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Effetto Cannizzaro: in 700 davanti alla segreteria. Se il buongiorno si vede dal mattino...

Effetto Cannizzaro: in 700 davanti alla segreteria. Se il buongiorno si vede dal mattino...

Reggio Calabria, quell’abbraccio di settecento persone a Francesco Cannizzaro

Editoriale di Luigi Palamara

In politica ci sono momenti che valgono più di un sondaggio, più di una dichiarazione, più perfino di un programma ben scritto. Sono i momenti in cui una città si mostra. Si raccoglie. Si riconosce. E, riconoscendosi, affida a un uomo una parte delle proprie attese.

È quanto accaduto a Reggio Calabria, davanti alla segreteria politica di Francesco Cannizzaro, adattata temporaneamente a sede del suo Comitato elettorale. In quella strada non si è svolta soltanto una manifestazione di apertura della campagna. Si è visto qualcosa di più profondo: una partecipazione larga, spontanea, carica di calore umano. Circa settecento persone hanno voluto essere presenti. E non per caso.

Settecento persone non arrivano per un dettaglio folkloristico, non si fermano per una cortesia, non si stringono attorno a un candidato per il gusto del rito. La gente non era lì per il caffè e il cornetto. Sarebbe una lettura povera, quasi offensiva nella sua superficialità. La gente era lì per il suo candidato. Era lì per Ciccio Cannizzaro. Era lì per guardarlo negli occhi, per stringergli la mano, per dirgli senza troppe parole che quella sfida non è soltanto sua, ma di una parte importante della città.

E infatti, il tratto più eloquente di quella mattina non è stato soltanto il numero dei presenti. È stato il modo in cui quei presenti hanno occupato la scena pubblica: con affetto, con partecipazione, con una vicinanza quasi familiare. Strette di mano, baci, abbracci hanno avvolto Cannizzaro. Lo hanno circondato di un consenso che, prima ancora di essere politico, appariva umano. Lo hanno quasi coccolato, sostenuto, accompagnato verso l’inizio di una campagna elettorale che si annuncia intensa, combattuta, entusiasmante.

Ciò che si è visto in quella strada merita di essere letto per quello che è: non una semplice cornice, ma un fatto. Un fatto politico, certamente. Ma anche un fatto sentimentale, nel senso più alto del termine. Perché una comunità che si ritrova così numerosa attorno a un nome non esprime soltanto preferenza: esprime fiducia. E la fiducia, in politica, è la moneta più difficile da conquistare.

Francesco Cannizzaro non arriva a questo appuntamento come una figura improvvisata o costruita all’ultimo momento. Arriva da deputato della Repubblica, da uomo delle istituzioni, da protagonista di un percorso pubblico che oggi cerca il suo compimento più esigente e più delicato: la candidatura a sindaco della propria città. Non è una prova minore. È, al contrario, la più severa. Perché guidare la città da cui si proviene significa esporsi a un giudizio più diretto, più intimo, più vero. Significa chiedere fiducia a chi ti conosce davvero.

Ed è forse per questo che la scena di questa mattina assume un valore particolare. In un tempo in cui la politica appare spesso remota, artificiale, imbrigliata nei linguaggi prefabbricati e nei rituali di apparato, vedere attorno a un candidato una partecipazione così viva significa registrare un’anomalia positiva. Significa constatare che il rapporto tra rappresentante e rappresentati, almeno in questo caso, non si è consumato. Anzi, sembra essersi rinsaldato.

Nel discorso di Cannizzaro c’era l’ironia di chi sa alleggerire il tono, ma c’era anche la consapevolezza di chi sente il peso del passaggio che sta vivendo. E, soprattutto, c’era un elemento che nessuna sofisticazione politica può simulare fino in fondo: l’emozione. Si è emozionato davvero, e quella emozione è sembrata la nota più sincera della mattinata. Perché la politica, quando non è ridotta a esercizio cinico del potere, conserva sempre una dimensione umana: quella della responsabilità verso gli sguardi che ti accompagnano, verso le aspettative che si depositano sul tuo nome, verso le speranze che si raccolgono attorno alla tua figura.

Le settecento presenze, allora, non dicono soltanto che una candidatura è partita bene. Dicono qualcosa di più. Dicono che attorno a Cannizzaro si è raccolto un sentimento popolare forte, visibile, difficilmente riducibile a semplice entusiasmo di circostanza. Dicono che uomini e donne, giovani e famiglie, militanti e cittadini comuni hanno voluto esserci per testimoniare una vicinanza autentica. Dicono che una parte di Reggio Calabria sente questa sfida come propria.

E non si tratta di una sfida qualunque. In palio c’è la fascia tricolore di Reggio Calabria, città tra le più nobili del Mezzogiorno, città di storia antica, di identità profonda, di bellezza luminosa affacciata sullo Stretto. Una città che porta nel proprio corpo urbano il fascino del lungomare più bello d’Italia e, insieme, il peso di attese spesso deluse. Governare Reggio non è cosa da poco. Non è un incarico che si esaurisce nella gestione amministrativa. È una responsabilità che tocca la memoria, il prestigio, il destino di una comunità con radici millenarie.

Per questo l’abbraccio tributato a Cannizzaro assume un significato che va oltre la simpatia personale. Esso contiene una investitura morale, sebbene ancora informale. Contiene il riconoscimento di una leadership. Contiene, soprattutto, l’idea che in quel nome possa concentrarsi una possibilità di rilancio, di orgoglio, di ripartenza.

Naturalmente la saggezza impone prudenza. Le elezioni non si vincono nelle emozioni di una mattina. Si vincono con la serietà, con i contenuti, con la credibilità, con il lavoro tenace di ogni giorno. Si vincono convincendo anche i dubbiosi, gli esitanti, coloro che ancora guardano da lontano. Ma proprio la prudenza non deve diventare cecità. E sarebbe cieco chi non vedesse ciò che è apparso con evidenza: attorno a Francesco Cannizzaro si è raccolta una spinta popolare larga, intensa, per nulla rituale.

In quella strada, davanti a quella segreteria trasformata per un giorno nel cuore pulsante della campagna elettorale, non si è aperto soltanto un comitato. Si è aperto un tempo politico. Si è vista una candidatura entrare nella vita concreta della città. Si è percepita una connessione che nessuna formula organizzativa può fabbricare da sola: quella tra un uomo e la sua comunità.

Alla fine, il senso di questa mattina può forse essere riassunto in una frase semplice. Quelle settecento persone hanno detto a Cannizzaro: noi siamo con te.

Ed è difficile immaginare, per chi si prepara a chiedere alla propria città l’onore di guidarla, un inizio più eloquente di questo.

Luigi Palamara
Giornalista Artista Aspromontàno

@luigi.palamara

Effetto Cannizzaro: in 700 davanti alla segreteria. Se il buongiorno si vede dal mattino... Reggio Calabria, quell’abbraccio di settecento persone a Francesco Cannizzaro Editoriale di Luigi Palamara In politica ci sono momenti che valgono più di un sondaggio, più di una dichiarazione, più perfino di un programma ben scritto. Sono i momenti in cui una città si mostra. Si raccoglie. Si riconosce. E, riconoscendosi, affida a un uomo una parte delle proprie attese. È quanto accaduto a Reggio Calabria, davanti alla segreteria politica di Francesco Cannizzaro, adattata temporaneamente a sede del suo Comitato elettorale. In quella strada non si è svolta soltanto una manifestazione di apertura della campagna. Si è visto qualcosa di più profondo: una partecipazione larga, spontanea, carica di calore umano. Circa settecento persone hanno voluto essere presenti. E non per caso. Settecento persone non arrivano per un dettaglio folkloristico, non si fermano per una cortesia, non si stringono attorno a un candidato per il gusto del rito. La gente non era lì per il caffè e il cornetto. Sarebbe una lettura povera, quasi offensiva nella sua superficialità. La gente era lì per il suo candidato. Era lì per Ciccio Cannizzaro. Era lì per guardarlo negli occhi, per stringergli la mano, per dirgli senza troppe parole che quella sfida non è soltanto sua, ma di una parte importante della città. E infatti, il tratto più eloquente di questa mattina non è stato soltanto il numero dei presenti. È stato il modo in cui quei presenti hanno occupato la scena pubblica: con affetto, con partecipazione, con una vicinanza quasi familiare. Strette di mano, baci, abbracci hanno avvolto Cannizzaro. Lo hanno circondato di un consenso che, prima ancora di essere politico, appariva umano. Lo hanno quasi coccolato, sostenuto, accompagnato verso l’inizio di una campagna elettorale che si annuncia intensa, combattuta, entusiasmante. Ciò che si è visto in quella strada merita di essere letto per quello che è: non una semplice cornice, ma un fatto. Un fatto politico, certamente. Ma anche un fatto sentimentale, nel senso più alto del termine. Perché una comunità che si ritrova così numerosa attorno a un nome non esprime soltanto preferenza: esprime fiducia. E la fiducia, in politica, è la moneta più difficile da conquistare. Francesco Cannizzaro non arriva a questo appuntamento come una figura improvvisata o costruita all’ultimo momento. Arriva da deputato della Repubblica, da uomo delle istituzioni, da protagonista di un percorso pubblico che oggi cerca il suo compimento più esigente e più delicato: la candidatura a sindaco della propria città. Non è una prova minore. È, al contrario, la più severa. Perché guidare la città da cui si proviene significa esporsi a un giudizio più diretto, più intimo, più vero. Significa chiedere fiducia a chi ti conosce davvero. Ed è forse per questo che la scena di questa mattina assume un valore particolare. In un tempo in cui la politica appare spesso remota, artificiale, imbrigliata nei linguaggi prefabbricati e nei rituali di apparato, vedere attorno a un candidato una partecipazione così viva significa registrare un’anomalia positiva. Significa constatare che il rapporto tra rappresentante e rappresentati, almeno in questo caso, non si è consumato. Anzi, sembra essersi rinsaldato. Nel discorso di Cannizzaro c’era l’ironia di chi sa alleggerire il tono, ma c’era anche la consapevolezza di chi sente il peso del passaggio che sta vivendo. E, soprattutto, c’era un elemento che nessuna sofisticazione politica può simulare fino in fondo: l’emozione. Si è emozionato davvero, e quella emozione è sembrata la nota più sincera della mattinata. Perché la politica, quando non è ridotta a esercizio cinico del potere, conserva sempre una dimensione umana: quella della responsabilità verso gli sguardi che ti accompagnano, verso le aspettative che si depositano sul tuo nome, verso le speranze che si raccolgono attorno alla tua figura. continua su CartaStraccia.News

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@luigi.palamara

Intervento del Candidato a Sindaco di Reggio Calabria per il Centrodestra Francesco Cannizzaro. Reggio Calabria 19 aprile 2026. Effetto Cannizzaro: in 700 davanti alla segreteria. Se il buongiorno si vede dal mattino... Reggio Calabria, quell’abbraccio di settecento persone a Francesco Cannizzaro Editoriale di Luigi Palamara In politica ci sono momenti che valgono più di un sondaggio, più di una dichiarazione, più perfino di un programma ben scritto. Sono i momenti in cui una città si mostra. Si raccoglie. Si riconosce. E, riconoscendosi, affida a un uomo una parte delle proprie attese. È quanto accaduto a Reggio Calabria, davanti alla segreteria politica di Francesco Cannizzaro, adattata temporaneamente a sede del suo Comitato elettorale. In quella strada non si è svolta soltanto una manifestazione di apertura della campagna. Si è visto qualcosa di più profondo: una partecipazione larga, spontanea, carica di calore umano. Circa settecento persone hanno voluto essere presenti. E non per caso. Settecento persone non arrivano per un dettaglio folkloristico, non si fermano per una cortesia, non si stringono attorno a un candidato per il gusto del rito. La gente non era lì per il caffè e il cornetto. Sarebbe una lettura povera, quasi offensiva nella sua superficialità. La gente era lì per il suo candidato. Era lì per Ciccio Cannizzaro. Era lì per guardarlo negli occhi, per stringergli la mano, per dirgli senza troppe parole che quella sfida non è soltanto sua, ma di una parte importante della città. E infatti, il tratto più eloquente di questa mattina non è stato soltanto il numero dei presenti. È stato il modo in cui quei presenti hanno occupato la scena pubblica: con affetto, con partecipazione, con una vicinanza quasi familiare. Strette di mano, baci, abbracci hanno avvolto Cannizzaro. Lo hanno circondato di un consenso che, prima ancora di essere politico, appariva umano. Lo hanno quasi coccolato, sostenuto, accompagnato verso l’inizio di una campagna elettorale che si annuncia intensa, combattuta, entusiasmante. Ciò che si è visto in quella strada merita di essere letto per quello che è: non una semplice cornice, ma un fatto. Un fatto politico, certamente. Ma anche un fatto sentimentale, nel senso più alto del termine. Perché una comunità che si ritrova così numerosa attorno a un nome non esprime soltanto preferenza: esprime fiducia. E la fiducia, in politica, è la moneta più difficile da conquistare. Francesco Cannizzaro non arriva a questo appuntamento come una figura improvvisata o costruita all’ultimo momento. Arriva da deputato della Repubblica, da uomo delle istituzioni, da protagonista di un percorso pubblico che oggi cerca il suo compimento più esigente e più delicato: la candidatura a sindaco della propria città. Non è una prova minore. È, al contrario, la più severa. Perché guidare la città da cui si proviene significa esporsi a un giudizio più diretto, più intimo, più vero. Significa chiedere fiducia a chi ti conosce davvero. Ed è forse per questo che la scena di questa mattina assume un valore particolare. In un tempo in cui la politica appare spesso remota, artificiale, imbrigliata nei linguaggi prefabbricati e nei rituali di apparato, vedere attorno a un candidato una partecipazione così viva significa registrare un’anomalia positiva. Significa constatare che il rapporto tra rappresentante e rappresentati, almeno in questo caso, non si è consumato. Anzi, sembra essersi rinsaldato. Nel discorso di Cannizzaro c’era l’ironia di chi sa alleggerire il tono, ma c’era anche la consapevolezza di chi sente il peso del passaggio che sta vivendo. E, soprattutto, c’era un elemento che nessuna sofisticazione politica può simulare fino in fondo: l’emozione. Si è emozionato davvero, e quella emozione è sembrata la nota più sincera della mattinata. Perché la politica, quando non è ridotta a esercizio cinico del potere, conserva sempre una dimensione umana: quella della responsabilità verso gli sguardi che ti accompagnano, verso le aspettat

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