Vocazione: Sputasentenze. Perché a certi personaggi bisogna solo dire «Sciò!!!»
L'Editoriale di Luigi Palamara
Ci sono creature umane che sembrano venute al mondo con una vocazione precisa: non quella di vivere, capire, costruire. No. Quella di giudicare. Di sputare sentenze come se la vita fosse un tribunale permanente e loro ne fossero i magistrati supremi.
Non sono necessariamente malvagie nel senso tragico del termine. Sarebbe quasi troppo nobile. Sono semplicemente cattive. Di quella cattiveria minuta, quotidiana, che non uccide ma logora. Che non combatte ma denigra. Che non crea ma rosicchia.
Le riconosci subito. Hanno sempre una parola storta per qualcuno, una malizia pronta, un sospetto da seminare. Vivono come se il mondo fosse un bersaglio mobile e loro dei tiratori scelti della maldicenza. Non importa chi passi: prima o poi finisce nel mirino.
E la cosa più curiosa — quasi scientifica — è che più provi ad allontanarle, più tornano. Come certe zecche che non conoscono il significato della parola dignità. Le scacci, le ignori, le eviti. Niente. Si aggrappano. Tornano. Riprovano. Perché la loro esistenza sembra dipendere da questo: trovare qualcuno da disprezzare.
A un certo punto, però, la pazienza smette di essere una virtù e diventa complicità.
E allora bisogna dirlo, con quella chiarezza un po’ brutale che la buona educazione tende a censurare: basta.
Non siete graditi.
Sic et simpliciter.
E, se proprio serve tradurlo nella lingua più universale che esista — quella dei gesti e delle porte chiuse — significa semplicemente:
Sciò!!!
Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno
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