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Sic et simpliciter


La vita ti prende, ti sputa,
ti rotola nelle sue mani sporche,
ma sei tu che scegli dove cadere,
se restare nel fango con i tuoi titoli arrugginiti,
o alzarti.
Sognavo di essere qualcosa.
Qualcosa di grande.
Un giornalista, un pittore, un narratore.
E l’ho fatto.
Ma poi ho capito
che i sogni si stringono come mani sudate,
e si lasciano andare come un amore che non sa più baciarti.
Scrivere, dipingere, ridere.
Un piatto di pasta sul tavolo,
forse in due, forse da solo.
Alla fine conta chi è lì, davvero.
Non chi riempie lo spazio per noia.
Il tempo non si regala,
il tempo si dona,
e solo a chi lo merita.
Ho visto la faccia dell’ingiustizia,
ho sentito i suoi pugni,
ma non ho mai chinato la testa.
Mai.
Nemmeno un “scusa”
quando non c’era nulla da scusare.
E se ti ho cancellato,
se non trovi più il mio saluto,
non chiedermi perché.
Lo sai.
Le persone vogliono divorarti il tempo,
vogliono che tu viva nei loro incubi,
che ti sieda alla loro tavola traballante.
Ma io no.
Io cammino.
Annuso l’aria,
ascolto gli alberi,
parlo con gli animali,
mi innamoro dei miei sogni,
e non dei tuoi.
Ho peccato, sì,
ma senza cattiveria.
Ho sbagliato,
ma con un cuore che batteva forte.
E ora so:
non sprecare un secondo con chi non ama,
con chi non è stato lì
quando avevi bisogno.
Tanti anni e sono ancora qui.
Con il fuoco che brucia,
le vene ribelli,
e un’anima che non si vende.
Sono libero.
La mia vita non si piega.
Gli ipocriti stanno a guardare,
e io?
Io cammino,
mi lascio il passato alle spalle,
e non mi giro.
Testo e voce narrante di Luigi Palamara Tutti i diritti riservati
@luigi.palamara Sic et simpliciter La vita ti prende, ti sputa, ti rotola nelle sue mani sporche, ma sei tu che scegli dove cadere, se restare nel fango con i tuoi titoli arrugginiti, o alzarti. Sognavo di essere qualcosa. Qualcosa di grande. Un giornalista, un pittore, un narratore. E l’ho fatto. Ma poi ho capito che i sogni si stringono come mani sudate, e si lasciano andare come un amore che non sa più baciarti. Scrivere, dipingere, ridere. Un piatto di pasta sul tavolo, forse in due, forse da solo. Alla fine conta chi è lì, davvero. Non chi riempie lo spazio per noia. Il tempo non si regala, il tempo si dona, e solo a chi lo merita. Ho visto la faccia dell’ingiustizia, ho sentito i suoi pugni, ma non ho mai chinato la testa. Mai. Nemmeno un “scusa” quando non c’era nulla da scusare. E se ti ho cancellato, se non trovi più il mio saluto, non chiedermi perché. Lo sai. Le persone vogliono divorarti il tempo, vogliono che tu viva nei loro incubi, che ti sieda alla loro tavola traballante. Ma io no. Io cammino. Annuso l’aria, ascolto gli alberi, parlo con gli animali, mi innamoro dei miei sogni, e non dei tuoi. Ho peccato, sì, ma senza cattiveria. Ho sbagliato, ma con un cuore che batteva forte. E ora so: non sprecare un secondo con chi non ama, con chi non è stato lì quando avevi bisogno. Tanti anni e sono ancora qui. Con il fuoco che brucia, le vene ribelli, e un’anima che non si vende. Sono libero. La mia vita non si piega. Gli ipocriti stanno a guardare, e io? Io cammino, mi lascio il passato alle spalle, e non mi giro. Testo e voce narrante di Luigi Palamara Tutti i diritti riservati #vocenarrante #luigipalamara #palamaraluigi #luispal #luipal ♬ suono originale - Luigi Palamara

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