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L’idea è di chi suda per realizzarla

L’idea è di chi suda per realizzarla
Editoriale di Luigi Palamara e la storia dell’ombrello di Mary Poppins.


C’è un male sottile che si aggira per le strade, dai salotti ai social: la smania di primogenitura. Il vizio italico, più forte a Sud ma non esclusivo del Meridione, di rivendicare il pensiero come se fosse un brevetto industriale. A Reggio Calabria, terra meravigliosa e testarda, si è arrivati a discutere — con accenti quasi tragici — degli ombrelli parasole dati ai visitatori in fila al Museo Archeologico.
Sì, ombrelli. Colorati, semplici, banali perfino. Ma utili. E quindi, per questo, rivoluzionari.

C’è chi dice: “L’idea era mia.”
Ah, l’idea. Quella cosa effimera che si consuma in un caffè, tra una chiacchiera e un post su Facebook. Ma l’idea non è un diritto. Non è un sigillo araldico. L’idea — permettetemi la brutalità — non vale nulla se non si trasforma in azione. È come un seme lasciato sul tavolo: non darà mai frutti finché qualcuno non lo pianta.

“E con questo?”
“Parlare è facile, agire è un’altra guerra.”

E allora diciamolo chiaramente, senza fronzoli: chi realizza ha ragione. Chi mette gli ombrelli sotto il sole, mentre altri sudano solo nel cercare visibilità, ha diritto alla stima, non alle polemiche.

Diamo merito a Fabrizio Sudano, direttore del Museo, per aver compiuto un gesto tanto semplice quanto efficace. Quegli ombrelli proteggono turisti e cittadini. Sono un segno concreto di civiltà. Non sono un’idea geniale, sono un’azione utile. E in un Paese che si perde nei convegni e nelle chiacchiere da bar, l’utilità è già una forma di rivoluzione.

Personalmente, la stessa “idea” l’ho proposta cinque anni fa, parlando con amici… e con il Direttore dell’epoca. Ma ora, suvvia: torni a sedersi. La Storia, quella vera, non premia chi per primo ha pensato, ma chi per primo ha fatto. E chi continua a fare.

Luigi Palamara

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