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VANNACCI RAPPRESENTA LA POLITICA DELL’INSULTO

VANNACI RAPPRESENTA LA POLITICA DELL’INSULTO

L'Editoriale di Luigi Palamara 


Roberto Vannacci è arrivato a Reggio Calabria con il tono di chi non vuole soltanto contestare gli avversari, ma umiliarli.

Ed è questa, prima ancora delle idee, la parte più sgradevole del suo passaggio in città.

Francesco Cannizzaro non viene criticato per un atto amministrativo o per una scelta politica: viene trasformato in caricatura. “Suda”, “gesticola”, avrebbe “movenze da plantigrado”. Poi arrivano gli asini, la carota, chi “scodinzola” al padrone, Barabba.

Battute da quattro soldi spacciate per politica.

Una violenza verbale mascherata da ironia.

Il problema non è che Vannacci sia duro. La politica può e deve esserlo. Il problema è che spesso, quando dovrebbe arrivare l’argomento, arriva l’insulto.

E quando dovrebbe arrivare il confronto, arriva la derisione.

Lo stesso metodo riappare davanti a un giornalista: “A lei non rispondo. È inutile che sta qua”.

Un politico ha il diritto di non rispondere.

Non ha però il diritto di stabilire chi sia “utile” o “inutile” davanti a lui.

Una città non è una caserma.

Un giornalista non è un subordinato.

Un sindaco non è un bersaglio da avanspettacolo.

E gli elettori non sono una platea da eccitare con metafore zoologiche.

Anche sulla vicenda delle deleghe della Città Metropolitana il tono roboante finisce per nascondere una questione ben più complessa: esistono funzioni e competenze che dipendono dal quadro normativo e dai rapporti con la Regione Calabria, ed esistono deleghe interne che il sindaco metropolitano può attribuire ai consiglieri. Prima di accusare qualcuno di usare deleghe come “carote” davanti ai “somari”, sarebbe opportuno specificare di quali atti si parli e portare fatti, nomi e documenti.

Altrimenti resta soltanto l’offesa.

Ed è proprio questo il punto.

Vannacci parla continuamente di dignità, libertà e rispetto, ma il rispetto si misura soprattutto verso chi dissente.

È facile rispettare chi applaude.

Molto più difficile rispettare chi fa una domanda scomoda, chi governa dall’altra parte o chi semplicemente non si lascia arruolare.

Reggio Calabria può discutere di tutto.

Può contestare Cannizzaro.

Può contestare Vannacci.

Può dividere, polemizzare, perfino litigare politicamente.

Ma non dovrebbe abituarsi all’idea che insultare, irridere e umiliare siano diventati sinonimi di coraggio.

Perché la forza di un politico non si misura da quanto riesce a far ridere una piazza alle spalle dell’avversario.

Si misura da quanto sa essere duro senza diventare volgare, da quanto sa rispondere senza intimidire, da quanto sa sostenere le proprie idee senza trasformare chi dissente in un animale, in un servo o in un personaggio da dileggio.

Una brutta serata di politica si è consumata a Piazza Duomo. E c’è veramente poco da ridere.

Luigi Palamara Giornalista, Scrittore e Artista Aspromontàno di Roccaforte del Greco detto L'Arciere 

@luigi.palamara VANNACI RAPPRESENTA LA POLITICA DELL’INSULTO L'Editoriale di Luigi Palamara  Roberto Vannacci è arrivato a Reggio Calabria con il tono di chi non vuole soltanto contestare gli avversari, ma umiliarli. Ed è questa, prima ancora delle idee, la parte più sgradevole del suo passaggio in città. Francesco Cannizzaro non viene criticato per un atto amministrativo o per una scelta politica: viene trasformato in caricatura. “Suda”, “gesticola”, avrebbe “movenze da plantigrado”. Poi arrivano gli asini, la carota, chi “scodinzola” al padrone, Barabba. Battute da quattro soldi spacciate per politica. Una violenza verbale mascherata da ironia. Il problema non è che Vannacci sia duro. La politica può e deve esserlo. Il problema è che spesso, quando dovrebbe arrivare l’argomento, arriva l’insulto. E quando dovrebbe arrivare il confronto, arriva la derisione. Lo stesso metodo riappare davanti a un giornalista: “A lei non rispondo. È inutile che sta qua”. Un politico ha il diritto di non rispondere. Non ha però il diritto di stabilire chi sia “utile” o “inutile” davanti a lui. Una città non è una caserma. Un giornalista non è un subordinato. Un sindaco non è un bersaglio da avanspettacolo. E gli elettori non sono una platea da eccitare con metafore zoologiche. Anche sulla vicenda delle deleghe della Città Metropolitana il tono roboante finisce per nascondere una questione ben più complessa: esistono funzioni e competenze che dipendono dal quadro normativo e dai rapporti con la Regione Calabria, ed esistono deleghe interne che il sindaco metropolitano può attribuire ai consiglieri. Prima di accusare qualcuno di usare deleghe come “carote” davanti ai “somari”, sarebbe opportuno specificare di quali atti si parli e portare fatti, nomi e documenti. Altrimenti resta soltanto l’offesa. Ed è proprio questo il punto. Vannacci parla continuamente di dignità, libertà e rispetto, ma il rispetto si misura soprattutto verso chi dissente. È facile rispettare chi applaude. Molto più difficile rispettare chi fa una domanda scomoda, chi governa dall’altra parte o chi semplicemente non si lascia arruolare. Reggio Calabria può discutere di tutto. Può contestare Cannizzaro. Può contestare Vannacci. Può dividere, polemizzare, perfino litigare politicamente. Ma non dovrebbe abituarsi all’idea che insultare, irridere e umiliare siano diventati sinonimi di coraggio. Perché la forza di un politico non si misura da quanto riesce a far ridere una piazza alle spalle dell’avversario. Si misura da quanto sa essere duro senza diventare volgare, da quanto sa rispondere senza intimidire, da quanto sa sostenere le proprie idee senza trasformare chi dissente in un animale, in un servo o in un personaggio da dileggio. Una brutta serata di politica si è consumata a Piazza Duomo. E c’èveramente poco da ridere. Luigi Palamara Giornalista, Scrittore e Artista Aspromontàno di Roccaforte del Greco detto L'Arciere  #insulto #reggiocalabria #robertovannacci #francescocannizzaro #luigipalamara ♬ audio originale - Luigi Palamara

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