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PIERPAOLO Zavettieri, il sindaco dei piccoli Comuni che ha sconfitto il peso dei numeri

PIERPAOLO Zavettieri, il sindaco dei piccoli Comuni che ha sconfitto il peso dei numeri

  • Il successo elettorale del sindaco di Roghudi al Consiglio metropolitano
  • Eletto senza il voto del capoluogo grazie al consenso diffuso dei territori, il primo cittadino porta a Palazzo Alvaro la voce della periferia e la sfida contro lo spopolamento.

L'Editoriale di Luigi Palamara 


Certi risultati elettorali si leggono contando i voti. E altri vanno capiti.

Quello ottenuto da Pierpaolo Zavettieri, sindaco di Roghudi e nuovo consigliere metropolitano di Reggio Calabria, appartiene alla seconda categoria.

Perché Zavettieri è stato eletto senza ricevere il voto di un solo consigliere comunale della città di Reggio Calabria.

Nemmeno uno.

In un sistema elettorale fondato sul voto ponderato, nel quale il consenso espresso da un consigliere del capoluogo pesa enormemente più di quello di un amministratore di un piccolo Comune, non si tratta soltanto di una curiosità statistica. È un risultato eclatante. E, soprattutto, un fatto politico.

Il voto di un consigliere comunale di Roghudi vale 22. Quello di un consigliere di Reggio Calabria vale oltre mille. Per compensare un solo voto del capoluogo occorrono decine di preferenze raccolte tra i Comuni minori.

È una sproporzione che dice molto del sistema. Ma dice ancora di più dell’uomo che è riuscito a superarla.

Zavettieri non è stato trascinato in Consiglio dalla forza di un grande centro, da una corrente cittadina o da un pacchetto di voti concentrato nelle stanze dove il peso elettorale è più pesante.

È stato eletto sommando consenso dove il voto vale poco ma la fiducia costa molto.

Ha raccolto preferenze in maniera diffusa, attraversando il territorio, parlando con sindaci, assessori e consiglieri comunali. Ha trasformato tanti voti piccoli, considerati marginali dall’aritmetica elettorale, in un risultato politicamente enorme.

Questa elezione dimostra che anche in un sistema sbilanciato la presenza, la credibilità e il lavoro possono battere il peso dei numeri.

Non è facile.

Per essere eletto senza Reggio bisogna essere conosciuti fuori dal proprio Comune. Bisogna essere rispettati oltre il proprio schieramento. Bisogna essere considerati utili anche da chi vive a molti chilometri di distanza e non ha alcun vantaggio immediato da concederti una preferenza.

Zavettieri, con prudenza, ha detto di sperare che la stima ci sia stata.

Il risultato suggerisce qualcosa di più: quella stima non soltanto esisteva, ma era distribuita.

Il consenso diffuso contro il voto pesante.

Nell’intervista con Luigi Palamara, Zavettieri non si è nascosto dietro la falsa modestia, ma non ha neppure trasformato il successo in autocelebrazione.

Ha riconosciuto la difficoltà della sfida. Ha spiegato il meccanismo del voto ponderato. Ha ricordato quanto sia impegnativo costruire una presenza omogenea in quasi tutti i Comuni.

Non basta fare una telefonata alla vigilia del voto. Non basta comparire durante la campagna elettorale. Occorre un rapporto costruito nel tempo.

In politica, soprattutto nei piccoli territori, tutti sanno tutto. Conoscono il lavoro svolto, le promesse mantenute, quelle dimenticate, la disponibilità reale e quella esibita soltanto davanti alle telecamere.

Zavettieri ha ricevuto una sorta di certificato collettivo da parte degli amministratori locali.

E questo vale più del numero scritto nel verbale.

Ha anche ricordato, con ironia, che non sempre vengono eletti i migliori. È vero. Il voto non è un concorso pubblico e la democrazia non garantisce la qualità dei vincitori. Garantisce soltanto il diritto di scegliere.

Ma nel suo caso il dato politico è evidente: non è stato eletto dal peso di pochi, bensì dalla fiducia di molti.

Un Consiglio finalmente territoriale.

Il nuovo Consiglio metropolitano presenta una caratteristica che Zavettieri ha sottolineato con chiarezza: rappresenta realmente gran parte del territorio provinciale.

È un merito che ha riconosciuto al sindaco metropolitano Francesco Cannizzaro, il quale aveva chiesto fin dall’inizio liste capaci di esprimere amministratori provenienti dalle diverse aree della provincia.

Il messaggio è stato sostanzialmente raccolto da tutti gli schieramenti.

Nelle liste di centrodestra non sono stati eletti rappresentanti diretti della città di Reggio Calabria. Anche il centrosinistra ha seguito una logica territoriale. Carmelo Versace rappresenta una situazione particolare, perché si è candidato anche nella qualità di vicesindaco metropolitano uscente.

Nel complesso, i quattordici consiglieri costituiscono una geografia politica molto più ampia del solo capoluogo.

È una novità importante.

Per anni la provincia ha temuto che la Città metropolitana diventasse soltanto una Reggio più grande: stesso centro, stesso Palazzo, stessi equilibri e periferie ancora più lontane.

La composizione del nuovo Consiglio può invertire questa tendenza.

Ma la rappresentanza porta con sé anche una responsabilità: da oggi non ci saranno più alibi.

Se i territori sono presenti in Consiglio, non potranno continuare a dire di non avere voce. Se ogni area dispone di amministratori che la conoscono, l’eventuale disattenzione non potrà più essere attribuita soltanto alla distanza da Palazzo Alvaro.

Zavettieri ha sottolineato proprio questo.

I consiglieri dovranno dimostrare di non essere stati eletti per difendere un campanile, ma per portare l’intera provincia dentro l’istituzione.

Il vuoto dell’area grecanica.

La rappresentanza non è però perfetta.

Zavettieri vive a Bova Marina ed è sindaco di Roghudi. Da quella zona fino a Locri esiste un tratto lungo decine di chilometri nel quale la presenza politica e istituzionale rimane più debole.

L’area grecanica continua a essere penalizzata dal ridotto peso demografico.

È il paradosso dei piccoli Comuni: hanno più bisogno di rappresentanza proprio perché hanno meno abitanti, ma il sistema elettorale assegna loro meno peso proprio perché sono meno popolosi.

Il risultato di Zavettieri acquista quindi un valore ulteriore.

Non rappresenta soltanto Roghudi. Rappresenta un’area che rischia di scomparire dalle mappe politiche prima ancora che da quelle geografiche.

È il sindaco di un piccolo Comune che entra in Consiglio senza il sostegno del capoluogo e porta con sé la voce di una zona interna, grecanica, fragile, caratterizzata da minoranze linguistiche e da comunità esposte allo spopolamento.

Non è una semplice elezione.

È l’ingresso dei margini nel centro.

Le deleghe e la fine delle polemiche.

Sul trasferimento delle funzioni alla Città metropolitana, Zavettieri ha mostrato un atteggiamento pragmatico.

Ha chiesto che l’obiettivo venga posto immediatamente al centro dell’azione amministrativa. Ha ricordato che il sindaco Cannizzaro ha già annunciato l’avvio dell’iter e ha invitato tutti a superare la contrapposizione politica.

È una posizione sensata.

Il centrosinistra ha accusato il centrodestra di non avere agito prima. Il centrodestra può replicare ricordando che, durante la presidenza regionale di Mario Oliverio, per diversi anni non si arrivò al trasferimento completo delle funzioni. Lo stesso problema è rimasto durante la presidenza di Jole Santelli e nei primi anni di Roberto Occhiuto.

Le responsabilità si possono distribuire all’infinito.

Nel frattempo, però, l’Ente resta povero di competenze.

Zavettieri propone di azzerare questa discussione. Non perché il passato non conti, ma perché continuare a usarlo come arma rischia di diventare un modo per non affrontare il presente.

La Città metropolitana deve ricevere le funzioni, le risorse e il personale necessari per intervenire sui territori.

Il resto è teatro.

L’ente di prossimità contro i “burosauri”.

Zavettieri ha usato una parola efficace per descrivere le Regioni: “burosauri”.

È un termine provocatorio, ma rende l’idea.

Le Regioni sono diventate apparati enormi, distanti, sovraccarichi di procedure. Non soltanto la Calabria: il problema riguarda l’intero sistema regionale italiano.

Un grande ente può programmare. Ma spesso non riesce a percepire il piccolo guasto, la strada interrotta, il servizio che manca in un Comune lontano.

I Comuni, invece, incontrano ogni giorno i cittadini. I sindaci ricevono telefonate, proteste, richieste e urgenze. Non possono nascondersi dietro una competenza astratta, perché il problema ha un nome, un volto e spesso bussa direttamente alla porta del municipio.

La Città metropolitana dovrebbe essere l’anello di congiunzione tra questi due mondi: abbastanza grande per programmare, abbastanza vicina per capire.

Zavettieri conosce bene questa dimensione. Viene da Roghudi, non da un grande centro amministrativo. Sa cosa significa dover spiegare a un cittadino perché una strada non viene sistemata o perché un servizio sanitario è troppo lontano.

Per questo il suo ingresso in Consiglio ha anche un valore culturale: porta dentro Palazzo Alvaro lo sguardo di chi amministra senza rete di protezione.

Lo spopolamento, il tema dei temi.

L’area grecanica è segnata dalle minoranze linguistiche ed è inserita nella Strategia nazionale per le aree interne.

Dietro queste espressioni tecniche c’è un problema semplice e drammatico: i paesi si svuotano.

I giovani partono. Gli anziani restano. Le scuole chiudono. I servizi si riducono. Le case diventano silenziose e le piazze si trasformano in fotografie.

Zavettieri ha indicato lo spopolamento come il tema centrale per il futuro dell’area.

Ha ragione.

Non esiste sviluppo possibile se un territorio perde continuamente abitanti, competenze e famiglie. Non basta promuovere un borgo per qualche giorno su una rivista turistica. Bisogna rendere possibile viverci.

Servono sanità, collegamenti, scuola, lavoro, connessione digitale, sicurezza e servizi essenziali.

La Strategia nazionale per le aree interne può essere uno strumento utile. Ma, come tutti i programmi, rischia di diventare un archivio di progetti se non viene accompagnata da amministratori capaci di utilizzarla.

Roghudi come area logistica.

Zavettieri ha spiegato che Roghudi non ha ricevuto privilegi.

Circa dieci anni fa, nell’ambito del Piano strutturale associato dei nove Comuni, il paese si candidò a diventare un’area logistica di riferimento per il territorio.

Quella decisione ha consentito di ottenere strutture e servizi con una funzione sovracomunale.

Il risultato non è arrivato per caso.

Molti Comuni dispongono sulla carta delle stesse opportunità, ma non riescono a trasformarle in opere e servizi. Talvolta mancano il personale, le competenze o la capacità di progettare. Altre volte manca semplicemente una guida che insista.

Zavettieri non ha accettato di far passare il risultato come una concessione ricevuta dall’alto.

Ha ricordato di avere lavorato e lottato per dieci anni.

Ha fatto bene.

La modestia è una virtù, ma in politica può diventare un modo per lasciare che altri si prendano il merito del lavoro compiuto.

I risultati del PNRR.

Il sindaco di Roghudi ha rivendicato i numeri ottenuti dalla propria amministrazione.

Per finanziamenti PNRR conquistati, il Comune si colloca ai vertici tra quelli della zona.

È un risultato importante soprattutto considerando le dimensioni dell’Ente.

I piccoli Comuni spesso dispongono di uffici ridotti, personale insufficiente e risorse limitate. Partecipare ai bandi del Piano nazionale di ripresa e resilienza richiede capacità progettuale, tempi rapidi e competenze tecniche.

Roghudi è riuscita a competere.

Zavettieri ha attribuito il merito anche alla squadra amministrativa e agli uffici: tecnici, funzionari e dipendenti comunali.

Non si è presentato come l’uomo solo che realizza tutto.

È un altro elemento positivo.

I sindaci possono indicare la direzione, ma senza un apparato amministrativo preparato i progetti restano annunci.

L’amministrazione di Roghudi, almeno secondo i risultati rivendicati, ha saputo lavorare come una struttura collettiva.

La Casa della comunità.

Tra i progetti più significativi figura la Casa della comunità.

Il Comune disponeva di un vecchio edificio scolastico non più utilizzato. Nel 2021 la struttura è stata concessa all’Azienda sanitaria provinciale per realizzare uno degli interventi previsti dalla Missione 6 del PNRR.

È una scelta che dimostra lungimiranza.

Un immobile pubblico abbandonato è un costo e un simbolo di declino. Trasformarlo in un presidio sanitario significa restituirgli una funzione e offrire un servizio a un territorio più ampio.

La Casa della comunità non riguarda soltanto Roghudi. Può servire l’intero comprensorio.

In un’area soggetta allo spopolamento, la sanità di prossimità non è soltanto assistenza. È una condizione per impedire alle persone di andare via.

Chi vive in un piccolo Comune non può percorrere decine di chilometri per ogni esigenza sanitaria. Se i servizi spariscono, il territorio diventa invivibile.

Zavettieri ha capito che la lotta allo spopolamento passa anche da un edificio recuperato e trasformato in luogo di cura.

Una vittoria politica, prima ancora che personale.

Alla fine dell’intervista, Luigi Palamara ha rivolto a Zavettieri le congratulazioni.

Sembrerebbe la conclusione naturale di una conversazione informale, avvenuta poco prima della proclamazione ufficiale.

Ma il risultato merita una riflessione più ampia.

Pierpaolo Zavettieri è entrato nel Consiglio metropolitano senza un solo voto proveniente dal Consiglio comunale di Reggio Calabria.

Non ha avuto il peso del capoluogo. Ha avuto il sostegno dei territori.

È stato eletto partendo da Roghudi, un Comune piccolo, periferico e demograficamente fragile. Ha affrontato un sistema che moltiplica il valore dei grandi e riduce quello dei piccoli. E lo ha superato.

Questo non significa soltanto che Zavettieri è un amministratore capace di costruire consenso.

Significa che una parte consistente della provincia ha scelto di affidarsi a un uomo che conosce la fatica dei piccoli municipi, i limiti degli uffici, la distanza dai centri decisionali, lo spopolamento e la necessità di trasformare ogni opportunità in un risultato.

Il suo consenso è diffuso perché diffuso è stato il lavoro.

È un’elezione che rovescia la logica del voto ponderato: tanti voti leggeri hanno battuto pochi voti pesanti.

Ed è qui il suo significato politico più alto.

Zavettieri non entra a Palazzo Alvaro come il rappresentante di una corrente cittadina. Entra come il sindaco dei territori che pesano poco ma chiedono molto.

Adesso dovrà dimostrare di essere all’altezza di quel mandato.

Dovrà difendere l’area grecanica senza rinchiudersi nell’area grecanica. Dovrà rappresentare Roghudi senza diventare soltanto il consigliere di Roghudi. Dovrà contribuire al trasferimento delle funzioni, lavorare contro lo spopolamento e portare nella Città metropolitana il metodo che rivendica di avere applicato nel proprio Comune.

Ma il punto di partenza è già straordinario.

Nel Consiglio metropolitano nato il 23 luglio 2026, Pierpaolo Zavettieri non è semplicemente uno dei quattordici eletti.

È la prova vivente che la geografia politica della provincia può cambiare.

Che la periferia può arrivare al centro senza chiedere il permesso al centro.

Che il voto di Roghudi, anche quando vale 22, può diventare più forte di quello che vale mille.

Purché dietro ci siano lavoro, credibilità e fiducia.

Luigi Palamara Giornalista, Scrittore e Artista Aspromontàno di Roccaforte del Greco detto L'Arciere 

@luigi.palamara

PIERPAOLO Zavettieri, il sindaco dei piccoli Comuni che ha sconfitto il peso dei numeri Il successo elettorale del sindaco di Roghudi al Consiglio metropolitano Eletto senza il voto del capoluogo grazie al consenso diffuso dei territori, il primo cittadino porta a Palazzo Alvaro la voce della periferia e la sfida contro lo spopolamento. L'Editoriale di Luigi Palamara  Certi risultati elettorali si leggono contando i voti. E altri vanno capiti. Quello ottenuto da Pierpaolo Zavettieri, sindaco di Roghudi e nuovo consigliere metropolitano di Reggio Calabria, appartiene alla seconda categoria. Perché Zavettieri è stato eletto senza ricevere il voto di un solo consigliere comunale della città di Reggio Calabria. Nemmeno uno. In un sistema elettorale fondato sul voto ponderato, nel quale il consenso espresso da un consigliere del capoluogo pesa enormemente più di quello di un amministratore di un piccolo Comune, non si tratta soltanto di una curiosità statistica. È un risultato eclatante. E, soprattutto, un fatto politico. Il voto di un consigliere comunale di Roghudi vale 22. Quello di un consigliere di Reggio Calabria vale oltre mille. Per compensare un solo voto del capoluogo occorrono decine di preferenze raccolte tra i Comuni minori. È una sproporzione che dice molto del sistema. Ma dice ancora di più dell’uomo che è riuscito a superarla. Zavettieri non è stato trascinato in Consiglio dalla forza di un grande centro, da una corrente cittadina o da un pacchetto di voti concentrato nelle stanze dove il peso elettorale è più pesante. È stato eletto sommando consenso dove il voto vale poco ma la fiducia costa molto. Ha raccolto preferenze in maniera diffusa, attraversando il territorio, parlando con sindaci, assessori e consiglieri comunali. Ha trasformato tanti voti piccoli, considerati marginali dall’aritmetica elettorale, in un risultato politicamente enorme. Questa elezione dimostra che anche in un sistema sbilanciato la presenza, la credibilità e il lavoro possono battere il peso dei numeri. Non è facile. Per essere eletto senza Reggio bisogna essere conosciuti fuori dal proprio Comune. Bisogna essere rispettati oltre il proprio schieramento. Bisogna essere considerati utili anche da chi vive a molti chilometri di distanza e non ha alcun vantaggio immediato da concederti una preferenza. Zavettieri, con prudenza, ha detto di sperare che la stima ci sia stata. Il risultato suggerisce qualcosa di più: quella stima non soltanto esisteva, ma era distribuita. Il consenso diffuso contro il voto pesante Nell’intervista con Luigi Palamara, Zavettieri non si è nascosto dietro la falsa modestia, ma non ha neppure trasformato il successo in autocelebrazione. Ha riconosciuto la difficoltà della sfida. Ha spiegato il meccanismo del voto ponderato. Ha ricordato quanto sia impegnativo costruire una presenza omogenea in quasi tutti i Comuni. Non basta fare una telefonata alla vigilia del voto. Non basta comparire durante la campagna elettorale. Occorre un rapporto costruito nel tempo. In politica, soprattutto nei piccoli territori, tutti sanno tutto. Conoscono il lavoro svolto, le promesse mantenute, quelle dimenticate, la disponibilità reale e quella esibita soltanto davanti alle telecamere. Zavettieri ha ricevuto una sorta di certificato collettivo da parte degli amministratori locali. E questo vale più del numero scritto nel verbale. Ha anche ricordato, con ironia, che non sempre vengono eletti i migliori. È vero. Il voto non è un concorso pubblico e la democrazia non garantisce la qualità dei vincitori. Garantisce soltanto il diritto di scegliere. Ma nel suo caso il dato politico è evidente: non è stato eletto dal peso di pochi, bensì dalla fiducia di molti. Un Consiglio finalmente territoriale Il nuovo Consiglio metropolitano presenta una caratteristica che Zavettieri ha sottolineato con chiarezza: rappresenta realmente gran parte del territorio provinciale. Editoriale completo su CartaStraccia.News

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