Il generale, le firme e quella destra che cerca casa anche a Reggio Calabria
Il fenomeno del generale approda sullo Stretto: già 150 iscritti per il “Comitato 297” di Futuro Nazionale
Vannacci e la destra che cerca casa a Reggio Calabria
Tra banchetti per il "pacchetto sicurezza" e insofferenza verso i partiti tradizionali, il nuovo movimento intercetta la rabbia della piazza. Un laboratorio politico che interroga sia gli alleati sia le opposizioni: folklore o reale radicamento?
L'Editoriale di Luigi Palamara
Anche a Reggio Calabria, città abituata a vedere passare promesse, bandiere, capipopolo e salvatori della patria con la stessa frequenza con cui cambia il vento sullo Stretto, ha attecchito il fenomeno Roberto Vannacci. Non più soltanto il generale del libro scandalo, non più soltanto il personaggio televisivo da applausi e fischi, ma il fondatore di un contenitore politico che si chiama Futuro Nazionale e che, piaccia o no, sta provando a mettere radici nel Paese reale.
A Reggio il segnale è arrivato in una forma antica, quasi novecentesca: un banchetto, delle firme, qualche militante, molti curiosi, qualche domanda lasciata a metà e una convinzione ripetuta con orgoglio. Il Comitato 297, così si presenta la struttura cittadina, rivendica già 150 iscritti nel solo Comune di Reggio Calabria. Per un movimento appena nato, è un numero che non può essere liquidato con un’alzata di spalle.
Sarebbe facile cavarsela dicendo che è folklore. Sarebbe comodo archiviarlo come l’ennesima fiammata populista, destinata a consumarsi appena spente le telecamere. Ma la politica, quando è seria, non giudica i fenomeni soltanto da ciò che dicono di sé. Li giudica da ciò che rivelano degli altri. E Vannacci, più che inventare un popolo, sembra aver intercettato un disagio che già esisteva: sfiducia, rabbia, paura, bisogno di ordine, richiesta di sicurezza, insofferenza verso un linguaggio politico percepito come distante, educato, prudente fino all’impotenza.
Il tema scelto dai militanti reggini non è casuale: il cosiddetto pacchetto sicurezza. Protezione delle forze dell’ordine, più poteri agli agenti, tutela dei cittadini. Parole semplici, immediate, robuste. Parole che arrivano dritte a chi sente lo Stato lontano quando deve difendere e troppo vicino quando deve pretendere. È qui che il messaggio vannacciano trova terreno fertile: non nei salotti, ma nelle piazze; non nelle raffinatezze dei convegni, ma nella pancia di una società che chiede risposte prima ancora che programmi.
Roberto Vannacci ha lasciato la Lega e ha avviato il proprio progetto politico, Futuro Nazionale, all’inizio del 2026; il movimento si sta organizzando attraverso comitati territoriali e una fase costituente nazionale prevista a giugno. Il sito ufficiale del movimento parla esplicitamente di radicamento sul territorio attraverso i comitati costituenti locali. Anche il Comitato 297 di Reggio Calabria risulta già presente nella comunicazione pubblica del movimento e della stampa locale.
Il punto, però, non è soltanto Vannacci. Il punto è Reggio Calabria. Una città che conosce bene la parola “sicurezza”, perché l’ha vista troppe volte trasformarsi in slogan, emergenza, promessa elettorale. Una città dove la domanda d’ordine convive con il bisogno di lavoro, decoro, legalità vera, servizi, presenza quotidiana dello Stato. E allora il successo di un comitato come quello vannacciano non nasce nel vuoto. Nasce dove altri hanno lasciato spazio.
La destra tradizionale osserva, forse con fastidio. La sinistra spesso liquida, forse con superiorità. Ma chi liquida non capisce. E chi non capisce, prima o poi, perde. Vannacci piace perché parla senza perifrasi. Non importa, ai suoi sostenitori, che il suo linguaggio divida. Anzi: divide, dunque esiste. In un tempo in cui molti politici sembrano dettare comunicati scritti dagli uffici stampa, lui si presenta come l’uomo che dice ciò che altri pensano e non osano dire. È questa la sua forza. Ed è anche il suo rischio.
Perché una cosa è raccogliere firme, un’altra è costruire una classe dirigente. Una cosa è urlare “sicurezza”, un’altra è spiegare come si governa una città complessa, fragile e splendida come Reggio Calabria. Una cosa è intercettare il malcontento, un’altra è trasformarlo in proposta politica senza ridurlo a rancore organizzato.
Il Comitato 297, con i suoi 150 iscritti dichiarati, rappresenta dunque un piccolo laboratorio locale di un fenomeno nazionale più largo. Non sappiamo ancora se diventerà partito vero, corrente, meteora o spina nel fianco del centrodestra. Sappiamo però che c’è. E quando un fenomeno politico c’è, il giornalismo non deve né inginocchiarsi né turarsi il naso: deve guardarlo in faccia.
A Reggio Calabria, Vannacci ha trovato ascolto. Ora resta da capire se quell’ascolto diventerà consenso stabile o soltanto rumore. Ma attenzione: spesso la storia politica italiana è cominciata proprio così, con quattro sedie, un tavolino, un modulo da firmare e qualcuno che diceva: “Noi siamo diversi dagli altri”.
Poi, qualche volta, erano davvero diversi.
Altre volte erano soltanto gli stessi, con una divisa nuova.
Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno
I primi nomi e la prima intervista del 6 giugno 2026 a Piazza De Nava a Reggio Calabria.
D'Aleo Francesco, Sebastiano Martino, Fabrizio Nobile e Condò Antonio.
@luigi.palamara Il generale, le firme e quella destra che cerca casa anche a Reggio Calabria Il fenomeno del generale approda sullo Stretto: già 150 iscritti per il “Comitato 297” di Futuro Nazionale Vannacci e la destra che cerca casa a Reggio Calabria Tra banchetti per il "pacchetto sicurezza" e insofferenza verso i partiti tradizionali, il nuovo movimento intercetta la rabbia della piazza. Un laboratorio politico che interroga sia gli alleati sia le opposizioni: folklore o reale radicamento? L'Editoriale di Luigi Palamara  Anche a Reggio Calabria, città abituata a vedere passare promesse, bandiere, capipopolo e salvatori della patria con la stessa frequenza con cui cambia il vento sullo Stretto, ha attecchito il fenomeno Roberto Vannacci. Non più soltanto il generale del libro scandalo, non più soltanto il personaggio televisivo da applausi e fischi, ma il fondatore di un contenitore politico che si chiama Futuro Nazionale e che, piaccia o no, sta provando a mettere radici nel Paese reale. A Reggio il segnale è arrivato in una forma antica, quasi novecentesca: un banchetto, delle firme, qualche militante, molti curiosi, qualche domanda lasciata a metà e una convinzione ripetuta con orgoglio. Il Comitato 297, così si presenta la struttura cittadina, rivendica già 150 iscritti nel solo Comune di Reggio Calabria. Per un movimento appena nato, è un numero che non può essere liquidato con un’alzata di spalle. Sarebbe facile cavarsela dicendo che è folklore. Sarebbe comodo archiviarlo come l’ennesima fiammata populista, destinata a consumarsi appena spente le telecamere. Ma la politica, quando è seria, non giudica i fenomeni soltanto da ciò che dicono di sé. Li giudica da ciò che rivelano degli altri. E Vannacci, più che inventare un popolo, sembra aver intercettato un disagio che già esisteva: sfiducia, rabbia, paura, bisogno di ordine, richiesta di sicurezza, insofferenza verso un linguaggio politico percepito come distante, educato, prudente fino all’impotenza. Il tema scelto dai militanti reggini non è casuale: il cosiddetto pacchetto sicurezza. Protezione delle forze dell’ordine, più poteri agli agenti, tutela dei cittadini. Parole semplici, immediate, robuste. Parole che arrivano dritte a chi sente lo Stato lontano quando deve difendere e troppo vicino quando deve pretendere. È qui che il messaggio vannacciano trova terreno fertile: non nei salotti, ma nelle piazze; non nelle raffinatezze dei convegni, ma nella pancia di una società che chiede risposte prima ancora che programmi. Roberto Vannacci ha lasciato la Lega e ha avviato il proprio progetto politico, Futuro Nazionale, all’inizio del 2026; il movimento si sta organizzando attraverso comitati territoriali e una fase costituente nazionale prevista a giugno. Il sito ufficiale del movimento parla esplicitamente di radicamento sul territorio attraverso i comitati costituenti locali. Anche il Comitato 297 di Reggio Calabria risulta già presente nella comunicazione pubblica del movimento e della stampa locale. Editoriale completo su: CartaStraccia.News
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