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REGGIO CALABRIA, LA SFIDA DEL CAMBIAMENTO COMINCIA ALLE SEI DEL MATTINO

REGGIO CALABRIA, LA SFIDA DEL CAMBIAMENTO COMINCIA ALLE SEI DEL MATTINO

Un caffè con il sindaco, l'inaugurazione del Ponte sul Calopinace e una città che riscopre il valore della partecipazione. Ma l'entusiasmo, da solo, non basta: adesso servono metodo, competenza e risultati.

L'Editoriale di Luigi Palamara

È qualcosa di singolare, e forse anche di profondamente significativo, l'idea di fare colazione con il sindaco alle sei del mattino.

Non è soltanto una questione di orario. È il tentativo di stabilire un rapporto diverso tra chi amministra e chi vive la città. Un rapporto meno formale, più diretto, nel quale anche un semplice caffè può diventare un'occasione di incontro.

Poi arriva la sfida. Chi raggiunge per primo il sindaco, chi riesce a battergli il cinque prima degli altri, conquista la possibilità di partecipare al taglio del nastro per l'inaugurazione del Ponte sul Calopinace.

Un'idea semplice, persino divertente, che contiene tuttavia un significato politico e civile più interessante di quanto possa apparire.

Perché il protagonista, almeno nelle intenzioni, non è più soltanto l'amministratore che inaugura un'opera pubblica, ma il cittadino che quella stessa opera la utilizzerà ogni giorno.

È un piccolo rovesciamento di prospettiva. E non è affatto secondario.

Per troppo tempo le inaugurazioni sono state considerate un rituale riservato alle autorità, con i cittadini relegati al ruolo di spettatori. Qui, invece, si prova a coinvolgerli, a renderli partecipi, a trasformare un appuntamento istituzionale in un momento collettivo.

C'è qualcosa di autenticamente bello in una grande città come Reggio Calabria che torna a riconoscersi come comunità, che partecipa, si incontra, si diverte e trova nuove ragioni per sentirsi unita.

Naturalmente, l'entusiasmo non deve far dimenticare le questioni sostanziali.

Il Ponte sul Calopinace ha rappresentato per anni un problema. Una vicenda sulla quale sarebbe opportuno ricostruire tempi, responsabilità e ragioni dei ritardi. Perché un'opera pubblica non dovrebbe diventare un evento straordinario soltanto per il fatto di essere finalmente restituita alla collettività.

È giusto festeggiare un risultato. Ma è altrettanto giusto chiedersi perché sia stato necessario attendere tanto per raggiungerlo.

Una città matura deve saper fare entrambe le cose: riconoscere ciò che funziona e pretendere spiegazioni per ciò che non ha funzionato.

È proprio questa, del resto, la differenza tra la partecipazione e il semplice entusiasmo.

Nel caso di Cannizzaro, il dato politicamente interessante è la volontà di costruire un rapporto immediato con la città. Non soltanto attraverso le decisioni amministrative, ma anche mediante gesti, incontri e occasioni capaci di alimentare un sentimento di appartenenza.

Probabilmente neppure lui aveva previsto fino a che punto questa formula potesse suscitare interesse. Eppure, a ben vedere, aveva già dichiarato apertamente le proprie ambizioni.

Lo aveva fatto a Piazza De Nava, durante il comizio conclusivo prima del voto, con una frase che difficilmente si presta a interpretazioni:

«Voglio essere il migliore sindaco che la città di Reggio Calabria abbia mai avuto».

Un'affermazione impegnativa, che ha il merito della chiarezza e il peso delle grandi promesse.

Perché chi fissa così in alto il proprio obiettivo accetta inevitabilmente di essere giudicato sulla distanza, sulla qualità delle decisioni e sulla capacità di tradurre gli impegni in risultati.

Ed è qui che comincia la parte più difficile.

L'attivismo, i ritmi intensi, la presenza costante, gli incontri con i cittadini sono elementi importanti. Possono contribuire a ricostruire un rapporto di fiducia tra istituzioni e comunità. Ma non possono sostituire la programmazione, l'organizzazione e la continuità amministrativa.

Un sindaco può imprimere un indirizzo, indicare una visione, trasmettere energia. Per realizzarla, tuttavia, ha bisogno di una struttura capace di accompagnarlo.

La costruzione della squadra sarà dunque uno dei passaggi decisivi.

Occorrono competenze, responsabilità definite, capacità di lavorare insieme e, soprattutto, persone in grado di affrontare i problemi senza perdere di vista gli obiettivi.

Uno staff forte non è quello che asseconda ogni decisione del sindaco. È quello che lo aiuta a decidere bene, che sa segnalare le difficoltà prima che diventino emergenze, che conosce il valore del metodo e della costanza.

Reggio Calabria ha bisogno di tutto questo.

Ha bisogno di amministratori presenti, ma anche di uffici efficienti. Di entusiasmo, ma anche di procedure chiare. Di iniziative capaci di coinvolgere la città, ma soprattutto di interventi che incidano concretamente sulla qualità della vita.

La vera sfida sarà trasformare l'energia di questa fase in un modo stabile di governare.

Perché il cambiamento non coincide con la velocità. E nemmeno con la quantità delle iniziative. Il cambiamento si riconosce quando i risultati diventano duraturi, quando le cose cominciano a funzionare con regolarità, quando ciò che ieri sembrava impossibile diventa semplicemente normale.

In questo percorso il rapporto con i cittadini sarà fondamentale.

La partecipazione che oggi si manifesta attraverso iniziative anche insolite dovrà trovare spazio nelle scelte che riguardano il futuro della città. E dovrà comprendere anche il diritto di criticare, di dissentire, di chiedere conto delle decisioni.

Non mancheranno le contrapposizioni politiche, le resistenze e le polemiche. Fanno parte della vita democratica. Ci sarà chi contesterà per convinzione e chi lo farà per convenienza. Ma sarebbe un errore considerare ogni voce critica come un ostacolo.

La credibilità di un'amministrazione si misura anche dalla capacità di ascoltare chi non condivide le sue scelte.

La città, dal canto suo, sembra mostrare una rinnovata disponibilità a partecipare. È un patrimonio prezioso, che non va disperso né dato per acquisito.

La fiducia dei cittadini non è una cambiale in bianco. Si costruisce giorno dopo giorno e richiede risultati verificabili.

Per questo la sfida che attende Cannizzaro e la sua amministrazione è tanto importante.

Non si tratta soltanto di inaugurare un ponte, completare un'opera o organizzare un appuntamento pubblico. Si tratta di comprendere se sia possibile modificare in profondità il rapporto tra Reggio Calabria e le proprie istituzioni.

Restituire ai cittadini il senso di una città che appartiene loro. Superare quella rassegnazione che troppo spesso ha accompagnato il dibattito pubblico. Dimostrare che partecipazione e buona amministrazione possono procedere nella stessa direzione.

È una sfida che richiede ambizione, ma anche misura. Determinazione, ma soprattutto pazienza. E una consapevolezza: nessun sindaco, per quanto attivo e motivato, può cambiare una città da solo.

Può però contribuire a creare le condizioni perché una città torni a credere nella propria capacità di cambiare.

Ed è forse questo il significato più interessante di quel caffè alle sei del mattino.

Non il gesto in sé, non la competizione per arrivare primi, non il cinque scambiato con il sindaco. Ma l'immagine di una città che, almeno per un momento, supera le distanze, si ritrova e partecipa a qualcosa che sente proprio.

Una città che torna a essere comunità.

Adesso viene il tempo delle scelte, della squadra, del metodo e dei risultati. L'entusiasmo potrà essere un alleato importante, a condizione che venga sostenuto dalla concretezza.

Perché Reggio Calabria non ha bisogno soltanto di credere nel cambiamento. Ha bisogno di verificarlo.

La strada non si giudicherà dalle promesse, ma dai traguardi raggiunti. E il vero successo sarà fare in modo che ciò che oggi suscita meraviglia diventi, domani, ordinaria buona amministrazione.

Il cambiamento, in fondo, comincia quando una città smette di considerare eccezionale ciò che dovrebbe essere normale.

E forse quella colazione all'alba racconta proprio questo: la volontà di ricominciare, insieme.

Adesso Reggio.

«Era ura *****!!!»

Luigi Palamara Giornalista, Scrittore e Artista Aspromontàno di Roccaforte del Greco detto L'Arciere 

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