@luigi.palamara La promessa mancata È morto Tiberio Falcomatà. Scriverlo è semplice. Accettarlo, no. Alcune persone attraversano la nostra vita senza fare rumore e tuttavia lasciano un segno più profondo di chi pretende continuamente di essere ricordato. Tiberio era una di queste. Non aveva bisogno di imporsi. Bastavano il suo sorriso, la sua gentilezza, quel modo delicato di stare accanto agli altri senza invaderli. Mi ha toccato l’anima così: con discrezione. Ogni istante condiviso con lui portava il segno di una bontà autentica, di quelle che non cercano testimoni. E forse proprio per questo oggi il dolore è più netto. Perché la morte, oltre a portarci via le persone, ci restituisce tutte insieme le occasioni perdute. Ci eravamo salutati con una promessa. «Verrò a trovarti.» Una frase semplice, pronunciata come se il tempo fosse una ricchezza inesauribile. Come se ci fosse sempre un altro giorno, un’altra settimana, un’altra occasione. Ma il tempo non fa sconti e non aspetta i nostri comodi. Io quella promessa non l’ho mantenuta. Adesso resta il rimpianto. Non serve cercare scuse. Quando una promessa viene mancata, le giustificazioni hanno il suono vuoto delle porte chiuse troppo tardi. Avremmo potuto parlare ancora. Sorridere ancora. Condividere altro tempo in questa vita terrena. Non lo abbiamo fatto, e questa assenza pesa. Ma l’affetto vero non finisce davanti a una tomba. Voglio credere che ciò che non siamo riusciti a dirci qui troverà spazio altrove. Che avremo l’eternità per sorriderci, riconoscerci e volerci bene senza più appuntamenti rimandati, senza distanze, senza promesse lasciate a metà. Addio, Tiberio. Perdonami per quella visita mai fatta. Ti voglio bene. Luigi
♬ audio originale - Luigi Palamara
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