L’ultima indennità
Roccaforte del Greco, liquidati oltre 11mila euro all'ex sindaco Domenico Penna
L'indennità di fine mandato: quando la legge è a posto ma la politica interroga la comunità
Tutto regolare per il pagamento, ma resta il nodo politico e morale sul rapporto tra i compensi percepiti da chi amministra e i risultati concreti lasciati al paese
L'Editoriale di Luigi Palamara
Certe cifre, prese da sole, sembrano fredde. Undicimilaquattrocentottantasette euro (11.487 Euro) e ventuno centesimi. Poi ci aggiungi altri 976 euro e 41 centesimi di IRAP a carico dell’ente, e la freddezza contabile comincia ad avere un peso. Non morale, beninteso: amministrativo. Tutto regolare, tutto previsto, tutto scritto. La determina del Comune di Roccaforte del Greco liquida all’ex sindaco Domenico Penna 11.487,21 euro quale indennità di fine mandato per il periodo dal 22 settembre 2020 al 25 maggio 2026.
Il punto, però, non è la legittimità della somma. Il punto è un altro, ed è politico prima ancora che economico: quanto vale, davanti a una comunità, il servizio reso da chi l’ha amministrata?
Perché un’indennità può essere perfettamente dovuta per legge e, nello stesso tempo, apparire sproporzionata agli occhi di chi ritiene che quell’amministrazione abbia lasciato ben poco dietro di sé. La legge liquida i mandati. La memoria dei cittadini, invece, liquida i risultati.
E qui nasce la domanda che nessuna determina può mettere a tacere: che cosa resta, a Roccaforte del Greco, di quegli anni?
Se il giudizio di una parte della comunità è che l’amministrazione Penna abbia inciso poco, pochissimo, quasi nulla sulla vita del paese, allora quegli 11.487 euro assumono inevitabilmente un significato diverso. Non sono più soltanto una voce di bilancio. Diventano il simbolo di una distanza: quella fra ciò che la legge riconosce a chi ha ricoperto una carica e ciò che i cittadini ritengono di aver ricevuto in cambio.
La determina è limpida: Penna ha ricoperto la carica per cinque anni e nove mesi, oltre la soglia minima prevista dalla legge; l’indennità di fine mandato è stata calcolata sulla base di quanto effettivamente corrisposto durante il mandato. Formalmente, dunque, nulla da eccepire.
Ma la politica non vive soltanto di ciò che è formalmente dovuto.
Vive anche di gesti.
Ed è qui che un ex sindaco potrebbe sorprendere tutti.
Potrebbe dire: «Questi soldi mi spettano, ma li lascio al paese».
Potrebbe destinarli a una scuola, a una famiglia in difficoltà, a un’associazione, a una piccola opera pubblica, a un fondo per i giovani, a qualcosa che resti. Potrebbe trasformare una liquidazione personale in un atto pubblico. Potrebbe fare, insomma, ciò che nessuna norma gli impone e proprio per questo avrebbe un valore infinitamente maggiore.
Non sarebbe un’ammissione di colpa. Sarebbe un gesto di responsabilità.
Perché il problema non è sostenere che quei soldi siano illegittimi: non lo sono, sulla base della determina. Il problema è chiedersi se siano politicamente opportuni da trattenere per intero quando una parte della comunità può avere la percezione di non aver ricevuto, in quegli anni, un’amministrazione all’altezza delle proprie aspettative.
Il Comune, intanto, ha disposto il pagamento. L’atto prevede 11.487,21 euro sul capitolo dedicato e 976,41 euro per l’IRAP. Tutto passa attraverso i capitoli, i codici, i mandati, gli uffici.
Ma esiste un bilancio che non compare nei documenti contabili.
È quello fra quanto si prende e quanto si lascia.
Ed è lì che si misura, alla fine, una figura pubblica.
Domenico Penna ha oggi l’occasione di compiere un gesto che forse varrebbe più di molte delibere: rinunciare, in tutto o in parte, a quell’indennità o destinarla pubblicamente a Roccaforte del Greco. Non perché la legge glielo imponga. Non perché quei soldi non gli spettino. Ma perché talvolta la dignità politica comincia esattamente dove finisce il diritto soggettivo.
Undicimila euro non cambiano la vita di uno Stato.
In un piccolo paese, però, possono avere un peso. Basta guardare come sono ridotte le chiese dello Spirito Santo, di San Rocco e quella di Ghorio di Roccaforte (luogo di origine del Penna)
E soprattutto può averlo il gesto di chi dice: “Li lascio qui.”
Perché amministrare un Comune dovrebbe significare, almeno qualche volta, non chiedersi soltanto quanto si ha diritto di ricevere.
Ma quanto si è davvero lasciato.
Luigi Palamara Giornalista, Scrittore e Artista Aspromontàno di Roccaforte del Greco detto L'Arciere
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