della maggioranza.

Ha spiegato che la sede dovrà permettere ai cittadini di far arrivare più rapidamente proposte e segnalazioni ai rappresentanti istituzionali.

Marco Parisi ha aggiunto il tema dell'identità, sostenendo che Reggio Futura abbia la storia necessaria per tornare a essere una scuola di partecipazione politica.

Qui si pone la vera sfida.

Scopelliti ha contribuito a costruire una classe dirigente. Adesso quella classe dirigente deve dimostrare di poter camminare anche con le proprie gambe.

È il passaggio più difficile per ogni movimento legato a una personalità forte.

L'eredità politica non consiste nel ripetere le parole del fondatore o del leader. Consiste nel trasformarne l'esperienza in una capacità autonoma di governo.

Filomena Iatì, l'amministrazione e la prova dei problemi quotidiani.

L'assessore Filomena Iatì, il cui nome è riportato in modo incerto nella trascrizione ma compare nella documentazione pubblica dell'iniziativa, ha portato i saluti del sindaco Francesco Cannizzaro, trattenuto da impegni amministrativi.

Ha parlato di una squadra che lavora molto, tanto da apparire stanca persino agli occhi del sindaco.

Ma la fatica, in politica, non è di per sé un risultato.

È una condizione di partenza.

L'assessore ha illustrato le difficoltà incontrate nei settori dell'istruzione e delle attività produttive, richiamando anche le competenze sull'innovazione tecnologica e sui rapporti con l'università.

Ha annunciato iniziative per gli operatori economici e ribadito la disponibilità degli uffici ad ascoltare i cittadini.

Sono promesse importanti.

Una scuola che funziona, un'attività commerciale che riesce a superare una difficoltà burocratica, un'impresa che trova risposte in tempi ragionevoli: è qui che si misura l'utilità della politica.

Non nei manifesti. Non negli applausi.

Nel tempo risparmiato a un cittadino e nei problemi effettivamente risolti.

Federico Milia e il riconoscimento di una scuola politica.

Il presidente del Consiglio comunale Federico Milia ha pronunciato un intervento che merita particolare attenzione.

Ha riconosciuto a Reggio Futura una collocazione nella storia della destra reggina, attribuendo a Scopelliti un ruolo importante nella formazione di una classe dirigente.

Ha sottolineato la qualità dei rappresentanti del movimento e il contributo offerto all'attività delle commissioni e del Consiglio comunale.

Ma soprattutto ha espresso un principio: sono gli uomini a rendere grandi i partiti, non il contrario.

È una considerazione condivisibile, purché non diventi il pretesto per dimenticare che anche le istituzioni contano.

Le persone danno vita alla politica. Le regole impediscono che la politica diventi proprietà delle persone.

Milia ha parlato della collaborazione tra i gruppi del centrodestra e del rispetto maturato tra amministratori provenienti da esperienze diverse.

Una maggioranza coesa è certamente un vantaggio per chi governa.

Ma la coesione è utile quando produce decisioni migliori, non quando cancella il confronto.

Anche questa sarà una prova per la nuova amministrazione.

Giuseppe De Biasi, quando la politica diventa biografia.

Tra gli interventi più personali, quello di Giuseppe De Biasi, capogruppo della Lega.

Ha raccontato di avere iniziato la propria esperienza politica in Reggio Futura, con la candidatura del 2011.

Ha ricordato il legame con Scopelliti, non soltanto politico ma anche umano, e la vecchia sede sul corso cittadino.

Un luogo nel quale si imparava a fare politica.

La sua testimonianza dimostra che Reggio Futura ha prodotto percorsi destinati a proseguire anche in altri partiti.

E questo è un dato significativo.

Un movimento non misura la propria influenza soltanto contando quanti consiglieri possiede oggi. Può misurarla anche osservando quante persone hanno iniziato al suo interno una formazione politica.

De Biasi ha portato i saluti della Lega e ha riconosciuto il valore della nuova classe dirigente.

Una testimonianza che conferma come il legame con Scopelliti attraversi anche appartenenze partitiche differenti.

Il discorso di Scopelliti: dalla sede di quartiere alla politica nazionale.

Poi è arrivato il momento dell'intervento conclusivo.

Scopelliti ha iniziato con una battuta, promettendo di essere breve. Una promessa che, come spesso accade ai politici quando hanno molto da dire, ha avuto una durata relativa.

Ma il suo discorso conteneva diversi messaggi.

Il primo riguardava proprio la sede.

Per chi ha cominciato a fare politica da ragazzo, ha spiegato, aprire un luogo fisico è motivo di festa.

Perché significa offrire ai cittadini la possibilità di essere ascoltati.

Scopelliti ha insistito sulla necessità di recuperare l'umiltà dell'ascolto, una qualità che considera progressivamente smarrita nella politica contemporanea.

Il secondo messaggio riguardava il risultato delle recenti elezioni suppletive.

Ha rivendicato il contributo offerto dal centrodestra reggino alla candidatura di Fabio Roscioni e ha interpretato quel voto come un segnale di tenuta della coalizione, anche rispetto alle nuove offerte politiche che cercavano consensi nell'elettorato di destra.

Ha citato il 7,6 per cento ottenuto a Reggio Calabria dalla proposta concorrente, presentandolo come la dimostrazione che una parte significativa dell'elettorato aveva scelto di restare nell'area del centrodestra di governo.

È la sua lettura politica del risultato, non un verdetto definitivo sugli orientamenti degli elettori.

Ma serve a comprendere la strategia.

Scopelliti non vuole che il mondo politico al quale appartiene si disperda in iniziative separate, incapaci di incidere sulle scelte istituzionali.

Ha richiamato l'esperienza della militanza giovanile e sostenuto che la politica non possa limitarsi agli slogan: deve tradursi nella capacità di governare.

Da qui il sostegno all'amministrazione Cannizzaro e la prospettiva delle elezioni politiche del 2027.

Scopelliti ha indicato nella riconferma del governo Meloni un obiettivo centrale per il centrodestra e ha evocato anche l'orizzonte del 2029, con la possibilità di vedere un esponente di quell'area politica alla Presidenza della Repubblica.

Non era, dunque, soltanto il discorso di un ex sindaco che celebrava una sede.

Era il discorso di un uomo politico che continua a ragionare in termini di alleanze, risultati elettorali, rappresentanza e prospettive nazionali.

E che considera Reggio Calabria un tassello di un disegno più ampio.

La questione della destra e il possibile approdo a Fratelli d'Italia.

Nella mia intervista avevo chiesto a Scopelliti di chiarire quale fosse l'approdo politico evocato nelle sue riflessioni.

La risposta non conteneva un annuncio formale.

Parlava piuttosto di un percorso, di una direzione, del desiderio di riabbracciare un mondo politico sentito come proprio.

Nel discorso pubblico il concetto è tornato.

Scopelliti ha parlato della possibilità di una convergenza con una forza nazionale che, per storia e appartenenza, non sarebbe estranea alla comunità di Reggio Futura.

Il riferimento politico è significativo anche alla luce delle sue dichiarazioni pubbliche sul dialogo con Fratelli d'Italia.

E l'intervento spontaneo che ha chiuso la serata ha reso esplicito ciò che alcuni presenti probabilmente pensavano.

Un sostenitore storico ha chiesto pubblicamente che Scopelliti si candidi con Fratelli d'Italia alle prossime elezioni.

Un desiderio, non una candidatura annunciata.

La differenza è sostanziale.

Ma l'episodio rivela che, almeno in una parte della comunità riunita per l'inaugurazione, esiste ancora l'aspettativa di un ritorno di Scopelliti a un ruolo elettivo nazionale.

Sarà la politica, con le sue regole, le sue scelte e i suoi rapporti di forza, a stabilire se questa aspettativa avrà un seguito.

Cannizzaro, il ponte e il confronto con il passato.

La serata è stata anche un'occasione per esprimere sostegno al sindaco Francesco Cannizzaro.

Scopelliti, Romeo, Palmara e gli altri intervenuti hanno descritto positivamente l'avvio della nuova amministrazione.

Nel confronto politico è entrata anche la vicenda del ponte sul Calopinace, inaugurato nei giorni precedenti, che il centrodestra ha presentato come un simbolo della propria capacità di completare opere attese dalla città.

Palmara ha criticato duramente il centrosinistra, accusandolo di avere amministrato per dodici anni senza risolvere problemi che, secondo la sua lettura, la nuova maggioranza starebbe affrontando rapidamente.

Scopelliti ha ripercorso anche la fine della precedente stagione di centrodestra, proponendone una lettura fortemente critica nei confronti degli avversari e delle vicende che portarono alla conclusione di quell'esperienza.

Sono valutazioni politiche che appartengono ai protagonisti.

Un editoriale non deve fingere che non esistano. Ma neppure trasformarle automaticamente in verità storiche.

Per giudicare un'amministrazione occorrono dati, risultati, continuità e tempo.

Tre mesi possono mostrare un metodo. Non bastano a dimostrare una rinascita.

E Reggio Calabria, dopo tante promesse pronunciate da maggioranze di colori diversi, ha soprattutto bisogno di risultati che durino.

Vent'anni dopo, la domanda è sempre la stessa.

Resta infine la questione più importante.

Che cosa rappresenta oggi Reggio Futura?

Una lista civica? Una comunità politica? Una scuola di formazione? Un ponte verso un partito nazionale? Un laboratorio della nuova amministrazione?

Probabilmente contiene qualcosa di tutte queste definizioni.

La documentazione ufficiale dell'inaugurazione conferma che la nuova sede, in via Tommaso Campanella 53, è stata presentata come uno spazio aperto al confronto, alla partecipazione e alla costruzione di proposte per la città.

Ma le sedi non fanno politica da sole.

Occorrono uomini e donne che abbiano qualcosa da dire. E soprattutto qualcosa da fare.

Agliano ha parlato della continuità.

Palmara della fedeltà alla città.

Romeo della comunità e dei progetti.

Curatola del lavoro quotidiano.

Parisi della formazione politica.

Iatì delle responsabilità amministrative.

La Cava e Raclini dei giovani.

Porcelli della memoria e dell'appartenenza.

Milia del valore delle persone.

De Biasi della propria formazione.

E Scopelliti ha cercato di tenere insieme tutti questi fili, riportandoli a un'unica storia politica.

Anche l'ultimo intervento spontaneo, con l'appello alla sua candidatura, ha raccontato il rapporto personale che ancora lega alcuni militanti all'ex sindaco.

Tutte queste voci hanno composto un ritratto collettivo.

Non privo di nostalgia. Non privo di ambizioni. E certamente non privo di contraddizioni.

La vera eredità di Giuseppe Scopelliti.

C'è una tentazione alla quale la politica italiana cede spesso: confondere la storia di un uomo con quella di una città.

Reggio Calabria è più grande di qualsiasi sindaco, di qualsiasi presidente, di qualsiasi partito.

Lo era prima di Scopelliti. Lo sarà dopo.

Ma questo non impedisce di riconoscere che alcune personalità abbiano inciso profondamente sulla vita politica di un territorio.

Scopelliti è una di queste.

Il suo percorso comprende successi, scelte contestate, vicende giudiziarie, consenso e opposizione. Non si può comprenderlo eliminando una sola di queste componenti.

La sua influenza attuale, tuttavia, pone una domanda che va oltre il giudizio sulla sua carriera.

Che cosa rimane di un leader quando il potere non è più nelle sue mani?

Nel caso di Scopelliti rimangono rapporti politici, legami personali, una classe dirigente e un movimento che, a vent'anni dalla nascita, continua a rivendicare la propria identità.

È poco? È molto?

Dipende da ciò che accadrà domani.

Se Reggio Futura saprà utilizzare questa eredità per formare nuovi amministratori, ascoltare la città e produrre risultati, quei vent'anni avranno un significato che supera la nostalgia.

Se invece si limiterà a celebrare il proprio passato, la nuova sede rischierà di diventare un museo della politica.

E i musei, per quanto rispettabili, custodiscono ciò che è stato. Non decidono ciò che sarà.

La differenza è tutta qui.

Una porta aperta, una città che aspetta.

Mentre ascoltavo le interviste e gli interventi, mi tornava in mente quella metafora del fidanzamento.

Agliano, Romeo e Palmara l'avevano corretta. Il rapporto con la città non comincia oggi. Esiste da vent'anni.

Qualcuno ha parlato addirittura di matrimonio.

E allora vale la pena ricordare una cosa.

I matrimoni non durano perché gli sposi continuano a ripetersi quanto si amano.

Durano quando sanno affrontare insieme le difficoltà, quando mantengono gli impegni e quando non smettono di ascoltarsi.

Per la politica dovrebbe valere la stessa regola.

Reggio Futura ha riaperto una porta.

Dietro quella porta ci sono vent'anni di storia, gli amici di una volta, una nuova generazione di amministratori e la figura di Giuseppe Scopelliti, che continua a rappresentare un riferimento per questa comunità.

Davanti a quella porta c'è Reggio Calabria.

Con i suoi problemi irrisolti, le sue bellezze, le sue ferite, le sue speranze.

E con cittadini che hanno imparato a diffidare delle promesse, perché ne hanno ascoltate troppe.

La sera dell'inaugurazione si è parlato molto di amore per la città.

È una bella parola, amore.

Ma anche una parola impegnativa.

Perché amare una città significa servirla, non pretendere che sia lei a servire la politica.

Giuseppe Scopelliti e Reggio Futura hanno alle spalle vent'anni di storia comune. Ora devono dimostrare che quella storia può essere utile anche a chi non ne ha mai fatto parte, a chi non li ha votati e persino a chi non li voterà mai.

Sarebbe questo il risultato più importante.

Non la riconquista di una bandiera.

Non la celebrazione di un uomo.

Ma la capacità di trasformare una storia politica in un beneficio per la città intera.

Perché vent'anni sono abbastanza per avere una memoria.

Non sono mai abbastanza per considerare concluso il proprio dovere.

E Reggio Calabria, prima ancora di chiedere ai suoi politici di raccontarle il passato, aspetta che sappiano costruirle il futuro.

Luigi Palamara Giornalista, Scrittore e Artista Aspromontàno

@luigi.palamara

Intervista a Peppe Scopelliti Giuseppe Scopelliti, Reggio Futura e quei vent'anni che la politica non ha cancellato Editoriale di Luigi Palamara  Un racconto tra memoria, potere, appartenenza e futuro. La nuova sede di Reggio Futura diventa il luogo simbolico di una storia politica che attraversa due decenni, sopravvive alle sconfitte, ritrova rappresentanza nelle istituzioni e continua a riconoscere in Giuseppe Scopelliti il proprio riferimento. Le interviste, le testimonianze e gli interventi di una serata che racconta molto più dell'inaugurazione di una segreteria. Alcuni uomini politici scompaiono quando perdono il potere. Altri che, pur non occupando più le poltrone di un tempo, continuano a occupare uno spazio nella memoria, nelle passioni e persino nelle contraddizioni di una città. Giuseppe Scopelliti appartiene alla città di Reggio Calabria e alla sua storia. Piaccia o non piaccia. E in politica, si sa, piacere a tutti è impossibile. Anzi, qualche volta è persino sospetto. A Reggio Calabria, il suo nome continua a dividere, a far discutere, a suscitare entusiasmi e riserve. Ma c'è un fatto che merita di essere raccontato, senza bisogno di trasformarlo in un santino o in un processo: a distanza di vent'anni dalla nascita di Reggio Futura, attorno a Scopelliti esiste ancora una comunità politica che si riconosce nella propria storia e rivendica il diritto di avere un futuro. Non è un dettaglio. In un Paese dove le sigle politiche nascono e muoiono con la velocità delle stagioni, dove i partiti cambiano nome, simbolo e alleanze con disinvoltura, vent'anni di appartenenza rappresentano qualcosa che merita attenzione. Reggio Futura ha inaugurato il 16 ottobre 2026 una nuova sede nel cuore della città, nei pressi di piazza Camagna. Una sede piccola, senza pretese monumentali. Non un palazzo del potere. Non una fortezza elettorale. Una stanza nella quale incontrarsi, discutere, ascoltare. E forse è proprio questo il particolare più interessante. Perché la politica, prima di diventare una professione, era anche un luogo. Aveva porte, sedie, tavoli, fotografie alle pareti. E soprattutto aveva persone che si guardavano negli occhi. Oggi ha molti profili social, molti comunicati, molte dichiarazioni. Ma qualche volta sembra avere dimenticato gli esseri umani. La serata di Reggio Futura ha provato a riportarli al centro. Il fidanzamento con la città che dura da vent'anni Durante le interviste ho voluto provocare, bonariamente, i protagonisti con una metafora: Reggio Futura si fidanza con Reggio Calabria e, aprendo una sede stabile, dimostra di avere intenzioni serie. La risposta è stata quasi sempre la stessa. Siamo già fidanzati. Da vent'anni. Peppe Agliano, uno degli uomini che hanno accompagnato il percorso del movimento, ha ricordato che Reggio Futura ha sempre avuto un punto di incontro, una presenza riconoscibile, un'attività che non si è esaurita nella competizione elettorale. Dopo la sede utilizzata per la campagna comunale, arriva quella destinata a diventare un riferimento stabile. Qui, ha spiegato, si potranno raccogliere le istanze dei cittadini, le proposte, le idee. E ha ricordato una dimensione spesso trascurata: Reggio Futura non è stata soltanto un'esperienza elettorale. Nel corso degli anni ha promosso anche attività culturali e sociali. Il che pone una domanda interessante: quanto resta di un movimento politico quando si spengono le luci della campagna elettorale? Nel caso di Reggio Futura, qualcosa è rimasto. Lo testimoniano gli uomini che si sono ritrovati all'inaugurazione, alcuni dei quali presenti fin dalle origini. Daniele Romeo, capogruppo in Consiglio comunale, ha risposto alla metafora del fidanzamento con una battuta che contiene una dichiarazione di appartenenza: con Reggio Calabria, ha detto, siamo fidanzati da parecchi anni. Ma Romeo ha aggiunto qualcosa di più importante. Ha definito Reggio Futura una comunità politica che si riconosce attorno a Peppe Scopelliti. È q

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Intervista ad Aldo Porcelli. Giuseppe Scopelliti, Reggio Futura e quei vent'anni che la politica non ha cancellato Editoriale di Luigi Palamara  Un racconto tra memoria, potere, appartenenza e futuro. La nuova sede di Reggio Futura diventa il luogo simbolico di una storia politica che attraversa due decenni, sopravvive alle sconfitte, ritrova rappresentanza nelle istituzioni e continua a riconoscere in Giuseppe Scopelliti il proprio riferimento. Le interviste, le testimonianze e gli interventi di una serata che racconta molto più dell'inaugurazione di una segreteria. Alcuni uomini politici scompaiono quando perdono il potere. Altri che, pur non occupando più le poltrone di un tempo, continuano a occupare uno spazio nella memoria, nelle passioni e persino nelle contraddizioni di una città. Giuseppe Scopelliti appartiene alla città di Reggio Calabria e alla sua storia. Piaccia o non piaccia. E in politica, si sa, piacere a tutti è impossibile. Anzi, qualche volta è persino sospetto. A Reggio Calabria, il suo nome continua a dividere, a far discutere, a suscitare entusiasmi e riserve. Ma c'è un fatto che merita di essere raccontato, senza bisogno di trasformarlo in un santino o in un processo: a distanza di vent'anni dalla nascita di Reggio Futura, attorno a Scopelliti esiste ancora una comunità politica che si riconosce nella propria storia e rivendica il diritto di avere un futuro. Non è un dettaglio. In un Paese dove le sigle politiche nascono e muoiono con la velocità delle stagioni, dove i partiti cambiano nome, simbolo e alleanze con disinvoltura, vent'anni di appartenenza rappresentano qualcosa che merita attenzione. Reggio Futura ha inaugurato il 16 ottobre 2026 una nuova sede nel cuore della città, nei pressi di piazza Camagna. Una sede piccola, senza pretese monumentali. Non un palazzo del potere. Non una fortezza elettorale. Una stanza nella quale incontrarsi, discutere, ascoltare. E forse è proprio questo il particolare più interessante. Perché la politica, prima di diventare una professione, era anche un luogo. Aveva porte, sedie, tavoli, fotografie alle pareti. E soprattutto aveva persone che si guardavano negli occhi. Oggi ha molti profili social, molti comunicati, molte dichiarazioni. Ma qualche volta sembra avere dimenticato gli esseri umani. La serata di Reggio Futura ha provato a riportarli al centro. Il fidanzamento con la città che dura da vent'anni Durante le interviste ho voluto provocare, bonariamente, i protagonisti con una metafora: Reggio Futura si fidanza con Reggio Calabria e, aprendo una sede stabile, dimostra di avere intenzioni serie. La risposta è stata quasi sempre la stessa. Siamo già fidanzati. Da vent'anni. Peppe Agliano, uno degli uomini che hanno accompagnato il percorso del movimento, ha ricordato che Reggio Futura ha sempre avuto un punto di incontro, una presenza riconoscibile, un'attività che non si è esaurita nella competizione elettorale. Dopo la sede utilizzata per la campagna comunale, arriva quella destinata a diventare un riferimento stabile. Qui, ha spiegato, si potranno raccogliere le istanze dei cittadini, le proposte, le idee. E ha ricordato una dimensione spesso trascurata: Reggio Futura non è stata soltanto un'esperienza elettorale. Nel corso degli anni ha promosso anche attività culturali e sociali. Il che pone una domanda interessante: quanto resta di un movimento politico quando si spengono le luci della campagna elettorale? Nel caso di Reggio Futura, qualcosa è rimasto. Lo testimoniano gli uomini che si sono ritrovati all'inaugurazione, alcuni dei quali presenti fin dalle origini. Daniele Romeo, capogruppo in Consiglio comunale, ha risposto alla metafora del fidanzamento con una battuta che contiene una dichiarazione di appartenenza: con Reggio Calabria, ha detto, siamo fidanzati da parecchi anni. Ma Romeo ha aggiunto qualcosa di più importante. Ha definito Reggio Futura una comunità politica che si riconosce attorno a Peppe Scopelliti. È qu

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Intervista a Simone Lacava e a Peppe Eraclini Giuseppe Scopelliti, Reggio Futura e quei vent'anni che la politica non ha cancellato Editoriale di Luigi Palamara  Un racconto tra memoria, potere, appartenenza e futuro. La nuova sede di Reggio Futura diventa il luogo simbolico di una storia politica che attraversa due decenni, sopravvive alle sconfitte, ritrova rappresentanza nelle istituzioni e continua a riconoscere in Giuseppe Scopelliti il proprio riferimento. Le interviste, le testimonianze e gli interventi di una serata che racconta molto più dell'inaugurazione di una segreteria. Alcuni uomini politici scompaiono quando perdono il potere. Altri che, pur non occupando più le poltrone di un tempo, continuano a occupare uno spazio nella memoria, nelle passioni e persino nelle contraddizioni di una città. Giuseppe Scopelliti appartiene alla città di Reggio Calabria e alla sua storia. Piaccia o non piaccia. E in politica, si sa, piacere a tutti è impossibile. Anzi, qualche volta è persino sospetto. A Reggio Calabria, il suo nome continua a dividere, a far discutere, a suscitare entusiasmi e riserve. Ma c'è un fatto che merita di essere raccontato, senza bisogno di trasformarlo in un santino o in un processo: a distanza di vent'anni dalla nascita di Reggio Futura, attorno a Scopelliti esiste ancora una comunità politica che si riconosce nella propria storia e rivendica il diritto di avere un futuro. Non è un dettaglio. In un Paese dove le sigle politiche nascono e muoiono con la velocità delle stagioni, dove i partiti cambiano nome, simbolo e alleanze con disinvoltura, vent'anni di appartenenza rappresentano qualcosa che merita attenzione. Reggio Futura ha inaugurato il 16 ottobre 2026 una nuova sede nel cuore della città, nei pressi di piazza Camagna. Una sede piccola, senza pretese monumentali. Non un palazzo del potere. Non una fortezza elettorale. Una stanza nella quale incontrarsi, discutere, ascoltare. E forse è proprio questo il particolare più interessante. Perché la politica, prima di diventare una professione, era anche un luogo. Aveva porte, sedie, tavoli, fotografie alle pareti. E soprattutto aveva persone che si guardavano negli occhi. Oggi ha molti profili social, molti comunicati, molte dichiarazioni. Ma qualche volta sembra avere dimenticato gli esseri umani. La serata di Reggio Futura ha provato a riportarli al centro. Il fidanzamento con la città che dura da vent'anni Durante le interviste ho voluto provocare, bonariamente, i protagonisti con una metafora: Reggio Futura si fidanza con Reggio Calabria e, aprendo una sede stabile, dimostra di avere intenzioni serie. La risposta è stata quasi sempre la stessa. Siamo già fidanzati. Da vent'anni. Peppe Agliano, uno degli uomini che hanno accompagnato il percorso del movimento, ha ricordato che Reggio Futura ha sempre avuto un punto di incontro, una presenza riconoscibile, un'attività che non si è esaurita nella competizione elettorale. Dopo la sede utilizzata per la campagna comunale, arriva quella destinata a diventare un riferimento stabile. Qui, ha spiegato, si potranno raccogliere le istanze dei cittadini, le proposte, le idee. E ha ricordato una dimensione spesso trascurata: Reggio Futura non è stata soltanto un'esperienza elettorale. Nel corso degli anni ha promosso anche attività culturali e sociali. Il che pone una domanda interessante: quanto resta di un movimento politico quando si spengono le luci della campagna elettorale? Nel caso di Reggio Futura, qualcosa è rimasto. Lo testimoniano gli uomini che si sono ritrovati all'inaugurazione, alcuni dei quali presenti fin dalle origini. Daniele Romeo, capogruppo in Consiglio comunale, ha risposto alla metafora del fidanzamento con una battuta che contiene una dichiarazione di appartenenza: con Reggio Calabria, ha detto, siamo fidanzati da parecchi anni. Ma Romeo ha aggiunto qualcosa di più importante. Ha definito Reggio Futura una comunità politica che si riconosce attorno a Peppe

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Intervista a Italo Palmara. Giuseppe Scopelliti, Reggio Futura e quei vent'anni che la politica non ha cancellato Editoriale di Luigi Palamara  Un racconto tra memoria, potere, appartenenza e futuro. La nuova sede di Reggio Futura diventa il luogo simbolico di una storia politica che attraversa due decenni, sopravvive alle sconfitte, ritrova rappresentanza nelle istituzioni e continua a riconoscere in Giuseppe Scopelliti il proprio riferimento. Le interviste, le testimonianze e gli interventi di una serata che racconta molto più dell'inaugurazione di una segreteria. Alcuni uomini politici scompaiono quando perdono il potere. Altri che, pur non occupando più le poltrone di un tempo, continuano a occupare uno spazio nella memoria, nelle passioni e persino nelle contraddizioni di una città. Giuseppe Scopelliti appartiene alla città di Reggio Calabria e alla sua storia. Piaccia o non piaccia. E in politica, si sa, piacere a tutti è impossibile. Anzi, qualche volta è persino sospetto. A Reggio Calabria, il suo nome continua a dividere, a far discutere, a suscitare entusiasmi e riserve. Ma c'è un fatto che merita di essere raccontato, senza bisogno di trasformarlo in un santino o in un processo: a distanza di vent'anni dalla nascita di Reggio Futura, attorno a Scopelliti esiste ancora una comunità politica che si riconosce nella propria storia e rivendica il diritto di avere un futuro. Non è un dettaglio. In un Paese dove le sigle politiche nascono e muoiono con la velocità delle stagioni, dove i partiti cambiano nome, simbolo e alleanze con disinvoltura, vent'anni di appartenenza rappresentano qualcosa che merita attenzione. Reggio Futura ha inaugurato il 16 ottobre 2026 una nuova sede nel cuore della città, nei pressi di piazza Camagna. Una sede piccola, senza pretese monumentali. Non un palazzo del potere. Non una fortezza elettorale. Una stanza nella quale incontrarsi, discutere, ascoltare. E forse è proprio questo il particolare più interessante. Perché la politica, prima di diventare una professione, era anche un luogo. Aveva porte, sedie, tavoli, fotografie alle pareti. E soprattutto aveva persone che si guardavano negli occhi. Oggi ha molti profili social, molti comunicati, molte dichiarazioni. Ma qualche volta sembra avere dimenticato gli esseri umani. La serata di Reggio Futura ha provato a riportarli al centro. Il fidanzamento con la città che dura da vent'anni Durante le interviste ho voluto provocare, bonariamente, i protagonisti con una metafora: Reggio Futura si fidanza con Reggio Calabria e, aprendo una sede stabile, dimostra di avere intenzioni serie. La risposta è stata quasi sempre la stessa. Siamo già fidanzati. Da vent'anni. Peppe Agliano, uno degli uomini che hanno accompagnato il percorso del movimento, ha ricordato che Reggio Futura ha sempre avuto un punto di incontro, una presenza riconoscibile, un'attività che non si è esaurita nella competizione elettorale. Dopo la sede utilizzata per la campagna comunale, arriva quella destinata a diventare un riferimento stabile. Qui, ha spiegato, si potranno raccogliere le istanze dei cittadini, le proposte, le idee. E ha ricordato una dimensione spesso trascurata: Reggio Futura non è stata soltanto un'esperienza elettorale. Nel corso degli anni ha promosso anche attività culturali e sociali. Il che pone una domanda interessante: quanto resta di un movimento politico quando si spengono le luci della campagna elettorale? Nel caso di Reggio Futura, qualcosa è rimasto. Lo testimoniano gli uomini che si sono ritrovati all'inaugurazione, alcuni dei quali presenti fin dalle origini. Daniele Romeo, capogruppo in Consiglio comunale, ha risposto alla metafora del fidanzamento con una battuta che contiene una dichiarazione di appartenenza: con Reggio Calabria, ha detto, siamo fidanzati da parecchi anni. Ma Romeo ha aggiunto qualcosa di più importante. Ha definito Reggio Futura una comunità politica che si riconosce attorno a Peppe Scopelliti. È que

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Intervista a Maria Luisa Curatola. Giuseppe Scopelliti, Reggio Futura e quei vent'anni che la politica non ha cancellato Editoriale di Luigi Palamara  Un racconto tra memoria, potere, appartenenza e futuro. La nuova sede di Reggio Futura diventa il luogo simbolico di una storia politica che attraversa due decenni, sopravvive alle sconfitte, ritrova rappresentanza nelle istituzioni e continua a riconoscere in Giuseppe Scopelliti il proprio riferimento. Le interviste, le testimonianze e gli interventi di una serata che racconta molto più dell'inaugurazione di una segreteria. Alcuni uomini politici scompaiono quando perdono il potere. Altri che, pur non occupando più le poltrone di un tempo, continuano a occupare uno spazio nella memoria, nelle passioni e persino nelle contraddizioni di una città. Giuseppe Scopelliti appartiene alla città di Reggio Calabria e alla sua storia. Piaccia o non piaccia. E in politica, si sa, piacere a tutti è impossibile. Anzi, qualche volta è persino sospetto. A Reggio Calabria, il suo nome continua a dividere, a far discutere, a suscitare entusiasmi e riserve. Ma c'è un fatto che merita di essere raccontato, senza bisogno di trasformarlo in un santino o in un processo: a distanza di vent'anni dalla nascita di Reggio Futura, attorno a Scopelliti esiste ancora una comunità politica che si riconosce nella propria storia e rivendica il diritto di avere un futuro. Non è un dettaglio. In un Paese dove le sigle politiche nascono e muoiono con la velocità delle stagioni, dove i partiti cambiano nome, simbolo e alleanze con disinvoltura, vent'anni di appartenenza rappresentano qualcosa che merita attenzione. Reggio Futura ha inaugurato il 16 ottobre 2026 una nuova sede nel cuore della città, nei pressi di piazza Camagna. Una sede piccola, senza pretese monumentali. Non un palazzo del potere. Non una fortezza elettorale. Una stanza nella quale incontrarsi, discutere, ascoltare. E forse è proprio questo il particolare più interessante. Perché la politica, prima di diventare una professione, era anche un luogo. Aveva porte, sedie, tavoli, fotografie alle pareti. E soprattutto aveva persone che si guardavano negli occhi. Oggi ha molti profili social, molti comunicati, molte dichiarazioni. Ma qualche volta sembra avere dimenticato gli esseri umani. La serata di Reggio Futura ha provato a riportarli al centro. Il fidanzamento con la città che dura da vent'anni Durante le interviste ho voluto provocare, bonariamente, i protagonisti con una metafora: Reggio Futura si fidanza con Reggio Calabria e, aprendo una sede stabile, dimostra di avere intenzioni serie. La risposta è stata quasi sempre la stessa. Siamo già fidanzati. Da vent'anni. Peppe Agliano, uno degli uomini che hanno accompagnato il percorso del movimento, ha ricordato che Reggio Futura ha sempre avuto un punto di incontro, una presenza riconoscibile, un'attività che non si è esaurita nella competizione elettorale. Dopo la sede utilizzata per la campagna comunale, arriva quella destinata a diventare un riferimento stabile. Qui, ha spiegato, si potranno raccogliere le istanze dei cittadini, le proposte, le idee. E ha ricordato una dimensione spesso trascurata: Reggio Futura non è stata soltanto un'esperienza elettorale. Nel corso degli anni ha promosso anche attività culturali e sociali. Il che pone una domanda interessante: quanto resta di un movimento politico quando si spengono le luci della campagna elettorale? Nel caso di Reggio Futura, qualcosa è rimasto. Lo testimoniano gli uomini che si sono ritrovati all'inaugurazione, alcuni dei quali presenti fin dalle origini. Daniele Romeo, capogruppo in Consiglio comunale, ha risposto alla metafora del fidanzamento con una battuta che contiene una dichiarazione di appartenenza: con Reggio Calabria, ha detto, siamo fidanzati da parecchi anni. Ma Romeo ha aggiunto qualcosa di più importante. Ha definito Reggio Futura una comunità politica che si riconosce attorno a Peppe Scopelliti.

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Intervista a Daniele Romeo Giuseppe Scopelliti, Reggio Futura e quei vent'anni che la politica non ha cancellato Editoriale di Luigi Palamara  Un racconto tra memoria, potere, appartenenza e futuro. La nuova sede di Reggio Futura diventa il luogo simbolico di una storia politica che attraversa due decenni, sopravvive alle sconfitte, ritrova rappresentanza nelle istituzioni e continua a riconoscere in Giuseppe Scopelliti il proprio riferimento. Le interviste, le testimonianze e gli interventi di una serata che racconta molto più dell'inaugurazione di una segreteria. Alcuni uomini politici scompaiono quando perdono il potere. Altri che, pur non occupando più le poltrone di un tempo, continuano a occupare uno spazio nella memoria, nelle passioni e persino nelle contraddizioni di una città. Giuseppe Scopelliti appartiene alla città di Reggio Calabria e alla sua storia. Piaccia o non piaccia. E in politica, si sa, piacere a tutti è impossibile. Anzi, qualche volta è persino sospetto. A Reggio Calabria, il suo nome continua a dividere, a far discutere, a suscitare entusiasmi e riserve. Ma c'è un fatto che merita di essere raccontato, senza bisogno di trasformarlo in un santino o in un processo: a distanza di vent'anni dalla nascita di Reggio Futura, attorno a Scopelliti esiste ancora una comunità politica che si riconosce nella propria storia e rivendica il diritto di avere un futuro. Non è un dettaglio. In un Paese dove le sigle politiche nascono e muoiono con la velocità delle stagioni, dove i partiti cambiano nome, simbolo e alleanze con disinvoltura, vent'anni di appartenenza rappresentano qualcosa che merita attenzione. Reggio Futura ha inaugurato il 16 ottobre 2026 una nuova sede nel cuore della città, nei pressi di piazza Camagna. Una sede piccola, senza pretese monumentali. Non un palazzo del potere. Non una fortezza elettorale. Una stanza nella quale incontrarsi, discutere, ascoltare. E forse è proprio questo il particolare più interessante. Perché la politica, prima di diventare una professione, era anche un luogo. Aveva porte, sedie, tavoli, fotografie alle pareti. E soprattutto aveva persone che si guardavano negli occhi. Oggi ha molti profili social, molti comunicati, molte dichiarazioni. Ma qualche volta sembra avere dimenticato gli esseri umani. La serata di Reggio Futura ha provato a riportarli al centro. Il fidanzamento con la città che dura da vent'anni Durante le interviste ho voluto provocare, bonariamente, i protagonisti con una metafora: Reggio Futura si fidanza con Reggio Calabria e, aprendo una sede stabile, dimostra di avere intenzioni serie. La risposta è stata quasi sempre la stessa. Siamo già fidanzati. Da vent'anni. Peppe Agliano, uno degli uomini che hanno accompagnato il percorso del movimento, ha ricordato che Reggio Futura ha sempre avuto un punto di incontro, una presenza riconoscibile, un'attività che non si è esaurita nella competizione elettorale. Dopo la sede utilizzata per la campagna comunale, arriva quella destinata a diventare un riferimento stabile. Qui, ha spiegato, si potranno raccogliere le istanze dei cittadini, le proposte, le idee. E ha ricordato una dimensione spesso trascurata: Reggio Futura non è stata soltanto un'esperienza elettorale. Nel corso degli anni ha promosso anche attività culturali e sociali. Il che pone una domanda interessante: quanto resta di un movimento politico quando si spengono le luci della campagna elettorale? Nel caso di Reggio Futura, qualcosa è rimasto. Lo testimoniano gli uomini che si sono ritrovati all'inaugurazione, alcuni dei quali presenti fin dalle origini. Daniele Romeo, capogruppo in Consiglio comunale, ha risposto alla metafora del fidanzamento con una battuta che contiene una dichiarazione di appartenenza: con Reggio Calabria, ha detto, siamo fidanzati da parecchi anni. Ma Romeo ha aggiunto qualcosa di più importante. Ha definito Reggio Futura una comunità politica che si riconosce attorno a Peppe Scopelliti.

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Intervista a Peppe Agliano. Giuseppe Scopelliti, Reggio Futura e quei vent'anni che la politica non ha cancellato Editoriale di Luigi Palamara  Un racconto tra memoria, potere, appartenenza e futuro. La nuova sede di Reggio Futura diventa il luogo simbolico di una storia politica che attraversa due decenni, sopravvive alle sconfitte, ritrova rappresentanza nelle istituzioni e continua a riconoscere in Giuseppe Scopelliti il proprio riferimento. Le interviste, le testimonianze e gli interventi di una serata che racconta molto più dell'inaugurazione di una segreteria. Alcuni uomini politici scompaiono quando perdono il potere. Altri che, pur non occupando più le poltrone di un tempo, continuano a occupare uno spazio nella memoria, nelle passioni e persino nelle contraddizioni di una città. Giuseppe Scopelliti appartiene alla città di Reggio Calabria e alla sua storia. Piaccia o non piaccia. E in politica, si sa, piacere a tutti è impossibile. Anzi, qualche volta è persino sospetto. A Reggio Calabria, il suo nome continua a dividere, a far discutere, a suscitare entusiasmi e riserve. Ma c'è un fatto che merita di essere raccontato, senza bisogno di trasformarlo in un santino o in un processo: a distanza di vent'anni dalla nascita di Reggio Futura, attorno a Scopelliti esiste ancora una comunità politica che si riconosce nella propria storia e rivendica il diritto di avere un futuro. Non è un dettaglio. In un Paese dove le sigle politiche nascono e muoiono con la velocità delle stagioni, dove i partiti cambiano nome, simbolo e alleanze con disinvoltura, vent'anni di appartenenza rappresentano qualcosa che merita attenzione. Reggio Futura ha inaugurato il 16 ottobre 2026 una nuova sede nel cuore della città, nei pressi di piazza Camagna. Una sede piccola, senza pretese monumentali. Non un palazzo del potere. Non una fortezza elettorale. Una stanza nella quale incontrarsi, discutere, ascoltare. E forse è proprio questo il particolare più interessante. Perché la politica, prima di diventare una professione, era anche un luogo. Aveva porte, sedie, tavoli, fotografie alle pareti. E soprattutto aveva persone che si guardavano negli occhi. Oggi ha molti profili social, molti comunicati, molte dichiarazioni. Ma qualche volta sembra avere dimenticato gli esseri umani. La serata di Reggio Futura ha provato a riportarli al centro. Il fidanzamento con la città che dura da vent'anni Durante le interviste ho voluto provocare, bonariamente, i protagonisti con una metafora: Reggio Futura si fidanza con Reggio Calabria e, aprendo una sede stabile, dimostra di avere intenzioni serie. La risposta è stata quasi sempre la stessa. Siamo già fidanzati. Da vent'anni. Peppe Agliano, uno degli uomini che hanno accompagnato il percorso del movimento, ha ricordato che Reggio Futura ha sempre avuto un punto di incontro, una presenza riconoscibile, un'attività che non si è esaurita nella competizione elettorale. Dopo la sede utilizzata per la campagna comunale, arriva quella destinata a diventare un riferimento stabile. Qui, ha spiegato, si potranno raccogliere le istanze dei cittadini, le proposte, le idee. E ha ricordato una dimensione spesso trascurata: Reggio Futura non è stata soltanto un'esperienza elettorale. Nel corso degli anni ha promosso anche attività culturali e sociali. Il che pone una domanda interessante: quanto resta di un movimento politico quando si spengono le luci della campagna elettorale? Nel caso di Reggio Futura, qualcosa è rimasto. Lo testimoniano gli uomini che si sono ritrovati all'inaugurazione, alcuni dei quali presenti fin dalle origini. Daniele Romeo, capogruppo in Consiglio comunale, ha risposto alla metafora del fidanzamento con una battuta che contiene una dichiarazione di appartenenza: con Reggio Calabria, ha detto, siamo fidanzati da parecchi anni. Ma Romeo ha aggiunto qualcosa di più importante. Editoriale completo su CartaStraccia.News

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