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ASTA REGGINA: CHE FARA’ IL COMUNE CON I SOLDI NON SPESI? SI PENSI ALLO SPORT DI PERIFERIA.


La Reggina 1914 è tornata e la città di Reggio Calabria non può che esultare. Il marchio “Reggina” è stato infatti acquisito all’asta dalla LFA Reggio Calabria di Ballarino, superando le offerte di Stefano Bandecchi ma soprattutto del Comune di Reggio Calabria.
Non possiamo che essere contenti per il lieto fine di questa spiacevole pagina sportiva degli amaranto, augurando alla società un rapido successo per una veloce rinascita e presenza nel calcio che conta, lì dove la Reggina merita di stare.
Tuttavia, il P.R.I. e tutto il popolo reggino hanno scoperto, con immenso stupore, che le casse comunali hanno almeno centomila euro immediatamente a disposizione, ossia la cifra minima che il Comune ha potuto investire, non riuscendoci, per l’acquisizione del marchio. Insieme alle dichiarazioni di Falcomatà sul ritorno di “un bene che noi abbiamo definito un patrimonio collettivo della città”, avremmo voluto sentire da lui, o da chi per lui, come sarà utilizzata la cifra destinata per l’asta. La “trasparenza” dell’amministrazione non ci consente di capire da dove sia stata estrapolata tale cifra, temiamo che fosse inizialmente destinata per la realizzazione di altre opere che, vincendo l’asta, il Comune avrebbe messo in secondo piano. Siamo comunque contenti di sapere che ad oggi ci sia un piccolo gruzzoletto immediatamente spendibile ma, per la già citata trasparenza, non possiamo sapere per cosa.
È fuor dubbio che la città avrebbe talmente bisogno di interventi, strutturali e congiunturali (manutenzione stradale, verde pubblico, ecc.), che tale cifra risulterebbe irrisoria per qualsiasi tipo di provvedimento in tal senso. 
Rimanendo in ambito sportivo, ci preme perciò sottolineare come lo sport di periferia continua ad essere un miraggio in città, portato avanti solo da quelle poche associazioni dilettantistiche (spesso autofinanziate) e con i limiti impiantistici che tutti noi conosciamo. Per non parlare di strutture polivalenti e ludiche dove i giovani reggini possano vivere la loro quotidianità: promuovere sport di comunità e di inclusione significa già promuovere legalità e rispetto delle regole, soprattutto in una città come Reggio lacunosa di entrambe. 
Purtroppo, abbiamo anche ben presente un recentissimo esempio: il campo di calcio di Catona, punto di riferimento per i ragazzi dell’ex VIII circoscrizione, era stato abbandonato per anni e rimasto in balia di barbari che lo hanno annullato negli anni e scippatori che, senza nessun rispetto per la cosa pubblica, hanno derubato la struttura di impianti elettrici, sanitari, infissi e inferriate, fino a diventare discarica. Dopo anni di lotte, la struttura era stata attenzionata dal Comune e finanziata la sua bonifica ma, a pochi giorni dalla sua ultimazione, ha subito un incendio. 
Esistono tuttavia intere zone ancora sprovviste di tali impianti. Ne cito solo alcuni che, in questi anni, sono stati interessati dalle promesse (non ancora mantenute) del primo e del secondo governo Falcomatà: Ciccarello, Cannavò con Vinco e Pavigliana, Modena e San Sperato, Mosorrofa con Cataforio, eccetera eccetera eccetera. 
Le istituzioni in primis, insieme alle società sportive, devono perciò operare insieme per restituire ai giovani reggini una alternativa alla “strada”, ponendo l’accento sul valore educativo dello sport come palestra della legalità. In tal senso, i Repubblicani si augurano che l’amministrazione ponga la stessa attenzione posta per la nostra Reggina 1914 anche per lo sport di periferia. 

Il Segretario
Demetrio Giordano

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